Brand e Fashion designer,  G

Gaultier, Jean Paul

Jean Paul Gaultier, l’enfant terrible della moda, stilista dell’omonimo marchio lanciato nel 1976

Indice

  1. Origini
  2. Gli esordi da autodidatta
  3. Gli inizi
  4. Gli anni Ottanta
  5. L’uomo Jean Paul Gaultier
  6. Gli anni Novanta
  7. Fragranze
  8. Gli anni 2000
    8.1 Omaggio a Alexander Calder
  9. La direzione di altri marchi
  10. Il successo 
  11. Le mostre
  12. L’interruzione della linea di pret-a-porter 
  13. L’addio alla moda

Origini

Jean Paul Gaultier nasce il 24 aprile 1952 a Arcueil, Val-de-Marne, in Francia. È figlio unico, timido e piuttosto solitario, abituato a stare con gli adulti, con poca popolarità a scuola e poco studioso. Si perde nelle lezioni a disegnare, un episodio segna la crescita personale e nel mondo della moda. Mentre disegnava delle ballerine tutte piume e paillette delle Folies Bergère, viene sorpreso dall’insegnante che lo punisce attaccandogli il disegno sulla schiena e l’obbliga a fare il giro della classe in segno di derisione, ma il castigo ha un risvolto inaspettato, i compagni rimangono colpiti dalla sua bravura e cominciano a chiedergli dei bozzetti per loro. L’esperienza diventa il passaporto che gli apre le frontiere della comunicazione, riusciva a trasmettere alla gente le sue idee.

La nonna materna è una figura fondamentale per il designer, proprietaria di un salone di bellezza, dove Jean Paul passa le sue giornate. Ogni sua iniziativa creativa è sostenuta dall’ultima, che gli lascia piena libertà di espressione, anche quando smonta le tende per confezionare un velo da sposa dopo le nozze di Fabiola del Belgio, o quando buca le tovaglie per ricavarne delle gonne. Ma egli riceve anche l’appoggio dei genitori che comprendono ed accettano la sua diversità e sensibilità. Sono proprio la nonna e la mamma ad essere le prime indossatrici del talentoso giovane che, a soli 13 anni comincia a creare vestiti per loro traendo ispirazione dagli armadi femminili di casa. I corsetti diventano da subito la sua ossessione.

Gli esordi da autodidatta

Non frequenta nessuna scuola di moda, è un autodidatta appassionato che disegna bozzetti e riutilizza tessuti casalinghi. Ma Gaultier ha un sogno: diventare un grande stilista. Così invia i suoi abiti ai principali atelier parigini. A 18 anni invia i suoi schizzi a Cardin che lo assume nel 1974, inviandolo nelle Filippine per disegnare alcune collezioni mirate al mercato americano. 

Gli inizi

Nel 1976 fonda la sua etichetta. Presenta a Parigi la sua prima collezione femminile primavera-estate ’77, una sfilata originale e coraggiosa, molto più vicina ad una rappresentazione artistica che ad una semplice sfilata.

Riceve sostegno e appoggio dal suo compagno di vita e d’affari Francis Menuge, che muore di Aids nel 1990. Gaultier diventa un vero e proprio rivoluzionario di stile. Introduce le gonne, specialmente i kilt, nel guardaroba maschile, ma non solo, il make up diventa un accessorio anche per l’uomo. Ispiratosi alla grande Vivienne Westwood egli è ritenuto il suo più diretto seguace. Mixa diversi modi di vestire, infrangendo le barriere tra fra maschile e femminile. 

Tra le sue creazioni più iconiche la t-shirt da marinaio Breton stripe e la reinterpretazione provocatoria del corsetto, come quello con i seni conici disegnato per Madonna durante il suo Blond Ambition Tour (ma il primo a indossarlo fu il suo orsetto d’infanzia Nanà). Il corsetto entra nella storia del costume e oggetto di svariate mostre in giro per il mondo.

Madonna indossa il corsetto di Gaultier per il Blonde Ambition Tour
Madonna indossa il corsetto di Gaultier per il Blonde Ambition Tour

Gli anni ’80

Dall’81 il gruppo Kashiyama diviene suo partner finanziario per le due annuali collezioni di prêt-à-porter, realizzate in Italia e sempre di grande impatto per l’attualità del tema sul quale sono costruite fra moda londinese di strada e memorie stravolte degli anni ’60. Jean-Paul Gaultier è riuscito a sconvolgere le regole scegliendo per le proprie passerelle modelli non convenzionali come anziani, donne oversize, persone ricoperte di piercing e tatuaggi, nani o transgender.

