Lvmh

Colosso francese del lusso. La sigla sta per “Louis Vuitton-MoÍt-Hennessy” e identifica un gruppo strettamente legato a prodotti di alta qualità, suddivisi in quattro categorie: moda (Dior, Kenzo, Céline, Lacroix, Vuitton, Givenchy, Loewe, Berluti, una forte partecipazione nella Gucci e in Fendi); vini, champagne (MoÍt Chandon; Veuve Clicquot, Pommery, Mercier, Chateau d’Yquem e Henessy); profumi e cosmetici (Guerlain e le essenze delle varie maison di moda); grande distribuzione. Nel 1998, il fatturato complessivo è stato di 45,5 miliardi di franchi francesi, traducibili in 6,9 miliardi di euro. I dipendenti sono circa 33 mila. Presidente del gruppo (detiene il 31 per cento delle azioni) è Bernard Arnault che, in alleanza con la società irlandese Guinness, ha dato la scalata alla holding, ne ha conquistato il controllo, l’ha rafforzata portando in dote Dior, Lacroix, Céline e i resti sani dell’impero tessile Agache Willot da lui resuscitato nel 1980 con un grosso finanziamento del governo francese. Conseguito un fatturato di 16.549 miliardi di lire, (più 23 per cento rispetto al ’98) e un utile netto di 1341 miliardi di lire, più 160 per cento. &Quad;2000, agosto. Acquisisce il 67 per cento di Pucci. Secondo i termini dell’accordo, il restante 33 per cento resta alla famiglia Pucci. Laudomia Pucci di Barsento, figlia di Emilio, manterrà la carica di presidente. Nello stesso mese, conquista il mensile americano Art&Auction, nato nel 1979 e dedicato al mercato dell’arte. Lvmh di Bernard Arnault ha ricevuto il premio per il miglior bilancio dell’anno. Migliore non solo per i risultati, peraltro ottimi, con fatturato e utili in crescita, quanto per i criteri di leggibilità, e chiarezza con il quale è stato redatto. Il premio è assegnato dalla French Financial Analysts Association e dal Journal des Finances. Acquisita una partecipazione del 3,5 per cento di Tod’s, l’azienda della famiglia Della Valle. L’investimento è la continuazione ideale dello sviluppo degli ottimi rapporti che legano da tempo i due gruppi. Il colosso francese allarga il suo impero nella distribuzione con l’acquisto di La Samaritaine, uno degli storici grandi magazzini di Parigi. Costo dell’operazione 450 miliardi di lire, di cui 180 finanziati con un aumento di capitale. Lvmh decide anche di entrare nel capitale di Rossi; lo ha annunciato Bernard Arnault, precisando di aver deciso di estendere la sua partnership con il prestigioso calzolaio italiano, anche alle collezioni di Givenchy ed Emilio Pucci. &Quad;2000. Nel corso dell’anno vengono effettuate le seguenti acquisizioni: Miami Cruseline Service, leader mondiale nelle vendite di beni di lusso duty free nelle navi da crociera; il controllo della quarta azienda cosmetica più importante degli Stati Uniti, Urban Decay; il periodico Connaissance des Arts; Omas, società italiana specializzata nella produzione di penne di fascia alta; la maggioranza dell’azienda cosmetica statunitense Fresh. L’anno si chiude con un più 35 per cento di fatturato e il 2001 si apre con il nuovo biglietto da visita del Louis Vuitton MoÍt Hennessy Fashion Group Italia: un global store su tre piani in via Montenapoleone, progettato dall’architetto americano Peter Marino. &Quad;2001, gennaio. Il Gruppo di Arnault e De Beers, il più grande produttore mondiale di diamanti, hanno perfezionato una joint venture paritetica per la vendita di gioielli a diamanti. &Quad;2001, aprile. Perfezionata l’operazione mediante la quale Lvmh acquista la griffe americana Donna Karan, quotata a Wall Street, per un controvalore di 243 milioni di dollari. Fa seguito all’operazione avvenuta nel dicembre del 2000, quando il colosso del lusso aveva già acquistato Gabrielle Studio, la società che possedeva il marchio Donna. &Quad;2001, maggio. L’assemblea generale del Gruppo Fendi approva il bilancio del 2000, che registra ricavi pari a 545 miliardi di lire, il doppio rispetto al 1999. Tale ascesa è stata possibile grazie alla riorganizzazione che ha tagliato molte licenze, dopo l’ingresso Prada-Lvmh, che controlla il 51 per cento della griffe romana attraverso la Lvp Holding. &Quad;2001, ottobre. Lvmh acquista il 45 per cento di Rossimoda, impresa italiana specializzata in calzature di alta fascia. &Quad;2001, novembre. Continua la campagna acquisti del gruppo francese. Entra in scuderia il 67 per cento di Casor, già produttrice delle collezioni di abbigliamento a