Pierpaolo Piccioli
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Piccioli, Pierpaolo

Piccioli Pierpaolo è un fashion designer nato a Roma nel 1968, direttore creativo di Valentino.

Durante gli studi all’Istituto Europeo di Design, Piccioli conosce Maria Grazia Chiuri tramite un amico comune negli anni ’80. Nel 1989, il designer comincia a lavorare con lei nel reparto accessori di Fendi, per poi approdare nel 1999 a Valentino.

Pierpaolo Piccioli, le origini

Nettuno è un paesino di 50 000 anime, che, a pochi chilometri da Roma, si affaccia sul mar Tirreno. E’ qui che Pierpaolo Piccioli è nato e cresciuto ed è qui che, nonostante le difficoltà, ha deciso di restare. Attratto dall’arte fin dalla più giovane età, Pierpaolo si sente fuori luogo in quel piccolo comune di provincia, in cui è visto come lo strano, il diverso, per la sua decisione di studiare moda nella capitale.

A Roma, la situazione non è migliore: i suoi compagni all’Istituto Europeo di Design lo considerano un provinciale, quello che deve prendere il treno per tornare a casa. Il riscatto arriva quando nel 2008 è nominato direttore creativo della Maison Valentino insieme a Maria Grazia Chiuri, con cui ha già avuto un trascorso professionale da Fendi. Ma anche nel suo nuovo ruolo Piccioli si distingue rispetto ai colleghi.

Pierpaolo Piccioli

La diversità come valore

Il designer non è attratto dal patinato mondo del fashion; resta a vivere nel paese d’origine con la moglie Simona e non è una presenza fissa alle feste. Quello che interessa a Pierpaolo è il mestiere, più che lo scintillante contorno. Inizialmente crede di dover adattare la personalità al nuovo incarico, pensando che il suo carattere non sia quello che ci si aspetta da un direttore artistico.

Ma dopo un iniziale periodo di crisi, comincia a vedere la diversità come un valore aggiunto. E questa consapevolezza si riflette nei capi che propone. Convinto che la moda non sia mera produzione di vestiti, ma un modo per trasmettere messaggi e valori, ritiene prioritario quello della diversità. La repulsione di Pierpaolo per gli stereotipi è evidente anche dalle sue creazioni: riferimenti imprevedibili come quello all’angelo di Giotto e ad una ragazza punk nello stesso abito sono all’ ordine del giorno.

Pierpaolo piccioli
Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli

Il sodalizio creativo di Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli

Dopo la prima esperienza da Fendi nel reparto accessori, i due designer si spostano insieme da Valentino nel 1999, per il quale cominciano a lavorare nel reparto accessori. I due creativi collaborano alle collezioni della maison, contribuendo a valorizzare i codici del brand e a conferirgli nuova linfa vitale. Inizialmente, i due lavorano sulle collezioni di borse e occhiali, prendendo in mano l’intera rivalutazione della collezione Red Valentino nel 2003.

Nel 2008, Valentino Garavani si ritira, e lascia la maison nelle mani della designer Alessandra Facchinetti. La direzione creativa di Facchinetti ha però vita breve, dopo appena un anno infatti, il comando passa a Chiuri e Piccioli, divenuti ufficialmente i direttori creativi della Maison.

I due lavorano insieme per risollevare la linea maschile, e creano delle collezioni ormai entrate a far parte del DNA del brand, come la borsa Rockstud. Nel 2015, i due designer ricevono il CFDA International Award.

Piccioli, la direzione creativa da solista

Nel 2016, dopo ventisei anni di collaborazione, i due designer prendono strade diverse. Maria Grazia Chiuri diventa creative director di Dior, la prima direzione creativa al femminile nella storia della maison, mentre Piccioli rimane da Valentino e assume la completa direzione creativa.

Fin dalla prima collezione realizzata in solitaria, Piccioli ha rivoluzionato lo stile Valentino, apportando una nuova sensibilità e nuovi codici d’eleganza. Proprio per questo, nel 2016, riceve una standing ovation dopo la presentazione della collezione di debutto ready-to-wear primavera 2017.

Pierpaolo Piccioli
Valentino ready-to-wear primavera-estate 2017, il debutto di Pierpaolo Piccioli

Il successo

Il successo continua, così come il suo inesauribile genio creativo, autore di alcune delle più belle sfilate degli ultimi anni. Appena due anni dopo il suo debutto, nel 2018, arriva la seconda standing ovation durante la sfilata Haute Couture autunno/inverno 2018.

