vivienne westwood
Brand e Fashion designer,  W

Westwood, Vivienne

Vivienne Westwood. Stilista inglese che ha rivoluzionato la storia del costume. Ha universalizzato e trasportato sulle passerelle i segni della cultura punk sviluppatasi Inghilterra agli inizi degli anni Settanta e diffusasi in tutto il mondo.

La vita privata di Vivienne Westwood

Nata a Glossop nel Derbyshire nel 1941, figlia di una coppia di operai, Dora e Gordon Swire. Viene chiamata Vivienne Isabel in omaggio all’attrice Vivienne Leigh. A 17 anni Vivienne e la sua famiglia si trasferiscono ad Harrow, nei pressi di Londra. Qui si iscrive alla Harrow School of Art, scegliendo il corso di moda e oreficeria che lascerà poco dopo per una breve esperienza nel mondo del lavoro. Riprenderà gli studi iscrivendosi a un corso di formazione per insegnanti in seguito al quale otterrà il diploma di maestra di scuola elementare. Durante gli anni scolastici dimostra il suo interesse verso la moda creando una serie di accessori che venderà al mercato di Portobello Road.

Mclaren e Westwood

Dopo un breve matrimonio con Derek Westwood, un ragazzo incontrato durante la sua esperienza di lavoro in fabbrica, inizia a frequentare la scena alternativa londinese. Si lega quindi al musicista Malcolm McLaren. McLaren è un personaggio destinato a rivoluzionare il mondo della musica commercializzando il fenomeno del punk grazie alla creazione e al management della band inglese Sex Pistols. Ma McLaren lavora anche con le band glam rock New York Dolls, Bow Wow Wow e Adam & The Ants. Nel 1968 dal loro matrimonio nasce Joseph Ferdinand, oggi mente di Agent Provocateur, marchio di lingerie.

Il tempio del punk a King’s Road

La carriera di insegnante di Vivienne continua fino al 1971 quando coinvolta nella scan-punk e portavoce del suo lifestyle apre con McLaren il primo negozio punk al mondo. Si chiama Let it Rock e si trova al numero 430 di King’s Road. Antesignana, ribelle e visionaria, vende dischi e abiti anni Cinquanta. L’apertura del negozio è l’inizio dell’universalizzazione di un fenomeno. Fenomeno che diventerà una cultura e uno stile destinati a cambiare il corso della moda e ad affascinare le giovani generazioni di tutti i tempi a seguire. Il negozio cambia diversi nomi nel corso degli anni, seguendo l’evoluzione stilistica di Vivienne. Infatti nel 1972 diventerà Too Fast To Live Too Young To Die, nel 1974 Sex, in seguito Seditionaries e infine World’s End. Ormai è luogo di pellegrinaggio per vecchi e nuovi accoliti del punk, conosciuto nel mondo per la celebre insegna con l’orologio che gira al contrario.

La prima collezione Westwood

Nel 1972 presenta ufficialmente a Londra la sua prima collezione dedicata alla subcultura rocker, alle sue icone e al suo lifestyle. Tra i primi clienti celebri l’ex Beatle Ringo Starr per il quale Vivienne inventa i costumi di scena del film That’ll Be the Day. Determinante per il suo lavoro e la sua affermazione resta tuttavia il legame sentimentale e creativo con McLaren. È con lui che nel 1974 lancia abiti di cuoio, magliette di gomma con catene e T-shirt con immagini pornografiche. Palcoscenico della provocazione è sempre la solita boutique di King’s Road.

Sex: il tempio del punk

La boutique, che in quegli anni ha preso il nome di Sex, viene chiusa con l’intervento della polizia londinese. Chiusa perché ritenuta offensiva, scandalosa e luogo di perversione. In quello stesso periodo Vivienne aiuta Malcolm che si prepara a lanciare il gruppo dei Sex Pistols. Farà di loro un fenomeno di successo internazionale. Il gruppo, infatti, diventerà icona estetico-musicale del movimento punk. Movimento nato nel disprezzo della classe medio-borghese, delle sue regole e della sua ipocrisia che combatte attraverso atteggiamenti estremi e scandalosi. Il punk definisce un linguaggio che importuna i codici di comportamento dell’establishment con segni e gesti sovversivi. Codici che la Westwood riesce a traslare perfettamente nella moda. I suoi sono abiti che vedono la tradizione sartoriale e stilistica inglese decostruita, spezzata e ricostruita in una nuova estetica.

