elsa schiaparelli
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Schiaparelli, Elsa

Elsa Schiaparelli, Stilista e sarta italiana nata a Roma il 10 settembre 1890 e morta a Parigi il 13 novembre 1973. Insieme a Coco Chanel è considerata una delle figure più influenti della moda d’inizio secolo. È l’inventrice del rosa shocking.

La Vita privata di Elsa Schiaparelli

Figlia di una nota famiglia di intellettuali piemontesi, nasce a Palazzo Corsini a Roma. L’adolescenza di Elsa trascorre in un clima d’agiatezza e di fermento culturale. La madre proviene da una famiglia dell’aristocrazia napoletana discendente dai Medici. Il padre, nel 1875, nominato dal re Vittorio Emanuele II, diventa direttore della biblioteca dell’Accademia dei Lincei e proprio per questo la famiglia si trasferisce nella sede che spetta a chi ricopre tale carica, Palazzo Corsini, appunto.

Elsa è una ragazza dotata di una personalità vivace e sogna un giorno di diventare attrice. La famiglia non è ovviamente d’accordo. Caparbia, decide comunque di non rinunciare alla sua vena artistica e si dedica alla poesia. Arriva presto un discreto successo di pubblico ma la famiglia non cambia idea sul suo futuro. La “Schiap”, così soprannominata dagli amici, viene mandata in un collegio svizzero. Nel 1913 si trasferisce a Londra. Qui conosce il conte William de Wendt de Kerlor ed è colpo di fulmine: nel 1914, pochi mesi dopo il loro incontro, si sposano. Nel 1919 la coppia si trasferisce a New York e poco tempo dopo hanno la loro prima figlia, Gogo (1920).

Ma il matrimonio non funziona ed Elsa si trova presto sola. La situazione si aggrava quando muore improvvisamente suo padre e la piccola si ammala di poliomielite. Elsa è sola e disperata, ma non demorde. È proprio in questo periodo che comincia a frequentare gli artisti dell’avanguardia dadaista, stabilitisi anch’essi a New York: Man Ray, Baron de Meyer, Alfred Stieglitz e Marcel Duchamp.

Il ritorno a Parigi

È il 1922 ed Elsa decide a malincuore di tornare a Parigi, costretta dalle difficili condizioni di salute della figlia. Nella capitale francese è ospite di Gaby Picabia, moglie dell’artista dadaista Francis Picabia. Grazie anche all’aiuto di Gaby e Francis, Elsa entra in stretto contatto con l’ambiente della moda dell’epoca. Secondo le parole della stessa Schiaparelli è grazie a una visita all’atelier di Paul Poiret in Faubourg Saint-Honoré che ha inizio il suo grande amore per la moda.

Elsa Schiaparelli: l’inizio di carriera

Dopo aver tentato senza successo di farsi assumere dall’atelier Maggy Rouff, decide di mettersi a disegnare in proprio. Affitta un piccolo appartamento in rue de Seine e disegna i primi capi, pullover neri con disegni bianchi trompe-l’oeil. Le sue creazioni ottengono incoraggianti consensi e anche i magazzini americani Strauss si mostrano interessati alle sue proposte: le ordinazioni ricevute la costringono ad aprire, nel 1927, un laboratorio al numero 4 di rue de la Paix.  Maglioni tatuaggio, pullover raggi X che ridisegnano in superficie l’ossatura del corpo umano, costumi da bagno in semplice jersey, accessori stravaganti e originali sono i primi capi etichettati “Schiaparelli pour le sport”.

Schiaparelli
Abito del 1939

Eccentrica e anticonformista, stupisce per le sue creazioni fuori dal comune, spesso legate al mondo dell’arte, come del resto conferma la sua lunga collaborazione con grandi nomi del cubismo e del surrealismo. Colori, materiali, lavorazioni e disegni sono sempre il risultato di un lungo lavoro di ricerca e di sperimentazione, dove ironia e citazioni si fondono perfettamente. Per non smentirsi anche il primo abito di Elsa nasce da un’insolita intuizione: viene attirata da un vestito fatto a maglia indossato e realizzato da una rifugiata armena. Elsa la conosce e tra le due donne comincia una fruttuosa collaborazione, Schiaparelli ha le idee, le disegna e l’altra le realizza.

Da allora la sua immaginazione si scatena: abiti sportivi con motivi africani e cubisti, tessuti con ritagli di giornale, abiti con enormi aragoste di ispirazione surrealista, animali, soli e pianeti giganteschi. Disegna personalmente i modelli, dimostrando anche un’ottima capacità come illustratrice, i suoi schizzi minuziosi godono di rara eleganza.

