Gibò

Azienda italiana di confezione. Viene fondata nel 1962 da Carlo Zuccoli, e la sua prima produzione è l’organzino stampato, sulla falsariga dello “stile Emilio Pucci”. Il successo commerciale arriva in tempi brevissimi. Nel 1969 nasce lo stabilimento di Tavarnuzze, nei pressi di Firenze, e l’azienda inizia ad acquisire una reputazione sempre più prestigiosa dal punto di vista tecnico. Nel ’70 l’incontro con Giorgio Armani, che disegna due linee (Gibo e Gaia). A queste, nel 1973, se ne aggiunge una terza, Bogy’s, di soli impermeabili: la collezione nasce in sedici giorni, a ridosso di Pitti Uomo. Nel ’75, la Gibò realizza la parte in tessuto della prima sfilata donna di Armani. Dal ’76, lega il suo nome ad alcuni degli stilisti più interessanti del momento: Claude Montana, Jean Paul Gaultier (prima collezione marzo 1981), Dirk Bikkembergs, Sybilla. Nell’88, l’azienda viene venduta a Onward Kashiyama e l’attività si concentra sulla produzione (Helmut Lang, Paul Smith, Joseph, Jean Colonna). Dal 1994, l’azienda guidata da Franco Pené, ha consolidato ulteriormente il suo ruolo di piattaforma di lancio di nuovi talenti: Alexander McQueen, Hussein Chalayan, Viktor & Rolf, Antonio Berardi. Per la primavera-estate 2003, ritorna la linea Gib, disegnata dall’artista-designer Julie Verhoeven. (Ruben Modigliani) &Quad;Dalla stagione autunno/inverno 2009, la collezione Roberto Cavalli Uomo viene prodotta e distribuita da Gibò, con l’obiettivo di rafforzare la presenza sui mercati internazionali da parte di Cavalli. Gibò inoltre ha rilanciato Rochas, griffe che dal 2006 aveva interrotto la sua presenza nella moda. La società, diretta dall’italiano Franco Penè e controllata dalla Onward Holding di Tokyo, ha firmato con Procter & Gamble un accordo di licenza per la produzione e distribuzione del prêt-à-porter. Con questi accordi Gibò rafforza la sua presenza nel segmento del lusso, con licenze come Marc Jacobs, John Galliano, Paul Smith, Chloé e Antonio Marras.