Dolce&Gabbana
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Dolce&Gabbana

Dolce&Gabbana: dagli esordi di Stefano Gabbana e Domenico Dolce alla creazione di uno dei più grandi imperi del Made in Italy

Stefano Gabbana e Domenico Dolce
Stefano Gabbana e Domenico Dolce

Indice

  1. Le origin di Dolce&Gabbana
  2. Stefano Gabbana, lo stilista delle provocazioni
  3.  Domenico Dolce
  4. Gli esordi di Dolce&Gabbana
  5. La svolta
    5.1.Nuovi inizi: il primo negozio e la linea uomo
    5.2 L’uomo Dolce&Gabbana
  6. Gli anni Novanta
  7. La seconda linea D&G
  8. Il nuovo Millennio
  9. I volti di Dolce&Gabbana
  10. La Sicilia
  11. Lo stile Dolce&Gabbana
  12. Le campagne pubblicitarie

 Le origini di Dolce&Gabbana

Non esiste Dolce senza Gabbana e viceversa. Un destino scritto fin dalle prima pagine in gioventù, quando Stefano Gabbana e Domenico Dolce si incontrano, si innamorano e creano insieme uno dei più grandi imperi del Made in Italy.

Non senza difficoltà. A partire dalle porte chiuse in faccia degli inizi, fino ad arrivare alla condanna per evasione fiscale, dalla quale sono poi stati assolti in Cassazione, e ai processi morali per aver espresso le proprie opinioni in merito a adozioni e matrimoni gay. Non sarà un caso se una delle più grandi clienti ed ammiratrici del brand è Madonna e se Monica Bellucci viene considerata l’incarnazione della donna Dolce & Gabbana.

 Stefano Gabbana, lo stilista delle provocazioni

Stefano Gabbana nasce il 14 novembre 1962 a Milano, secondogenito di una famiglia di origini venete.

La mamma Piera fa la portinai e per integrare i guadagni stira e si adatta a piccoli lavori domestici presso famiglie benestanti. Il papà Lino lavora come operaio alla Rusconi di Sesto San Giovanni, anche lui svolge piccoli lavori extra per arrotondare. Stefano è sempre stato molto fiero delle fatiche compiute dai genitori e fin da piccolo aiuta la madre nelle pulizie. Dopo il diploma in grafica a Monza, il giovane talento parte alla ricerca di un impiego. Arriva il giorno in cui fa la telefonata che gli cambierà per sempre la vita, dall’altra parte della cornetta c’è Domenico Dolce.

stefano gabbana e domenico dolce agli esordi
stefano gabbana e domenico dolce agli esordi

La sartorialità di Domenico Dolce

Domenico Mario Assunto Dolce nasce a Polizzi Generosa, in provincia di Palermo, il 13 agosto 1958.

La sua passione per la moda inizia nell’azienda di abbigliamento del padre, e si struttura  studiando fashion design. Il primo fatidico incontro tra i due avviene per telefono nel 1979. Domenico sta lavorando nello studio meneghino dello stilista bolognese Giorgio Correggiari.

Da qualche parte, all’interno dell’atelier squilla un apparecchio, è Stefano a chiamare in cerca di lavoro: “Buongiorno, posso parlare con Giorgio Correggiari?”. Dall’altra parte del filo una voce risponde: “Non c’è, le passo il suo assistente”, così i due giovani si parlano per la prima volta, e da subito nasce una simpatia, Stefano ha l’occasione di entrare in quel mondo che lo aveva sempre affascinato, così chiede un incontro a Domenico. Gabbana viene assunto, la sua scrivania è di fronte a quella di Domenico che si barrica dietro montagne di libri per paura di essere copiato.

Gli esordi di Dolce&Gabbana

Dal loro primo incontro, Stefano Gabbana e Domenico Dolce cominciano a lavorare per la linea, Do.nna Do.nna, fondata da Dolce qualche anno prima. La prima presentazione avviene al Burghy, storico fast food milanese sito in via Vittorio Emanuele. Gli inviti sono composti da una scatoletta di cartone con all’interno un hamburger di pane farcito con una carta bullonata e tessuti attaccati con la colla. Idea originale che tuttavia non tenne conto del fattore tempo: gli hamburger vennero infatti consegnati ammuffiti. I soldi per pagare le modelle non ci sono, perciò gli abiti vengono fatti indossare a manichini seduti ai tavoli, così da confonderli con i clienti.

La seconda sfilata si svolge da un parrucchiere, a mezzanotte, gli abiti assumo colori cianotici, sono folli, in piena ispirazione warholiana. In quegli anni i due avevano un minuscolo ufficio in Porta Vittoria, vicino al tribunale, fuori una targhetta di plexiglas con i loro cognomi. I due però sono senza soldi, pieni di debiti e nessuno sembra voler produrre le loro linee.