La fama

Dal 1927 Elsa Schiaparelli diventa la vera e propria antagonista di Coco Chanel nel mondo della moda francese. Le stiliste propongono due modi di vestire completamente opposti: rigoroso e semplice quello di Chanel, ricco e fantasioso quello di Schiaparelli. Stile influenzato anche delle loro stesse origini, povera la prima, aristocratica la seconda. Entrambe però vestono una donna libera e indipendente, coraggiosa e smaliziata. Una donna che osa senza imbarazzo perché sempre elegante. Sull’onda di una fama crescente, Schiaparelli nel 1933 inaugura una succursale a Londra al 36 di Upper Grosvenor street e nel 1935 trasferisce il suo atelier francese al 21 di place Vendôme, dove per l’allestimento chiama Jean-Michel Frank e Diego Giacometti che, ricorrendo a una geniale metafora, progettano come ingresso della maison un’enorme gabbia in bambù dorato.

Schiaparelli
Cappello scarpa 1937/38

Nella seconda metà degli anni Trenta lavorano per lei già più di 400 sarte. Sempre controtendenza e dotata di un ottimo fiuto per gli affari, in un mondo come quello parigino consacrato all’haute couture è lei a inaugurare una sezione della sua boutique dedicata a capi già confezionati. Proprio insieme a Chanel, infatti, Schiaparelli capisce che la formula vincente della moda del futuro sarebbe stato l’abito pronto. Ribaltando completamente le idee consolidate sul vestire, propone impermeabili da sera, abiti in materiale plastico, mantelle color rosa shocking, punto di colore che lei stessa inventa, con enormi soli ricamati in oro sulla schiena.

L’attenzione ai materiali

Elsa non limita la sua ricerca al design ma ha un occhio attento anche sui materiali: tweed, il tessuto goffrato scorza d’albero (“écorce d’arbre”) e fibre artificiali. Il concetto di abito da sera classico viene stravolto da nuovi pesi, da nuovi tessuti che mai fino a quel momento erano stati considerati per la confezione di abiti femminili. Un esempio eclatante è la sua cape de verre, una mantella in rhodophane trasparente, datata 1936. A lei si deve il merito della divulgazione della cerniera lampo assai più pratica delle sfilze di bottoncini che chiudevano gli abiti delle donne e divenuta in seguito elemento decorativo.

Le iconiche sfilate

Anticipando i tempi, Elsa utilizza la sfilata come una vetrina, uno spettacolo per i compratori. Rivoluzionaria per istinto, è la prima ad articolare le collezioni su un unico tema. Apre la serie la celebre “Stop, look and listen”, a cui seguono le collezioni “Neoclassica” (inverno 1936-37), “Farfalle” (primavera ’37), “Fondo del mare” (primavera ’38), “Il circo” (estate ’38) interamente ricamata da Lesage su disegni di Jean Cocteau, “Paganav” (autunno ’38), “Cosmica” (inverno ’38-39), “Commedia dell’arte” (primavera ’39) e “Tournures” (estate ’39).

Il rapporto con l’arte

Forte l’influsso delle sue frequentazioni artistiche soprattutto in ambiente surrealista: ispirati a Salvador Dalí nascono abiti da ballo con aragoste dipinte su organza, borse in velluto a forma di telefono, tailleur costellati da vistose labbra rosse patchwork, cappelli a forma di calamaio o di nido di gallina. Lo stile Schiaparelli si fa sempre più irriverente e folle ma mantiene un’eleganza che si può definire impeccabile.

Schiaparelli
Schiaparelli e Dalì

Per lei Marcel Vertès disegna la pubblicità del profumo Shocking (1937), divenuto famoso anche grazie al design del flacone realizzato dalla scultrice Leonor Fini, la quale si ispira alle voluttuose forme di Mae West. A Shocking segue, nel 1938, Sleeping e, nel 1939, il profumo maschile Snuff.

Il rosa shocking

Come Lanvin, Elsa è l’ideatrice di una tonalità cromatica particolare, il rosa shocking, probabilmente desunta da uno dei rosa accesi di Bérard. Il rosa shocking è presente in molte collezioni e tinta di capi ormai famosi, come la cappa Phoebus appartenente alla collezione Cosmica.

Negli anni del secondo conflitto mondiale interrompe la sua attività e si trasferisce negli Stati Uniti dove milita nella Croce Rossa Internazionale. Solo nel dopoguerra, nel 1949, apre una sartoria a New York. Ritornata a Parigi, accoglie nella sua équipe giovani promesse dello stilismo quali Hubert de Givenchy, Pierre Cardin e Philippe Venet. La silhouette femminile da lei creata, squadrata ed essenziale con spalle imbottite ben delineate, ha caratterizzato la moda internazionale fino all’avvento del New look di Dior. Prima di chiudere il suo atelier, nel 1954, redigerà le sue memorie in una brillante autobiografia intitolata Shocking Life.

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