Michele Alessandro
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Michele, Alessandro

Alessandro Michele, direttore di Gucci dal 2002

Alessandro Michele è stato il direttore creativo di Gucci, la maison fiorentina presso cui lavorava fin dal 2002. È nato a Roma il 25 novembre 1972, diplomato all’Accademia di Costume e Moda di Roma.

Le origini

Michele Alessandro
Alessandro Michele

Michele Alessandro è uno stilista italiano cresciuto a Roma. Il padre è tecnico dell’Alitalia, la madre lavorava nel cinema prima di lasciare il lavoro e dedicarsi alla famiglia. È stata lei ad avvicinarlo al gusto per il bello e all’arte, tanto che il designer si iscrive all’Accademia di Costume e Moda di Roma con il sogno di diventare scenografo.

Inizialmente, la strada non è in discesa per il giovane designer, che comincia a lavorare come giornalaio, muratore e manovale per mantenersi e non gravare troppo sulle spalle della famiglia.

La prima opportunità nella moda arriva nel 1994, quando il designer lascia Roma per Bologna e entra a far parte del dipartimento maglieria di Les Copains. Questa sua esperienza è per Michele fondamentale, perché sancisce il momento in cui si accende la sua inestinguibile passione per il design. Realizza un book con dei suoi progetti e lo invia ad alcuni atelier. La risposta positiva arriva da Fendi, che lo assume sul finire degli anni ’90.

La carriera da Fendi al fianco di Karl Lagerfeld

È da Fendi che Alessandro Michele comincia a tutti gli effetti la sua formazione. Lavorando a stretto contatto con l’allora direttore creativo Karl Lagerfeld, il giovane designer resta affascinato dalla sua vasta cultura in fatto di moda, musica, arte. Con Lagerfeld, Michele getta le basi del suo personalissimo gusto estetico, grazie alle continue ispirazioni e all’intensa formazione stilistica e culturale.

Alessandro Michele, l’approdo a Gucci

Nel 2002, Tom Ford lo chiama da Gucci, la celebre maison fiorentina. Da Roma, lo stilista vola a Londra, dove inizia a lavorare prima al fianco di Alessandra Facchinetti, diventata direttrice creativa della linea donna e poi di Frida Giannini agli accessori. Nel 2006 diventa senior designer, e nel 2011 è promosso ad Associate creative director per Frida Giannini, diventata direttrice creativa del marchio nel 2006. Il sodalizio con Giannini durerà fino al 2015.

Il designer è anche un grande appassionato d’interni, motivo per il quale diventa direttore creativo della maison Richard Ginori ne 2014, brand specializzato in porcellana pregiata.

La collezione uomo autunno-inverno 15/16

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Gucci Men autunno-inverno 15/16

Dopo l’improvviso addio di Giannini alla direzione creativa, la maison fiorentina rimane scoperta. A gennaio del 2015, Marco Bizzarri è nominato nuovo CEO di Gucci e tra i primi incarichi da svolgere, c’è proprio la nomina del nuovo designer.

Alessandro Michele non ha considerato l’eventualità di questa nomina, ma dopo una riunione faccia a faccia con Bizzarri, i due si trovano allineati nella visione e nelle idee per il brand. Il designer riesce a portare a termine in solo una settimana la collezione uomo autunno-inverno 15/16. Dopo quei giorni cruciali ritirato a Civita di Bagnoreggio, la sede creativa del designer, la collezione sfila a Milano durante la settimana della moda.

Il suo lavoro è premiato dalla stampa, che lo identifica come il miglior evento dell’anno.

La nuova direzione creativa di Gucci, la rinascita di un brand

Alessandro Michele
Harry Styles in Gucci Tailoring Cruise 2019

Dopo il clamoroso successo alla Settimana della Moda, Alessandro Michele è confermato direttore creativo di Gucci. Da allora, il marchio fiorentino è andato incontro a una rinascita. Il designer ha saputo infondere nuova linfa vitale al brand attraverso il colore, i numerosi riferimenti alla cultura classica, il simbolismo, stampe floreali, linee androgine, strutture genderless e per questo rivoluzionarie e perfettamente adatte a raccontare la modernità.

Tutto il suo passato e i suoi interessi confluiscono nelle collezioni: l’arte, la musica, il cinema, si fondono e si sganciano dal tempo in cui appartengono per coniugare la sua idea di presente. D’altronde, lo stilista stesso ha raccontato ad Angelo Flaccavento su Vogue:

«Tutto quel che mi ispira e che cito, che sia di ieri o di quattro secoli fa, mi accade nello stesso momento davanti agli occhi, quindi è presente. È il mio presente, è la mia contemporaneità, ed è la sola cosa che posso e voglio raccontare».

Tra i protagonisti delle sue narrative, spicca la cantante Florence Welch (Florence + The Machine), il cantante Harry Styles, Jared Leto, Lana del Rey, Dakota Johnson, Saorise Ronan, Beyoncé e tanti altri.

