Armani
A,  Brand e Fashion designer

Armani, Giorgio

Giorgio Armani, designer italiano, nato a Piacenza nel 1934, è di gran lunga la figura dominante del prêt-à-porter dell’alta moda italiana.

Indice

Gli esordi

Giorgio Armani è uno stilista italiano, nato a Piacenza nel 1934 da una famiglia borghese. Il padre, Ugo Armani, è impiegato amministrativo di simpatie fasciste e la madre, Maria Raimondi, proviene da una famiglia di mobilieri. La famiglia è inoltre composta da Sergio, fratello maggiore di Giorgio, e Rosanna, più piccola. Lei assiste al tragico bombardamento del ’43 che ferisce gravemente Giorgio.

Armani è protagonista assoluto della straordinaria fioritura dell’alta moda di Milano nel mondo. Il fascino del personaggio deriva dalla sua distaccata eleganza, dal suo portamento naturalmente raffinato, dalla visione semplice e rigorosa dell’ambiente lavorativo e dei suoi modelli.

Il suo impero e il suo successo planetario non sono solo frutto di creatività e fantasia ma di una rivoluzione che capta desideri; concilia bisogni differenti e ridisegna in modo geniale un archetipo del vestiario.  

Armani è tutt’uno con la rivoluzione e il successo della famosa giacca destrutturata, che libera l’uomo dall’antica corazza dell’abito borghese e dà sicurezza alla donna nella sua nuova veste mascolina.Rimuove le controfodere rigide e le fodere, abbassa l’abbottonatura della giacca per enfatizzare i fianchi; alleggerisce il capo prediligendo la crêpe di lana alla flanella e tweed.

La Rinascente

Interrotti gli studi di medicina, nel 1957 entra nel mondo della moda come vetrinista e qualche anno dopo come buyer nel reparto uomo de La Rinascente di Milano. In quel periodo i grandi magazzini erano un vero crogiolo di idee che nascevano dallo scambio intellettuale di architetti, designer, ricercatori di marketing e pubblicità. Quella di Armani era una composita attività, che spaziava dagli acquisti per l’abbigliamento maschile. Sceglieva sul mercato quanto, nell’anticipo necessario a produrlo, sarebbe stato in sintonia con la voglia di cambiare della gente, all’allestimento delle vetrine. Ancora oggi non resiste alla voglia di dedicare una mattinata alle vetrine di una delle sue numerose boutique.

Armani, 1970 © Getty Images

Cerruti

Si accorge delle sue doti Nino Cerruti, imprenditore biellese, che nel 1965 lo assume come stilista per ridisegnare la confezione della sua ditta Hitman. Armani, già allora puntiglioso e perfezionista, apprende l’importanza del tessuto, sia per la sua potenzialità creativa sia per il valore economico anche d’un solo centimetro risparmiato sul costo d’un abito, e comincia a disegnare vestiti adatti ad essere riprodotti su ampia scala. Questa esperienza lavorativa sarà fondamentale per la formazione di un gusto estetico rigoroso, raffinato e mascolino.

Sette anni da Cerruti a scegliere stoffe sempre più sofisticate, a gettare via strutture interne, a spostare bottoni e assottigliare spalline per imprimere alla giacca maschile – fino ad allora formale e imbalsamata – una disinvolta aria vissuta, giovanile e per tutte le età. Siamo negli anni ’70. La moda, al di qua e al di là dell’oceano, adora il primo Made in Italy e le nuove classi sociali emergenti, grazie ad un’incrementata ricchezza, entrano in un nuovo mercato che li distingue anche dai tratti estetici.

L’incontro con Sergio Galeotti

L’incontro con Sergio Galeotti, avvenuto nel 1966, sarà assolutamente determinante per la vita e la carriera di Giorgio Armani. Questo giovane di Viareggio aveva da poco lasciato uno studio di architettura per diventare pubblicitario e acquirente di modelli. Intuisce il grande talento di Armani e lo spinge ad iniziare una collaborazione che porterà il nome di “Giorgio Armani”. Nel 1973 apre un ufficio a Milano al numero 37 della centralissima Corso Venezia.

