Hip-hop

Moda urbana nata nei ghetti afroamericani di New York sull’onda del movimento musicale e artistico. La prima espressione si palesò, alla fine degli anni ’70, nel South Bronx in concomitanza ad altre quattro componenti della cultura hip-hop: i graffiti, il rap, la breakdance e DJing. In principio, non si pose come un trend, ma come la manifestazione di un nuovo punto di vista opposto alla disco music e i suoi miti, come una via alternativa alle gang, un modo positivo per rimanere in contatto con la strada, la comunità e lo spirito day-to-day degli afroamericani. Gli elementi di stile fondamentali erano: le scarpe da ginnastica Puma con le stringhe slacciate, i cappelli della marca Kangol, pesanti gioielli d’oro e abiti larghi. I colori accesi dei vestiti riflettevano gli elementi cromatici dei graffiti che spuntavano sui muri di tutta la città. I pantaloni fuori misura e le scarpe slegate erano perfetti per eseguire le acrobazie della breakdance. La fama internazionale conquistata in seguito dai rapper contribuì a introdurre questo stile nelle masse e l’industria della moda cominciò a intravedere una possibilità di profitto. Aziende di nicchia, come Cross Color e Karl Kani, conobbero un successo senza precedenti. Un nome importante, Tommy Hilfiger, pur lontano dallo spirito hip-hop, ne cavalcò l’onda diventando il più importante stilista-divulgatore del genere. Oggi tra i maggiori marchi produttori ci sono Fubu, Pelle Pelle, Avirex, Rocawear, J.Lo, Ecko Red, Mecca.