LVMH
L,  Aziende e imprenditori

LVMH (1987)

LVMH è una multinazionale del lusso francese. Nel board, tra i tanti, Louis Vuitton e Dior

LVMH
LVMH

Indice

  1. Le origini di Lvmh
  2. LVMH e Bernard Arnault
  3. I marchi di Lvmh
  4. L’espansione del gruppo 
  5. La mission del gruppo
  6. I numeri di Lvmh 

Le origini di LVMH

LVMH. Multinazionale francese, specializzata nel segmento dei beni di lusso. Nata nel 1987 dall’unione dell’azienda di produzione di vini Moët Hennessy e della maison di moda Louis Vuitton.

Con un fatturato di 28 miliardi di euro annui (dati 2010) LVMH è tra leader nel mercato mondiale. Fa capo a una serie di rinomati marchi internazionali tutti destinati a un target di alto profilo, spesso accomunati da una fondazione storica alle spalle e da forti radici nella tradizione. In principio l’unione delle due aziende costituirà un affare da 4 milioni di dollari che, per Louis Vuitton, significherà l’espansione strategica sul mercato del lusso e per Moët Hennessy una soluzione alle difficoltà finanziarie.

Alain Chevalier, CEO di Moët Hennessy, ed Henry Racamier, presidente della maison Louis Vuitton, diventeranno rispettivamente presidente e vicepresidente del neo gruppo societario. Seguiranno immediatamente dispute e aspre battaglie legali quando Racamier e la famiglia Vuitton vedranno scendere a un mero 17% il valore del loro pacchetto azionario. Ciò accadde per via delle maggiori dimensioni societarie della Moët Hennessy comparate alla maison di moda.

LVMH e Bernard Arnault

Fu in questo scenario che fece il suo ingresso Bernard Arnault. Arnault venne chiamato dal management della Louis Vuitton in cerca di partner finanziari che volessero avviare una scalata societaria in grado di riportarli al controllo maggioritario. Peccato che Arnault, intrepido uomo di affari, avesse interessi di espansione personali. Pertanto, grazie ad astute e tempestive manovre finanziarie in breve arrivò a ottenere il 45% del pacchetto azionario con il conseguente controllo di LVMH. Tra Racamier e Arnault scoppiò l’ennesima battaglia legale che vide i giudici favorire quest’ultimo con la conseguente dipartita del primo.

A partire dagli anni Novanta la holding, con al timone l’uomo più ricco di Francia, avvierà una forte politica di acquisizioni per allargare e internazionalizzare il portafoglio societario, che oggi tiene salda la leadership nel mercato dei beni di lusso. Ma Arnault non si rivelerà solo uno strategico uomo d’affari, dimostrerà anche di esser dotato di un ottimo fiuto per la creatività.

Ciò si è tradotto con la recluta dei migliori giovani designer a capo delle più grandi case di moda del gruppo. Marc Jacobs, John Galliano, Alexander McQueen, Riccardo Tisci saranno i direttori creativi chiamati a rivitalizzare le collezioni, oltre che i bilanci, delle maison Louis Vuitton, Dior e Givenchy.

Bernard Arnault presidente di LVMH
Bernard Arnault presidente di LVMH

999. Raggiunto un fatturato di 10 miliardi di dollari (+23% sul 1998) e un utile netto di 818 milioni di dollari (+160%).

2000, agosto. Il gruppo ha acquistato il 67% della Pucci. Secondo i termini dell’accordo, il restante 33% resta nelle mani della famiglia Pucci. Laudomia Pucci di Barsento, figlia di Emilio, rimase presidente. Nello stesso mese il gruppo acquisisce il colosso americano Art&Auction, fondato nel 1979 e dedicato al mondo dell’arte.

2000, ottobre. LVMH ha ricevuto il premio per il miglior bilancio dell’anno. Migliori non solo in termini di risultati, con fatturato e profitti in crescita, ma in termini di chiarezza e leggibilità. L’onorificenza è stata assegnata dall’Associazione francese degli analisti finanziari e dal Journal des Finances.

Novembre 2000. Il gruppo ha acquisito una partecipazione del 3,5% nella Tod’s, società della famiglia Della Valle. Questo investimento rappresenta l’ideale prosecuzione dello sviluppo degli ottimi rapporti tra i due gruppi. Il colosso francese amplia il suo impero nel campo della distribuzione con l’acquisizione di La Samaritaine, uno dei grandi magazzini più antichi di Parigi.