La nascita dell’azienda

Nel 1975 nasce la Giorgio Armani S.p.A. – di cui Armani e Galeotti sono cofondatori – un piccolo atelier che, oltre a creare una collezione donna e uomo, si occuperà di moltissime consulenze per nomi come Allegri, Bagutta, Hilton, Sicons, Gibò e Montedoro. Siamo all’inizio del prêt-à-porter italiano e Giorgio Armani è uno dei primi designer ad instaurare stretti rapporti di collaborazione creativa con aziende che fino a quel momento si erano occupate solo di produzione in serie, costruendo così una rete di partner produttivi di altissimo livello per i quali sviluppa anche le collezioni. Il Gruppo Finanziario Tessile di Torino, della famiglia Rivetti – il partner più grande – inaugura con Armani una lunga e felice stagione di collaborazioni con giovani talenti, terminata poi con le note vicende degli anni Novanta che vedono il tragico fallimento della GFT.

Dal 1975, anno in cui la società neonata fattura 800 milioni di lire, Sergio Galeotti è il braccio e la mente imprenditoriale della società. E grazie alla inarrestabile simpatia, anche il sorriso e le pubbliche relazioni del marchio appena fondato. Gli anni successivi vedranno una crescita esponenziale dell’attività. Il fatturato del 1975 è di un miliardo e nel 1981 arriva a 9 miliardi. Nel 1982 il fatturato arriva quasi a triplicare, raggiungendo i 50 miliardi nel 1984. Quello tra Armani e Galeotti pur nascendo come un accordo economico, si trasforma in un sodalizio intellettuale ed affettivo.

Un approccio nuovo al lavoro

La società introduce un modo di lavorare radicalmente nuovo: lo stilista piacentino interviene direttamente nel processo produttivo, scardinando regole centenarie che mantenevano la ricerca creativa lontana dalla produzione seriale, e rende duttile e aperto sia l’uso dei tessuti che la parte strettamente manifatturiera. Il modello francese dell’alta moda e del cambiamento stagionale vengono per la prima volta assorbiti da un’azienda di grosse proporzioni che dà vita alla grande stagione del prêt-à-porter italiano. Presto le sfilate Armani diventano le più attese della stagione, anche per la ricercatezza dell’interior design delle location scelte.

Il logo

Viene creato il logo del marchio che in poco tempo diventa l’inconfondibile riconoscimento del brand: un’aquila stilizzata con le iniziali dello stilista, GA, in sovrascrittura. Lusso che, fino a quel momento, potevano permettersi solo gli storici marchi di lusso francesi. L’aquilotto segna per i ragazzi l’appartenenza ad un nuovo modo di vestire e di essere, la scioltezza del look più agile e meno ieratico incanta le ragazze.

Armani e il cinema

Giorgio Armani
Richard Gere in Armani

I tipi di donna e di uomo a cui Armani pensa nel disegnare le proprie linee, prendono i volti di Richard Gere e Lauren Hutton nel film del 1980 American Gigolò, un grande successo commerciale e di comunicazione. Numerose saranno le collaborazioni dello stilista con il mondo dello spettacolo: vestirà Catherine Deneuve in Speriamo che sia femmina, del 1986, Kevin Costner ne Gli intoccabili, Tom Cruise in Mission Impossible, Sean Connery, Michelle Pfeiffer, Julianne Moore, Russel Crowe e Katherine Zeta-Jones. Amico di registi come Martin Scorsese, Bryan De Palma, Gabriele Salvadores e Ridley Scott, realizzerà i costumi anche per i protagonisti del melodramma teatrale Elektra di Strauss, eseguito alla Scala nel 1994 con la regia di Luca Ronconi e la scenografia di Gae Aulenti.

Costante risulterà l’impegno nel cinema di Armani che capterà al meglio l’enorme potenziale del grande schermo per diffondere su scala ancora più ampia il proprio stile e il proprio marchio. Lo stilista piacentino cresce rapidamente in notorietà. Nel 1981, irritato da alcune polemiche sollevate attorno ad una collezione ispirata agli antichi costumi giapponesi – sulla scia dei film di Kurosawa – decide di non sfilare per una stagione intera. Questa protesta esplosiva gli varrà la copertina di Time nel 1982, con il conseguente ritorno d’immagine e la moltiplicazione del fatturato.

Emporio Armani

La lungimiranza della nuova griffe non ha sosta: fulminea l’intuizione che sarebbero stati soprattutto i giovani i futuri consumatori di moda, purché a prezzi accessibili.

