Alexander McQueen
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Alexander McQueen

Alexander McQueen: la storia dell’hooligan della moda che ha rivoluzionato la modernità

Alexander McQueen
Alexander McQueen

Indice:

  1. Le origini e i primi passi nella moda
  2. Givenchy secondo McQueen
  3. La teatralità dello stile di Alexander McQueen
  4. Il marchio Alexander McQueen
  5. Le collaborazioni
  6. Le sfilate indimenticabili 
  7. Il rapporto con il mondo dello spettacolo
  8. La seconda linea McQ di Alexander Mcqueen
  9. Riconoscimenti
  10. La morte
  11. La direzione di Sarah Burton
  12. Situazione finanziaria 
  13. I punti vendita

Le origini e i primi passi nella moda

Lee Alexander McQueen nasce a Londra il 17 marzo 1969 da una modesta famiglia, appartenente al ceto operaio. Sesto e ultimo figlio di un tassista del quartiere popolare dell’East London, abbandona gli studi a 16 anni per buttarsi nel mondo del lavoro.

L’atelier di Anderson &Sheppard di Savile Row gli dà la possibilità di apprendere i segreti dell’alta sartoria maschile, per poi proseguire la propria formazione da Gieves & Hawks e inseguito nel laboratorio teatrale di Angels & Bermans, dove amplia le sue competenze alla confezione femminile. A soli vent’anni affianca lo stilista giapponese Koji Tatsuno per poi trasferirsi nel 1990 a Milano dove entra a far parte dell’ufficio stile di Romeo Gigli.

Mcqueen da Romeo Gigli
Mcqueen da Romeo Gigli

Nel 1992 torna nella città natale per iscriversi alla Central Saint Martins College of Art and Design. Si laurea con la collezione dal titolo “Jack the Ripper Stalks His Victims”, che comprendeva un cappotto stampato con immagini di spine e ciuffi di capelli dello steso stilista cuciti nei capi. Questa collezione viene notata dall’icona del fashion system internazionale Isabella Blow, assistente di Anna Wintour, che decide di acquistarla per 5000 sterline. Isabella Blow è una figura fondamentale nella vita di McQueen, non solo è la sua prima sostenitrice, ma diventa anche sua musa ispiratrice e migliore amica.

Burning Down The House, McQueen con Isabella Blow by David LaChapelle
Burning Down The House, McQueen con Isabella Blow by David LaChapelle

Givenchy secondo McQueen

Nel 1996 prende il posto di John Galliano nella direzione artistica della maison Givenchy, collaborazione, che tra alti e bassi, dura fino al 2001. McQueen si sente ristretto dentro le regole dell’alta sartoria francese, ma nonostante ciò fa risuonare il proprio nome della scena dell’Haute Couture con sfilate rivoluzionarie e scioccanti, tanto da essere soprannominato l’hooligan della moda. La prima collezione per Givenchy è stata molto criticata da Karl Lagerfeld, poiché troppo forte per il prestigio della maison francese. Ma a McQueen piaceva provocare.

Naomi Campbell per Givenchy by Alexander McQueen, 1997
Naomi Campbell per Givenchy by Alexander McQueen, 1997

La teatralità dello stile di Alexander McQueen

Mentre è da Givenchy, McQueen imprime il suo nome all’interno della scena dell’alta moda attraverso sfilate trasgressive, scioccanti, ma al contempo incredibilmente spettacolari, al punto da guadagnarsi l’appellativo di “hooligan” della moda. Nelle sue creazioni si nota l’impastatura sartoriale inglese e l’esperienza vissuta all’interno del teatro, che rimane una costante in tutti i suoi capi. Egli non crea solo abiti, dà vita a dei personaggi, li cortesi e li inserisce in un ambito teatrale, il fashion show. Si nota nelle sue creazioni la precisione della struttura sartoriale britannica, le finiture impeccabili della qualità della produzione italiana e il gusto dell’alta moda francese.

London Fashion Week al The Natural History Museum, febbraio 2001
London Fashion Week al The Natural History Museum, febbraio 2001

Il marchio Alexander McQueen

Mentre è da Givenchy, McQueen imprime il suo nome all’interno della scena dell’alta moda attraverso sfilate trasgressive, scioccanti, ma al contempo incredibilmente spettacolari, al punto da guadagnarsi l’appellativo di “hooligan” della moda. Terminato l’impegno con la maison francese, fonda il marchio che porta il suo nome. Nel 2000 il gruppo Pinault-Printemps-Redoute (oggi gruppo Kering), acquista al 50% le quote del su marchio, che ha costruito parallelamente al lavoro per la maison francese. Così nel 2001 decide che è ora di dedicarsi al suo brand, allestisce un ufficio stile nell’amata Londra. Isabella Blow è sempre al suo fianco, insieme a Philip Treacy, famoso designer inglese di cappelli. Inizia il periodo più felice e produttivo dello stilista. Le collezioni annoverano una linea di prêt-à-porter donna e una da uomo, una linea di occhiali, una di accessori e un’altra di profumi.

