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Gucci

Gucci, da piccola ditta a colosso mondiale della moda di lusso

Harry Srtle in Gucci
Harry Style in Gucci

Dal 1999 un’azienda di proprietà francese, il cui brand fa parte del gruppo Kering, specializzato nel segmento dei beni di lusso e maggiore concorrente di LVMH nel mondo.

Indice

  1. Le origini
  2. Gli anni ’30
  3. Gli anni Sessanta e l’onda del successo
  4. La morte di Maurizio Gucci
  5. Il debutto di Tom Ford
  6. Gucci fra LVMH e Kering
  7. L’era Frida Giannini
  8. Gucci per il sociale
  9. Il 90° anniversario di Gucci
  10. L’addio di Frida Giannini e il debutto di Alessandro Michele
  11. I 100 anni di Gucci e la collaborazione con Balenciaga
  12. Il valore di Gucci

Le origini

Gucci nasce come piccola ditta di pelletteria artigianale specializzata in abbigliamento sportivo e complementi per l’equitazione, elementi tuttora presenti nei simboli della marca. Guccio, figlio di un fabbricante di paglie, da giovane si trasferirà a Parigi, dove lavorerà come liftboy al Savoy Hotel. Esperienza che si rivelerà fondamentale nella formazione del suo gusto. Attenzione e sensibilità per il bello in quanto quotidianamente a contatto con una clientela borghese, raffinata ed elegante.

Guccio Gucci

Al suo rientro in Italia, a Firenze, dopo un breve periodo lavorativo presso la ditta Franzi di Milano, aprirà un primo negozio con annesso laboratorio, specializzato nella produzione e vendita di valigie e articoli sportivi. Il successo è tale che l’attività si spingerà oltre i confini della città natale approdando, nel 1938, a Roma, con un nuovo negozio in via Condotti.

Come altre case di moda, che hanno fatto storia, Gucci si distinguerà come azienda fantasiosa e innovativa specialmente negli anni dell’autarchia dove, in condizioni di restrizione economica, reinventerà le sue produzioni con materiali poveri come la canapa, il lino, la juta e il celebre bambù, quest’ultimo destinato poi a diventare motivo ricorrente nella realizzazione di borse iconiche.

Gli anni ’30

Gli anni Trenta vedranno l’ingresso dei quattro figli Aldo, Vasco, Ugo e Rodolfo all’interno dell’attività che contribuiranno all’espansione territoriale ed economica dell’azienda che partirà nel 1951 con l’apertura del primo negozio a Milano, in via Montenapoleone 5.

In breve tempo, da dimensione europea, l’azienda conquisterà anche forti consensi oltreoceano imponendosi nel mercato statunitense con l’apertura della prima boutique nella 58esima strada di New York. Il passaggio allo star system è immediato. Dive del calibro di Audrey Hepburn, Jackie Kennedy, Maria Callas e la duchessa di Windsor sceglieranno lo stile di Gucci veicolando a loro volta un’immagine moderna, nobile e sofisticata che amplificherà la già ottima reputazione della casa. È il periodo in cui verranno disegnati gli accessori cult e dove comparirà il logo con le due G, in tributo al padre fondatore, imposto, con la sua grafica riconoscibile, sulla tela in canvas e con cui verranno realizzate borse, piccola pelletteria, valigeria, oggettistica e i primi capi di abbigliamento.

È di quegli anni la prima borsa con il manico in bambù, il mocassino con morsetto e il mitico foulard Flora disegnato in collaborazione con Accornero.

Gli anni Sessanta e l’onda del successo

Gli anni Sessanta vedranno ulteriori aperture con i nuovi punti vendita di Londra, Palm Beach, Parigi e Beverly Hills. Tendenza che continuerà tutto il decennio seguente con un’ulteriore estensione della rete diretta di negozi tra cui quelli di Tokyo, Chicago e Hong Kong. Nonostante il successo e la domanda crescente non si abbandonerà mai la forza distintiva dell’artigianalità. Un valore tuttora presente nell’azienda nonostante il suo status di multinazionale del lusso. Il lavoro dell’artigiano, la borsa fatta a mano sarà uno dei perni sul quale si muoverà anche tutta la comunicazione contemporanea sempre più alla ricerca di far leva sull’identità originaria del made In Italy; forza inimitabile della produzione italiana, invidiata da tutto il mondo.