L’uomo Jean Paul Gaultier

La sua prima collezione di prêt-à-porter maschile, per la primavera-estate ’84 dal titolo emblematico L’uomo-oggetto, gli offre nuovi territori d’ironia, di travestimento e di rimescolamento delle zone erogene dell’uomo, come la scollatura profonda sulla schiena, trasposti dal vestiario di una donna che nell’inverno precedente ha sbeffeggiato con serissimi trench e impermeabili. Arriveranno in seguito l’uomo con la gonna e persino in “princesse”.

Il suo tema preferito, l’attacco frontale ai cliché di guardaroba dei due sessi, tocca un punto importante nei modelli per l’estate ’85, dove dimostra il suo impegno nell’abbattimento delle barriere di genere, presentando la collezione unisex Un guardaroba per due. La collezione esplora l’apparenza androgina, contraddetta, caricaturata in abiti-gag, come il busto a stecche in vista sotto lo smoking della donna, i drappeggi in chiffon, il pizzo sulla camicia da sera maschile portata con i boxer. 

Non è un caso se tra le muse dello stilista si contano Teri Toye, il primo modello transessuale degli anni 80, la cantante lesbica Beth Ditto, di cui ha disegnato anche l’abito da sposa e la drag queen Conchita Wurst.

Gli anni ’90

Gli anni 90 Jean-Paul Gaultier  sono quelli di maggior successo. Intraprende una florida collaborazione con il mondo della musica. Soprattutto con Madonna, per la quale disegnerà il body nero indossato nel video di Vogue. Altre cantanti che hanno voluto il suo estro all’opera durante i tour sono Kylie Minogue, Lady Gaga e la francese Mylène Farmer. Ha inoltre disegnato molti capi indossati da Marilyn Manson, inclusi quelli del periodo di promozione dell’album The Golden Age of Grotesque. Gaultier ha poi collaborato in svariate occasioni con il mondo del cinema disegnando capi per diversi film, inclusi Il quinto elemento di Luc Besson, Kika-Un corpo in prestito di Pedro Almodóvar e La città perduta di Jean-Pierre Jeunet.

Altra sua caratteristica è un’appariscente e intelligente commistione di passato e presente nel taglio e nei materiali. Fra le sue invenzioni famose (anche nella linea Junior, creata con la collaborazione di Elio Fiorucci, ’88), la felpa alleata al satin e al pizzo, le magliette multiple, stracciate nei loro strati sovrapposti per rivelare spalle e parte delle braccia, bijoux nell’alluminio delle lattine, tacchi a spillo come una Torre Eiffel capovolta e, su tutto, ancora una volta, l’idea del corsetto, talora del busto ottocentesco.

Le fragranze

Dal 1993 la maison francese Gaultier lancia una linea di fragranze, primi in testa i leggendari profumi-busto Classique e Le mâle, quest’ultimo il più venduto in Europa. A seguire l’essenza femminile Fragile e quella unisex Gaultier², ma portano la firma dello stilista anche Fleur du Male e Ma Dame. La schiera olfattiva è prodotta dal colosso spagnolo Puig, oggi possessore della maggioranza delle azioni dell’azienda di moda. Si può dire che i profumi di Gaultier, oltre che essere molto venduti, si sono impressi nell’immaginario grazie a quelle bottiglie scultura che ritraggono il busto maschile e femminile, racchiusi in lattine da conserva.

Ha il gusto di battezzare le sue collezioni donna e uomo, in modo inconsueto per la moda: Hommage au peuple juif, Les tatouages, Latin lover des années ‘40, La Parisienne Punk, Cyberbaba, La maison du plaisir, Flowers powers et skin heads e, per l’uomo autunno-inverno ’98-99, Italian style. Disegna anche mobili per la casa.

Ha pubblicato un’autobiografia fotografica, una sorta di fotoromanzo: A nous deux la mode. Nell’estate del ’99, Hermès ha acquistato il 35% della maison, con un investimento di circa 45 miliardi di lire.

