Della Spiga

(via). Lato destro o sinistro del milanese “quadrilatero della moda”, a seconda se lo si guarda da via Manzoni o da corso Venezia. Guido Lopez e Silvestro Severgnini, nella loro guida Milano in mano (Mursia), scrivono: “Nell’anteguerra, era una delle più quiete e amabili contrade del centro: era una sorta di retrobottega, ordinato e pulitissimo, a servizio dei palazzi con fronte e giardino sul Naviglio. Ci si andava per acquisti di pane, frutta, verdura, di chiodi e lampadine, passamaneria”. Pulitissima e ordinata lo è ancora, perché un’associazione provvede alla sua cura e un pensionato, affidandosi alla generosità degli associati, lavora di scopa e stracci. Ma è un lontano ricordo il suo carattere paesano, familiare. Dentro vi è esplosa la moda, con qualche anno di anticipo rispetto a via Sant’Andrea perché fu in via della Spiga che, nel decennio ’60, aprirono le prime boutique di tendenza: Cose, Adriana e Dorothée Bis. Vi è esplosa, sbaraccando, fra l’altro, un botteghino del lotto, una minuscola pasticceria, Beneggi (negozio di cani, gatti, scimmiette e luogo mitico per la toilettatura di barboncini e bassotti), un ortolano, due cartolerie, la merceria Magugliani, Giuseppina (una botteguccia di biancheria intima), le panetterie Guffanti e Sironi, una macelleria, la Drogheria Centrale, una polleria, recentemente la libreria Garzanti che, ultimo presidio della cultura nella via dove 70 anni fa nacque la Fiera Letteraria, è stata successivamente riaperta, sempre al numero 30 ma nella piazzetta interna creata dai lavori di restauro del palazzo. Del passato, hanno resistito solo la salumeria Armandola e la scuola elementare meglio frequentata della città. L’invasione, qui, è stata totale e anche sgomitante fra i conquistatori.