L’acquisizione di La Samaritaine, uno dei più antichi grandi magazzini di Parigi.

Costo dell’operazione: 275 milioni di dollari, di cui 180 finanziati con raccolta di capitali. Anche LVMH ha deciso di entrare nel capitale di Rossi; A dare l’annuncio Bernard Arnault, specificando di aver deciso di ampliare la sua partnership con il prestigioso marchio di scarpe italiano coinvolgendo anche le collezioni Givenchy ed Emilio Pucci.

2000. Nel corso dell’anno vengono effettuate le seguenti acquisizioni: Miami Cruiseline Services, leader mondiale nei duty free di lusso sulle navi da crociera; il controllo della quarta azienda cosmetica degli Stati Uniti, Urban Decay; il periodico Connaissance des Arts; Omas, azienda italiana specializzata nella produzione di penne di alta qualità; una partecipazione di maggioranza dell’azienda statunitense di cosmetici Fresh.

Anche LVMH ha deciso di entrare nel capitale di Rossi.

2000. L’anno si chiude con una crescita del fatturato del 35% e il 2001 si apre con un investimento del gruppo in Italia: un global store su tre piani in via Montenapoleone, progettato dall’architetto americano Peter Marino.

Gennaio 2001. Il gruppo Arnault e De Beers, il più grande produttore mondiale di diamanti, ha concluso una joint venture paritetica per la vendita di diamanti e gioielli.

2001, aprile. Si è perfezionata l’operazione attraverso la quale LVMH ha acquisito la griffe americana Donna Karan per un controvalore di 243 milioni di dollari. Questa fa seguito all’operazione del dicembre 2000, quando il colosso del lusso rileva Gabrielle Studio, la società proprietaria del marchio Donna.

2001, maggio. L’assemblea generale del gruppo Fendi ha approvato il bilancio del 2000, che ha registrato un fatturato di 332 milioni di dollari, il doppio del 1999. Una crescita resa possibile dalla riorganizzazione aziendale da parte di Prada-LVMH, che ora controlla il 51% della griffe.

2001, ottobre. LVMH ha acquisito il 45% di Rossimoda, azienda italiana specializzata in spettacoli per la fascia alta del mercato.

LVMH ha acquisito il 45% di Rossimoda Novembre

2001. Prosegue la campagna di acquisizioni del gruppo francese. Ora è la volta di Casor (67% del capitale), ex produttore di collezioni di abbigliamento firmate Emilio Pucci. &Quad;

2001, novembre. Il gruppo LVMH e Prada hanno concluso un accordo con l’intento, da parte francese, di acquisire la totalità delle azioni di Fendi detenute da Prada, ovvero il 25,5% del totale. Dopo l’operazione, il colosso del lusso possedeva il 51% di Fendi, mentre la maison romana ne conservava il 49%. La linea Fendissime, creata nel 1987 per un mercato giovane, è stata ritirata dal mercato. Fendi ha 83 negozi di proprietà privata. LVMH ha acquisito anche l’italiana Acqua di Parma.

Dicembre 2001. LVMH ha venduto le sue azioni Gucci al Crédit Lyonnais 

Dicembre 2001. LVMH ha venduto le sue azioni Gucci al Crédit Lyonnais (11.565.648 azioni per un valore di 1,15 miliardi di euro). Era finita la guerra tra il gruppo di Arnault e la PPR (il gruppo Franμois Pinault) per il possesso di Gucci.

2001. L’anno si chiude con un fatturato di 12,2 miliardi di euro (+6% rispetto al 2000) e un forte calo dell’utile netto, di soli 10 milioni di euro contro i 722 milioni del 2000. Causa di questo calo è il reparto distribuzione, che rappresenta perdite per 194 milioni di euro.

Nel 2002 Arnault si concentrerà sulla crescita interna, sulla redditività e sul flusso di cassa. Questo programma prevedeva lo sviluppo di Fendi e Donna Karan, due griffe controllate dalla fine del 2001, che il gruppo considerava ricche di potenziale. 2002, marzo. Acquisizione del 20% di Corrado Maretto, ex licenziatario delle scarpe Louis Vuitton e specializzato in scarpe da donna per la fascia alta del mercato. L’80% dell’azienda resta sotto il controllo della famiglia Maretto.

