Yves Saint Laurent
Brand e Fashion designer,  S

Saint Laurent

Saint Laurent. È una casa di moda francese fondata dallo stilista Yves Saint Laurent e dal suo partner, Pierre Bergé.

Yves Saint Laurent, stilista francese, è tra i più famosi e conosciuti creatori di moda. Nasce a Orano in Algeria (dove si era stabilita la famiglia, agiata e originaria dell’Alsazia-Lorena, per via della Guerra franco-prussiana il 1° agosto 1936. Il suo ingresso nel mondo della moda avviene nel 1957. Quando il ventunenne assistente di Dior viene chiamato a succedere al maestro, morto di infarto in un albergo di Montecatini.

Le origini del brand

La collezione Trapezio consacra il giovane designer, appena diplomato all’École de la Chambre Syndicale de la Couture di Parigi, come l’enfant prodige dell’alta moda francese. Il suo stile si distingue da quello del suo predecessore per la sicurezza del taglio sartoriale e per le linee morbide ma essenziali. Queste evidenziano la sua totale indipendenza nel panorama della moda francese e la sua marcata individualità. La collaborazione con la maison Dior dura fino al 1960, quando Saint Laurent viene chiamato a prestare il servizio militare in Algeria. È in quella circostanza che apprende dall’amico e futuro socio Pierre Bergé la triste notizia che la Christian Dior lo ha sostituito con un nuovo disegnatore. Infatti Marc Bohan ha preso il suo posto.

Yves Saint Laurent
Yves Saint Laurent.

Tornato a Parigi, decide di mettersi in proprio. Con l’aiuto di Bergé e di un finanziatore americano, J. Mack Robinson, il 20 gennaio 1962 apre ufficialmente il suo atelier al 30 bis di rue Spontini. Presenta così la prima collezione che porta il suo nome. Il successo è immediato. I suoi modelli sono acquistati dall’alta borghesia francese e dai compratori dei department store americani. Quest’ultimi gli riconoscono il pregio di una linea non troppo elaborata ma ricercata nei tessuti, mentre la stampa di settore osanna i suoi tailleur dal taglio impeccabile, ritenuti gli unici veri concorrenti dello stile Chanel.

Le collezioni successive prendono spunto dalla storia, dall’arte e dalla letteratura; testimoniano la sua passione per il mondo della cultura e, in particolare, per il teatro, per il quale realizza più volte i costumi. L’opera di Matisse (’81), i dipinti di Picasso (’79), la Pop Art (’66), persino gli scritti di Marcel Proust, che suggeriscono gli abiti in taffettà dell’inverno ’71-72, gli offrono continui temi di ispirazione. Il minimalismo e la geometria delle opere di Mondrian influenzano nel ’65 una delle collezioni più fortunate della sua carriera, caratterizzata da linee rigorose, abiti diritti di jersey e impermeabili di vinile. È un successo di vendite clamoroso. La collezione dell’autunno/inverno 1976 è dedicata ai Ballets Russes. YSL s’impone così a livello internazionale e viene definita dal New York Times, “rivoluzionaria, destinata a cambiare il corso della moda”.

La fama

L’origine esotica di Saint Laurent, gli anni di formazione trascorsi a diretto contatto con il mondo arabo sono alla base del fascino che l’Oriente esercita sul suo stile. La forza e l’abbinamento insolito dei colori, l’opulenza dei tessuti e la ricchezza dei ricami, la fantasia degli stampati e di alcuni indumenti di matrice etnica, come la giacca sahariana o la djellaba, sono segni riconoscibili della sua firma, combinati tuttavia a un grande rigore formale. E proprio sulla scia di tale rigore formale è da intendersi la propensione di Saint Laurent, come quella di Madame Chanel prima di lui, di includere nell’abbigliamento femminile tagli sartoriali e capi tratti dal guardaroba da uomo.

Nel ’66, infatti, decide di presentare in collezione uno smoking da donna. Un normalissimo, per il guardaroba maschile, completo nero, con giacca dai risvolti in raso e gonna o pantaloni (da indossare in alternativa al tradizionale abito lungo). Diventa subito un classico di ogni sua collezione.

