Pizzi

Pier Luigi (1930). Costumista, scenografo e regista teatrale. Ha messo stupendamente in scena il lavoro di Emilio Pucci nella mostra retrospettiva che la Biennale di Firenze gli ha dedicato nella sua prima edizione (settembre-dicembre 1996). Ha allestito per Pitti Immagine la mostra La regola estrosa. Milanese, ha debuttato nel ’51 lavorando per lo Stabile di Genova. Un felice sodalizio lo ha legato alla Compagnia dei Giovani di Giorgio De Lullo e Romolo Valli, per la quale ha realizzato visivamente gran parte degli spettacoli. Enorme, per mole e qualità, è il suo impegno nella lirica. Fra le innumerevoli opere: venti alla Scala, dal Signor Bruschino di Rossini (’57) all’Armide di Gluck (’96) e al Cappello di paglia di Firenze di Nino Rota (’98); l’Alceste di Gluck per il Maggio Musicale di Firenze nel ’66; Tancredi (’82), Mosè in Egitto (’83), Comte Ory (’84), Maometto II (’85) e Guglielmo Tell (’96) di Rossini al Festival di Spoleto; I Troiani di Berlioz per l’inaugurazione dell’Opéra Bastille di Parigi. Di lui il sarto teatrale Umberto Tirelli, a lungo suo collaboratore, ha scritto: “Ha un sesto senso nell’intuire la resa di un materiale, nell’afferrare le idee e i suggerimenti che gli vengono dalla vita di tutti i giorni, dall’ultima moda come dal profondo passato. Capta tutto dalla prospettiva teatrale. Quante volte la mia sartoria è diventata il suo laboratorio di sperimentazione: la fiamma ossidrica invece delle forbici; la plastica colata in calchi di gesso, invecchiata con bruciature alla Burri e decorata con gli addobbi dell’albero di Natale; il nailon a tre strati; il mollettone, il cencio di nonna dei tappezzieri; le tele gommate. Uno scatenamento della fantasia, dell’invenzione, dell’ardimento che spesso hanno influenzato o anticipato la moda”.