Antesignano anche nella creazione di una seconda linea di abbigliamento, destinata proprio ad un pubblico più giovane e dal portafogli meno florido, la Giorgio Armani S.p.A. nel 1981 dà vita alla linea Emporio Armani. In questo stesso periodo nascono anche Armani Underwear, Armani Accessori e un’intera linea di profumi grazie alla partnership con L’Oréal.

Emporio Armani, in particolare, arriva in un momento in cui la richiesta di moda da parte dei giovani si fa pressante mentre l’offerta del mercato rimane quasi completamente indirizzata ad un pubblico adulto con grandi possibilità di spesa. La linea Emporio, seguita nel design personalmente dallo stilista, rielabora i concetti estetici della prima linea, proponendoli in un contesto più informale, quotidiano ed economicamente accessibile.

Intanto la sua supervisione stilistica viene richiesta da numerose aziende tra cui Erreuno e Mario Valentino per i capi in pelle; aumentano inoltre i licenziatari: Bagutta per le camicie, Hilton per i capispalla e Allegri per gli impermeabili

Gli ultimi anni con Galeotti

Nell’83, Armani modifica il suo accordo con GFT che produce da quel momento in poi la nuova linea Mani, destinata soprattutto agli Stati Uniti. Nel frattempo la Giorgio Amani S.p.A affitta e ristruttura l’ex palazzo di Franco Marinotti, presidente della Snia, e dei cotonieri Riva, in via di Borgonuovo 21. In questa sede, prende vita l’atelier di alta moda prêt-à-porter.

Le sfilate si svolgono nel teatro con una capienza di 513 posti ricavato al posto della sala da ballo e della piscina. Galeotti fa appena in tempo a seguire la sfilata primavera-estate dell’85. Muore, a soli 40 anni, nell’agosto di quell’anno a causa di un collasso cardiaco, subentrato ad una leucemia fulminante insorta un anno prima.

Armani e le quote di Galeotti

Dopo la morte di Galeotti – socio in affari, indiscutibile talent scout e amico leale – Armani, sfiduciato dagli eredi di Galeotti, ne acquista le quote societarie della Giorgio Armani S.p.A. e assume il controllo totale dell’azienda anche nella parte finanziaria.

Il secondo decennio dell’attività trova Armani solo e determinato, grazie a studio e volontà. Farà del lavoro una religione, continuando incessantemente a perseguire obiettivi sempre più ambiziosi che gli permetteranno di conquistare tutti i mercati del mondo. Crea una etichetta di moda, AX – Armani Exchange, solo per il mercato americano. Negli anni Novanta nascono la collezione di cosmetici, la collezione di interior design – Armani Casa – e gli Armani Hotel.

Lo stile Armani

Lo stile di Armani, inconfondibilmente sobrio, porta evidenti riferimenti all’abbigliamento anni Trenta e pone sempre molta attenzione alla portabilità quotidiana dei capi che produce, proponendo uno stile indossando il quale viene percepita la posizione sociale di potere.  L’eleganza rigorosa di forme e colori, unita ad un’idea di comfort contribuiscono a distruggere gli schemi formali dell’abbigliamento rigido degli anni Settanta. Parallelamente ad altre proposte, nel tempo porta avanti la sua ricerca nell’alta moda prêt-à-porter che lo conduce a tali livelli di raffinatezza da non poter più produrre in fabbrica i modelli che disegna.

Il contributo di Giorgio Armani al mondo della moda e del Made in Italy è straordinario. Il suo genio creativo porta la rivoluzione nel vestiario femminile: segue il bisogno della donna di uscire allo scoperto ma rifiuta l’idea che il nuovo abito femminile debba essere solamente provocante.

Semplicità e Rigore

Si identificherà presto come l’anti – Yves Saint Laurent: dalle sue creazioni spariscono gli orpelli, i colori si spengono, le linee vengono decostruite e acquistano morbidezza. La giacca maschile, come simbolo di potere, è l’oggetto centrale della narrazione: viene decostruita e ricostruita centinaia di volte, passando da materiali leggeri ad altri pesantissimi. Lo sguardo di Giorgio Armani è rivoluzionario, laico e non conservatore. Il costante gioco tra maschile e femminile lo lega indissolubilmente alle trasformazioni sociali di quel decennio: sia per l’uomo sia per la donna prevede reciproci scambi dei loro elementi peculiari nella forma, nel taglio, nella scelta dei colori e dei materiali. Il mondo di Giorgio Armani racconta lucidamente la Milano degli anni Ottanta, fatta di lavoro e ascesa sociale: giacca e doppiopetto maschili per donne in lizza per la poltrona, camicie morbide e femminili per uomini di sconcertante libertà.