Dopo due decenni, all’insegna dell’espansione nel continente americano e asiatico, nel 1982 Gucci approda in Borsa trasformandosi in società per azioni sotto la guida di Maurizio, figlio di Rodolfo, rappresentante della terza generazione.

La svolta arriva nel 1993 quando la società passerà sotto il controllo della Investcorp, società anglo-araba che otterrà la totalità del pacchetto comportando l’uscita dell’ultimo dei Gucci dalle file degli azionisti.

La morte di Maurizio Gucci

Il 27 marzo del 1995 l’Italia si sveglierà con una notizia che farà tremare il mondo della moda. Maurizio Gucci viene assassinato a colpi di pistola nell’androne degli uffici della maison di via Palestro. In conseguenza al delitto si solleverà un’indagine fortemente mediatica che vedrà un colpo di scena nel 1997 con l’arresto della ex moglie Patrizia Reggiani accusata, e in seguito condannata, per essere stata la mandante dell’omicidio.

Il movente, secondo il tribunale, sarà l’odio per il marito, da cui aveva da poco divorziato e la tentazione di ereditare l’enorme ricchezza. Patrizia Reggiani, da sempre dichiaratasi innocente, con il forte sostegno delle figlie Alessandra e Allegra, sta scontando la pena nel carcere di San Vittore di Milano. Non sarà la sola a essere condannata per questo delitto che vedrà in carcere anche Orazio Cicala e Benedetto Ceraulo, esecutori materiali dell’omicidio, e gli organizzatori Pina Auriemma e Ivano Savioni. La Reggiani lascerà la casa circondariale nel 2017, dopo 16 anni passati dietro le sbarre. Dal 2014 era in prova ai servizi sociali.

Il debutto di Tom Ford

Tom Ford per Gucci. 1996

Nel frattempo l’azienda, nelle mani della Investcorp, continuerà la sua scalata. Gli anni Novanta saranno il momento in cui un giovane Tom Ford si affiancherà a Domenico De Sole. Rispettivamente ricoprono il ruolo di direttore creativo e amministratore delegato, rilanciando, in una formidabile sinergia, il brand nel mondo. Il marchio, in breve tempo, si confermerà così leader nel settore della pelletteria. Punta anche sulle collezioni di abbigliamento uomo-donna che riscuoteranno grande successo di critica e pubblico.

Un successo che caratterizzerà un intero decennio e che è ampiamente riconducibile al talento e al carisma dell’americano Tom Ford, stilista in grado di combinare tradizione e innovazione; classico e moderno con una forte e caratterizzante nota seduttiva, al limite dell’erotismo. L’altra faccia della medaglia, Domenico De Sole, lavorerà per l’espansione territoriale della griffe nel frattempo diventata una vera e propria multinazionale del lusso aprendo negozi in tutti gli angoli del mondo, diventando uno dei brand più diffusi a livello internazionale.

Tra il 1995 e il 1996 Gucci diventerà la prima vera public company italiana con il collocamento di tutto il capitale azionario sulle piazze di New York e Amsterdam.

Gucci fra LVMH e Kering

Nel 1999 si intravede una svolta per il futuro gestionale della maison. Bernard Arnault, CEO del colosso del lusso francese LVMH, farà il suo ingresso nella società acquistando un 5% di azioni. In pochi mesi rastrella le quote di Prada e di altri investitori arrivando a detenere il 34% del pacchetto.

La mossa successiva di Arnault, ovvero il controllo totale e gestionale dell’azienda, verrà però fortemente contrastata dal Supervisory Board della Gucci che, tramite una serie di azioni legali in Borsa, approverà un’alleanza strategica con la holding francese concorrente Pinault Printemps Redoute (PPR) per la creazione di un polo multimarca (gruppo Gucci) nell’industria del lusso. Il gruppo, recentemente rinominato in PPR Luxury Business, oggi comprende anche i brand Alexander McQueen; Balenciaga, Bottega Veneta, Boucheron, Sergio Rossi, Stella McCartney e Yves Saint-Laurent.

L’era Frida Giannini

Frida Giannini per Gucci

La coppia Ford/De Sole terminerà il contratto nel 2004, provocando un nuovo cambiamento di assetto all’interno dell’azienda. A ottenere l’importante compito di sostituire Ford sarà la giovane Alessandra Facchinetti, già braccio destro dello stilista americano per quattro anni.