Vivono stretti stretti in un monolocale in piazza Cinque Giornate, davanti alla Coin, dove il menù di casa non propone altro se non pasta, riso e latte.

La svolta

A Firenze, avviene l’incontro con Modenese, presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana durante il Pitti. Nel 1985, invitati dallo stesso Beppe Modenese, esordiscono a Milano Collezioni nella sezione Nuovi Talenti con il loro marchio Dolce&Gabbana. Milano Collezioni sceglie i due caparbi stilisti come nuove proposte. Su consiglio di un commercialista, i due cominciano a fatturare congiuntamente per semplificare burocrazia e costi, nasce così Dolce & Gabbana.

La prima sfilata risale all”ottobre del 1985 ma il duo non disponeva ancora di un budget sufficiente per pagare le modelle e l’allestimento completo necessario per la sfilata. Per tale ragione, vennero coinvolte delle amiche fidate per indossare i loro capi e vennero usati i loro oggetti personali per sopperire alla mancanza di accessori. La collezione si chiamò  Real Women, in onore di tutta la “veridicità” delle donne che hanno sfilato in questa occasione. La tenda per il palcoscenico era il lenzuolo del letto che Dolce porta da casa.

Già dalle prime collezioni, si delinea l’identità del marchio. Mentre la minigonne, colori fluo e grandi spalline prendevano il sopravvento, il duo proponeva una visione di donna più tradizionale ispirata alle donne dei grandi classici come il Gattopardo, alle storie di Verga e ai quadri di Guttuso. Donne seducenti e rigorose,  un misto di glamour e di verismo.

Campaign on Vogue, 1988
Campaign on Vogue, 1988

Le vendite però non vanno nella maniera sperata e i due sono costretti ad annullare l’ordine di tessuto destinato alla realizzazione della successiva collezione.

Nuovi inizi: il primo negozio e la linea uomo

Per il Natale dello stesso anno, la famiglia di Domenico Dolce offre un aiuto economico per permettergli di proseguire nel loro grande sogno. Un sogno che si concretizza con l’apertura della prima boutique del brand nel 1986, seguito da una collezione di maglieria e poi dai costumi nel 1989.

Una popolarità crescente che trionferà con la quarta collezione, un tributo alle radici siciliane di Domenico Dolce. Durante la sfilata, viene presentato per la prima volta “il vestito siciliano”. Definito come uno dei cento abiti più importanti mai disegnati, è un modello che prende spunto da una sottoveste. Ha delle bretelle che sorreggono il seno, valorizzato da una scollatura precisa e una silhouette aderente che si allarga verso il basso per consentire i movimenti.

Viene sottoscritto un accordo con il gruppo Kashiyama (oggi Onward Group) in virtù del qual apre il primo negozio in Giappone. Nel ’90 esce la prima collezione uomo del marchio, presentata durante una sfilata a New York; primo evento nella metropoli americana nella quale in seguito Dolce & Gabbana aprirà una show-room di vendita e distribuzione.

L’uomo Dolce&Gabbana

L’uomo di Dolce&Gabbana è rilassato, si veste per sè stesso, un po’ edonista, molto attento ai particolari. Ama tutto quello che non lo schematizza, è libero, di successo. Può andare in ufficio con un impeccabile gessato o indifferentemente con dei jeans stracciati e un blazer. È uno che detta le regole, non le subisce: di grande carisma, impone le sue tradizioni mettendo la coppola, il gilet e l’intramontabile canottiera bianca.

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men, ss21

Ispirati in origine dall’eclettico negozio di articoli usati Bohemia, le stampe animalier molto colorare di Dolce & Gabbana sono state descritte come “alto hippy“. Modello di riferimento: David Beckham, considerato a lungo icona di stile.

Gli anni Novanta firmati da Dolce&Gabbana

Nel frattempo la popolarità del duo cresce. La collezione donna ss 1990 si fa notare per i vestiti ricoperti di cristalli, mentre quella aw 1991 mostra medaglia in filigrana, ciondoli e corsetti decorati.

ss 1990
ss 1990

Proprio nel ’91 la collezione uomo vince il Woolmark Award come collezione più innovativa dell’anno.

Dal 1991 al 1992 l’azienda espande il suo business con le linee di accessori. Foulard, costumi da bagno uomo e cravatte, profumi e un’originale collezione dedicata alla sposa. Nasce il primo profumo per donna, Dolce & Gabbana Parfum.

In questo periodo inizia anche la collaborazione con la cantante Madonna, loro fan e amica che diventerà in seguito testimone del loro stile e interprete di campagne pubblicitarie. Madonna si presenta al Festival di Cannes con un corsetto di gemme del brand; inoltre, la cantante per il suo tour Girlie Show ordine più di 150 costumi.

