Manicotto

Accessorio utile a riscaldare le mani e specchio d’eleganza a cominciare dal ‘400. In tessuto, in velluto è foderato in pelliccia d’agnello. A Venezia si afferma nel manicotto il contrasto fra il velluto con il pelo di lupo, indicato come “manezza”. Ha in genere la forma d’uno sdraiato cilindro con le due aperture alle basi per infilare le mani. A Milano era chiamato “guantino”. Nel ‘700, Eleonora di Toledo ne aveva uno in ermellino con i codini in vista. Fornito di tasche interne il manicotto è ancora in auge nell’800. Alla fine di quel secolo, richiama nel colore il boa: rotondo si orna della testina dell’animale della pelliccia usata e ne lascia dondolare le zampine. Talvolta porta appuntato un mazzetto di fiori freschi. Negli inverni miti, era in uso nella Belle Époque un manicotto detto di fantasia, in velluto o seta imbottito ma non di pelliccia e arricchito di ricami. Scomparso con l’affermarsi della borsetta, è tuttavia ritornato di recente nella moda, che tanto spesso guarda al passato.