Gli anni 2000

Disegna per Wolford un body e un collant in maglia aderente e senza cuciture sul quale sono tramati in nero e grigio, calze con la riga, reggicalze, slip e reggiseno. L’uno e l’altro capo non hanno ganci né elastici. Nel 2002 Jean Paul Gaultier sbarca negli Usa, per aprire una boutique in Madison Avenue a New York. L’arredamento è firmato dal designer Philippe Starck: un modello che sarà riproposto in una ventina di altre boutique Gaultier sparse per il mondo. Nello stesso anno chiude le sfilate parigine con una moda ispirata all’impero austro-ungarico di Francesco Giuseppe. Nel Palais de la Mutualité, al 325 di rue Saint Martin, ora nuova sede della maison, è stato creato un effetto salone di corte, tutto stucchi e lampadari, ricoprendo lo spazio ancora in fase di ristrutturazione con teli bianchi decorati. Al suono dei valzer viennesi ha sfilato una donna che, pur ostentando la sua femminilità, non disdegna l’abbigliamento maschile.

Cinquantotto capi, dal blouson tipo baseball ma ricamato come un kimono, agli abiti da gran sera da corte asburgica, come l’abito lungo di granati o quello in velluto blu Prussia orlato di visone. Per finire, accompagnata dalla marcia di Radetzky, la sposa con un’acconciatura di penne bianche e dieci metri di strascico.

L’omaggio allo scultore Alexander Calder

Sulla passerella parigina, Jean Paul Gaultier ha reso morbidi i “buchi” di Calder con grandi drappi bucati su cui si muovono, su funi e altalene, delle acrobate piuttosto rotonde. Le loro curve rafforzano l’immagine di morbidezza, tema della sfilata. Collezione fatta di piccole giacche con coda a frac, pantaloni attillatissimi, ma portati molto bassi, scesi fin sotto il sedere, salopette extralarge, tutto accompagnato da altissimi stivali stringati, grandi cappelli, calze ricamate, bolerini. Volumi in contrasto, dall’aderentissimo all’extralarge, come per gli abiti in jersey di seta. Un mix creativo che vede pantacollant portati con bikini e pezzi di stoffa tenuti insieme da catenine: fantasia, ma anche attenzione ai prodotti ben precisi, dalla vestaglia di raso ricamata come un chimono, alle gonne in toile de jouy bianco e verde, ai sandali a zeppa con fascia trasparente.

La direzione di altri marchi

Nel 2003 diviene il nuovo direttore artistico di Hermès. Il suo debutto avverrà con la linea di prêt-à-porter femminile per l’autunno/inverno 2004-2005, subentrando a Martin Margiela. Nel mese di giugno, in aiuto allo stilista è arrivata Bali Barret, la quale dirigerà il marchio dopo la dipartita dello stilista nel 2010. Gaultier continuerà a disegnare comunque le linee della sua griffe.

Ultima sfilata di Gaultier da Hermes
Ultima sfilata di Gaultier da Hermes

Il successo di Jean Paul Gaultier

Nel 2006 rinnova la collaborazione con Madonna, disegnando i costumi del Confessions Tour. Ispirandosi a scenari insoliti per un couturier di formazione francese, Jean Paul Gaultier si è guadagnato in oltre vent’anni di eccellenza la corona di visionario del lusso.

Le sue creazioni e i suoi show hanno affascinato anche i più distanti dal fashion system, attraverso il modo del tutto personale di rielaborare l’estetica comune e avvicinarla alla propria dimensione onirica, deciso a non farsi imprigionare da schemi inutili, colpevoli, a suo dire, di frenare la corsa di ogni artista verso la vera innovazione creativa. 

Tra i progetti recenti dello stilista, la curatela del numero del 14 giugno 2011 del settimanale allegato al quotidiano francese Libération, fondato dal connazionale Jean-Paul Sartre, che vede Gaultier in copertina vestito solo di pagine del quotidiano. All’interno, sotto la sua direzione creativa, un servizio fotografico che ha come protagonisti i membri dello staff redazionale, anche loro vestiti di soli quotidiani e immortalati dal fotografo Patrick Swirc, in cui riconferma l’unicità del suo spirito creativo unendo il mondo della moda a quello ben più austero e composto del giornalismo

Le mostre

Sempre del giugno 2011 è l’inaugurazione dell’attesissima mostra dedicata alla sua carriera. Per festeggiare i trentacinque anni di attività dello stilista francese il Montreal Museum of Fine Arts (MMFA) ha allestito The fashion world of Jean Paul Gaultier: from the sidewalk to the catwalk, una retrospettiva che ripercorre i tratti salienti della sua carriera con un itinerario che va da San Francisco a Madrid. L’esposizione conta circa 120 capi, tra alta moda e prêt-à-porter, creati tra il 1976 e il 2010. La mostra mette in evidenza alcuni temi ricorrenti nelle creazioni dello stilista, dalle citazioni punk tipiche delle ispirazioni derivanti dallo streetwear ai numerosi riferimenti al mondo dei marinai.