Elementi caratteristici

Gli elementi della sua estetica sono in contrapposizione. Il contrasto in McQueen è un concetto fondamentale: fragilità e forza sono le costanti. Così come la modernità e la tradizione. I suoi sono spettacoli negli spettacoli, le sue modelle, amate di tacchi vertiginosi e abiti scultorei, hanno sfilato e sfidato la stabilità e l’equilibrio, camminando tra cubi di vetro, specchi d’acqua, piogge artificiali.

la sfilata di McQueen con la pioggia artificiale
la sfilata di McQueen con la pioggia artificiale

Trasforma la moda in un’espressione artistica di pura creatività, abiti preziosi, piumati, capi aggressivi in metallo, dettagli animaleschi con richiami mitologici, vestiti in georgette, chiffon e organze impalpabili e fluttuanti. Si concentra sui pattern e sulle stampe, che vengono realizzate secondi il test di Rorschach, test usato dagli psicologi,  test proiettivi costituiti da stimoli visivi intenzionalmente ambigui. Il compito del soggetto è quello di fornire una descrizione o di raccontare una storia ispirata all’immagine rappresentata. Lo scopo del test dovrebbe essere quello di far emergere contenuti psichici inconsci, come emozioni nascoste o conflitti interni. McQueen nelle stampe vede sempre insetti e farfalle, un mondo che lo affascina ma allo stesso tempo lo impaurisce.

Un altro modo per entrare in contatto con lo spettatore: la paura. Il designer inglese utilizza per comunicare con il suo pubblico i ricordi. Ma inserisce sempre elementi di disturbo, come ciocche di capelli veri, stampe di corvi neri, simbolo di presagio di morte. I dettagli che inserisce aprono un mondo su di lui e sulla sua visione creativa della realtà. Nel 1995 fa sfilare modelle in look tartan, scarmigliate e spoglie. Non è solo una scelta estetica quella di Alexander McQueen, perché usa la moda come una stratificazione culturale: la collezione Highland Rape è la metafora della sottomissione della Scozia all’Inghilterra. Un punto fondamentale se vogliamo capire la moda di McQueen, che va oltre lo stile stesso e si ripiega in importanti riflessioni.

Le collaborazioni

 Il suo estro creativo si estende anche al cinema, dove collabora con produzioni hollywoodiane come The Cell (2000), thriller con Jennifer Lopez di cui firma tutti i costumi Tra il 1996 e il 2001, Alexander McQueen ha collaborato con il gioielliere Shaun Leane su gioielli su misura per le presentazioni in passerella. Nel gennaio 2003, Alexander McQueen ha collaborato con il profumiere Jacques Cavallier [35] per lanciare la sua prima fragranza Kingdom , che è stata lanciata il 17 marzo, il giorno del compleanno del designer..

Puma x McQueen, fw14
Puma x McQueen, fw14

Nel marzo del 2002 prende vita una nuova linea di abbigliamento maschile in collaborazione con H. Huntsman & Sons, famosa sartoria inglese fondata nel 1849 (con sede al numero 11 di Savile Row). Per lo stilista è davvero un ritorno alle origini, il porto sicuro dal quale tutta la sua carriera ha preso le mosse.

Nel 2004, Alexander McQueen ha collaborato con Safilo tramite un accordo di licenza per lanciare una gamma di occhiali. 

Partono le collaborazioni con le multinazionali sportive (come Puma). Nel 2005 La linea Alexander McQueen PUMA è fondata sull’unione di tradizione e tecnologia, con influenze contrapposte. [49] Nel 2008, la collezione Autunno 2009 della linea è stata completamente ampliata per includere abbigliamento e accessori per uomo e donna

La collezione, esclusivamente su misura, unisce la genialità e la sensibilità dello stile McQueen all’abilità sartoriale e artigianale della più classica sartoria londinese. La vendita avviene solo ed esclusivamente nelle boutique McQueen.