Dopo solo due stagioni però, a causa di disaccordi con il management, la stilista lascerà l’incarico. Subentrerà, nel 2005, Frida Giannini, che dal 2002 ricopriva in azienda la posizione di direttore creativo del settore borse. A Frida verrà inizialmente affidato l’incarico di head designer per la linea abbigliamento donna per poi, due anni dopo, ricoprire il ruolo di direttore creativo unico.

Assieme a Mark Lee, nuovo amministratore delegato, formeranno la nuova coppia vincente. Alla Giannini andrà il merito di aver reinterpretato in chiave moderna il patrimonio storico del marchio. Rivisita le icone Gucci del passato come il foulard Flora, la borsa Jackie e l’iconografia equestre caratterizzate da un forte appeal commerciale.

È il periodo in cui il marchio Gucci conosce un rinnovamento più in linea con le tendenze di mercato. A caratterizzarlo da una nota più fresca e lo sguardo rivolto a un target più giovane. Verranno adottate strategie di comunicazione ad hoc. Si coinvolgono, dunque, top celebrities del calibro di James Franco, Evan Rachel Wood e Chris Evans, come testimonial della linea di profumi; per la realizzazione degli spot verranno chiamati a collaborare grandi registi e creativi come David Lynch, Frank Miller e Chris Cunningham. Essi porteranno l’azienda a contraddistinguersi per un approccio più artistico e sperimentale nella realizzazione di importanti campagne pubblicitarie.

Gucci per il sociale

In anni recenti, Gucci ha anche attivato diverse iniziative di responsabilità sociale e ambientale coinvolgendo le superstar Madonna, Jennifer Lopez e Rihanna nell’evento benefico Raising Malawi. La griffe promuove una nuova linea di packaging totalmente riciclato, nonché una serie di accorgimenti volti alla riduzione dell’impatto dei trasporti nelle relative emissioni di CO2.

Dal gennaio 2009, Patrizio Di Marco, ex presidente e amministratore delegato di Bottega Veneta, altro brand del gruppo PPR Luxury Business, subentrerà a Mark Lee in qualità di presidente e CEO della divisione Gucci. Con Di Marco al comando e Frida Giannini al timone creativo, si cercherà di riportare l’offerta di Gucci verso un posizionamento di più alto livello; rafforzando la percezione di brand di lusso leggermente intaccata da un’eccessiva democratizzazione dei prodotti. Si lavorerà per una caratura nell’offerta di pelletteria, che da sola vale 1,2 miliardi di euro.

Nel 2010 il gruppo Gucci, rinominato come PPR Luxury Business Group, supererà i 4 miliardi di ricavi con un aumento, a cambi comparabili, del 12,2% rispetto all’esercizio precedente. In crescita del 29,7% anche i profitti operativi che toccheranno la soglia 897 milioni di euro. Il brand con la migliore performance di tutta la divisione sarà proprio Gucci con 2,666 miliardi di fatturato che segneranno un +11% rispetto all’esercizio precedente generando profitti per 765 milioni di euro.

Il 90° anniversario di Gucci

Il 2011 sarà l’anno del 90° anniversario della maison; per l’occasione verranno organizzate una serie di iniziative volte a celebrare il successo di una delle case di moda più importanti di tutto il settore della moda. Verranno organizzate una serie di mostre per celebrare le borse storiche della maison come “Bamboo Forever”. Le esposizioni passano anche per Verona, Montecarlo e Saint Moritz; raccontano lo storico modello che da 67 anni fa tendenza, anche grazie alla rivisitazione delle collezioni recenti. Sarà organizzata anche una mostra dedicata alla mitica borsa Jackie.

In occasione di questa ricorrenza e della celebrazione dei 150 anni dell’unità di Italia, Fiat e la maison fiorentina presentano la ‘500 by Gucci‘. Un’importante partnership tra due brand che da sempre esprimono il genio e la creatività italiana nel mondo.

Lo stesso anno verrà lanciata una partnership tra Gucci e la casa di produzione di yacht Riva; i brand, in auge sin dal periodo d’oro della Dolce Vita, uniscono le forze per commercializzare il nuovo Aquariva firmato Gucci, con la direzione creativa di Frida Giannini che si occuperà della personalizzazione e dei dettagli stilistici degli interni. Sempre nel calendario delle celebrazioni verrà previsto un party da mille e una notte nella città di Dubai.

