Ravers

In tempi di adesione a un sistema di bisogni esagerati, come il fenomeno delle fashion-victims sembra indicare, i Ravers, per quanto generica sia l’etichetta, rappresentano un importante punto di inversione di tendenza. Tra l’inverno 1987 e la successiva estate, si nota come prende piede uno stile volutamente anti-fashion, in luogo degli elaborati stili fino ad allora perseguiti. Al posto di una ridda di griffe, semplici T-shirt, acconciature a bigodini e il timido inizio del piercing, di cui l’embrione è il non infrequente uso di scheggiarsi i denti. Ne è complice l’esplosione di fenomeni come i raver-parties (spesso illegali), in magazzini industriali prima e all’aperto poi, e l’affermarsi di un’ondata di musica definita Balearic (un misto di Acid house, techno, afro e funk) proposta in discoteche come l’Amnesia, il Glory’s e lo Space di Ibiza, allora all’apice della Movida Spagnola. Conseguente è la voglia di riproporre al rientro dalle vacanze l’atmosfera e l’euforia di quella estate ’88, generando un fenomeno collettivo che ancora persiste e ha il suo centro nella danza estenuante più che nell’abbigliamento.