Christian Lacroix è stato nominato nuovo direttore artistico della griffe italiana Emilio Pucci.

2002, aprile. Christian Lacroix è stato nominato nuovo direttore artistico della griffe italiana Emilio Pucci.

2002, maggio. Kenzo Takada ritorna in LVMH e il gruppo acquisisce una partecipazione di minoranza, il 17%, di Kenzo Takada Inc.

2002, ottobre. Louis Vuitton punta alla conquista di Parigi. La maison ha costruito un impero commerciale senza precedenti nel cuore di Parigi. LVMH acquistò i grandi magazzini accanto a La Samaritaine in Rue de Rivoli e progettò di trasformarli in negozi per vendere i suoi prodotti di lusso.

Novembre 2002. Debutto in Piazza Strozzi, a Firenze, della prima boutique Fendi. La maison romana conta 84 punti vendita diretti e 450 indiretti.

2002. LVMH chiude l’anno con un fatturato consolidato di 12,7 miliardi di euro (+4% rispetto al 2001), un utile operativo di 2 miliardi di euro e un utile netto di 556 milioni. Il segreto di questo successo è stato puntare sui marchi più redditizi o con un potenziale maggiore.

Particolarmente positive le performance di Wines & Spirits (+2%), Fashion & Leather (+16%), Perfumes & Cosmetics (+5%); negativa la Divisione Retail (-4%). Buona la crescita in tutti i mercati di riferimento, in particolare in Giappone (+15%), grazie all’apertura del nuovo megastore di 10 piani a Tokyo. E Christian Dior ha fatto miracoli, con un fatturato di 492 milioni di euro, che rappresenta una crescita del 41% e un utile operativo di 33 milioni di euro: questa performance è dovuta al successo delle collezioni firmate John Galliano. Louis Vuitton ha registrato una crescita delle vendite in Europa e negli Stati Uniti.

Christian Dior ha fatto miracoli, con un fatturato di 492 milioni di euro, in crescita del 41% e un utile operativo di 33 milioni di euro

2003, aprile. Louis Vuitton ha aperto le sue prime boutique a Mosca e Nuova Delhi. Con queste nuove aperture, Louis Vuitton conta ora 298 negozi ed è presente in 51 paesi. Il mercato asiatico, Giappone escluso, rappresenta il 15% dei 4,12 miliardi di euro di fatturato del settore moda e pelletteria di LVMH: una crescita dell’1% rispetto all’anno precedente.

2003, aprile. Il gruppo ha acquisito il controllo quasi totale (97%) di Rossi Moda. L’azienda, leader del distretto calzaturiero veneto, produce e distribuisce diversi marchi, tra cui Givenchy, Pucci, Lacroix e Jacobs.

2003, maggio. La partecipazione in Fendi è salita all’84,1% dopo l’acquisizione delle quote di Alda, Anna e Paola Fendi. Silvia Venturini Fendi ha mantenuto il ruolo di Direttore Creativo.

2003. LVMH vende il 36% del marchio Michael Kors per 13,9 milioni di euro.

2003, maggio. Pucci ha disegnato la prima scarpa tecnica per la linea Vivara

2003, maggio. Pucci ha disegnato la prima scarpa tecnica per la linea Vivara. Doveva essere prodotto da Sabelt e distribuito da Rossi Moda. La collezione prende ispirazione da un famoso motivo stampato ritrovato negli archivi della maison fiorentina.

2003, giugno. Vengono venduti i diritti di licenza per i profumi Marc Jacobs e Kenneth Cole.

2003, agosto. Acqua di Parma, dopo l’ok dell’Antitrust, è interamente controllata dal gruppo francese, che già dal settembre 2001 ne possedeva il 50% del capitale.

Settembre 2003. Fendi ha aperto una boutique a Tokyo su due piani. In Giappone Fendi aveva 38 boutique a marchio proprio e 96 nel mondo. Settembre 2003. Antonio Marras, stilista sardo, è il nuovo direttore artistico di Kenzo.

Settembre 2003. Emilio Pucci ha aperto un nuovo negozio a Londra. Il punto vendita è stato progettato dagli architetti Vudafieri Partners & Deux L.

2003, ottobre. Il gruppo ha venduto il marchio di champagne Canard-Duchene.