Madonna durante il tour Girlie Show
Madonna durante il tour Girlie Show

Nel 1994 la casa di moda dà il nome “La Turlington” ad una giacchetta a doppio petto ispirata ala modella Christy Turlington. Nello stesso anno viene lanciata anche la linea per la casa Dolce & Gabbana Home Collection, la quale verrà accantonata prima dell’inizio del nuovo millennio.

Turlington giacca
Turlington giacca, 1994

Il 1994 è anche l’anno in cui, per celebrare il successo di vendite, viene aperta la boutique Dolce & Gabbana di via Spiga 2 a Milano, in occasione della quale lanciano sul mercato una produzione limitata di pezzi speciali iconici del marchio. La boutique segnerà uno dei confini di quello che poi diverrà il famoso quadrilatero della moda.

I dieci anni di Dolce&Gabbana

Nel marzo del 1996, Stefano e Domenico celebrano con un libro di immagini i 10 anni di Dolce & Gabbana. In copertina Monica Bellucci, attrice, fan e amica, testimone dello stile Dolce & Gabbana nel mondo, ritratta in un remake della celebre scena dello spogliarello del film La dolce vita di Federico Fellini, cult movie dello stile italiano.

Sempre nel 1996 lanciano il progetto musicale D&G Music, seguito nel 1997 dal singolo D&G More More More. Con Giuseppe Tornatore, regista italiano che firma la regia dello spot per il primo dei loro profumi con l’attrice Monica Bellucci, Domenico Dolce e Stefano Gabbana accettano di interpretare le parti di un pastore siciliano e di un fotografo milanese nel film L’uomo delle stelle, candidato agli Oscar come miglior film straniero e insignito a Venezia con il Premio Speciale della Giuria. Disegnano inoltre i costumi per il film “Romeo+Juliet”, il film di Baz Luhrmann, che rielabora in chiave postmoderna la famosissima tragedia di Shakespeare “Romeo e Giulietta”.

Nel ’96 e nel ’97 FHM nomina il duo designer dell’anno e nel 1998 lancia anche una linea di eyewear.

La linea D&G Junior

Ultima tappa creativa: la linea D&G Junior presentata al Pitti Bimbo di Firenze nel giugno del ’99. A questo punto, i due designer/imprenditori implementano la strategia di verticalizzazione industriale della Dolce & Gabbana S.p.A. rilevando il 51% dell’azienda di produzione di abbigliamento Dolce Saverio S.p.A., il 100% di DGS, la società a cui fa capo la distribuzione nei punti vendita monomarca, e acquisendo il 5% dell’industria produttrice di occhiali Marcolin.

campagna d&g junior ss15
campagna d&g junior ss15

La seconda linea D&G

Nel 1994, nasce la seconda linea destinata ai più giovani, linea giovane e contemporanea prodotta e distribuita nel mondo dall’azienda italiana Ittierre. Dolce & Gabbana diventa sempre più un marchio rappresentativo dell’Italia nel mondo e nel 2001 entra con successo nel mercato della moda infantile con la collezione di abbigliamento e calzature per bambini D&G Junior prodotta e distribuita dalla Dolce & Gabbana Industria S.p.A. Un abbigliamento semplice ma con marchio ben in vista, con tanto denim e stampe animalier. A fine luglio dello stesso anno la collezione conquista un corner nel department store italiano La Rinascente, in piazza Duomo a Milano. Altri corner saranno aperti nei negozi monomarca di Milano, Miami e a Roma in Piazza di Spagna.

La seconda linea è stata un elemento di rottura perchè, nel pieno di un ritorno al minimalismo, il debutto di D&G fu una sorpresa. Una linea più sportiva e chiassosa, accessibile a tutti e capace di sedurre gli adolescenti di tutto il mondo seguendo la logica del monogramma-simbolo di una cultura pop.

Nel 2007, Dolce&Gabbana chiude la collaborazione con IT Holding per la produzione della linea giovane D&G, che diviene interna per garantirne un maggior controllo. Nel 2011 D&G viene fusa con la linea principale, per consolidare il marchio, visto che la seconda linea non faceva più i numeri di prima.

La seconda linea D&G
La seconda linea D&G

Il nuovo Millennio

Nel 2000 vengono lanciate la linea di orologi e nuove linee di pelletteria e calzature: l’azienda si espande sui mercati esteri ed europei rafforzando la propria distribuzione in Italia, Giappone, Spagna e Francia; si moltiplicano le aperture di nuove boutique, show-room e uffici e le iniziative di comunicazione.

Nel luglio del 2000 Dolce & Gabbana inaugura con una grande festa la nuova boutique di Los Angeles sulla mitica Rodeo Drive a Beverly Hills e il prestigioso magazine d’informazione della moda Women’s Wear Daily definisce l’evento “come un nuovo tocco di vera Sicilia sulla West Coast”.

