Vanna

Sartoria fondata negli anni ’30 da due signore della borghesia milanese, Anna Carmeli e Manette Valente. La sede era in corso di Porta Nuova. È stata attiva anche durante il conflitto. In un reportage disegnato per la rivista Fili sulle mondanità estive milanesi in piena guerra, Brunetta, tra le altre, descrive Donina Gnecchi “in pantaloni di Vanna a righe blu e rosse svasati sui fianchi e trattenuti alle spalle da bretelle tipo tirolesi”. Natalia Aspesi nel libro Il lusso & l’autarchia (Rizzoli 1982), racconta alcune sue creazioni del 1942, all’insegna dell’arrangiarsi: “Le collane a torciglione di chicchi di legno, il mazzolino di ciliege da mettere in cima ai capelli, i nodi a farfalla di percalle cerato da mettere ai lati delle orecchie, le reti che trattengono solo i riccioli sulla nuca”. Vanna fu tra le pioniere della moda italiana nella sfilata del 12 febbraio 1951 a Firenze, sullo sfondo del salotto di Bista Giorgini a villa Torrigiani, e nelle successive passerelle all’albergo Excelsior e alla Sala Bianca di Palazzo Pitti.