Paquin

Casa di moda francese che, aperta nell’ultimo scorcio dell’800 (1891), ebbe il suo massimo fulgore nei primi vent’anni del ‘900, pur rimanendo attiva, con diversi mutamenti nella direzione artistica, fino al ’56. Fondatrice e sarta della maison fu Jeanne Beckers (1869-1936), la prima donna, a un secolo di distanza dalla famosa Rose Bertin, a raggiungere, nella moda francese, un successo pari a quello dei grandi sarti come Worth. Il suo atelier parigino in rue de la Paix si chiamò Paquin dal soprannome di Isadore Jacobs, il marito, esperto uomo d’affari e suo consigliere. Donna di rara eleganza, Jeanne mise a punto le tecniche del mestiere apprese nella Maison Rouff, esprimendo fin dagli inizi — per la perfezione dei particolari, la sensibilità nella scelta e nell’accostamento dei tessuti, la raffinatezza speciale nell’incrostazione del pizzo — una personalità audace e grandiosa, uno stile deciso come la celebre sfumatura del rosso Paquin. Fu antesignana sia della pubblicità, in un’epoca in cui era di là da venire, sia della promozione, con manifesti nei teatri e drappelli di indossatrici inviati là dove poteva esserci un pubblico elitario. Dopo appena cinque anni di lavoro, la Maison Paquin, annettendo soci inglesi, si trasferiva a Londra, pur tenendo un piede in rue de la Paix. Nessuna meraviglia se proprio a Jeanne Paquin venne affidata la presidenza del settore moda nell’Esposizione Universale del 1900 a Parigi: ormai erano famosi i suoi risplendenti abiti da sera tutti oro e argento, i suoi tailleur di saia blu. All’esposizione non presentò soltanto le sue creazioni, ma se stessa, in un manichino intarsiato d’argento che la ritraeva seduta, al suo tavolo di stilista e di manager. Ma se, cosciente del successo e dell’alto rispetto di cui era circondata, non rinunciava certo a valorizzarsi, non rallentò per nulla la sua ricerca, alleandosi con artisti come Léon Bakst, il costumista dei Balletti Russi di Diaghilev, George Lepape e Paul Iribe di cui realizzò i magnifici figurini. Memorie di paesi lontani, passione per le giapponeserie ispirano le sue collezioni ricche e moderne, anche quando rilancia la linea Impero (1907), crea il mantello kimono e rinnova il tailleur con la gonna plissé resa adatta anche all’uso della metropolitana. Quando apre una succursale della maison a New York, la dedica esclusivamente alla pelliccia, altra freccia al suo arco. Mentre si moltiplicano le nuovi sedi dalla Spagna all’Argentina, inventa la crociera dell’eleganza per presentare nelle più grandi città dell’America Latina il complesso delle proprie creazioni. Il che non le impedirà di presiedere (’17-19), la Chambre Syndicale de la Haute Couture. All’improvviso, a 50 anni, si ritira. La maison, nel tempo, avrà a dirigerla stilisti diversi: da Madeleine Wallis, specialista della pelliccia, alla spagnola Ana de Pombo di cui (’36), ormai scomparsa Madame Paquin, furono ammiratissimi gli abiti alla VelÄzquez, da un altro spagnolo Antonio Canovas de Castillo (’42) a Colette Massignac. Dopo un certo rilancio della maison (’49) a opera di un giovane basco, Lou Claverie, Paquin, nonostante l’annessione della casa Worth, chiude definitivamente l’attività. Era il ’56.