JEREMY SCOTT

Jeremy ScottJeremy Scott

Jeremy Scott, uno dei designer più influenti del panorama internazionale della moda, è il Direttore creativo di Moschino.

Indice

  1. L’adolescenza e gli studi
  2. Il successo tarda ad arrivare
  3. Le prime sfilate
  4. Il successo planetario
  5. Collaborazioni
  6. Art Director di Moschino
  7. Il linguaggio di Jeremy Scott
  8. Tra star del pop e millennials
  9. Il rilancio di Moschino
  10. I progetti recenti
  11. Rivoluzione rischiosa ma vincente

L’ADOLESCENZA E GLI STUDI

Jeremy Scott, tra i designer più influenti e irriverenti del mondo della moda, nasce in un piccolo paesino di campagna, vicino Kansas City nel Missouri, l’8 agosto 1975. Fin da bambino si scopre appassionato di moda: si distingue dai compagni per il suo abbigliamento colorato, stravagante e fuori dagli schemi; abbozza disegni di abiti sui quaderni, scrive brevi saggi sulla moda e sfoglia febbrilmente riviste di moda francesi, da cui impara la lingua delle maison d’oltreoceano.

La televisione è l’unico spioncino da cui può guardare e conoscere il mondo, lontano dal suo piccolo paesino di provincia.

“Vivevo in un posto remoto. Non ero al corrente di niente di quello che succedeva nel resto del pianeta, dove abitavo io c’era un’unica strada che si perdeva all’orizzonte. Per me la realtà era rappresentata solo dalla televisione” – Jeremy Scott

Segue con passione le creazioni e le collezioni di Martin Margiela, Thierry Mugler, Franco Moschino, Jean-Paul Gaultier e Jimmy Savile, i suoi stilisti preferiti.

Finito il liceo, nel 1992 si trasferisce a New York dove studia Fashion Design presso il Pratt Institute di Brooklyn. Si diploma con ottimi, nel 1996, presentando una collezione ispirata al disastro nucleare di Chernobyl. 

IL SUCCESSO TARDA AD ARRIVARE 

Conclusi gli studi a New York, decide fermamente di seguire il suo sogno e di trasferirsi a Parigi, luogo d’eccezione dell’Alta Moda. Purtroppo l’accoglienza non è quella sperata e Jeremy Scott, nel tentativo di trovare la sua strada, si riduce in povertà, fino ad elemosinare qualche soldo e dormire in metropolitana. 

Ma la sua perseveranza avrà la migliore. Si fa notare per il suo taglio di capelli stravagante da un PR di Jean-Paul Gaultier che, incuriosito dal personaggio, lo ingaggia come promotore di eventi e serate in un night club. Ma Jeremy Scott capisce che non è quella la porta da aprire per entrare nel mondo degli atelier e delle boutique. 

LE PRIME SFILATE

Acquisita coscienza di dover prendere in mano il proprio destino, nel 1997 dà vita al proprio brand. Debutta in un bar vicino Bastille con una sfilata ispirata al romanzo di J.G. Ballard, Crash, che diventerà poi un film diretto da David Cronenberg. In passerella propone abiti insoliti, creati con tessuti usa e getta dei camici ospedalieri e con scarti di stoffe pescati nei mercatini delle pulci di Porte de Clignancourt. 

A questa prima esposizione, ne segue un’altra, questa volta total black, dal nome Blade Runner, trash bags and the Apocalypse che dà seguito a polemiche che lo accusano di proporre una moda talmente bizzarra da non poter essere realmente indossata. Piccato dalla discussione, propone una terza sfilata in total white intitolata Rich white women, composta da camici da dottore bianchi, pantaloni dal taglio asimmetrico e T-shirt multifunzione.

È in questa occasione che viene notato e definito un enfant prodige, grazie al favore che incontra in Mario Testino e Isabella Blow – editrice a quel tempo di Vogue Francia – e grazie a Björk, la cantautrice islandese che, famosa per i suoi eccessi, sceglie proprio un abito total white del giovane designer per il suo Homogenic Tour. Propone in seguito dei revival anni 80 con scarpe disegnate da Louboutin in persona. 

IL SUCCESSO PLANETARIO

Ma il successo planetario arriva nel 2002 quando Jeremy Scott disegna, per Adidas, la collezione “! Signed“: un paio di scarpe dalla trama effettivamente eccentrica. Il motivo jacquard  vede protagonista una serie di banconote con il volto di Jeremy Scott, a sostituzione del viso di George Washington. La linea diventa icona del linguaggio eccentrico dello stilista americano.

