Calze

Nate unicamente per proteggersi dal freddo, hanno subito nei secoli varie trasformazioni. Un’idea assai vaga di calza risale a 7 secoli avanti Cristo: gli Sciiti portavano una specie di gambali di tela con suola di cuoio. A partire dall’anno mille, la calza si diffonde dalla Mesopotamia in tutto il medioriente e in Europa. All’inizio sono ancora di stoffa, poi realizzate a mano con i ferri. Solo nel XVI secolo, quando in Inghilterra William Loce inventa la macchina per fare la maglia, inizia l’era delle calze vere e proprie. In seta le più raffinate, in lana quelle più grossolane. L’uso delle culotte fino alla rivoluzione francese le rende un elemento ben visibile dell’abbigliamento maschile. L’avvento dei pantaloni, all’inizio dell’800, le nasconde e perdono di importanza. Ben diversa l’evoluzione in campo femminile. Dal ‘700 in poi, si evolvono in varie fogge, spesso colorate, ricamate, con à jour e entredeux, in pizzo o in merletti preziosi. All’inizio del ‘900, accorciandosi le gonne, le calze sempre più in evidenza diventano un elemento formale importante, molto sottili, di seta naturale (si smagliavano spesso e le donne bloccavano la smagliatura passandovi sopra un dito inumidito di saliva) o artificiale. L’arrivo del nylon, dopo la prima guerra mondiale, è una vera e propria rivoluzione: nel 1937 l’americano W.H. Canothers, inventore del filo di naylon deposita il suo brevetto e le calze di questo materiale soppiantano quelle più care di seta: iniziano a essere prodotte industrialmente verso il 1940. Arrivano in Europa al seguito degli alleati alla fine della guerra. Le prime erano in color carne naturale, con un diverso spessore classificato secondo i “denari” (unità di misura ancora oggi usata per definire il peso della seta e del nylon), la cucitura centrale dietro e la staffa sulla caviglia. L’evoluzione tecnologica ha poi permesso di eliminare la cucitura, realizzando una calza in un unico pezzo, perfettamente aderente e sufficientemente elastica. Negli anni ’60, l’avvento del collant, comodissimo e pratico, elimina quasi del tutto la calza singola, e quindi anche quei simboli di grande seduzione che erano la guêpière, il reggicalze o la giarrettiera. Entrato nell’abbigliamento quotidiano il collant diventa un vero e proprio fenomeno di moda. Il revival della minigonna verso gli anni ’80, riporta in auge la calza, simbolo di una nuova, ritrovata femminilità, anche nella versione autoreggente, con alti bordi ricamati o di pizzo, velatissima e nera. Non c’è più freno alla fantasia della moda che così modifica anche l’aspetto delle gambe: nei vari revival, si alternano le calze di cotone pesante, in tinta unita o chiné, lanciate per primo da Pierre Mantoux, le calze in microfibra, quelle a maglie dorate o d’argento, le bianche opache genere infermiera. Nel terzo millennio, troviamo le classiche rétro, leggerissime e trasparenti, spesso con la riga nera, motivi a baguette, monogrammi e loghi, come la doppia C di Chanel a contrasto su fondo chiaro. E poi le calze di pizzo, più o meno disegnate, e quelle a rete, molto fitta e minuscola ma anche a maglie così esagerate da assomigliare alla rete dei pescatori. Ritornano i collant degli anni ’60, in colori vivaci e fluorescenti, dal rosa shocking al verde mela, al rosso-arancio, al bluette, oppure calze fantasia, a strisce orizzontali multicolor, a classici rombi argyle, o negli scozzesi dei tartan. Resta comunque sempre un must la calza velatissima, trasparente e invisibile: come non averla. Tra le marche tradizionali, oltre a Pierre Mantoux e Philippe Matignon, troviamo Pompea, New York, Worlford, Oroblù, SiSi e Omsa.