Il successo degli anni duemila

Il 2002

Nel 2002 sulla poltrona della presidenza della Dolce & Gabbana Industria S.p.A. siede Gabriella Forte che all’età di 51 anni assume la carica di presidente della Dolce & Gabbana Usa e di direttore delle licenze e delle linee accessori Dolce & Gabbana S.p.A.

Dopo aver creato i costumi anche per il Drowned World Tour di Madonna, amati dalle star della musica e del cinema stringono con molte di loro relazioni. Queste giocano un importante ruolo nella costruzione dell’immagine reciproca. Famosa la collaborazione del 2002 con Kylie Minogue che, a Milano per la sua unica data italiana del tour, viene festeggiata dai due stilisti con un party/evento al quale gli invitati possono accedere solo indossando la T-shirt/invito con la scritta Dolce e Gabbana per Kylie spedita a una mailing list selezionata insieme a una decalcomania delle labbra della 34enne diva pop australiana. Per lei e il suo entourage Domenico Dolce e Stefano Gabbana creano i costumi di scena del tour europeo.

Per l’autunno del 2002 propongono in apertura di sfilata una riedizione dei capi icona del marchio. Dieci look di culto rieditati con l’etichetta Vintage hanno aperto la sfilata. Sono tornati in passerella la minigûepiere sulla camicia bianca, l’abito-bustier nero stringato sui fianchi, il tubino in maglia aderente, il tailleur nero sexy e attillato calcano di nuovo la passerella a contrastare e sottolineare la capacità di cambiamento e il talento nell’interpretazione del contemporaneo del duo, e a offrire la possibilità a tutta una nuova generazione di donne di inserire nel proprio guardaroba un classico Dolce & Gabbana. Nel 2002 l’obiettivo di fatturato è stato 533 milioni di euro.

dolce&gabbana abito bustier 2002
abito bustier 2002
Il 2003

Per la primavera-estate 2003 hanno proposto pantaloni aderentissimi chiusi da fibbie, giubotti in cotone argentato, minigonne con frange di cuoio, camicie ampie e asimmetriche, peplo corto in jersey rosso e pellicce con intarsi di maglia e catene. L’ambientazione è surreale e nostalgica in un vecchio porto con ormeggi e catene arrugginite. La collezione è stata definita: “futuristica, ipersexy, stravagante, erotica, guerriera, ellenica, dura”. Inoltre, a fare da cornice, particolari inediti come le scarpe decolleté con catenella e lucchetto, tacchi sottilissimi e vertiginosi, stivali con una grossa fascia a borchie, i bracciali-manette, collari con la scritta “sex” e “love”.

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Nel gennaio 2003, in coincidenza con la settimana milanese della moda uomo, inaugurano il nuovo spazio Dolce & Gabbana dedicato interamente all’universo maschile. In uno storico palazzo milanese in corso Venezia 13, su progetto dell’architetto David Chipperfield vengono ripristinati gli affreschi e le strutture originarie dei tre piani che ospiteranno luoghi non necessariamente legati alla vendita. Più che di un negozio, infatti, si può parlare di un club maschile con tanto di barbiere, il siciliano Giovanni Pappalardo di Gela, un bar Martini & Rossi, un centro fitness con massaggi, fanghi e trattamenti di bellezza only for men. L’arredamento è curato personalmente dai due stilisti assistiti dall’architetto Ferruccio Laviani. Lampadari di Murano, piante di fico d’India, troni barocchi, giganteschi otri, tutto richiama lo stile della maison. La collezione ha proposto una moda street life ma che vuole mantere il lusso estremo.  Nel 2003 la rivista GQ inserisce Dolce e Gabbana tra gli uomini dell’anno.

Dal 2004 al 2008

Nel 2004 vengono nominati migliori designer internazionali dai lettori di Elle in occasione degli Elle Style Award. La relazione sentimentale fra i due stilisti termina nel 2004, ma il proficuo e consolidato rapporto imprenditoriale prosegue. Il legame dei due stilisti italiani con lo spettacolo, la musica e la scena del clubbing internazionale prende forma nel 2004 con l’apertura di uno spazio polivalente per eventi e sfilate nel cuore della capitale della moda italiana, in viale Piave 24, a Milano. Il Metropol, storica sala cinematografica della fine degli anni Quaranta in cui, nel 1954, la cantante lirica Maria Callas registrò una memorabile Norma, viene restaurato, rivisitato, e inaugurato con la sfilata Dolce & Gabbana Donna P/E 2006 il 29 settembre 2005.

L’eclettico duo non si dedica solo alla moda. Firma una versione della Citroën C3 e un telefono cellulare per Motorola. Sempre in quell’anno una campagna pubblicitaria del marchio diffusa in Francia e in Spagna, raffigurante una donna immobilizzata a terra da un uomo mentre altri assistono alla scena, scatena di polemiche e viene ritirata.