Lungo lo snodarsi stilistico dei suoi 25 anni di attività, nelle proposte di Armani resistono alcune costanti fondamentali e si delinea qualche libertà concessa al suo caratteristico rigore.

Riconoscimenti e premi

Amato dall’élite, dal pubblico e dalla critica, riceve diversi riconoscimenti in tutto il mondo. La Repubblica italiana lo ricopre di onorificenze nominandolo Commendatore nel 1985, Grand’Ufficiale nel 1986 e Gran Cavaliere nel 1987. Tra i molti premi, spiccano per importanza il titolo di Stilista internazionale dell’anno conferitogli dal Council of Fashion Designers of America (CFDA) nel 1983, i tre Occhi d’oro per la miglior collezione e il Lifetime Achievement Award, consegnatogli dalla National Italian American Foundation (NIAF).

Le collezioni

Gli anni ’70

La George Sand della primavera ’76, nell’inverno di quell’anno veste giacche in tweed a disegno evidente, molto maschile, ma una gonna plissé che come i pantaloni concede passo lungo e sciolto. Nella primavera ’77 le gonne erano due, sovrapposte, mentre la giacca maschile assunse aspetti sofisticati e l’idea del doppio vale anche per l’uomo, quando la giacca in maglia ricopra il blazer. La giacca è destinata ad unirsi ad ogni altro capo d’abbigliamento.

Nel ’78 posa la giacca sul costume da bagno, in autunno assembla sapori militareschi a ricerche continue per quanto riguarda il punto nevralgico delle spalle e il risultato è una giacca alla Garbo, suscettibile di resistere anche in crêpe de chine.

Giorgio Armani
Giorgio Armani 1979, ©Getty Images

La prima metà degli anni ’80

L’evoluzione della giacca poggia, a partire dal 1983, su tre proposte: il blazer di velluto nero, la giacca maniche intere e spalla tonda, il caban di gusto andino. Pochi pantaloni e invece molte gonne pantalone in nuovissimi stampati trompe-l’oeil. La giacca si trasforma, diviene intercambiabile e da abbinare in piena libertà.

Solo nell’84 ritorna il gusto del guardaroba maschile tradotto al femminile, in una collezione androgina come non mai. Ma l’anno dopo, per l’autunno-inverno, Armani preme il pedale della dolcezza, allacciando bassa e in morbidezza la giacca pur maschile per una donna ariosa, nuca libera dai capelli e camicetta senza collo: in scena ben 350 tessuti diversi nelle sfumature del blu, grigio, marrone.

Armani 1985
Campagna pubblicitaria 1985

A ottobre dello stesso anno la collezione per la primavera-estate ’85 riscuote un successo straordinario con la sua donna eterea, stilizzata, le gambe velate di calze chiarissime perfettamente in vista, tacchi alti, una femminilità difficile eppure per certi lati anche troppo esibita. Qualcosa muta nel sobrio look di Armani. La giacca è sempre l’indizio di un modo di vestire, ma nuovi suggerimenti vengono dagli abiti in seta stampata modello princessa.

Le seconda metà degli anni ’80

Novità della collezione autunno-inverno ’86, gli abiti da sera. La donna, mixage di seduzione e razionalità, può contare su un universo Armani: dal profumo a una alta moda prêt-à-porter atemporale, simile a se stessa con minime variazioni, dalla carta da lettere alle lampade, a una linea più libera e articolata nei vari aspetti della diffusione, la linea Emporio.

Nel 1986, la sera presenta abiti molto più interessanti di quelli da giorno, secondo le richieste del mercato americano. Nella collezione dell’anno successivo, la donna Armani, sicura e senza nostalgia, sceglie una giacca non più rigida e rigorosa e rompe il diktat di giacca-camicia per osare nuovi abbinamenti.

La collezione autunno-inverno ’88 è caratterizzata da un’aria soft e luminosa nei colori e dalla provocazione sottile di una giacca assestata in vita e sui fianchi, con gonne lunghe e doppie.

