Fruit of the Loom

Sono arrivate in Europa con i marinai americani, con l’esercito degli sbarchi a Salerno, ad Anzio e in Normandia le bianche magliette dall’etichetta Fruit of the Loom, Fiori del Telaio. E l’hanno conquistata, l’Europa, tenendo testa anche alla moda delle T-shirt istoriate, dipinte, scritte e non perdendo la leadership del settore negli Stati Uniti. La leggenda vuole che il marchio nasca dal gioco con gli acquerelli della figlia di un commerciante di tessuti di Rode Island che avrebbe dipinto quel cesto di frutta sul bordo di un stoffa. Sarebbe stato il 1851. Di certo, c’è la data del 1906, l’anno in cui James Gold Farb, un emigrato polacco, cominciò a produrre e vendere magliette con quel marchio.
1999. Sull’orlo del fallimento, ricorre all’amministrazione controllata.
2001. Subisce perdite per 157,8 milioni di dollari su un fatturato totale di 1,3 miliardi di dollari, di cui 163 milioni in Europa.
2002, gennaio. È salvata e acquistata da Berkshire Hathaway, azienda con sede a Ohama nel Nebraska, che fa capo alla holding di investimenti Warren Buffett, uno degli uomini più ricchi al mondo. Tra i più famosi investitori e analisti di successo, nella storia dei mercati azionari, Buffett è presidente di Berkshire Hathaway.
2002, novembre. Lancio di una collezione di underwear maschile per il 2003. L’azienda di Chicago produce già abbigliamento intimo da più di 60 anni e, a oggi, copre una fetta di mercato Usa che corrisponde al 32 per cento. Fruit of the Loom ha 3000 dipendenti in Europa, e produce soprattutto in Irlanda e Marocco.