Nel 2008 Dolce & Gabbana si classifica al secondo posto nella lista delle aziende moda più redditizie ed è anche tra le prime case di moda a dotarsi di un eccellente sito web attorno al quale si costruisce una community e che, a fine 2008 vedrà nascere un ricco magazine on-line.

Dal 2009 al 2012

Nella primavera del 2009 nasce la collezione Dolce & Gabbana make-up che sceglie come testimone l’attrice Scarlett Johansson. In occasione del lancio il duo sponsorizza, in collaborazione con Vogue USA, la mostra-evento Extreme Beauty in Vogue, una digressione sugli ideali di bellezza e le icone che si sono alternati nel corso del XX secolo, ripercorsi attraverso le immagini create per la rivista americana dai più celebri fotografi di moda.

Scarlett Johansson, campaign 2011
Scarlett Johansson, campaign 2011

L’attenzione ai mutamenti di costume e del mercato e le connessioni con il mondo giovanile e le avanguardie creative hanno condotto Stefano Dolce e Domenico Gabbana alla realizzazione di un progetto innovativo: l’apertura di Spiga 2, uno shop dedicato ai nuovi talenti creativi. Dal settembre 2010, la storica boutique Dolce & Gabbana dedicata agli accessori di via Spiga è una vetrina per stilisti emergenti: Elisa Palomino, Yigal Azrouel, Martin Grant, Kinder Aguggini, Cooperative Designs, Erkan Coruh, MSGM sono solo alcuni degli stilisti emergenti che i due designer selezionano in tutto il mondo.

Nello stesso periodo, firmano un contratto con Sony Ericsson per la realizzazione di una special edition della linea di telefoni Jalou con dettagli in oro 24 carati e l’etichetta Dolce & Gabbana sul dispositivo. Giorgio Armani li accusa di aver copiato dei pantaloni matelassè. I due rispondono che hanno molto da imparare, ma non da lui.

Festeggiano i vent’anni del marchio a Milano, con una mostra pubblica allestita nel centro del capoluogo meneghino, prima di debuttare, l’anno seguente, con una linea di gioielli, che comprende ottanta pezzi tra collage, braccialetti e rosari ingioiellati.

Il legame con lo sport

Nel gennaio 2004 la maison produce il libro Calcio che vede protagonisti calciatori e arbitri ritratti dall’obiettivo del giovane fotografo di moda Mariano Vivanco mentre indossano Dolce & Gabbana. Il volume definisce lo stretto legame del brand con la cultura pop contemporanea attraverso la celebrazione di una delle sue principali manifestazioni e delle sue star, un fenomeno tipicamente italiano che ha generato modelli di stile internazionali per uomini e donne di tutte le culture ed età.

La liaison vive due momenti di gloria: il primo, nel 2004, quando viene firmato un accordo biennale fra la Dolce & Gabbana e la squadra di calcio A.C. Milan per la creazione delle divise presentate nel book A.C. Milan dressed by Dolce & Gabbana, una raccolta di immagini realizzata da prestigiosi fotografi di moda che ritrae i calciatori e i dirigenti del Milan in total look Dolce & Gabbana; il secondo nel 2006, anno in cui Dolce & Gabbana firmano le divise della Nazionale Italiana Calcio in occasione dei Mondiali in Germania che verranno vinti proprio dall’Italia.

Le divise del Milan disegnate da Dolce&Gabbana
Le divise del Milan disegnate da Dolce&Gabbana

Nel 2010 la coppia sottoscrive un accordo di tre anni con la squadra di calcio inglese del Chelsea, di proprietà del magnate russo Roman Abramovich, per disegnarne le tenute fuori campo e le divise di gioco, inclusi i vestiti per le donne dello staff.

Il progetto Botteghe di Mestiere

Nel 2012 Dolce&Gabbana lancia il progetto Botteghe di Mestiere, un percorso di apprendistato interno all’azienda, che ha l’intento di promuovere e favorire la formazione delle giovani generazioni nel campo della sartoria e, allo stesso tempo, di offrire opportunità di lavoro concrete e qualificate.

dolce&gabbana
Botteghe di Mestiere

L’accusa di evasione fiscale

Il 2009 l’azienda viene accusata di evasione fiscale ai danni dello Stato Italiano per un imponibile di quasi 250 milioni di euro. La vicenda fiscale continua e nel 2013 Domenico Dolce e Stefano Gabbana vengono condannati al pagamento di 343 milioni di euro per evasione fiscale e un anno e otto mesi di carcere. Nell’autunno del 2014 la Cassazione proscioglie la coppia di stilisti per non aver commesso il fatto.

Dal 2013 ad oggi

Nel 2013, a causa di alcuni dissapori con l’allora presidente Mario Boselli, Dolce&Gabbana esce dal Calendario della Camera Nazionale della Moda, pur continuando a sfilare durante la fashion week milanese.