Seditionaries

In questo periodo il negozio viene ribattezzato Seditionaries, gioco di parole tra seduzione e sedizione. “I punk sapevano che gli abiti possono essere armi di sovversione, quanto i libri e i manifesti”, scrive Giannino Malossi, ricercatore, sociologo e studioso della moda nel volume Liberi Tutti, edito da Lampi di Stampa nel 2007. E al 430 di King’s Road si vendevano infatti le divise dei nuovi anarchici e dei nuovi musicisti che presentavano le loro trascinanti, corrosive e rivoluzionarie performance al Roxy di Londra, quelli con le creste e le guance trafitte da spille da balia.

L’inno del movimento punk

L’anno in cui la coppia raggiunge la vetta della massima provocazione e popolarità è il 1977, quando i Sex Pistols incidono con l’etichetta Virgin God Save the Queen, l’album che identifica la cultura e il suono della generazione punk. E mentre Londra e l’Inghilterra festeggiano il Silver Jubilee in onore dei venticinque anni dall’incoronazione della regina Elisabetta II, i Sex Pistols incidono e pubblicano un album e un brano nel quale il massimo rappresentante della cultura, della tradizione e della storia inglesi, Sua Altezza Reale, viene definito “moron”, ovvero deficiente. L’album conquista subito le vette delle hit parade e diviene l’inno del movimento punk, fenomeno ormai mondiale, portando alla ribalta lo stile Westwood e il suo personaggio.

Vivienne Westwood

La prima sfilata Vivienne Westwood

La prima sfilata di Vivienne Westwood a Londra è del marzo 1981, con una collezione epocale, Pirate. Dalla ribellione degli anni Settanta si passa all’edonismo dei nascenti Ottanta, i suoi modelli non traggono più ispirazione soltanto dalla moda di strada e dal mondo giovanile, ma attingono alla tradizione e alla tecnica sartoriale. Lancia così il look New Romantic e i suoi abiti entrano, testimoni di uno stile e del suo talento, al Victoria & Albert Museum. Forse proprio il tramonto della ribellione punk ispira World’s End, il nuovo nome che Vivienne dà al negozio di King’s Road nel momento in cui la sua collezione da Londra si trasferisce per sfilare sulle passerelle francesi.

Una stilista inglese a Parigi

È il 1982 ed è la prima inglese dopo Mary Quant a essere accolta nel calendario del prêt-à-porter parigino. Il profilo della Westwood è cambiato, i suoi interessi maturati e divenuti più strettamente artistici. Nel 1983 propone Witches, una collezione frutto dei rapporti sempre più stretti con l’artista newyorchese Keith Haring, antesignano della graffiti art. Questa collezione segna la fine di un periodo del genio ribelle di Vivienne che nel 1985 si ritira dalla scena parigina nonostante il successo di pubblico e critica ottenuto dalla Mini Crini Collection, caratterizzata da mini crinoline e zeppe altissime, calzature piedistallo che alzano la donna da terra in maniera quasi surreale. Proprio di tali scarpe, ribattezzate platform, resta vittima in sfilata la top model Naomi Campbell che, inciampando nei tacchi vertiginosi, cade rovinosamente sulla passerella facendo parlare di sé e della designer su tutti i media internazionali.

L’andamento altalenante della carriera della stilista che rispecchia la sua creatività ribelle e la sua curiosità vorace non ne sminuiscono il prestigio e l’altissima considerazione nel mondo della moda. John Fairchild di WWD, nel volume Chic Savages pubblicato nel 1989, inserisce Vivienne Westwood come unica donna tra i migliori sei stilisti al mondo. Per i suoi fashion show tutte le top model più famose sfilano gratuitamente.

Il ritorno sulle passerelle

Vivienne Westwood torna a sfilare sulle passerelle londinesi con la collezione Harris Tweed nel 1986. Dal 1989 al 1991 alla stilista viene affidata una cattedra all’Accademia delle Arti applicate di Vienna, in qualità di docente di moda. In questo biennio matura il progetto di una collezione maschile di cui nel 1990 mostra un’anteprima a Firenze, nell’ambito di Pitti Uomo. Questi sono gli anni in cui il futuro del brand viene segnato positivamente grazie all’incontro della stilista con aziende leader dell’industria della moda italiana. Della seconda metà degli anni Novanta le aziende italiane si prenderanno carico della produzione e della distribuzione del marchio a livello internazionale.

Nel 1992 il marchio Vivienne Westwood gode di una fama tale e di un apprezzamento di critica così forte che la stessa regina Elisabetta, dimenticando l’affronto di God Save the Queen, riconosce alla stilista l’onorificenza Order of British Empire. Ma la Westwood, non smentendo le sue origini, al termine della cerimonia fa volteggiare la gonna davanti agli obiettivi dei fotografi svelando al mondo l’assenza di biancheria intima. Eppure, dalla collezione Harris Tweed del 1986 la designer sembra aver imboccato una nuova strada stilistica. Nei suoi capi, infatti, non vi è più aria di rivoluzione, non ci sono più spille da balia.