Con le presentazioni in passerella, Alexander McQueen ha collaborato con Philip Treacy per produrre cappelli per la collezione Primavera 2008

Le sfilate indimenticabili

Irriverente e rivoluzionario, McQueen propose delle sfilate uniche che destarono non poco scalpore. Tra queste: “Taxi Driver”, un omaggio a Travis Bickle, il tormentato protagonista del film di Scorsese e “Highland Rape”, una denuncia degli abusi subiti dalla Scozia a opera dell’Inghilterra. Inoltre, in occasione della sfilata “The Hunger” lo stilista aveva presentato bustier trasparenti ricolmi di vermi. Per “Dante”, nel 1996, uno scheletro sedeva in front row, mentre per la sfilata del 1997 “It’s a Jungle Out There” un’automobile aveva preso fuoco. Tra le sfilate e le collezioni indimenticabili dell’epoca, quella del 1999 dal titolo “N.13” in cui l’atleta Aimee Mullins, amputata delle gambe, solca la passerella su protesi in legno mentre dei robot spruzzano vernice per automobili su un abito bianco sfoggiato dalla super top Shalom Harlow.

Alexander McQueen Spring 1999
Alexander McQueen Spring 1999

Le sfilate di Mcqueen divennero così dei veri e propri spettacoli teatrali. Nelle ultime sfilate, è stata riprodotta altresì una partita di scacchi ‘viventi’, la visione di un mondo subacqueo all’indomani del cambiamento climatico e perfino uno spettrale ologramma di Kate Moss.

Ologramma di Kate Moss durante una sfilata
Ologramma di Kate Moss durante una sfilata

Anche nelle collezioni uomo, McQueen mantiene alto il livello della tensione, con abiti preziosi, stampe teschio che diventeranno uno dei suoi marchi di fabbrica e temi presi dal mondo vegetale e animale, come appunto le farfalle, usati come caleidoscopi che somigliano più all’arte neo-barocca di Damien Hirst che a innocue stampe per abiti. Tra bustier, elementi dark, motivi tartan e fantasie gotiche, Alexander McQueen ha rafforzato la sua creatività con una sapiente tecnica del taglio e della costruzione nella modellistica, solcando la strada per nuovi esperimenti sartoriali. Le sfilate di McQueen, come tutta la sua filosofia, oscillano tra gli incubi da teatro elisabettiano e un futuro immaginario ma comunque poco roseo, ma con un velo di romanticismo sempre presente.

L’ultima sfilata dello stilista è Plato’s Atlantis. In quell’occasione lo stilista fa sfilare donne che sembrano alieni, metà umani metà animali, con le famose scarpe Armadillo ancora oggi cercatissime.

look da Plato's Atlantis
look da Plato’s Atlantis

Le scarpe Armadillo

Realizzate interamente in legno, le Armadillo hanno una tomaia e un rivestimento unite da zip che permettono l’entrata del piede e un tacco di 30 cm. Oltre che alle creature marine di Atlantide, la città che ha ispirato il tema della collezione, il design fa pensare a una protesi, a qualcosa che si unisce direttamente con la caviglia di chi le indossa.

Il rapporto con il mondo dello spettacolo

Tantissime icone dello spettacolo desiderano i suoi capi. David Bowie è uno di questi, il suo stile alieno e stellare si sposa perfettamente con il gusto di McQueen. Per lui realizza i costumi dei suoi tour del 1996 e 1997, oltre alla famosa giacca Union Jacket, con la bandiera inglese stracciata e ricucita in un cappotto, che pare in copertina dell’album Earthling del Duca Bianco. Björk  chiama McQueen per il look sulla copertina di Homogenic e per progettare i gioielli fetish ed estremi che la cantante islandese indossa nel video musicale Pagan Poetry. Lady Gaga più recentemente indossa le scarpe armadillo nel video Bad romance.

Bjork con abiti McQueen
Bjork con abiti McQueen

La seconda linea McQ di Alexander McQueen

Nel 2006 nasce McQ di Alexander McQueen, la seconda linea dell’azienda. Le collezioni si basano essenzialmente sulle varie declinazioni del denim ispirata alle rock band. La linea, che include abbigliamento donna, uomo e accessori, ha debuttato a Milano all’interno di un ufficio postale dismesso nel cuore della città. La collezione è stata prodotta e distribuita da Sinv fino al 2010. L’accordo di licenza non è stato rinnovato, perché il marchio inglese ha deciso di integrare sia la produzione che la distribuzione con la prima linea. Pina Ferlisi è stata direttore creativo della linea nel giugno 2010 fino al 2012. 

Per la prima campagna per la linea riacquistata, il fotografo Niall O’Brien ha collaborato con McQ in una campagna “on the road”, catturando immagini che evocavano l’atteggiamento di McQueen. 