Dicembre 2003. Concetta Lanciaux, braccio destro di Bernard Arnault, ha presentato le strategie del gruppo. “Siamo nel settore del lusso, piuttosto che in quello della moda, con marchi forti come Dom Pérignon, Hennessy, MoÍt & Chandon, Dior, Louis Vuitton, e marchi più piccoli ma in forte sviluppo come Kenzo, Givenchy e Marc Jacobs, e marchi da rilanciare come Donna Karan e Fendi Quello che vogliamo è rendere questi marchi managerialmente indipendenti.”

Dicembre 2003. Ozwald Boateng

Dicembre 2003. Ozwald Boateng è stato nominato nuovo direttore creativo delle collezioni maschili di Givenchy.

Gennaio 2004. Nella controversia con Morgan Stanley, accusata di aver rilasciato rating negativi sul gruppo LVMH, il tribunale ha deciso a favore del gruppo francese. La banca d’investimento è stata condannata a pagare 30 milioni di euro di danni.

Febbraio 2004. Morgan Stanley ha presentato ricorso contro il verdetto.

Marzo 2004. Apertura della prima boutique Pucci a Venezia.

2004, aprile. Roberto Menichetti è stato nominato nuovo direttore creativo del womenswear Céline

2004, aprile. Roberto Menichetti è stato nominato nuovo direttore creativo dell’abbigliamento femminile Céline, in sostituzione di Michael Kors. Il presidente di Céline, Jean-Marc Loubier, ha affermato che “può sembrare un paradosso, ma questo è l’incontro tra un marchio e una personalità. Roberto è un cittadino del mondo, e l’identità di Céline è quella di una donna parigina sofisticata, delicata, a suo agio ovunque, a New York così come a Shanghai.” Céline ha chiuso il 2003 con una crescita del fatturato a doppia cifra. Aveva circa 100 boutique a marchio proprio.

2004, giugno. Veuve Clicquot ed Emilio Pucci “si sposano”. Luglio 2004. Dior apre un negozio in Rue Royale a Parigi. È la quinta boutique dell’azienda nella capitale francese e la 168esima nel mondo.

Luglio 2004. Una seconda boutique Pucci è stata aperta a New York.

Luglio 2004. Una seconda boutique Pucci è stata aperta a New York.

Luglio 2004. Louis Vuitton ha aperto una nuova boutique in Sloane Street, Londra.

2004. Emilio Pucci firma un accordo con Wolford per il lancio di una linea esclusiva di collant e body.

2004. Da quando il marchio Pucci è stato acquistato dal gruppo francese, il fatturato è cresciuto del 400%. 2004. Raphaele Canot viene nominato nuovo direttore artistico di De Beers.

2004. Nicholas Knightly viene nominato direttore del team di progettazione per la pelletteria Louis Vuitton.

2004. Nicholas Knightly viene nominato direttore del team di progettazione per la pelletteria Louis Vuitton.

2004, ottobre. Dior ha aperto un megastore a Tokyo, costruito su sette piani: cinque per le vendite, due per il Museo Dior. È il negozio più grande dell’Estremo Oriente.

Dicembre 2004. Due famosi marchi, Emilio Pucci e Rossignol, hanno siglato un accordo di licenza quinquennale per la produzione di abbigliamento da sci, maglieria tecnica e accessori, presentati in due collezioni annuali: Estate e Inverno.

Emilio Pucci

Dicembre 2004. Ottimi risultati economico-finanziari per il gruppo. Il fatturato totale, 12,62 miliardi di euro, è cresciuto del 6% (+11% a parità di cambi e area). L’utile operativo, 2,42 miliardi, rappresenta un aumento dell’11%. L’utile netto del gruppo supera per la prima volta il miliardo di euro, 1,01 miliardi, registrando una crescita sensazionale del 40%. Infine, i debiti erano stati ridotti da 5 a 4,6 miliardi.

LVMH

La divisione leader è stata Wines & Spirits (+8%), seguita da Fashion & Leather (+5%). Un calo dell’1% è stato rappresentato da profumi, orologi e gioielli. In particolare, il marchio Louis Vuitton ha registrato un anno record. Gli altri marchi, Céline, Marc Jacobs, Pucci e Berluti continuano a crescere, soprattutto in Asia. Fendi e Donna Karan, invece, hanno ancora difficoltà.