Jeremy Scott per Adidas, 2002
Jeremy Scott per Adidas, 2002

Sempre nel 2002 lo stilista sceglie Los Angeles come città ideale in cui vivere, l’unica a suo dire, adeguata al suo stile di vita sano, amante dello sport e del veganismo. 

Un piccolo aneddoto al riguardo – a conferma del carattere estroso e anticonformista dello stilista – racconta che, nel giorno del suo 39esimo compleanno, Jeremy Scott invitò i suoi amici più intimi ad un incontro a sorpresa. Ebbene, aveva organizzato la sua festa di compleanno durante una lezione di Soul Cycle – il suo sport preferito – invogliando gli invitati a pedalare per un’ora nel caldo di una sala insonorizzata, per poi sorprendere tutti prendendo lui il controllo della lezione sportiva. 

COLLABORAZIONI 

Secondo lo stilista statunitense, la moda non può avere solo un pubblico elitario, ma deve essere alla portata di tutti. Per questo infatti, da sempre, dà vita a collaborazioni con moltissimi brand, da cui nascono capsule collection di elevato valore artistico e sempre pronte a stupire.

Famosi sono gli orologi creati dal designer per Swatch: doppi quadranti, colori sgargianti, ali colorate e trame animalier arricchiscono le ore e i minuti degli acquirenti. Più originali ancora sono le travel bag in edizione limitata, create in collaborazione con Longchamp.

Jeremy Scott per Longchamp - Travel bag in edizione limitata
Le Pliage Madballs, borsa in edizione limitata – Jeremy Scott per Longchamp

E ancora le coloratissime carrozzine per neonati, dotate di ali e pattern divertenti, create per Cybex o una macchina con le ali creata per Smart o gli occhiali da sole nati dalla collaborazione con Linda Farrow che, oltre ad essere oggetti di culto più che di uso comune, possono essere considerati vere e proprie opere d’arte contemporanea. Alcuni di questi modelli, come i Jsmickey, infatti sono stati indossati da Lady Gaga e Beyoncé nei loro videoclip pop. 

Lady Gaga indossa gli occhiali Jsmickey disegnati da Jeremy Scott
Lady Gaga indossa gli occhiali Jsmickey 

Continuano inoltre le collaborazioni con Adidas. Capi cult come le winged sneakers col le ali applicate, le flame sneakers e le Teddy Bear sneakers – che hanno un orsetto di peluche come linguetta – o le tute con decorazioni pop, sono diventati pezzi da collezione per gli appassionati del genere. 

ART DIRECTOR DI MOSCHINO

Il suo successo e la sua irriverenza sono tali che, negli anni, Jeremy Scott diventa uno dei designer più richiesti e litigati tra le maison. Karl Lagerfeld ha persino affermato che solo Jeremy Scott poteva essere l’unico successore degno del Kaiser nella maison di Chanel. 

Ma questa personalità colorata e irriverente rimane a piede libero, fino a quando, nel 2013, accetta l’incarico di Direttore Creativo di Moschino, prendendo il posto di Rossella Jardini – stilista per il marchio dal 1994 al 2013 – la quale per anni ha lavorato al fianco di Franco Moschino. 

La ventata di novità, irriverenza e ironia che Jeremy Scott porta nella maison è incredibile. Il suo estro e la sua creatività dirompente portano di nuovo Moschino sulla cresta dell’onda, anche grazie ad una ritrovata verve che si era persa con la scomparsa del fondatore del brand. 

IL DEBUTTO 

Nell’autunno 2014, durante la Milano Fashion Week, Jeremy Scott presenta al pubblico la sua prima sfilata come Art Director di Moschino. Il pubblico rimane quasi interdetto davanti alla nuova proposta che vede sfilare sulla passerella. Gli abiti e gli accessori presentati sono un tripudio di colori e un inno all’iconografia. 

Milano FW 2014, Moschino by Jeremy Scott
Milano FW 2014, Moschino by Jeremy Scott

Ispirato dal mondo dei fast food McDonald’s e dal cartone animato SpongeBob, Jeremy Scott disegna, per la sua prima collezione, accessori e abiti bizzarri come occhiali da sole a forma di M – la lettera gialla, icona del fast food – borse a tracolla a forma di Happy Meal sorridente e sacchetti di patatine che diventano cover per smartphone. Durante lo show, sfilano sulla passerella Katy Perry e Rita Ora: un segnale di forte cambiamento nella strategia del brand. 