The fashion world of Jean Paul Gaultier
The fashion world of Jean Paul Gaultier

A essere celebrati saranno anche l’intimo, spesso mostrato nelle sue collezioni, e la sua personalissima idea di boudoir. Qui il concetto di potere femminile si combina alla naturale voglia di innovazione e visione del futuro espressa da materiali insoliti. Tra questi: il vinile, latex, neoprene e tessuti in 3D che da sempre evidenziano la passione dello stilista per l’universo fantascientifico e le nuove tecnologie.

Dopo Montreal, la mostra passerà al Dallas Museum of Art e poi al De Young Fine Arts Museum di San Francisco fino al 12 agosto 2012.

L’interruzione della linea di pret-a-porter 

Nel 2013 lo stilista ha dedicato la sfilata primavera estate a David Bowie, riproducendo in passerella pettinature e tutine ipercolorate alla Ziggy Stardust. L’anno dopo, Jean-Paul Gualtier interrompe la linea di prêt-à-porter dopo quasi 40 anni di carriera.

Organizza una mega festa colorata al Gran Rex parigino, il cinema dove Jean-Paul andava da bambino, durante la quale le protagoniste sono state le Miss più strampalate, da Miss Lucha Libre per gli appassionati di wrestling a Miss Senior fino a Miss Marinière, la marinaretta che è stata per tutta la carriera un suo portafortuna e feticcio. Nel frattempo arrivano i progetti speciali, come il one man show che si tiene a ottobre durante la Fashion Freak Show di Parigi e, naturalmente, l’appuntamento con la haute couture dove lo stilista di sente libero di reinventare le noiose leggi di marketing.

Altre grandi star come Nicole Kidman, Cate Blanchett, Fergie, Sonam Kapoor, Coco Rocha, Dita von Teese e Camila Belle richiedono negli anni creazioni del grande designer. Nel 2013 Rihanna partecipa agli American Music Awards con un capo esclusivo firmato Gaultier.

Dita von Teese durante la sfilata "Canto del cigno"
Dita von Teese durante la sfilata “Canto del cigno”

Kim Kardashian ne vuole subito uno per lei per la passerella dei Grammys nel 2015. Nel 2016 ha realizzato oltre 500 costumi per lo spettacolo di rivista THE ONE Grand Show al Friedrichstadt-Palast di Berlino. Ha altresì vestito Katy Perry all’after party di Vanity Fair nel 2017. Nello stesso anno Solamge Knowles indossa al Glamour Women of the Year Awards a New York un abito della collezione A/I 2017 dell’haute couture.

Con una speciale collezione P/E 2018, omaggi il suo mentore Pierre Cardin

Omaggio a Pierre Cardin
Omaggio a Pierre Cardin

L’addio alla moda 

Il 23 gennaio 2020, inaspettatamente e con uno show all’altezza del suo nome, Gaultier lascia la moda. Il suo “Canto del Cigno“, andato in scena nel Théâtre du Châtelet, è il manifesto compiuto della sua carriera, in gioco tra eccessi ed esplosioni creative; e l’occasione, inoltre, di festeggiare il suo 50° anniversario. Per la lineup Couture SS20 sfilano: Gigi e Bella Hadid, Coco Rocha, Joan Smalls, Karlie Kloss, Yasmin Le Bon, Erin O’Connor e Karen Elson. In passerella, anche le amiche Amanda Lear e Dita von Teese.

Jean Paul Gaultier
Jean Paul Gaultier by Glenn Martens

Nel maggio del 2021 lo stilista pubblica, sui suoi canali social, un post molto criptico: “The End”. Il messaggio fa temere la chiusura della linea Haute Couture, ma in realtà è l’inizio di un nuovo capitolo. Per ogni collezione verrà selezionato un guest designer, invitato a rielaborare i codici stilisti della maison. Il primo anno è toccato a Chitose Abe, fondatrice di Sacai, poi a Glenn Martens. Nel 2022 la notizia che il prossimo guest designer sarà Olivier Rousteing

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