#DGEevolution

In occasione dell’apertura della boutique in Via Montenapoleone 4 a Milano a settembre 2016, Dolce&Gabbana ha annunciato una rivoluzione globale della propria rete retail, #DGEvolution. Il modello di concept-store con un solo modulo espositivo in tutto il mondo viene sostituito da una nuova formula che mette in dialogo l’estetica e i valori del brand con le peculiarità di ogni luogo, in collaborazione con gli studi di architettura più prestigiosi. Tra gli altri: Jean Nouvel, Eric Carlson (Carbondale), Steven Harris (Steven Harris Architects), Julien Rousseau (Fresh Architectures), Gwenael Nicolas (Curiosity), Jacob Van Rijs e Fokke Moerel (MVRDV), Marco Donati, Barbara Ghidoni e Michele Pasini (Storage Associati).

Nel 2019 viene rinnovata la boutique di Via della Spiga 2. Il negozio è un omaggio alle radici del brand e al suo legame fondante con l’universo femminile, declinato sui tre piani complessivi della boutique. I tre livelli raccontano l’amore, la sensualità e la bellezza italiana attraverso atmosfere ricercate e giochi di prospettive.

boutique Via della Spiga 2019
boutique Via della Spiga 2019
A giugno 2020, dopo 7 anni dall’uscita, Dolce&Gabbana torna a sfilare all’interno del Calendario della Milano Fashion Week.

L’Alta Moda

Una creatività vitale e sapiente trova il suo approdo ideale nella nascita di Dolce&Gabbana Alta moda nel 2012 e di Dolce&Gabbana Alta sartoria nel 2013, due linee che facendo perno sul patrimonio umano e sentimentale del “fatto a mano”, raccontano l’italianità e la sua bellezza.  Il “fatto a mano” per Dolce&Gabbana non è solo un metodo produttivo o un concetto di comunicazione, ma un vero e proprio modus operandi che interessa l’attività del brand a più livelli.

A luglio 2012 viene presentata a Taormina la prima collezione Dolce&Gabbana Alta Moda. Fin dalla prima edizione dell’Alta Moda del 2012, le presentazioni delle collezioni Alta Moda, Alta Sartoria e Alta Gioielleria sono occasione per raccontare e promuovere il patrimonio culturale e le espressioni artistiche dei luoghi in cui hanno sede. In Italia: Taormina, Venezia, Capri, Portofino, Napoli, Palermo, Como, Agrigento, Firenze; Milano per l’edizione invernale. All’estero: Hong Kong, Tokyo, Pechino, Londra, New York, Città del Messico.

Lo stile Dolce&Gabbana

Non è facile circoscrivere in una definizione l’universo Dolce & Gabbana. Un mondo fatto di sensazioni, tradizioni, cultura, mediterraneità. Domenico Dolce & Stefano Gabbana hanno fatto dei loro cognomi un marchio conosciuto in tutto il mondo, facilmente riconoscibile per il suo glamour e la sua grande versatilità. Due stilisti che hanno saputo fare della loro italianità un vessillo. Hanno saputo interpretare e imporre al mondo il loro stile sensuale e unico. Si rivolgono ai giovani e  dai giovani traggono ispirazione.  Sono adorati dalle star di Hollywood, che ne hanno fatto i loro beniamini. Vestono tutte le rock star del momento, che li hanno eletti leader indiscussi.

L’immagine della maison fa parte di un preciso ma spontaneo progetto di comunicazione voluto e gestito in maniera diretta dai due designer che rappresentano una realtà assai peculiare di identificazione e coerenza tra brand, strategia imprenditoriale, prodotto e designer.

Tra sensualità e tradizione

La donna Dolce & Gabbana è una donna forte, che si piace e sa di piacere. Una donna cosmopolita, che ha girato il mondo ma non dimentica le sue radici. Indossa guêpière estremamente sexy o reggiseni in vista sotto capi trasparenti, contrapponendoli a maschilissimi gessati con tanto di cravatta e camicia bianca o alla canottiera da uomo, ma portando sempre tacchi altissimi che le danno comunque un’andatura estremamente femminile e sexy.

Ama la maschilissima coppola portata dalla Sicilia e il rosario della prima comunione, che porta come collana. Può essere indifferentemente manager, moglie, mamma, amante, ma sempre e comunque donna sino in fondo.

La loro donna è misteriosa e seducente. In lei, mille faccettature, sospese tra modernità e tradizione si fondono alla sensualità femminile in un gioco accentuato, per contrasto, dall’uso di capi maschili. Il bianco e il nero insieme, eros e Crocefisso. Vestiti gessati che richiamano i gangster-movie anni 30.

