Ente Nazionale della Moda

Fondato dal regime fascista il 31 ottobre del 1935, subito dopo l’inizio della guerra coloniale d’Abissinia, le sanzioni economiche deliberate dalla Società delle Nazioni contro l’Italia e, come risposta, il varo dell’autarchia nella produzione e nei consumi. Nasce sul poco di fatto dell’Ente Autonomo della Mostra Permanente della Moda che, fondato a Torino nel ’32, doveva stimolare tessutai, sartorie, produttori di accessori a italianizzare il guardaroba. È necessaria una maggiore determinazione. Il decreto costitutivo dell’Ente obbliga gli addetti alla moda a dichiarare la propria attività, una sorta di autocensimento, e a ottenere un marchio di “italianità di tessuto e ispirazione” per almeno il 50 per cento dei propri modelli, inviando una copia degli abiti. Il sistema risulta macchinoso e ci si accontenta di una fotografia o di un bozzetto. L’Ente ha inoltre diritto di fissare le date delle sfilate e lo farà anticipando sempre di qualche mese quelle francesi in modo da tagliare le gambe alla sudditanza delle sartorie italiane. Nel ’37, uno speciale corpo di vigilantes deve comunque cominciare a ispezionare gli atelier e ad appioppare multe sino a 2 mila lire a chi imbroglia sul numero dei modelli originali, vale a dire non comprati a Parigi e riprodotti. Nel ’39, è istituito un distintivo d’oro da assegnare alle collezioni più meritevoli per gusto italiano, “nobiltà dell’esecuzione e pregi tecnici e artistici”. Ai tessuti indiscutibilmente nazionali veniva conferito il marchio Texorit. Mentre già incombeva la guerra, l’Ente invitava a ispirarsi ai costumi regionali. La sua attività non fu totalmente vana, soprattutto per l’appoggio dato all’artigianato del merletto, della paglia, della passamaneria. Ma era capace anche di colossali fesserie, come quando, nel ’37, in piena campagna demografica, proclamò: a volte, la moda “arriva a fuorviare la vita femminile e a distrarla dai suoi scopi sacrosanti: questo accade per la moda d’importazione (…) la quale si propone di far sì che la donna appaia bella, giovane, desiderabile, ma non madre”. Presidenti dell’Ente furono il podestà di Torino Thaon di Revel, il conte Giriodi Panissera di Monastero. Direttore Generale fu Vladimiro Rossini.