L’addio di Frida e il debutto di Alessandro Michele

Alessandro Michele per Gucci. 2015

Nel 2015, Frida Giannini e il marito Patrizio di Marco, Presidente e amministratore delegato di Gucci, vengono messi alla porta per una lieve flessione dei fatturati. Al posto di Frida, in modo repentino, arriva Alessandro Michele (con un passato nel segmento accessori di Fendi), ex studente di Accademia di Costume e Moda di Roma. Il designer disegna la collezione autunno/inverno 2015-16 in poco più di qualche settimana. Non convince la sua performance ma non tutti sanno che quello è solo l’inizio. Michele, infatti, stravolge i canoni estetici della griffe, proponendo in passerella, vintage, gender-fluid e un pizzico di follia.

Nel 2019, Gucci fa volare i ricavi di Kering che chiude l’anno con 15,8 miliardi. A trainare il gruppo francese, la maison fiorentina con un +16,2%. La corsa di Gucci si arresta nel 2021 a causa della pandemia da Covid-19. La crisi della moda mette a dura prova sia Kering che l’azienda italiana che registrano, entrambi, una perdita dei ricavi del -17,5 e del -10,3%.

Gucci conta oltre 250 negozi nel mondo che rappresentano il 73% del fatturato. Il restante 27% è realizzato tramite selezionati punti vendita. Il brand Gucci rappresenta l’85% della redditività della divisione Luxury Business Group nonché il 50% del totale di PPR.

I 100 anni di Gucci e la collaborazione con Baleciaga

Sono passati cento anni. Cento rivoluzioni della Terra che mettono in discussione il flusso del tempo. Cento giri intorno al Sole per tornare a quella primavera, dove tutto stava per germogliare e rifrangere. Un momento importante da celebrare

I cent’anni della maison vengono celebrati con la collezione Gucci Aria. Presentata fuori calendario il 15 aprile 2021, attraverso un short-movie diretto da Floria Sigismondi, la collezione omaggia l’heritage GG. I riferimenti storici non mancano, il Savoy Club ( l’hotel di lusso di Londra dove Guccio Gucci lavorò da ragazzo), la Jackie 1961, il richiamo al mondo equestre e agli anni d’oro di Tom Ford, la celebre stampa flora e la Gucci Canvas. Tutti elementi che Alessandro Michele mescola creando un nuovo linguaggio visivo. Ma non solo storia, la collezione diventa un esperimento di hackeraggio, incursioni e metamorfosi in cui l’heritage di Gucci incontra l’immaginario di Balenciaga. Nasce una collaborazione che rompe gli schemi. Novantaquattro modelle si susseguono con in sottofondo una carrellata Gucci soundtrack, attraversano un club che pullula di luci e flash, per poi arrivare in un paradiso terrestre in un riconnettersi con la natura.

Il valore di Gucci

A cent’anni dalla fondazione della maison, e per il terzo anno consecutivo, Gucci nel 2021 si conferma il primo marchio italiano per valore. Con 28,17 miliardi di euro di brand value, il brand fiorentino si posiziona in testa alla classifica redatta dalla compagnia Kandar, dedicata ai Most valuable Italian BrandZ, triplicando per valore il secondo classificato e registrando così una crescita del 12% rispetto al 2020. Nella classifica, stilata unendo analisi finanziaria e percezione dei consumatori, anche Prada nella sesta posizione (3,3 miliardi di euro) e Fendi all’ottavo posto ( 2,65 miliardi di euro) con un incredibile crescita del 48%.

Ma il brand che registra un incremento più rapido è Bottega Veneta. Il brand guidato da Daniel Lee cresce del 58% con un valore di 1,83 miliardi di euro, posizionandosi così al dodicesimo della charts. Il tredicesimo posto è di Giorgio Armani, che cresce solo del 3%. Seguono Bulgari e Salvatore Ferragamo, rispettivamente alla quindicesima posizione (1,78 miliardi di euro) e alla diciannovesima (900 milioni di euro). In un anno di crisi i brand del lusso si sono dimostrato straordinariamente resistenti e Gucci guida a testa alta la classifica.

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