Courrèges

Nasce a Pau, diventa ingegnere civile, ma ai progetti preferisce la moda, che comunque pare disegnata con squadra e compasso, per scoprire una silhouette geometrica e corta. Minimal chic che spopola negli anni ’60: l’essenza dell’eleganza racchiusa in abiti a trapezio, dalla gonna sopra il ginocchio che anticipa la minigonna, un’eleganza sottolineata dai contrasti, dall’incontro di due non-colori, il bianco e il nero. Gli opposti premiano la semplicità di linee diritte o leggermente scivolate, in un rigido godet a trapezio appunto. Vestiti che assomigliano ai pupazzetti di carta. Le fantasie si adeguano e prediligono righe e riquadri ripresi dall’optical art: nessun riferimento al passato, pur avendo iniziato a fare una lunga gavetta, come tagliatore, dal mitico Balenciaga, nel ’49 prima di potersi mettere in proprio con un atelier in avenue Kleber a Parigi. Anzi, il futuro è fonte di ispirazione, come lo è per Cardin e Rabanne: i suoi astronauti decollano prima che l’uomo conquisti la luna. Famosa la collezione battezzata Età spaziale: proiettata nel domani, segna l’evoluzione del gusto in un trionfo di bianco e argento, per offrire geometrie siderali, suggestioni Star Trek. Emozioni di fine millennio che Courrèges sigla oltre 30 anni prima, remake per molti suoi colleghi. Assecondano questo look gli accessori, per esempio gli stivaletti candidi e certi cappellini squadrati, in testa anche a Jackie Kennedy, first lady invidiata e imitata. È del ’73 la sua prima collezione uomo. Dal ’79, comincia a firmare occhiali, ombrelli, gioielli, camicie, mobili, linee per bambini, profumi. È fra i primi a buttarsi nel prêt-à-porter, creando la linea Couture Future, e ad avviare alleanze con i gruppi giapponesi, esperienza che segue direttamente a Tokyo per un decennio, dall’84 al ’94, anno in cui torna a occuparsi a tempo pieno della propria maison.