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Brand e Fashion designer,  D

Donna Karan

Donna Karan, vero nome Donna Ivy Faske (New York, 1948), è una stilista e imprenditrice statunitense, direttrice artistica e fondatrice del brand che porta il suo nome. Circondata dal mondo della moda sin dall’infanzia, cresce con una madre modella e un padre sarto e decide di diventare stilista già da bambina.

L’esordio nella moda di Donna Karan

Dopo il liceo si iscrive alla Parsons School of Design di New York. Passa l’estate del secondo anno presso Anne Klein & Co. per uno stage e viene successivamente assunta come assistente stilista.

Nel 1974 muore improvvisamente Anne Klein e lei passa, a soli 25 anni, alla direzione stilistica dell’azienda. Nell’82 crea la diffusion line Anne Klein II, dove vi sono già segni dello stile pulito e moderno che distinguerà, due anni dopo, la collezione firmata con il suo nome (Donna Karan cognome acquisito dal primo marito con cui si sposa nel 1973 e divorzia poco dopo).

Gisele Bundchen in Donna Karan, primavera 2000

Il lancio del proprio marchio è reso possibile dalla Takiyho Inc., società giapponese proprietaria della Anne Klein & Co. La collezione, dinamica ed essenziale nello stile, introduce il suo concetto dei sette pezzi facili. Propone un guardaroba intelligente fatto di pochi capi intercambiabili, perfetto per vestire ogni ora della giornata di una donna che lavora, modello a cui la stilista guarda con particolare attenzione e a cui si ispira.

Lo stile Donna Karan

Alla base delle sue collezioni si trova ancora oggi il nero, non colore che lei considera una tela pronta per essere dipinta. Introduce il body, indumento rubato alla biancheria intima e proposto nei nuovi tessuti stretch aderenti e modellanti da portare all’esterno, accessoriato con una giacca per l’ufficio o una collana per la sera.

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Donna Karan Fall 2010 ph. Marco Madeira

La versatilità e semplicità di questo capo hanno un enorme impatto nel modo di vestire della seconda metà degli anni Ottanta: la forma fisica vene esaltata, il corpo diventa oggetto del desiderio e cosa meglio di un body per sottolineare muscoli e linee femminili? Rimangono tipici i suoi tagli avvolgenti che accentuano le linee per nascondere i difetti. Altro marchio di fabbrica è l’uso del cashmere, preferibilmente nero, per stimolare i sensi.

Dalla fondazione del marchio sono state lanciate nuove linee e aperti nuovi negozi ogni anno. La linea più fortunata è la Dkny, di medio costo, il cui target di riferimento è una clientela giovane, attiva, urbana e amante del casual elegante. Molti gli accordi di produzione su licenza, tra i più importanti quello con la Estée Lauder per la linea di cosmetici firmato nel 1997.

Donna Karan entra in LVMH

Oggi l’impero Donna Karan comprende: moda donna, uomo, bambino, con diverse linee dall’elegante allo sportivo, accessori, cosmetici e arredamento per la casa.

Sin dall’inizio della storia del brand il secondo marito Stephan Weiss, sposato nel 1977 e morto recentemente, si occupa della gestione dell’azienda che oggi conta oltre 2000 dipendenti ed è quotata alla Borsa di New York. Nel 2001, la designer annuncia la vendita della Donna Karan International. La cifra pattuita è di 250 milioni di dollari: l’acquirente è il gruppo francese LVMH, gruppo che aveva già acquisito la licence holding company di Donna Karan. La spesa totale è di 643 milioni di dollari. Il quartier generale del marchio rimane localizzato a New York.

La dichiarata intenzione di LVMH è di traghettare la griffe verso un mercato d’eccellenza. Due anni più tardi il primo cambio di direzione e Donna Karan International annuncia che non produrrà più la collezione di men’s wear per la prima volta dal varo del marchio nel 1992.

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Donna Karan Pre-Fall 2015

Le lotte sociali, i riconoscimenti

Negli anni Novanta la Karan abbraccia la filosofia New Age, cercando di trovare un equilibrio esistenziale in una vita frenetica. Dice: “Tutto quello che faccio è una questione di cuore, corpo e anima”. Molto importante per lei il suo coinvolgimento personale ed economico sul fronte sociale: fa parte di due comitati per la lotta all’Aids e di uno per la ricerca sul cancro alle ovaie.

Ha vinto diverse volte il Council of Fashion Designers of America Award, il Coty American Fashion Critics Award e altri riconoscimenti alla carriera. La sua vecchia scuola, la Parsons, le ha conferito una laurea ad honorem nell’87. Oggi, vi torna regolarmente per tenere lezioni e siede nel comitato dei direttori. Sono stati scritti diversi libri su di lei, il suo stile e la sua ascesa a stilista di fama internazionale.

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