Catroux

Betty. Musa e modella. Mannequin fissa nell’atelier di Yves Saint-Laurent, fin dagli anni ’50, è stata destinata a incarnare, con il suo corpo magro e nervoso, i capelli lunghi e diritti, le gambe chilometriche e le labbra sottili, la Femmina Moderna: sicura di sé, a suo agio in pantaloni, magari rubati al suo lui o a un’altra lei. Da allora è rimasta una fra le grandi amiche e sodali di Yves, accanto ad altrettante icone di riferimento: la rarefatta parigina (Loulou de La Falaise), la donna del Sud (Paloma Picasso), la “commedienne” intellettuale (Zizi Jeanmaire), la “jolie-madame” dal portamento perfetto e dagli oscuri desideri (Catherine Deneuve). A Betty, dicono, il Maestro si è ispirato per tutta la parte della produzione creativa che va sotto il nome di “masculin-feminin”: lo smoking in “grain de poudre” indossato sulla pelle nuda, il caban da marinaio in panno blu, la sahariana da esploratore in cotone kaki. Significativo che la prima collezione Saint-Laurent senza Yves Saint-Laurent, disegnata nel 2000 da Tom Ford, dopo l’acquisizione del marchio da parte del Gruppo Gucci, fosse dedicata a lei: un corteo di smoking e tailleur pantaloni, indossati da modelle bionde che al collo avevano un’orchidea come monile. Ma Betty non c’era. Fedele, com’è e com’è sempre stata, a Yves e alla sua “famiglia”.