Viktor & Rolf

Marchio degli stilisti olandesi Viktor Horsting e Rolf Snoeren, nati entrambi nel 1969 nel Sud dei Paesi Bassi, quella stessa Olanda che ha regalato tanti movimenti culturali “eversivi” alle espressioni creative di oggi. Per loro, si può parlare di alleanza fra la couture e l’arte concettuale. Si incontrano ancora studenti nella sezione moda della Accademia di Arnhem, dove si diplomano nel 1992. L’anno successivo nasce la loro prima collezione, Viktor & Rolf, dovuta a “una decisione artistica, non pratica”, e vincono il concorso del Festival International Créateurs d’Hyères. Da allora proseguono un cursus honorum che rifiuta ogni compromesso con la realtà commerciale. Al contrario di molti colleghi “ufficiali”, preferiscono essere presenti, con i loro abiti-installazione (“La moda deve poter essere tutto ma non utile”, proclamano all’unisono i due, tacciati di antifemminismo e di contro-modernità) prima in gallerie d’arte e poi sulla passerella. Dopo un primo assaggio in Francia, con la collezione autunno-inverno ’98-’99, a base di cappotti e abiti ritagliati in veri Pucci e Dior d’annata, debuttano sempre a Parigi con la loro collezione couture per l’estate 1999. La modella Maggie Rizer viene da loro ricoperta, in un happening lungo dieci abiti, da creazioni sovrapposte l’una sull’altra, sempre più ricamate e ingombranti, finché le vengono fatti indossare settanta chili tra vestiti e ricami per una figura femminile che nulla ha più di umano: è solo sogno, icona, Madonna più laicamente chic. Discussi per la loro visione del vestire così antica da essere trasgressiva e d’avanguardia, sono coccolati da riviste come Visionaire. Lavorano su una meta-moda: una moda cioè che riflette su se stessa e sui suoi sistemi di comunicazione e di fascinazione. Da un lato, il duo opera con puntiglio certosino su abiti-scultura dalle proporzioni sbagliate (colli “troppo alti”, accumulo di ornamenti con collane fatte di decorazioni natalizie, gonne abnormi che impediscono il movimento, maniche esageratamente voluminose, gonne eccessive, jabot afflitti da gigantismo) ma realizzati con assoluta perizia sartoriale. Dall’altro, operano sulla lezione di Duchamp e dei suoi “ready made”, creando nel ’96 un profumo “virtuale”, che non esiste se non in flacone (vuoto), che è a sua volta una parodia di quello del mitico Chanel Nú 5. Ne vendono centinaia di pezzi. Il risultato oggi? Una vera collezione di prêt-à-porter per l’estate 2000, presentata a New York, che destabilizza l’American Dream con tailleur e giacche sartoriali ed esuberanti stampati a stelle e strisce; la committenza delle divise del personale del Central Museum di Utrecht (realizzate sobriamente in denim cucito a mano); la definitiva consacrazione a Parigi della loro linea couture, che verrà inclusa nel calendario ufficiale. Nel gennaio 2003, nasce la linea uomo.Nel 2005 Viktor & Rolf scelgono Milano per l’apertura del primo monomarca al mondo. La boutique diviene paradigma della visione artistica del duo. Nata dalla collaborazione con l’architetto Siebe Tettero, si presenta letteralmente capovolta: sul soffitto è posato il parquet, il lampadario di cristallo nasce dal pavimento, mentre archi e colonne sono tutti “sotto-sopra”. Nello stesso anno, viene lanciata anche la prima fragranza: si tratta di Flowerbomb, prodotta su licenza da L’Oréal. Nel 2008 gli stilisti annunciano una partnership di lungo corso con Only The Brave di Renzo Rosso: il gruppo veneto si impegna in un lungimirante progetto di sviluppo del marchio, e ne acquisisce la quota di maggioranza.