Fin.Part

Holding che compete nel Made in Italy, quotata alla Borsa di Milano. Il Gruppo possiede i marchi Cerruti 1881, Cerruti Jeans, Henry Cotton’s, Marina Yachting, Frette, Moncler, Maska e Boggi. Il 2002 si chiude con un fatturato di 458,2 milioni di euro, segnando una crescita dell’8,3 per cento rispetto all’anno precedente; il reddito operativo è pari a 2,6 milioni di euro, mentre il risultato netto di gruppo è meno 64,2 milioni di euro (meno 37 miloni nel 2001). Tale performance negativa è determinata da una pessima posizione finanziaria netta (meno 402,3 milioni di euro) che ha destato l’attenzione della Consob, l’organo di controllo delle società quotate in Borsa. Fin.Part paga la scelta di aver formato un gruppo utilizzando, prevalentemente, fonti di finanziamento esterne alla vigilia della crisi macroeconomica dei primi anni del 2000, che ha coinvolto anche il settore dell’abbigliamento. Fin.Part si è trasformata, in pochi anni, da società di gestione di alberghi (fino al 2000 il core business del gruppo era rappresentato dalle attività alberghiere: Bonaparte Hotel Group), in un gruppo multibrand del lusso. Una campagna acquisizioni che ha accumulato debiti a scapito della redditività. A fronte di questa situazione, Gianluigi Facchini, presidente e amministratore delegato del gruppo, ha dato le dimissioni. Il suo posto è occupato da Ubaldo Livolsi, consulente finanziario ed ex manager di Fininvest. A lui la guida del turnaround del gruppo. Il Business Plan, approvato dalle banche, contempla la concentrazione sull’abbigliamento prêt-à-porter uomo e donna e sullo sportswear, la cessione delle residue attività immobiliari e quelle non strategiche; infine, un aumento di capitale. I primi due mesi del 2003 hanno visto i ricavi crescere del 7,9 per cento. (Dario Golizia) &Quad;Nell’ottobre del 2005 il gruppo fallisce, un crac finanziario di considerevoli dimensioni per una società quotata in Borsa: bancarotta di oltre 500 milioni di euro. La vicenda, non ancora conclusa dal punto di vista giudiziario per i responsabili, è ascrivibile all’elenco ormai tristemente noto dei clamorosi fallimenti della storia finanziaria italiana degli ultimi anni.