Piedi

La regina Vittoria d’Inghilterra non li avrebbe mai nominati. Del resto, erano accuratamente invisibili sotto le grandi gonne. Al contrario, in tempi recenti, una giovane sposa dai capelli rossi, appena appena transfuga da un palazzo di quella stessa corte regale, riconduceva il piede — a specchio naturalmente d’una mise opportuna — su quegli erotici e chiari sentieri che l’avevano reso oggetto, associato alla moda della calzatura, d’uno dei più resistenti tabù feticistici. Madame Récamier, la raffinata, colta amica di de Chateaubriand, dall’eleganza perfetta, mollemente adagiata in lieve abito bianco sulla dormeuse, ha i piedi nudi. In questa stessa posizione, nell’800, la giovane signora un po’ annoiata e molto maliziosa, con uno di quegli abiti da casa che rendevano tuttavia possibile ricevere gli amici, poteva del piede evocare tutta la carica erotica lanciando per aria ora una, ora l’altra pantofolina per riafferrarla al volo agganciandola con la punta dell’alluce, reinfilarla e ricominciare. Questa tecnica seduttiva, consigliata dai manuali dell’arte del piacere, non ha mai fatto breccia fra le donne cinesi che, fino a tempi non così lontani, non avrebbero né desiderato, né potuto metterla in pratica: i loro piedi erano serrati da bende impossibili per renderli piccolissimi e graziosi a vederli, però nascosti nel loro orrore e nudi mai. Sul piede piccolo, reso ancora più minuto da stivaletti attillati, sono d’accordo signore e signori per quasi tutto il ‘900, con la quasi sola eccezione dell’interesse per quelli grandi di Greta Garbo. Questo canone naufraga nelle piatte, masochistiche scarpone delle cresciutissime ragazze fine secolo: intuitivamente devono avere numeri di piede che forse al tempo della crinolina non raggiungevano neanche gli uomini. Ma, ormai detronizzato da tutto quell’avvampato interesse ottocentesco, il piede nudo non l’offrono nemmeno i sandali (l’ultima moda li accompagna alle calze), in clima di ginniche calzature o ciabatte cinesi, sul far dell’estate.