Prandoni

Giovan Battista Rosti, all’inizio del secolo, rilevò la piccola sartoria da uomo Prandoni, fondata a Milano fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, mantenendo sempre però lo stesso nome. Divenne famosa per aver confezionato abiti a Giacomo Puccini, che amava in modo particolare i rever dei paltò in pelliccia, ad Arturo Toscanini, all’aristocrazia dell’epoca, alla Casa Reale e al duca di Bergamo. Rosti si sposò due volte. Dalla prima moglie ebbe i figli Angelo e Ugo, mentre dalla seconda Gianfranco Carlo e Fortunato. Angelo Rosti, che si occupava maggiormente della sartoria, ebbe tra i suoi clienti, negli anni ’20, Guglielmo Marconi e Gabriele D’Annunzio che spesso pagava con difficoltà. Nel 1925 la sartoria ebbe una tale fama che da 20 i tagliatori diventarono 200 e da azienda di tipo familiare divenne una vera e propria industria. A Milano, la sede era in piazza san Fedele, dove ora si trova la Banca Nazionale del Lavoro e dove un tempo c’era il teatro Manzoni, il teatro del capocomico regista Virgilio Talli, che fu sbriciolato dai bombardamenti dell’agosto ’43. Dopo la guerra, Prandoni si trasferì in piazza Belgioioso. Per i clienti più importanti, veniva realizzato un manichino ad hoc. Vi era una sede della Prandoni anche a Genova. Inoltre, la sartoria rappresentava la famosa colonia inglese Yardley. Lo stile Prandoni era particolarmente militare e rigido, con spalle squadrate e la vita ben segnata, soprattutto per quanto riguarda i paltò, ben avvitati e che scendevano poi a cloche. Verso il 1960, la sartoria chiuse.