Dicembre 2004. Il gruppo Christian Dior ha realizzato un fatturato di 13,2 miliardi di euro, in crescita del 6% rispetto al 2003. Anche l’utile netto, pari a 464 milioni, è in forte crescita (+53%).

LVMH

Gennaio 2005. Christian Lacroix è stato venduto al gruppo americano Falic.

Marzo 2005. Riccardo Tisci è stato nominato nuovo stilista di Givenchy. È il terzo designer italiano a lavorare per LVMH, con Antonio Marras, da Kenzo, e Roberto Menichetti, da Céline.

Marzo 2005. Carole Kerner è tornata alla guida di Donna Karan New York.

Marzo 2005. Partnership con il gruppo spagnolo El Corte Ingles, per lo sviluppo della controllata Sephora.

Marzo 2005. LVMH ha creato una divisione ad hoc, New Perfumes, guidata da Laurent Houel, il cui scopo è raggruppare le fragranze e dare vita a due nuove linee: Fendi e Pucci. Il profumo della griffe romana veniva prodotto dal più grande concorrente di LVMH, PPR, attraverso un contratto di licenza in scadenza a luglio. Pucci, invece, ha fatto il suo debutto nel mondo dei profumi.

Morgan Stanley continuò Marzo 2005.

Nel primo trimestre del 2005, il fatturato è stato di 3 miliardi di euro a tassi di cambio costanti, con un incremento dell’11%. In particolare, la divisione Wines & Spirits è cresciuta del 13%, e Watches & Jewelry del 21%.

2005, aprile. La polemica con Morgan Stanley continua. Il gruppo francese ha chiesto alla banca d’investimento americana 183 milioni di euro in più per danni morali.

2005, maggio. Dopo sole due stagioni si conclude la collaborazione con Menichetti. Il divorzio fu consensuale e lo stilista umbro decise di dedicarsi alla propria collezione. proprietario del marchio da 12 anni. Prima della decisione ufficiale del tribunale, le parti hanno raggiunto un accordo in cui “i termini devono essere mantenuti riservati”.

2005, giugno. Bernard Arnault, proprietario e presidente di LVMH, con un patrimonio di 14,3 miliardi di euro, è l’uomo più ricco di Francia. LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton, il gruppo leader mondiale nel settore dei beni di lusso, ha registrato un fatturato di 79,2 miliardi di euro nel 2022 e un utile da operazioni ricorrenti di 21,1 miliardi di euro, entrambi in crescita del 23%.

I marchi di LVMH

Oggi il gruppo racchiude più di 60 brand ed è organizzato in cinque divisioni. La prima, caratterizzata dai marchi produttori di vini e alcolici. Questi sono: Moët & Chandon, Dom Pérignon, Veuve Clicquot Ponsardin, Verve, Mercier, Ruinart, Château d’Yquem, Hennessy, The Glenmorangie Company.

Poi ancora, Belvedere, Domaine Chandon California, Bodegas Chandon, Domaine Chandon Australia. Anche Cloudy Bay, Cape Mentelle, Newton, Terrazas de los Andes, Cheval des Andes, 10 Cane Rum, Wenjun e Numanthia.

La seconda, caratterizzata da una pletora di brand dell’universo della profumeria e cosmetica. Sono: Acqua di Parma, Guerlain, MAKE UP FOR EVER, Parfums Christian Dior, Parfums Givenchy. A questi si aggiungono anche Kenzo Parfums, Emilio Pucci Parfums, Fendi Perfumes, Fresh e Benefit Cosmetic.

La terza divisione racchiude una serie di aziende produttrici di orologi e gioielli quali TAG Heuer, Zenith, Hublot, Dior Watches, Fred, Chaumet, De Beers e l’ultima acquistata Bulgari.

La quarta divisione comprende le maison moda Louis Vuitton, il gruppo Christian Dior, Fendi, Berluti, Céline, Donna Karan, Nowness, Emilio Pucci, Givenchy, Kenzo, Loewe, Marc Jacobs, StefanoBi e Thomas Pink, Loro Piana, Rimowa, Moynat

La quinta, comprende le catene di distribuzione selezionata Samaritaine, DFS, Sephora, Miami Cruiseline Service e Les Bon Marché Rive Gauche.