Vestagliette, corsetti, pizzo e sottovesti, la biancheria intima che si impone sopra il vestito. Una femminilità mediterranea dirompente che richiama Sofia Loren, in Ieri, Oggi e Domani, del 1963. Il successo è immediato per la diversità rispetto allo stile in voga di quegli anni.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, il loro bustier, tra pizzi neri, raso e chiffon, si riserva un posto d’eccezione. In quest’ottica, gli scatti di Ferdinando Scianna con Marpessa Hennink del 1987 rappresentano l’anima più intima del concept stilistico di Dolce & Gabbana: la top model, con candide bluse o lunghe gonne total black, si lascia fotografare da uno scugnizzo siciliano nelle assolate vie isolane. L’atmosfera in bianco e nero è un omaggio al cinema degli anni Quaranta.

dolce&gabbana
Marpessa x Ferdinando Scianna

Il Dna del brand

Il loro tailleur, rivisitato, diviene incisivo strumento di seduzione. Vedremo Isabella Rossellini vestita con un gessato Dolce & Gabbana, camicia bianca e cravatta. Elemento distintivo: la giacca doppiopetto.

Si rafforzano in questo periodo gli elementi chiave dello stile come il leopardato, dapprima sulle fodere e dal ’94 segno distintivo della griffe, e la corsetteria. Pur nella tradizione, non manca la capacità di sorprendere, una costante nello stile del marchio.

C’è un altro elemento che ritorna come un mantra facendosi sempre più anima vitale di uno stile forte e avvolgente, ovvero la maestria artigiana che cuce insieme heritage e industria in un percorso emozionale che rende le creazioni vive testimonianze di un’arte antica dalla quale non si può prescindere.

Un equilibrio fra simbolismo, tradizione, immaginazione e pura moda che fa del pizzo nero, dell’abito a tre pezzi, l’abitino stile lingerie o della borsa Sicily dei bastioni del DNA Dolce&Gabbana, rendendoli dei classici senza tempo che trascendono le tendenze.

Così l’abito in pizzo nero, realizzato con tessuti dai connotati insoliti, ripreso dalle mise da lutto delle vedove siciliane, è trasformato in un classico che esprime sensualità. Anche gli abiti stile lingerie, e i pigiami,  attestano la volontà di Dolce&Gabbana di guardare a ciò che si cela nel profondo e portarlo alla luce, che si tratti di un lapsus o di una qualità intrinseca. E poi il cardingan, questo piccolo e semplice capo di abbigliamento, che indossato su un abito stile lingerie rivela più di quanto nasconde.

I loro capi sono immortalati da Helmut Newton, Steven Meisel e Peter Lindbergh.

Rivisitazioni storiche

I capi classici della moda, dalla camicia bianca al trench, rinascono in un’ottica sperimentale. Il guêpière viene sovrapposto alla camicia bianca, con lacci e ganci a vista; il tailleur gessato maschile diventa un abito-bustier nero; il trench viene rivisitato in pvc trasparente, i tubini diventano fascianti e dai colori non tradizionali come oro e argento. Frange, coppole e gilet, tubini patchwork di pelle su stivali in rettile, linguette e pellicce dall’interno maculato. Collezione dopo collezione i loro capi presentano sempre più di dettagli, materiali, lavorazioni preziose.

L’Italianità

Nelle loro collezioni, sono presenti anche continui riferimenti all’italianità e al cinema. Le donne di Dolce&Gabbana sembrano uscite dall’immaginario di Luchino Visconti ne La terra trema o da Storia di una capinera di Zeffirelli. Pizzo bianco come provenisse da un bulle di corredo, declinato in sangallo, valenciennes o crochet. Ricordiamo l’italian mambo ironico delle fantasie di ortaggi, lavorazioni crochet per i tailleur, tubini e vaporose gonne o dritti midi.

Ecco perché Domenico Dolce e Stefano Gabbana fanno notizia sempre: i loro abiti parlano per loro, il loro stile inconfondibile manda messaggi ben precisi in un linguaggio sempre uguale, ma paradossalmente sempre diverso, in continua evoluzione e in tutte le lingue del mondo.

Per la collezione primavera-estate 2016, hanno sfilato in passerella suntuosi abiti dedicato all’Italia: Capri, Venezia, Roma e Firenze vengono raccontate attraverso decori e stampe apposti su abiti e accessori.

dolce&gabbana sfilata ss16
sfilata SS16

Un made in Italy che non è un’etichetta ma un vero e proprio credo, da tutelare, da difendere, da esportare, da celebrare. Un’italianità al centro anche del progetto digitale #Dgfattoincasa che, in periodo di lockdown, è nato con l’obiettivo di raccontare i valori, il Dna, le radici più profonde del made in Italy attraverso contenuti video realizzati sull’account Instragram del brand che hanno coinvolto artigiani italiani e amici degli stilisti costruendo uno spaccato di un saper fare nato all’insegna di una bellezza e di un’autenticità squisitamente nazionali.