La collezione, tenutasi a luglio presso l’Hôtel Salomon de Rothschild di Parigi, ha lasciato senza parole tutti gli invitati. La contemporaneità delle forme, l’esplosione di colori, trasportano il grandêur della storica maison nella modernità. Piume, strutture massimaliste, abiti fluidi e ampi dalle forme sinuose sono riusciti a veicolare l’idea di romanticismo, sensibilità e umanità in cui il designer ha sempre creduto.

Valentino Haute Couture AW18

Lo stesso anno, lo stilista è eletto Designer of The Year ai Fashion Awards. La giornalista e critica di moda Robin Givhan, pronunciandosi in merito al lavoro di Piccioli sul Washington Post ha affermato: “I designer tessono delle narrazioni che ti fanno evadere dalla realtà. Ma a differenza di un film o di un quadro, che possono solo restare impressi nella memoria, la moda rimane con te: in ufficio, a cena, in vacanza, in palestra. Puoi avvolgerti in essa, può diventare un’armatura protettiva, un’arma di seduzione […] Anche se sarebbe difficile sfoggiare una creazione di Pierpaolo Piccioli su un tapis roulant, una cosa è certa; il 2018 è stato il suo anno e lui ha donato più che un tocco di felicità al nostro”.

La collaborazione con Moncler

Nel 2019, Piccioli svela la sua collaborazione con Moncler, il capitolo finale del progetto Moncler Genius inaugurato da Remo Ruffini a febbraio 2018. Il progetto coinvolge talenti della moda come Simone Rocha e Francesco Ragazzi di Palm Angels reinterpretando i codici del brand. Lo stilista di Valentino ha preso l’iconico cappotto dall’azienda fondata nel 1952 a Monestier-de-Clermont e lo ha trasformato in una serie mozzafiato di voluminosi abiti in nylon laqué in full-skirt, giacche con cappuccio e cuciture in piuma d’oca. 

Moncler Genius – Pierpaolo Piccioli

La palette, che spazia dal bianco e nero al rosa pastello e al giallo narciso, rende i capi ancora più speciali con motivi ispirati alle stampe di tessuti africani, creati in collaborazione con la modella Liya Kebede, che con il suo brand Lemlem sostiene attivamente l’artigianato locale.

Le creazioni capsule combinano la sartorialità e l’estro tipici dell’Haute Couture con la funzionalità di Moncler e le decorazioni popolari africane. Il risultato è affascinante e stravagante. 

Designer dell’anno per il CFDA

Nel 2020, lo stilista romano vince l’International Women’s Designer of the Year.
L’annuncio lo ha dato Tom Ford, presidente del Council of Fashion Designers of America(CFDA), sulla piattaforma digitale Runway360 in occasione dell’apertura della Settimana della moda di New York.

Nel 2021, con il mondo ancora sotto scacco dalla pandemia da coronavirus, Piccioli ha presentato la collezione ready-to-wear primavera-estate 2021 di Valentino a Milano. L’evento è stato doppiamente importante, non solo perché è stata la prima volta che il brand ha sfilato in Italia e non in Francia, ma anche perché l’intera presentazione è stata una celebrazione del sistema moda italiano, settore fortemente colpito dalla pandemia.

La moda ai tempi del coronavirus secondo Piccioli

Valentino ready-to-wear spring 2021, ph. Alessandro Lucioni

Piccioli ha riscritto i codici di Valentino in momento di transizione, innovando e modernizzando senza perdere l’essenza della maison. Mantenendo la vivacità emotiva, pur rimanendo in sintonia con gli intensi ritmi di oggi. Pizzo, macramé, uncinetto, e ricami erano alcuni degli elementi principali, rielaborati qui con un tocco più “umano”. Sia le linee femminili che quelle maschili condividevano forme, volumi e tessuti; le stesse camicette, tute e blazer sono spesso proposte in versioni identiche per entrambi. 

Passando per look lineari, quasi minimal, la collezione ha poi sfumato sulle proposte serali dall’atmosfera eterea, ormai sinonimo dello stile Valentino. Qui, le sofisticate forme di caftani e mantelle sono state disegnate con fluida ed efficiente precisione. Mettendo in evidenza l’approccio riduzionista, l’unica stampa presente è stata quella floreale di un abito d’archivio: un abito giallo indossato da Anjelica Huston e prestato da Giampaolo Barbieri nel 1972.

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