I primi anni ’90

Nel ’90 la giacca è ancora punto di riferimento: sottile, avvolgente con spalle piccole e vita segnata; con gonne corte o al polpaccio e pantaloni ora dritti e severi, oppure ampi come quelli maschili. La scelta cade su colori polverosi, decisi, ma temperati dal grigio e dai tipici sabbia della palette Armani. E inoltre i grandi cappotti avvolgenti come djellaba tunisini.

Nel ’92 diviene distintivo della stagione lo smoking, interpretato in un’escalation di variazioni, complici tessuti e dettagli femminilissimi. Nuove arrendevolezze, nuove concessioni, nuovissimo lusso. Tessuti eleganti applicati a forme sportive sono una speciale caratteristica del ’94, con una tavolozza colore rubata a Matisse.

Sotto le giacche occhieggiano i gilet; i pantaloni sono a tutta lunghezza e le gonne lunghe, guarnite anche da frange, diventano importanti e soliste.

Gli abiti da sera assumono un’imperiosa eleganza nei colori e nella preziosità del tessuto e di contro pretendono solo forme essenziali.

Giorgio Armani
Con Naomi Campbell nel 1996, © Getty Images

1996-1997

Per l’autunno-inverno ’96, una grande ricercatezza, un amore per la struttura che si rivela anche nei cappotti lunghi alla caviglia con paramonture di velluto e interni matelassé. L’uso ripetuto e ricercato di tessuti tagliati in sbieco, che accarezzano il corpo, è più grande che mai: la passione per la sera, dall’abito “boldiniano” in velluto di seta appeso al collo dal collier di rose, agli abiti guaina di tulle stretch nero con ricami tatuaggio.

Nel ’97 esplode il “sophisticated greige” nuova tonalità in bilico tra grigio e sabbia. Forme asciutte, proporzioni minute, emblematica semplicità. Tessuti ricercati come le lane plissé, i matelassé, i doppio crêpe. E per la sera, tutto è prezioso: i ricami grafici avorio ed ebano, il pizzo e il velluto.

Lo stile è ormai sempre più definito e autorevole: cambiano i modi, le scansioni, i dettagli; prevalgono la ricercatezza dei materiali e le rifiniture di alta sartoria, che concorrono a fare della sofisticatezza il concetto portante della stagione.

1998-1999

Tra il 1998 e il 1999 è sempre in crescendo l’unicità della sera con abiti ricamati ispirati alle porcellane orientali. Le giacche, sottili, prive di revers, con allacciatura nascosta, spesso laterale, perdono l’ossessione del tailleur e si portano anche sopra l’abito lungo, sopra i pantaloni a vita bassa, sopra la lunga gonna dritta a enfatizzare la silhouette disegnata. E tanti spolverini, una serie di cappotti tagliati come giacche, che scivolavano lunghissimi.

Nel settembre 1999, la Giorgio Armani S.p.A. costituisce la divisione accessori con l’obiettivo di migliorare i risultati degli articoli in pelle. La Dawn Mello & Associates è la società incaricata per la nuova divisione. La struttura commerciale del Gruppo – diretto e in franchising – attiva in 33 paesi, comprende 53 boutique Giorgio Armani, 6 negozi Collezioni, 129 Emporio Armani, 48 A/X Armani Exchange e 4 Armani Jeans.

Lauren Hutton con Giorgio Armani

Gli anni 2000


Il nuovo millennio si apre con il cambiamento della sede centrale che da via Borgonuovo si sposta in via Borgognone, nel cuore di zona Tortona, nuovo punto nevralgico del fashion design milanese. La nuova sede è progettata dall’architetto giapponese di fama mondiale Tadao Ando e riqualificata dall’architettura di un’ex fabbrica dismessa della Nestlé; oltre agli uffici comprende anche il Teatro Armani, realizzato in stile minimalista e zen e adibito a nuova sede delle sfilate ma anche a conferenze e presentazioni che ruotano tutte intorno al mondo della griffe.

Successivamente vengono aperti anche il celebre ristorante di cucina giapponese Nobu, in collaborazione con lo chef superstar Nobuyuki Matsuhisa, al pianoterra dell’edificio Armani di via Manzoni, divenuto punto di riferimento di una clientela internazionale in cerca di un elevato standard di experience, nonché il club Armani Privé, protagonista della night life milanese.

