Poiret

Paul (1879-1944). Primo creatore di moda in senso moderno, Poiret “le Magnifique” nasce a Parigi da un commerciante di stoffe. Destinato a continuare l’attività di famiglia, presto mostra di preferire la sartoria e così, dopo esperienze in vari atelier come quello di Cheruit, nel 1898 circa, approda da Jacques Doucet, sarto, mecenate ed estimatore d’arte che gli comunicherà la sensibilità e il gusto per il collezionismo. L’esperienza, acquisita in un’atmosfera elegante e raffinata dove Sarah Bernhardt e Gabrielle Rejane erano habitué, forma una personalità moderna e originale. Tra il 1900 e il 1901 lo troviamo presso la Maison Worth dove i suoi prototipi di tailleur sportivi e un mantello a forma di kimono orientale, Confucius, troppo innovativo, non incontrano l’approvazione di Jean Philippe Worth. Costretto a lasciare la celebre sartoria per divergenze di vedute, nel 1903 Poiret avvia la prima attività indipendente al 5 di rue Auber. Subito si distingue per azzardate scelte commerciali, aprendo ampie vetrine sulla strada dove espone i suoi modelli, contrariamente a quanto usava nel mondo dell’haute couture. Dal 1906 al 1908 si installa in una sede più ampia di rue Pasquier 37, seguito da una altolocata clientela strappata alla concorrenza più tradizionalista. Schierandosi subito sul fronte della semplificazione della silhouette femminile, combattendo il busto e ogni anacronistica costrizione, propone una nuova linea sensuale e sciolta, ispirata al periodo neoclassico e al Direttorio. Nel 1909 stabilisce la propria abitazione e la sartoria in un lussuosissimo palazzo circondato da un grande parco in avenue d’Antin, dando vita a défilé, ricevimenti e feste (la celebre La Mille et Deuxième Nuit, del 1911, apoteosi dell’orientalismo), che lo renderanno celebre in tutto il mondo. Conquistata una solida popolarità, dimostra di essere un antesignano anche nel pubblicare a scopo pubblicitario i primi album di bozzetti curati dai più noti illustratori del tempo. Nascono così le raccolte Les Robes de Paul Poiret raccontées par Paul Iribe (1908) e Les Choses de Paul Poiret vuès par Georges Lepape (1911). Allo stesso tempo, organizza tournée europee con sfilate di mannequin al fine di far conoscere ovunque le sue collezioni. Influenzato dalla ricchezza decorativa e dai colori dei Ballets Russes, messi in scena a Parigi da Diaghilev, Poiret, tra il ’10 e l’11, lancia una moda di chiara eco orientale con turbanti, pantaloni alla turca e tuniche velate da harem, che diverranno distintive del suo stile. Molto scalpore provocano la sua jupe-culotte, primo tentativo di pantalone femminile da casa, e la sua jupe-entravée. Dopo un viaggio a Vienna presso la Wiener WerkstÌtte, fonda a Parigi l’Atelier Martine, dedicato all’interior design, dove egli stesso, con la collaborazione di celebri artisti come Raoul Dufy, progetta tessuti d’arredamento, tappezzerie, mobili e oggetti per la casa dagli straordinari “patterns” decorativi. La sua lungimiranza imprenditoriale si manifesta nell’11 anche attraverso la volontà di cimentarsi nel campo dei profumi e della cosmetica con la sua linea Rosine, caratterizzata da essenze raffinatissime e da rare bottiglie in argento o cristallo disegnate anche da Lalique. Nel ’13, mentre Erté entra nell’équipe dell’atelier, Poiret sbarca negli Stati Uniti dove sigla accordi e licenze per commercializzare con la sua etichetta modelli e accessori su vasta scala, comprese borse, guanti e calze. Ormai riconosciuto anche oltreoceano come King of Fashion, nel ’17, poco prima di essere richiamato alle armi, apre una succursale a New York e crea la Poiret Incorporated per la diffusione di un prêt-à-porter ante litteram. La sua attività riprende nel 1919, ma ormai la parentesi tragica della guerra ha cambiato il mondo. Alcune speculazioni sbagliate lo portano a esporsi troppo finanziariamente. Lo dissanguano l’inaugurazione di un dancing coperto, l’Oasis, che vuole trasformare il suo giardino di avenue d’Antin in un ritrovo mondano, e la sua esagerata magnanimità nell’organizzare sfarzose feste in costume. Nonostante i suoi modelli non incontrino più i consensi d’anteguerra, perché ancora legate a un’atmosfera troppo lussuosa e lontana, decide di aprire nuove filiali a La Baule nel ’19, a Cannes nel ’21, a Deauville e a Biarritz nel ’24. Incalzato dalla garµonne di Chanel e dalla moda-sport di Patou, Poiret durante gli anni ’20 episodicamente si rifugia nella costumistica teatrale e cinematografica più consone alla sua esuberanza creativa: sono significativi gli abiti per L’inhumaine di Marcel L’Herbier del ’24. Ben presto, è costretto ad abbandonare la sua storica dimora per una sistemazione più modesta al n. 1 del Rond Point des Champs Elyseés, dove rimarrà sino al ’29. L’atelier è in amministrazione controllata. Poiret tenta comunque un’ultima dispendiosa impresa per l’Expo del 1925. Acquistati tre battelli ancorati sulla Senna, li trasforma in piattaforme galleggianti del lusso: le chiama Amore, un salone consacrato alla sua linea di profumi; Delizia, un ristorante completamente arredato con stoffe e oggetti dell’Atelier Martine; Orgia una galleria per sfilate decorato da 14 grandi pannelli di Dufy. Si espone per un milione e mezzo di franchi. Per coprire i debiti, a novembre dello stesso anno, deve mettere all’asta la sua importante collezione privata di opere d’arte. Nel ’26 la casa di moda è in liquidazione e Poiret esce dall’impresa da lui stesso creata, cedendo anche il nome. Completamente rovinato, causa anche la crisi economica del ’29, l’anno successivo scrive una toccante biografia intitolata En habillant l’epoque. Nel ’32, aiutato da un contributo della Chambre Syndicale de la Couture, ritenta una piccola attività nel quartiere dell’Étoile. La battezza Passy 10-17, dal numero telefonico della sartoria. Confortato dalla possibilità di potersi riappropriare del marchio, instaura occasionali collaborazioni con i magazzini Liberty di Londra e, nel ’33, con Printemps di Parigi per cui organizza un défilé speciale in occasione dell’apertura del Pont d’Argent. Ma presto sprofonda nell’oblio. Poiret muore in miseria nel 1944, poco prima che l’amico Jean Cocteau riesca a portare a termine una mostra retrospettiva di suoi dipinti.