L’abbandono della direzione creativa di Gucci

Dopo una sfavillante carriera e un sodalizio con la Maison italiana durato 7 anni, Michele abbandona la direzione creativa di Gucci nel 2022, dando l’annuncio il 23 novembre.

L’annuncio si è rivelato inaspettato come un fulmine a ciel sereno e dopo 7 anni, Michele lascia vuoto il suo posto. 

Nel 2015 con la presa della direzione artistica di Gucci, Alessandro Michele aveva introdotto una concettualità innovativa e incredibilmente attraente nella massa, poiché era stato in grado di differenziarsi dall’omogeneità stilistica. I suoi design originali avevano un appeal ineguagliabile nel panorama fashion, arrivando a conquistare anche la resiliente fascia di consumatori totalmente disinteressati a brand e tendenze. Questo perché Michele era stato in grado di attirare differenti fasce di pubblico, grazie alla sua estetica ricercata, ma al contempo fintamente disinteressata, oltre che implicitamente filosofica.

I recenti successi di Alessandro Michele 

Nelle collezioni di Michele ritroviamo il tema del doppio tanto discusso nel corso della storia della filosofia: maschere, teste mozzate simili a quelle dei modelli che sfilano e che guardano il pubblico, gemelli in passerella.

Infatti, durante la sfilata P/E 2022-23, coppie di modelli omozigoti hanno presentato la collezione Gucci mano nella mano, andando oltre il limite dell’illusione per portare nella realtà uno spettacolo senza precedenti, dove non solo gli abiti, ma la persona stessa, è stata sottoposta a sdoppiamento.

Alessandro Michele

Tema del doppio

Invece, durante la sfilata dell’autunno inverno 2018, i modelli portavano sottobraccio copie tridimensionali delle proprie teste mozzate. Questo simbolismo voleva rappresentare quello struggente sdoppiamento della personalità causato dall’avvento del digitale. Michele, in effetti, è sempre stato oltre il semplice design. In questo caso ha preso spunto dalla concezione filosofica di Donna Haraway e, in particolare, dal suo Cyborg Manifesto del 1984. Lo scopo era quello di narrare, attraverso capi e accessori, il tema del doppio come effetto prodotto dalla maschera sociale che la moda impone. Si potrebbe addirittura arrivare ad affermare che Michele si poni in analogia con alcune teorie inerenti al post-moderno, secondo le quali il contemporaneo si configuri come ricerca di auto-affermazione, in modo da raggiungere una unicità individuale, tuttavia destinata al fallimento. La ricerca di massa di una unicità ideale non porta a nient’altro che all’omologazione ai dettami dell’algoritmo e del progresso tecno-scientifico.

Per l’A-I 2019, Michele aveva anche proposto degli accessori provocatori in stile BDSM, mix pirandelliano e S&M. Qui vulnerabilità e apparente risolutezza si incontrano nella figura di un outsider anticonformista che pretende di osare, ma che al contempo attende un giudizio positivo da parte dello sguardo d’Altri.
Anche qui, in perfetta linea con la corrente post-moderna, Michele fa in modo di nascondere il puro estro, la sua Poesia, dietro il simulacro, dietro un prodotto che funge solo da impalcatura per chi non guarda oltre.

Gender Fluidity

Non solo. Ad oggi la gender fluidity è una realtà estremamente diffusa, nonché uno stile apprezzato dai più. Ma è stato proprio Michele ad inaugurare questo stile in tutta la sua portata provocatoria, grazie anche alle campagne svolte insieme a diverse celebrities, come l’attore, cantante e imprenditore Jared Leto e il cantante Harry Styles.

Il più grande risultato del designer, è stato sicuramente quello di essere riuscito a stravolgere la cultura visiva di un marchio rivalutandone, in parallelo, il prezioso heritage. Abituati alla sexyness provocante di Tom Ford e al classicismo bon ton dei foulard di Vittorio Accornero, il massimalismo anni ’70 con confluenze etniche e omaggi pop di Michele appariva come una forza polarizzante pronta a staccare Gucci dal suo centro di gravità per orbitarne il modo attorno a nuove stelle.

Infatti, Michele ha saputo anche rivisitare pezzi iconici come il tailleur e i blazers, aggiungendo sempre quel tocco squisitamente tradizionale della Maison Gucci, insieme ad elementi estremamente innovativi che si sono presto imposti nell’identità del marchio.

Tradizionalmente originale

Michele ha apportato una rivalutazione e assoluta celebrazione del patrimonio Gucci ma, parallelamente, ha saputo costituire un nuovo frammento identitario. Alla nascita della Marmont si associa il rinnovo della Diana e della Bamboo, accanto alle grafiche in edizione limitata by Ken Scott proposte nel 2021 troviamo la massiccia presenza della trama Web a righe verdi e rosse, così come infinite variazioni dell’iconica stampa Flora creata originariamente per Grace Kelly nel 1966.

Ha, inoltre, riportato in auge la logo-mania, in primis all’interno delle collezioni del marchio stesso e poi con le collaborazioni. Annoveriamo tra queste Adidas, Balenciaga e la più recente con il brand steetwear Palace.

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