La nuova Westwood guarda al passato, in un viaggio a ritroso nella storia del costume inglese e nell’abito d’epoca settecentesco. Reinterpretazione sembra essere la keyword del nuovo corso. “Nel momento in cui mi sono accorta che l’establishment ha bisogno di opposizione”, chiarirà in seguito Westwood, “ho iniziato a ignorarlo, occupandomi di cose più importanti, quali la storia.” Crinoline, parrucche, bustini che prendono spunti dalla storia del costume del XVII e XVIII secolo e che Vivienne Westwood ripropone con determinazione. Modernizza il corsetto e il faux-cul, elementi di sartoria che sembravano ormai sepolti in un tempo lontano e segni iconici di una femminilità estrema. Ma la stilista non ha perso il suo amore per il contemporaneo e non smette di cercare nuove contaminazioni.

Collaborazioni e nuovi progetti

Nel 1993, è la prima stilista/marchio della moda a collaborare con Swatch per la realizzazione di un orologio della linea Pop che ha sul quadrante due angeli barocchi. L’anno successivo, Swatch presenta Orb, un orologio siglato dal famoso logo che riassume la filosofia Westwood: un’orbita, simbolo della tradizione, contornata da un anello satellitare, emblema del tempo che scorre e delle novità che nascono sempre dal passato.

Non a caso il logo della collezione Vivienne Westwood Man, presentata a Milano nel 1996 all’ex fabbrica Motta su invito di Nicola Trussardi, è scritto con caratteri a forma di Dolmen.

La riorganizzazione della produzione

Pur restando fedele “alla qualità della ricerca stilistica in opposizione alla quantità della confezione”, al termine degli anni Novanta Vivienne riorganizza la sua produzione. Alla Gold Label, prodotta in Inghilterra con tecniche sartoriali e presentata a Parigi, si affianca nel 1997 la Red Label, seconda linea che sfila a Londra realizzata in Italia insieme alla Man Label, dalla Italiana Staff International. Lo stesso anno debutta Anglomania, una linea di streetwear maschile e femminile confezionato e distribuito dall’italiana G.T.R. Simmetrica. Le vendite vanno molto bene e suggeriscono l’apertura di boutique monomarca tra le quali quella di Tokyo e quella in Conduit Street a Londra.

Vivienne Westwood
Fw 2011/2012

Nel ’98 Westwood entra nel mondo dei profumi con una fragranza femminile lanciata a Londra a cui seguirà quella maschile nel 2002. Sempre nel 2002, a novembre, la griffe è presente alla settimana della moda di Mosca allo State Central Concert Hall ‘Rossia’, insieme a Emilio Pucci, Julien MacDonald ed Emanuel Ungaro. Nello stesso anno viene lanciata la collezione di accessori per cani che segue le orme di maison del lusso come Hermès, Gucci e Burberry. Nonostante le tante strategie di marketing che vedono il marchio declinarsi in collezioni di scarpe, borse, gioielli, la vena artistica e provocatoria di Westwood non si esaurisce.

Le mostre

Nel 1996 la stilista partecipa alla mostra New Persona realizzata alla Stazione Leopolda nell’ambito della Biennale della Moda di Firenze e nel 1998 fa parlare nuovamente di sé per un gesto trasgressivo, a ricordare e sottolineare le sue origini di anarchica disciplinata. Durante una sfilata, infatti, un modello mima l’assunzione di droga creando un caso sui quotidiani internazionali.

Nel 2002 partecipa alla mostra London Fashion che, organizzata dal Fashion Institute of Technology di New York, prevede l’esposizione di cento modelli originali, da Mary Quant a Stella McCartney, selezionati partendo dal presupposto che “Londra è l’unica città al mondo capace di creare stili di strada che poi finiscono in passerella”. La stilista collabora anche con il gruppo austriaco Wolford per cui disegna una linea di bodysuit, maglieria e capispalla.

La politica

Nel 2005, come segnale del suo forte dissenso nei confronti dell’amministrazione Blair e Bush, Vivienne dà il suo appoggio al movimento Liberty creando delle T-shirt che recano la scritta I AM NOT A TERRORIST, please don’t arrest me.

I am not a terrorist

La situazione attuale

Vivienne Westwood è oggi uno dei marchi del lusso, le sue collezioni, prodotte in Italia e distribuite nel mondo attraverso monomarca e boutique nelle principali capitali, sfilano a Parigi la donna e l’uomo a Milano. La stilista continua a raccontare la filosofia punk attraverso le sue collezioni, che oggi hanno nomi come Propaganda, Active Resistance e Active Resistance to Propaganda, e attraverso le campagne pubblicitarie che la vedono, ultrasessantenne, interprete assieme all’attuale compagno Andreas Kronthaler.

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