Menkes

Suzy (1943). Giornalista inglese dell’International Herald Tribune. È nata a Beaconsfield in Inghilterra. Sa dare giudizi feroci: ha avuto “querelle” con alcuni stilisti e grandi holding del settore che, alle successive collezioni, l’hanno lasciata fuori dalla porta, ma lei non se ne è mai crucciata forte del suo diritto di critica. Certo, la sua approvazione favorisce la fortuna di una sfilata, che non comincia fino a quando non arriva. Si siede nella prima fila di rigore: spesso comincia a scrivere l’articolo sul portatile ed è capace di finirlo magari sul sedile del taxi che la riporta in albergo. Inconfondibile presenza, sottolineata dalle amate giacche vintage, soprattutto dalla curiosa acconciatura che raccoglie i capelli in una sorta di ciuffo ripiegato all’indietro: una specie di “banana” come si usava per i bambini, anni fa. Leggendaria è la sua incorruttibilità e si dice nell’ambiente che accetti dalle grandi case di moda solo fiori e cioccolatini, rimandando al mittente, gli omaggi troppo costosi. “Alterno buoni a cattivi giudizi, tutto dipende dalla collezione”, ha sempre dichiarato a proposito dei suoi articoli. Amica personale di molti stilisti, non si lascia influenzare né intimorire da nessuno. Christian Lacroix di lei ha raccontato: “Alle volte sento che è più severa con me proprio perché abbiamo una nostra complicità”. Il suo stile asciutto ha fatto scuola perché si basa sul legame tra la moda e gli avvenimenti politico-culturali e di costume. Questa sua visione è frutto non solo della sua personalità ma anche di una laurea in Storia e Letteratura Inglese all’università di Cambridge (1963-66) dove ha conseguito un Bachelor of Arts e successivamente un Master. Ha diretto Varsity, il giornale studentesco dell’ateneo. Ha ottime conoscenze di stilismo per aver studiato anche a Parigi all’École Guerre La Vigne che poi divenne la Chambre Syndicale de la Couture Parisienne. Qui imparò a realizzare schizzi e tele. Il “coup de foudre” è arrivato quando ha avuto occasione di assistere a una sfilata di Nina Ricci, rimanendone affascinata. Ha cominciato la carriera giornalistica a Londra. È stata “junior reporter” al Times di Londra dal 1966 al 1969, ha poi lavorato all’‡Evening Standard come redattrice di moda (1966-1977), al Daily Express (dal 1977-79), di nuovo al Times come caporedattrice di Moda (1979-1987). È passata poi brevemente all’Indipendent (1987-1988). Approda all’Herald Tribune, come successore di due miti, Hebe Dorsey ed Eugenia Sheppard. Stakanovista, si dice che assista a circa 600 collezioni l’anno nel mondo. Per la sua franchezza critica, è stata soprannominata “Samurai Suzy”. Vedova di un giornalista di politica estera, David Spanier, ha tre figli e si divide tra Londra, Parigi e la sua casa di campagna nell’Ardèche. Ha scritto e pubblicato The Windsor Style, un tributo all’eleganza del mancato re Edoardo e di sua moglie Wally Simpson. Per oltre 200 pagine è come curiosare nel guardaroba della celebre coppia e nei cofanetti dei gioielli che furono la vera debolezza della duchessa.