Nel 2021, dopo diverse vicissitudini, LVMH acquisisce la storica griffe di gioielleria di lusso, Tiffany. In un primo momento, infatti, l’accordo tra le due parti salta perché “non più realizzabile”. Il concordato più oneroso della storia, 16,2 miliardi di dollari, salta a causa dei dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti D’America, Donald Trump.

Nel gennaio del 2021, però, arriva la svolta. LVMH acquisisce Tiffany & Co ad un prezzo di 16 miliardi di dollari con uno sconto di 425 milioni di dollari; il prezzo per azione passa da 135 dollari a 131,5.

A luglio del 2021 Lvmh acquisisce il 60% del brand OFF-White, il restante 40% resta nelle mani del fondatore Virgil Abloh.

L’espansione del gruppo

Dal 2007 entreranno a far parte del portafoglio societario anche il gruppo editoriale Les Echos, che a sua volta gestisce altri brand, e la Royal Van Lent, azienda olandese di produzione di yatch. Questa operazione ha portato la holding a imporsi anche in altre aree legate al mondo del lusso: un’ulteriore conferma della volontà di Arnault di espandere LVMH a livello internazionale verso differenti tipologie di beni che incarnano un ideale di lifestyle esclusivo ed elitario.

Il successo di questa società di partecipazione finanziaria genererà la nascita di altre holding operanti nell’area beni di lusso. Tra queste la svizzera Richemont e il concorrente colosso francese PPR che nel 1999 fu, assieme a LVMH, protagonista di un’aspra battaglia in Borsa per la scalata del gruppo Gucci. Il “braccio di ferro” finì con il gruppo di François Pinault vincente su Bernard Arnault, innescando una forte competitività per la detenzione della leadership sul mercato tuttora in corso.

La mission del gruppo

La missione di LVMH è quella di costituire e controllare un gruppo societario che rappresenti al meglio beni veicolanti lo stile e il modo di vivere occidentale nel mondo. Creatività, innovazione, eleganza, rispetto per la tradizione, sono i valori che accomunano tutte le aziende sotto l’ombrello della holding.

Qualità ed esclusività sono altri fattori che distinguono i prodotti delle diverse aziende, tutti realizzati tramite una filiera altamente controllata. Per proteggere questo senso di esclusività, LVMH ha deciso di vendere tutti i suoi prodotti in boutique o punti vendita attentamente selezionati.

Inoltre, la forte connotazione elitaria del gruppo viene bilanciata da una strategia di comunicazione d’impresa rivolta a problematiche sociali e ambientali. La consapevolezza della forte posizione economica ha portato alla nascita di una vera e propria istituzione interna. La Corporate Social Responsibility vede il gruppo fortemente coinvolto nella tutela del patrimonio artistico e culturale.

Promuove iniziative volte al restauro, la valorizzazione e conservazione di architetture e beni culturali sia in territorio francese che internazionale. La fondazione si impegna nello sviluppo della creatività tra i più giovani finanziando altresì cause umanitarie che combattono la discriminazione sociale.

I numeri di LVMH

LVMH è un colosso societario che genera utili netti per 4 miliardi di euro l’anno, impiega oltre 75.000 dipendenti ed è quotato alla Borsa di Parigi. A ottenere la maggioranza del pacchetto azionario è il gruppo Christian Dior, che detiene il 42% dei titoli.

Nel periodo 2018-2020, il fatturato di LVMH diminuisce del 4,64% mentre il margine operativo lordo è passato da 12.156,00 a 14.064,00 milioni di euro con una crescita dell’Ebitda margin di 5,54 punti. Il patrimonio netto si attesta a 38.829,00 milioni di euro con un indebitamento finanziario netto di 17.069,00 milioni di euro.

Nel 2021 il gruppo di LVMH, nonostante la pandemia, è cresciuto nel del 32% rispetto all’anno precedente registrando un fatturato di 17 miliardi di dollari, con un aumento di 110 miliardi di dollari in 14 mesi. 

LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton, il gruppo leader mondiale nel settore del lusso, ha registrato nel 2022 un fatturato di 79,2 miliardi di euro e un utile da operazioni ricorrenti di 21,1 miliardi di euro, entrambi in crescita del 23%.

Leggi anche:

Della Valle, Diego

10 Corso Como

LVMH compra Tiffany, concluso l’accordo