Yves Saint Laurent
Il tailleur pantalone firmato Yves Saint Laurent.

Fragranze firmate YSL

Nel ’64 crea il profumo da donna “Y”. Il primo di una lunga serie fortunata, che comprende bestseller come “YSL Pour Homme” (’71), “Rive Gauche” (’71), “Eau Libre” (’75), “Opium” (’77) e “Kouros” (’81). Poi nel ’78 dà il proprio nome a una linea di bellezza, che permette al marchio di entrare nel mondo della cosmetica. Successivamente dal ’92, sceglie l’attrice francese Catherine Deneuve, sua affezionata cliente e musa ispiratrice fin dagli anni Sessanta, come volto immagine della campagna pubblicitaria. Saint Laurent e Bergé sono fra i primi a introdurre nel mondo dell’alta moda una politica commerciale oggi ampiamente diffusa: la costituzione nel ’66 della linea di prêt-à-porter Yves Saint Laurent Rive Gauche, distribuita in negozi gestiti in franchising.

Fin dall’inizio si propone non come un succedaneo dell’alta moda, ma come un settore di grande creatività, che immette sul mercato modelli ricercati e originali. La produzione viene affidata a C. Mendès, un’azienda specializzata nella realizzazione di capi prêt-à-porter di altre griffe, come Patou, Grès e la stessa Chanel. La scelta di avere un unico fornitore per la confezione dei prodotti, che lavori in esclusiva per il marchio, risulta un’ottima intuizione, decisamente all’avanguardia per i tempi. Il successo procura nel ’70 alla Yves Saint Laurent Rive Gauche il primato dell’esportazione nella moda pronta femminile di lusso.

Nel dicembre ’82, il settore si espande con la creazione di una seconda linea, Variation. La sede di rue Spontini risulta a questo punto insufficiente in quanto a capienza e per questo motivo la boutique viene spostata in avenue Marceau al numero 5. Intanto i musei di tutto il mondo, dal Metropolitan di New York nell’83 al Musée des Arts de la Mode et du Textile a Parigi nell’86, passando per il Sezon Museum of Modern Art a Tokyo nel ’90 e il Musée de la Mode di Marsiglia nel ’94, dedicano mostre retrospettive allo stilista e celebrano la sua creatività come uno dei massimi contributi alla storia della moda. Il gruppo nel 1989 viene quotato alla Borsa di Parigi.

Il nuovo millennio

Nel gennaio del 2000, il gruppo Gucci acquista i marchi Yves Saint Laurent Rive Gauche e YSL Beauté. Di comune accordo con il Maestro, nomina Tom Ford direttore creativo della linea prêt-à-porter. Nei due anni precedenti era stato un giovane Alber Elbaz a occuparsene. A distanza di due anni esatti (gennaio 2002), sulla passerella del Centre Pompidou di Parigi, Yves Saint Laurent esce definitivamente di scena con una strepitosa sfilata retrospettiva corredata da 300 modelli che hanno fatto la storia della Maison. La commozione in sala è altissima.

Sul finale Catherine Deneuve canta per il suo amico di sempre “Ma plus belle histoire d’amour c’est vous, e per finire” Yves legge una lunga e personalissima lettera d’addio. Racconta la sua storia, il suo percorso, l’amore e l’impegno profusi nel lavoro di tutti gli anni passati creando e inventando stili, mode, abiti e gioielli per coloro che sono da sempre la sua più grande fonte d’ispirazione: le donne. Nel dicembre dello stesso anno apre a Milano il nuovo Yves Saint Laurent Rive Gauche. Con i suoi 850 metri quadrati di superficie di vendita, diventa il più grande store europeo della nota griffe francese.

