Grès

Pseudonimo di Germaine Krebs. Insuperabile la sua maestria nel drappeggio, vera struttura portante di abiti interamente costruiti con pieghettature concentriche, volute digradanti, a intreccio, a chiocciola o scolpiti sulla figura come da un geometrizzante colpo di vento. Parigina, precoci studi d’arte, costretta ad abbandonare la scultura, ne traspose l’espressività nei modelli di un’alta moda orgogliosamente rigorosa e di sofisticata intelligenza per donne dal gusto classico, allergiche all’appariscenza. Tessuti prediletti: il jersey, le lane sottili, le sete voluttuose, materie prime per abiti da sera statuari nel loro drappeggio continuamente reinventato, frutto di insuperata ambiguità e di una testarda pazienza, per mantelli dalla straordinaria asimmetria e dall’intenso impiego del taglio in sbieco. Iniziò nel 1933, associandosi a Julie Barton e varando la maison Alix. Nel ’41, si mise in proprio, anagrammando, per l’insegna Grès, il nome del marito, il pittore Serge Cezrefkov. Nel ’60, chiuse. Personaggio anomalo nel mondo della couture francese, riservata ma polemica, arroccata nel suo look di squisita eleganza, spoglia e lavoratissima, che aveva procurato fama internazionale alla sua casa, punteggiò a lungo, con il suo caratteristico turbante color tortora, le manifestazioni ufficiali della Chambre Syndicale du prêt-à-porter des couturiers et des createurs de mode, di cui, decana degli stilisti, fu presidente dal ’72 al ’91 e successivamente presidente onorario. 
2003. La maison è riaperta dallo stilista giapponese Koji Tatsuno.