Niall O'Brien campaign McQ
Niall O’Brien campaign McQ

Nell’agosto 2011, la società ha annunciato che avrebbe lanciato la sua prima boutique indipendente McQ a Londra, parallelamente alla presentazione della collezione alla London Fashion Week per la prima volta nel febbraio 2012. 

Dopo la morte dello stilista, la seconda linea è stata momentaneamente messa da parte per rivederne il Dna e l’immagine, per poi essere rilanciata nel 2020 con alcune novità tecnologiche e legate alla distribuzione.

McQ campaign 2014
McQ campaign 2014

McQ ha anche lanciato MYMCQ, una piattaforma peer-to-peer che combina social media e rivendita del marchio, portando il marchio in una circolare modello di economia.

I riconoscimenti

A giugno del 2003 lo stilista riceve dalla regina Elisabetta d’Inghilterra il prestigioso Commander of the Most Excellent Order of the British Empire, per il suo “importante contributo all’eccellenza della moda inglese”.

È l’ultimo in ordine di tempo a ottenere tale riconoscimento: prima di lui era toccato a Sting e ad Anish Kapoor. Nello stesso anno, con una fastosa cerimonia presso la New York Public Library, il Council of Fashion Designers of America (CFDA) gli assegna il premio di Best Designer of the Year (spodestando così il suo predecessore Hedi Slimane). E ancora, a Londra riceve il premio British Designer of the Year (già ottenuto nel 1996, 1997 e nel 2001).

La morte

Il 7 maggio 2007 Isabella Blow, dopo svariati tentativi , si toglie la vita a causa di una forte depressione, McQueen ne rimane distrutto. Il 2 febbraio 2010 riceve un altro duro colpo, quello della morte di sua madre Joyce, a cui era legatissimo. McQueen, spirito cupo e tormentato, genio rivoluzionario dal talento innato, pone fine ai suoi giorni l’11 febbraio 2010 nel suo appartamento di Mayfair, nella zona centrale di Londra, con un cocktail letale di droghe, sonniferi e tranquillanti. Una candela accesa e un unico messaggio d’addio sul retro del libro The descent of Man: “Prendetevi cura dei miei cani. Scusatemi. Vi amo, Lee. P.s. Voglio un funerale religioso.”

Il mondo della moda tace e piange un creativo che ha contribuito alla costruzione di una parte della storia del fashion. Recentemente si è scoperto che il triste gesto avrebbe voluto compierlo alla fine di una sua sfilata, sparandosi in testa. Fino alla fine si è dimostrato follemente teatrale. La memoria di Alexander McQueen rimane onorata nel tempo, il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York gli dedica una mostra nel 2011 “Savage Beauty”. La mostra fa il giro del mondo, celebrata con affetto al Victoria & Albert Museum di Londra.

La biografia del designer è stata raccolta nel documentario McQueen diretto e prodotto dal regista francese Ian Bonhôte e da Peter Ettedgui, uscito il 20 luglio 2018 in USA. Altri progetti legati a McQueen sono The Ripper, incentrato sull’amicizia con l’eccentrica Isabella Blow,  un biopic con protagonista Jack O’Connel, diretto da Andrew Haigh e il romanzo di Dana Thomas Gods and Kings: The Rise and Fall of Alexander Mcqueen and John Galliano. 

Sarah Burton alla direzione creativa

A maggio del 2010 prende il suo posto alla guida del marchio la giovane e talentuosa Sarah Burton (formatasi anche lei alla Central Saint Martins College), sua assistente e braccio destro dal 1996. Al suo fianco, Harley Hughes cura la linea maschile. 

Sarah Burton

A settembre 2010 Burton presenta a Parigi la sua prima collezione di abbigliamento femminile dal titolo Pomp and Circumstance. La collezione trae ispirazione dalla natura, una brughiera nebbiosa che ricorda i paesaggi dell’infanzia della stilista, Qui, la stilista ha creato un mix tra sartoria e fantasie selvagge in coerenza con il DNA della griffe.

Un look tratto dalla sfilata di debutto di Burto, Pomp and Circumstance, ss11
Un look tratto dalla sfilata di debutto di Burton, Pomp and Circumstance, ss11

Il lavoro di Sarah, già nota agli addetti ai lavori, riscuote nelle sue prime stagioni un ottimo consenso di pubblico, oltre che il plauso accorato della stampa mondiale. Nell’aprile del 2011 Kate Middleton sposa il principe William Arthur Philip Louis, membro della famiglia reale britannica, vestendo un abito realizzato dalla Burton.

l'abito da sposa di Kate Middelton
l’abito da sposa di Kate Middelton

Nel novembre 2011 ha ricevuto il premio di Designer of the Year ai British Fashion Awards. Inoltre, ad aprile 2012 è stata inserita nella lista delle 100 persone più influenti del mondo del Time Magazine e il 16 giugno 2012 è stata insignita dell’Ordine dell’Impero Britannico per i servizi resi all’industria del lusso britannica.