marchio Emilio Pucci. &Quad;2001, novembre. Il Gruppo Lvmh e il Gruppo Prada hanno concluso l’accordo finalizzato all’acquisto da parte del gruppo francese di tutte le quote che Prada detiene in Fendi, ovvero il 25,5 per cento del capitale. A operazione conclusa il colosso del lusso detiene, quindi, il 51 per cento del capitale Fendi, mentre la famiglia romana mantiene il possesso del 49 per cento. La linea Fendissime, nata nel 1987 e rivolta a un target giovane, viene ritirata dal mercato. I negozi Fendi di proprietà sono 83. Acquistato il 50 per cento della società italiana Acqua di Parma. Lvmh ha venduto al Crédit Lyonnais le azioni Gucci che erano ancora in sue mani, 11.565.648 titoli, per 1147 miliardi di euro. Finisce la guerra fra il Gruppo di Arnault e Ppr, il Gruppo di Franµois Pinault, per il possesso di Gucci. &Quad;2001. L’anno si è chiuso con un fatturato di 12,229 milioni di euro (più 6 per cento rispetto al 2000), e un clamoroso calo dell’utile netto, pari a 10 milioni di euro, contro i 722 del 2000. Pecora nera della scuderia, la divisione distribuzione che ha generato perdite per 194 milioni di euro. Nel 2002 Arnault si concentrerà sulla crescita interna, la redditività e il cash flow. In questo programma rientra lo sviluppo di Fendi e di Donna Karan, due griffe controllate dalla fine del 2001, ritenute ad alto potenziale di crescita. &Quad;2002, marzo. Acquisizione del 20 per cento della Corrado Maretto, già licenziataria delle calzature Louis Vuitton e specializzata nelle scarpe da donna di fascia alta. L’80 per cento della società resta alla famiglia Maretto. &Quad;2002, aprile. Christian Lacroix è il nuovo direttore artistico della griffe italiana Emilio Pucci.  Kenzo Takada torna a lavorare per Lvmh e il Gruppo acquista una quota di minoranza, il 17 per cento, della Kenzo Takada.  Louis Vuitton alla conquista di Parigi. La maison è alle prese con la costruzione di un impero commerciale senza precedenti nel cuore di Parigi. Lvmh ha infatti acquistato i grandi magazzini adiacenti a La Samaritaine in rue de Rivoli, pianificando di convertirli in negozi dove vendere i suoi prodotti di lusso. &Quad;2002, novembre. Debutta a Firenze, all’interno di Palazzo Mattei, in piazza Strozzi, il primo negozio Fendi. La casa romana conta 84 punti vendita diretti e 450 indiretti. &Quad;2002. Lvmh ha chiuso l’anno con un fatturato consolidato di 12,693 milioni di euro (più 4 per cento rispetto al 2001), un risultato operativo di 2008 milioni di euro e un utile netto di 556 milioni di euro. Il segreto del successo della società del lusso è stato concentrarsi sui marchi più redditizi o quelli a più alto potenziale. In particolare, positive le performance delle divisioni Wines e Spirits (più 2 per cento), Fashion e Leather (più 16), Profumi e Cosmetica (più 5), negativa la divisione Retailing (meno 4 per cento). Sostenuta la crescita in tutti i mercati di riferimento, in particolare il Giappone, (più 15 per cento) grazie al nuovo mega-store di 10 piani aperto a Tokyo. Eccellente la performance della griffe Christian Dior il cui fatturato, 492 milioni di euro, registra una crescita del 41 per cento e un utile operativo di 33 milioni di euro: la performance è determinata dal successo delle collezioni disegnate da John Galliano. Louis Vuitton ha registrato una crescita delle vendite sia in Europa sia negli Stati Uniti. &Quad;2003, aprile. Louis Vuitton apre i suoi primi negozi a Mosca e in India a Nuova Delhi. Con la nuova boutique il network globale degli store a insegna Vuitton è salito a quota 298, con una presenza in 51 paesi. Il mercato asiatico, Giappone escluso, rappresenta il 15 per cento dei 4,12 miliardi di euro dei ricavi del business moda e pelletteria di Lvmh: tale quota lo scorso anno era del 14 per cento. Acquisito il controllo quasi totale (97 per cento) della Rossi Moda. L’azienda, leader del distretto calzaturiero veneto, produce e distribuisce su licenza di Lvmh diversi marchi, tra i quali Givenchy, Pucci, Lacroix, Jacobs. La quota di partecipazione in Fendi sale all’84,1 per cento dopo l’acquisto delle quote di Alda, Anna e Paola Fendi. Il solo socio della famiglia fondatrice è Carla Fendi. Silvia Venturini Fendi continua a ricoprire il ruolo di direttore creativo del marchio.  Lvmh vende il 36 per cento del marchio Michael Kors, incassando 13,9 milioni di euro.Venduti i diritti di licenza dei profumi Marc Jacobs e Kenneth Cole.