IL LINGUAGGIO DI JEREMY SCOTT

Convinto che il suo ruolo sia quello di divertire ed oltrepassare i limiti, il designer americano tiene fede ai suoi principi in ogni collezione che presenta. 

“La moda deve dare felicità, altrimenti che senso ha? Abbiamo già tutto e tanto: perché dovremmo essere attratti da qualcosa di triste e noioso? E noi stilisti, per primi, siamo fra i più fortunati al mondo” – Jeremy Scott

Il suo stile prende ispirazione dai luoghi più disparati. È capace di cucire insieme l’ironia dei cartoni animati con i simboli della cultura consumistica e di quella black, dando vita ad un mondo pop, ai limiti del kitsch. 

L’uso dei simboli che superano i confini del tempo insieme al suo amore per l’iconografia danno vita ad una ripetitività non dissimile da quella del pittore Andy Warhol. La sfacciataggine con cui affronta l’immaginario fetish, condito da colori sgargianti, e icone forti come Marlboro, Barbie, Looney Tunes, Topolino, hanno decretato il successo del designer in tutto il mondo.

TRA STAR DEL POP E MILLENNIALS 

Con Jeremy Scott l’alta moda incontra lo street style. Il suo linguaggio dirompente ha permesso che le sue creazioni venissero indossate da star internazionali, da Miley Cyrus a Rihanna a Paris Hilton fino a Kanye West e Madonna. Questo mondo pop, eccentrico e sul filo dell’eccesso incanta i millennials di tutto il mondo.

“La vita è troppo breve per vestirsi noiosi” – Jeremy Scott

Katy Perry al Met Gala 2019
Katy Perry al Met Gala 2019

Nel 2015 la sua incredibile personalità attrae l’attenzione di Vlad Yudin, regista russo, che sceglie di girare un documentario sulla vita del designer degli eccessi, dal titolo Jeremy Scott: The People’s Designer. Il film, in cui compaiono molte delle star vicine allo stilista,  è stato presentato durante la London Fashion Week 2015. 

IL RILANCIO DI MOSCHINO

Nonostante le prime perplessità, Jeremy Scott ha infine convinto anche i più accaniti detrattori. Il suo lavoro per la casa di moda italiana ha portato alla ribalta la griffe che oggi è una delle più in voga sui red carpet di tutto il mondo. L’estro creativo del designer non si è fermato agli abiti. Jeremy Scott ha creato profumi, accessori e campagne pubblicitarie talmente innovativi che il nome Moschino si legge anche tra le file di ammorbidenti nei negozi di casalinghi. 

Celebre il profumo a forma di orsacchiotto, Moschino Toy, che è diventato icona del brand. Travolgente e ironica invece Fresh, l’eau de toilette di Moschino, che Jeremy Scott presenta in una confezione dalla forma insolita: un comune flacone per detersivi, usato per le pulizie domestiche con tanto di spray con tappino rosso. 

Fresh Couture Eau de Toilette di Moschino
Fresh Couture Eau de Toilette di Moschino

I PROGETTI RECENTI 

Consacrato all’immortalità artistica, a Jeremy Scott viene dedicata, nel 2017, la retrospettiva “VIVA AVANTE GARDE: a Jeremy Scott retrospective” in occasione dei suoi 20 anni di carriera, al Dallas Contemporary Museum. 

Nel frattempo le sue creazioni e le sue collaborazioni continuano a divertire e stupire. La collezione nata insieme ad H&M e destinata a divenire un cult, esce nell’autunno del 2018, ma era stata annunciata qualche mese prima, in una diretta Instagram durante il Coachella, l’evento più trendy dell’anno. Ad ottobre finalmente un post dello stilista su Instagram svela una Gigi Hadid in total look H&Moschino. Qualche giorno dopo, l’intera collezione è online. Grandi protagonisti della collezione: Topolino, motivi anni ’90, pellicciotti, capi in pelle nera e stampe dorate. 

H&Moschino
Jeremy Scott per H&Moschino

RIVOLUZIONE RISCHIOSA MA VINCENTE

La portata della rivoluzione di Jeremy Scott è tale da aver trasformato totalmente l’immagine del brand e dei suoi protagonisti. Lo stilista, con il suo solito spirito anticonformista e dissacratorio, ha dato un’idea ben precisa del marchio portando sulle passerelle dell’autunno/inverno 2018, la Drag Queen Violet Chachki, esponente del movimento gender fluid e personalità di spicco in America.