Lo spazio al 27 di via Montenapoleone (ex Gucci) sostituisce quello di via Verri 8, dove invece subentra il negozio Alexander McQueen. Sempre in dicembre, Saint Laurent e Pierre Bergé ottengono il riconoscimento di utilità pubblica per la loro fondazione (la Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent), che da quel momento in poi occupa l’immobile di avenue Marceau. Lo stilista così si concentra solo sulle attività della Fondazione. Qui sono conservati circa 5000 abiti e 15.000 oggetti delle collezioni private Saint Laurent. Invece Bergé si impegna nell’istituire borse di studio per i giovani talenti e organizza mostre legate alla moda e agli artisti contemporanei. Dopo una lunga malattia, un tumore al cervello, lo stilista si spegne nella sua casa di Parigi, all’età di 72 anni. Le sue ceneri sono conservate nel Giardino Majorelle di Marrakech in Marocco, villa appartenuta al celebre artista francese e in seguito acquistata e ristrutturata da Yves.

Yves Saint Laurent
I giardini Majorelle di Marrakech.

Yves Saint Laurent oggi

Oggi il marchio fa ancora parte del gruppo Gucci, che a sua volta fa capo alla holding del magnate francese François-Henri Pinault, la PPR (Pinault-Printemps-Redoute), e vede in qualità di direttore artistico lo stilista Stefano Pilati, subentrato nel 2004 al texano Tom Ford. Al pari di Chanel, Saint Laurent ha creato uno stile unico, per decenni simbolo dell’eleganza più raffinata, moderna e innovativa. Per primo, negli anni Sessanta, ha capito che l’alta moda poteva trarre ispirazione dalla strada e non essere soltanto una realtà autoreferenziale, un mondo chiuso in se stesso senza rapporti con la realtà. Ha fatto tutto o quasi tutto prima degli altri.

Sua l’intuizione di trasferire alcuni capi del guardaroba maschile in quello femminile. Il blazer, la Sahariana, lo Smoking, il trench, il giubbotto di pelle, il tailleur pantaloni. Sua la dirompente carica di vitalità abbinata a una divorante passione per l’arte che gli ha fatto fare omaggi estrosi ai maestri della pittura del Novecento, da Picasso a Andy Warhol, da Matisse a Braque, da Mondrian a David Hockney, quando il binomio arte-moda non era ancora una trovata scontata, un luogo comune da passerella “colta”; sue, ancora per primo, le commistioni etniche e folcloristiche con le quali ha arricchito gran parte delle proprie collezioni di suggestioni che gli venivano di volta in volta dall’Africa, dalla Spagna, dall’India, dal Marocco e dalla Russia.

Della sua vita, ha detto: “Ho conosciuto quei falsi amici che sono i tranquillanti e le droghe, la prigione della depressione e delle cliniche. Faccio parte di quella che Marcel Proust chiama: ‘La magnifica e lamentosa famiglia dei nevrotici’”.

E queste le parole della famosa epistola letta in occasione del suo abbandono delle passerelle.

Credo di non aver mai tradito il ragazzo che mostrava i suoi schizzi a Christian Dior con il massimo della trepidazione. Ho vissuto per questo mestiere, l’ho sempre amato e rispettato fino in fondo; la moda non è un’arte ma ha bisogno di un artista per esistere, gli abiti sono sicuramente meno importanti di musica, architettura e pittura, ma era ciò che sapevo fare e che ho fatto, forse, partecipando alle trasformazioni della mia epoca. Oggi non si lavora più solo per rendere le donne più belle ma anche per rassicurarle. In molti soddisfano i fantasmi del loro ego attraverso la moda. Invece io ho sempre voluto mettermi al servizio delle donne, servire i loro corpi, i loro gesti, le loro stesse vite.

Per YSL hanno sfilato modelle del calibro di Naomi Campbell e Kaia Gerber, passando da Rianne Von Rompaey e Anok Yai.

Dal 2016 Anthony Vaccarello è il creative director della maison.

Yves Saint Laurent
Anthony Vaccarello.

Leggi anche:

Il genio della moda, Yves Saint Laurent, in mostra a Lione

Arriva nelle sale francesi il documentario “Celebration” che ripercorre la vita di Yves Saint Laurent