Mustang

Azienda tedesca di confezioni. L’avvia Luise Hermann nel 1932, producendo tute e uniformi da lavoro che vengono in un primo tempo adottate dalla Wermacht, ma che non sono più funzionali quando, nel ’39, scoppia la guerra. La ditta chiude. Riapre faticosamente a conflitto concluso: ancora tute, ma anche camicie e vestiti. Un nuovo socio, Albert Sefranek, intuisce che i jeans, copiati da quelli delle forze d’occupazione americana, possono miracolare l’azienda. Il successo è enorme. Ormai si può anche pensare a un modello proprio e firmato: Mustang (’58). Tredici anni dopo, l’azienda si lancia nel total look, pur tenendosi bene ancorata ai jeans che esporta nella misura del 60 per cento. È un terreno in cui non ha rivali, in Germania. Nel decennio ’90, gli eredi Hermann cedono agli eredi Sefranek che, pur restando fedeli ai jeans, inaugurano una nuova strategia: una moda mirata ai giovanissimi, rockettara. Su questa nuova strada, l’azienda trova un alleato in Joop, altro marchio tedesco di successo. Sotto le bandiere del giovanilismo, Mustang finanzia Walter Van Beirendonck, per la linea W&Lt, Wild and Lethal Trash, che lo stilista belga ha inizialmente disegnato per Heaven. W&Lt, versione Mustang, è stata presentata a Parigi nel ’94 con grande uso di video e cd Rom. Ottiene la licenza per produrre e vendere le linee di Bogner Jeans.