Si svilupperanno anche forti business nel settore alberghiero con l’apertura, nel 2010, del primo della catena di hotel Armani, situato nel cuore del grattacielo più alto del mondo, a Dubai. Con questa manovra Armani vuole veicolare un concetto di lifestyle completo e vivibile all’interno di una struttura ricettiva in grado di offrire la visione e lo stile della maison a trecentosessanta gradi.

Gli investimenti sul progetto nel settore alberghiero continuano nel 2011 con l’apertura di una seconda struttura, questa volta nell’amata Milano: un hotel elegante e sofisticato con le camere più grandi di tutta la città, completo di SPA, business center e sale riunioni annesse, interamente accessoriate. Sono previste due ulteriori aperture: un Armani Residence a Dubai e uno a Marassi, in Egitto.

Giorgio Armani primavera/estate 2021

Le donne che hanno scelto Armani

Nel corso degli anni Armani, per veicolare la sua immagine di brand di lusso, porrà particolare attenzione alla comunicazione pubblicitaria. Sceglie, così, come testimonial celebrità appartenenti al mondo del cinema, della musica e soprattutto dello sport. Tra le personalità chiamate a pubblicizzare i prodotti della casa si sono susseguite la coppia David & Victoria Beckham; il tennista Rafael Nadal, i calciatori Cristiano Ronaldo e Ricardo Kakà. il nuotatore medaglia d’oro Filippo Magnini, l’attrice Megan Fox, l’attore Josh Hartnett e la popstar Beyoncé Knowles.

I suoi abiti saranno abitualmente tra i più scelti e fotografati sui tappeti rossi di tutte le più importanti cerimonie mediatiche; in occasione della cerimonia dei Golden Globe del 2011 la griffe risulterà quella che vestirà più invitati di chiunque altro a conferma del fatto che Giorgio Armani è oggi considerato padrone incontrastato dello stile e dell’eleganza.

Sempre dello stilista italiano anche gli abiti da sposa indossati da Katie Holmes (e del suo consorte Tom Cruise) e da Danielle Spencer, moglie del gladiatore Russell Crowe. Anche la bella Megan Fox lo ha scelto per il vestito del suo matrimonio. Così come ha fatto il suo ingresso nel cortile di Palazzo Grimaldi al braccio del padre Michael in uno splendido abito bianco disegnato da Giorgio Armani, la principessa consorte Charlene Wittstock.

Impreziosito da luminosissimi cristalli che partono dallo scollo a barca. Il taglio minimizza la forma importante delle spalle acquisita durante la carriera di nuotatrice professionista della Wittstock; l’abito scivola delicatamente sul corpo mettendo in risalto il suo fisico alto e slanciato. Il lungo strascico decorato sul fondo con un ricamo di Swarovski completa poi il profilo disegnato dalla gonna, dritto sui fianchi e leggermente svasato sul fondo.

Le iniziative benefiche

Tramite la sua azienda, Re Giorgio svilupperà e promuoverà anche importanti iniziative benefiche; nel 2006 nascerà la E.A. Red, marchio nato in collaborazione con l’associazione Product Red, fondata da Bono Vox, che produce occhiali, orologi e T-shirt in cui parte dei ricavati andrà devoluto al Global Fund per sconfiggere l’Aids in Africa; nel gennaio 2009 nasce il progetto Acqua For Life, dove per ogni confezione di Acqua di Giò venduta, un dollaro verrà donato all’Unicef Tab Project, impresa nata per migliorare l’approvvigionamento di acqua potabile ai bambini di alcuni villaggi africani.

In quarant’anni di attività riceverà numerosi riconoscimenti. La Repubblica italiana lo ricoprirà di onorificenze nominandolo Commendatore nel 1985, Grand’Ufficiale nel 1986 e Gran Cavaliere nell’87. Tra i molti premi spiccano per importanza il titolo di “Stilista internazionale dell’anno” conferitogli dal Council of Fashion Designers of America (CFDA) nel 1983; i tre “Occhio d’Oro” per la migliore collezione e il “Lifetime Achievement Award”, consegnatogli dal National Italian American Foundation (NIAF).

È direttore artistico, presidente e amministratore delegato del gruppo Armani oltre che unico azionista. La Giorgio Armani S.p.A. ha 5000 dipendenti diretti, 13 stabilimenti di produzione e 500 negozi in 46 Paesi del mondo.

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