Petit Bateau

Marchio e azienda francese di biancheria intima per bambini. Negli anni ’90, produce anche per ragazzi e ragazze dai 12 ai 18 anni. Tutto parte da una “petite culotte” in cotone bianco che nel 1893 Pierre Vaton di Troyes inventa con un colpo di forbici ai mutandoni dei suoi 13 figli. Nasce un impero che, propagandato dalla “poupée Marinette”, regge sino agli anni ’70 del ‘900, quando la concorrenza mette alle strette l’azienda, la porta sull’orlo del fallimento da cui si salva solo grazie al Gruppo cosmetico bretone Yves Rocher che, dopo un anno disastroso, il 1988, la rilancia, con una strategia pubblicitaria (campagne affidate a Sarah Moon) e di comunicazione che svecchia l’immagine del prodotto. Nel ’94, Lagerfeld per Chanel manda in passerella le mannequin, con alla testa Claudia Schiffer, strette nelle T-shirt Petit Bateau. Da quel momento anche le madri indossano quelle magliette taglia 12, 16, 18 anni. Il ritrovato e moltiplicato successo sta in queste cifre: 1800 dipendenti; 100 negozi monomarca in Francia e nel mondo; 25 milioni di T-shirt, mutande e altri capi in cotone prodotti in Francia (2 fabbriche), in Tunisia e in Marocco. Il 2001 si chiude con un fatturato che sfiora i 166 milioni di euro, e il giro d’affari è in costante aumento. Negli anni successivi prosegue l’espansione della rete retail, con l’ampliamento della distribuzione e nuove aperture monomarca: nel 2002 si apre il decimo monomarca italiano, che si aggiunge ai 103 presenti in Francia e agli oltre 5000 rivenditori. Nel 2005 Stéphane Bianchi subentra a Guy Flamant come general manager del marchio: nel 2006 prende avvio una ristrutturazione della rete di vendita basata sul concept di “Comme à la maison”, che passerà per la ristrutturazione delle 80 boutique attive in 25 Paesi. L’Italia si attesta in questi anni come secondo mercato più importante, dopo la Francia. Con un fatturato di 24 milioni di euro nel 2007, il nostro paese contribuisce per il 10% alle entrate complessive del gruppo.