Lo stile di Sarah Burton

Sarah Burton porta sulle passerelle di McQueen una donna “rivestita di morbide armature” che coniugano fragilità e funzionalità, eredità storica e proiezione verso il futuro, eleganza formale con un lato fieramente selvaggio e punk. Rimanendo fedele all’eredità lasciata da Lee, la stilista rivisitai modelli di archivio in un’ottica più essenziale e quotidiana. Nè è un esempio il modello iconico ideato da Mcqueen, Eshu dress, rivisitato dalla Burton per la primavera-estate 2019/2020.

Eshu dress (a sx: McQueen, fw00; a dx: Burton, ss20)
Eshu dress (a sx: McQueen, fw00; a dx: Burton, ss20)

Lo stile di Burton è prettamente neoromantico. Predilige tessuti svolazzanti come il taffetà e il tulle di seta ma non mancano velluti e pelli che forgiano forme audaci, volumetriche e talvolta spigolose. 

Burton ha raccontato che prima di ogni collezione, porta il suo team in luoghi magici e incontaminati dove ricercare l’ispirazione e stimolare la creatività. In occasione della autunno-inverno 2019/2020 ha portato il suo team nel Nord dell’Inghilterra, dove è cresciuta, per stare a stretto contatto con le fabbriche, i telai, i panorami collinari. Ciascun abito, infatti è ispirato a questo viaggio e ha una storia di grande significato.

McQueen Resort 2020
McQueen Resort 2020

Recentemente, il brand si è avvicinato ad uno stile più urban che strizza l’occhio allo streetstyle dei più giovani. La serie di sneakers Oversized, lanciate in passerella durante la primavera-estate 2015 sono diventate ben presto le sneakers più vendute nel biennio 2018-2019. Le Oversized hanno una tomaia in pelle d’agnello, in velluto o metallizzata, con il logo McQueen sul tallone, anch’esso in velluto o in pelle, declinato in diverse colorazioni.

Situazione finanziaria 

Alla morte dello stilista, il marchio contava debiti per oltre 32 milioni di sterline. Un debito contratto per i costi sempre molto elevati delle sfilate. A risollevare le sorti finanziarie dell’azienda, interviene il il gruppo di Gucci.nel 2010 il marchio diventa interamente di proprietà del gruppo del lusso francese Kering . A partire da quest’anno, il marchio ha goduto di una forte crescita nel settore delle scarpe e della pelletteria che gli hanno permesso di consolidarsi a livello mondiale nella moda prêt-à-porter.

Già a partire dal 2014, Alexander McQueen generava circa 250 milioni di euro di entrate. Cifra che sarà destinata ad aumentare. Infatti, nel 2019 i ricavi si attestano tra i 350 e i 400 milioni di euro e nel 2020 tra i 500-600 milioni di euro. Il marchio punta adesso al milione con un espansione mirata soprattutto in Cina, Stati Uniti, Corea e Giappone e anche ad un approccio più sostenibile. A maggio 2016, Emmanuel Gintzburger è stato nominato CEO del brand. 

I punti vendita

Dal 2020, il marchio Alexander McQueen è venduto in oltre 50 paesi nel mondo, attraverso una rete di 80 boutique a gestione diretta. Tra i punti vendita, il più importante è il flagship store di Londra sito a Bond Street. Uno spazio di tre piani, propone un nuovo concetto di vendita al dettaglio
sviluppato da Sarah Burton in collaborazione con l’architetto Smiljan Radic. All’interno del negozio vengono ideate molte iniziative dedicate alla storia del brand. Attraverso l’allestimento e la cura di installazioni tematiche, lo scopo di Sarah Burton è quello di aprire prospettive approfondite sul pensiero, ricerca e competenza che collegano l’archivio con le innovazioni e le contaminazioni odierne.

Bond street Londra
Bond street Londra

L’azienda ha investito molto anche sul digitale grazie anche alle concessioni con Tmall Luxury Pavilion e Farfetch. Inoltre, l’e-commerce di Alexander McQueen nel biennio 2018-2020 ha registrato il primato in termini di vendite. 

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