La Sicilia

La Sicilia: tradizioni, panorami, sapori e colori unici; una commistione di culture mediterranee

Si tratta di una regione piena di contrasti, sia sociali che geografici: le acque azzurre cristalline che contrastano con il verde lussureggiante delle coste, sia sabbiose che rocciose e quasi aree desertiche, sono fonte inesauribile di scoperte e ispirazione. Proprio per questo la Sicilia, terra natia di Domenico Dolce, è stata un’ispirazione e un riferimento per Dolce & Gabbana sin da quando i due stilisti hanno fatto il loro ingresso nel mondo della moda.

Se si guarda indietro alle prime collezioni, quelle che hanno lanciato Dolce & Gabbana sulla scena, i riferimenti alla Sicilia sono chiari e disinvolti. La collezione AW 1987-88 si chiamava semplicemente “La Sicilia”, e gli abiti neri dalle linee pulite ispirati a quelli delle donne meridionali resero desiderabile il “look da vedova”, che venne poi catturato dalle lenti esperte di Ferdinando Scianna nell’immortale campagna pubblicitaria con Marpessa.

Naomi Campbell in the Dolce&Gabbana SS 1992
Naomi Campbell in the Dolce&Gabbana SS 1992

Con l’evoluzione di Dolce&Gabbana e con l’ispirazione continua che la Sicilia fornisce, i due stilisti hanno iniziato a guardare agli elementi folcloristici dell’isola, come il carretto siciliano trainato dai cavalli, le ceramiche e addirittura il teatro dei Pupi.

Questi elementi decisamente unici della tradizione folkloristica hanno creato una direzione concettuale ironica e ampiamente apprezzata. La maestria artigiana che caratterizza questi elementi folcloristici della tradizione siciliana e gli artigiani che le tengono vive, sono importanti sia per il design che per il valore dell’ispirazione.

Per questo motivo i pom-pom fatti artigianalmente secondo tradizione, i cesti di vimini intrecciato come le tradizionali borse del caffè, le applicazioni a specchio, le passamanerie e molto altro, continuano a essere presenti nelle collezioni Dolce & Gabbana sia sugli accessori che sugli abiti.

Le collezioni “interamente siciliane”

Per la SS 2013, i due stilisti hanno creato una collezione interamente ispirata alla Sicilia. Un’immortale dichiarazione d’amore nei confronti dell’isola e del suo patrimonio culturale. Sono presenti stampe carretto, elementi decorativi del carretto e anche stampe raffiguranti altre tradizioni folcloristiche come i vasi Mori, il teatro dei Pupi e la maiolica.

Proprio come se si trattasse dell’eredità della propria famiglia, le tradizioni folcloristiche della Sicilia percorrono le collezioni, talvolta richiamate apertamente, altre volte nascoste come riferimenti segreti che verranno colti solo da chi li conosce già.

Nel corso degli anni, queste ispirazioni sono state trasposte nella moda, negli accessori per la casa e in molto altro. Questo prova che, quando alla base ci sono amore e rispetto, non c’è nulla che l’immaginazione di Dolce & Gabbana non possa creare.

La collezione Carretto siciliano, Primavera Estate 2016 è caratterizzata da un look frizzante ispirato alla Sicilia: fiori, decorazioni e il tipico Teatro dei Pupi siciliano.

dolce&gabbana
Collezione Carretto Siciliano, ss16

La Sicilia torna anche nelle collaborazioni con altri marchi come Smeg e Fiasconaro. Con Smeg, nel 2018, il brand ha creato una speciale capsule, Sicily is my Love, di esclusivi elettrodomestici decorati con motivi tipici della tradizione siciliana; mentre con il marchio siciliano Fiasconaro -noto per i suoi panettoni artigianali- hanno ideato una linea di panettoni e creme spalmabili. I prodotti sono contenuti i speciali packaging ideati da Dolce&Gabbana.

sicily is my love, Smeg x Dolce&Gabbana
Sicily is my love, Smeg x Dolce&Gabbana

I volti di Dolce&Gabbana

Oltre a Madonna, fra i più celebri clienti e testimonial dell’azienda e del brand si annoverano negli anni Demi Moore, Nicole Kidman, Isabella Rossellini. Eva Riccobono, Susan Sarandon, Tina Turner, Gwyneth Paltrow, Liv Tyler, Jon Bon Jovi, Monica Bellucci. Infine, Bianca Balti, Demi Moore, Angelina Jolie, Annie Lennox, Jennifer Lopez. E ancora Fabio Cannavaro, Gianluca Zambrotta, Gennaro Gattuso, Matthew McConaughey (protagonista dello spot tv per il profumo The One).

Per gli ultimi progetti, il brand ha affidato le sue campagne a volti noti (e non solo) appartenenti alla nuova generazione di Millennial e GenZ, il target al quale il marchio vuole rivolgersi. Tra questi il giovane attore Cameron Dallas, la modella Chiara Scelsi, gli influencer Mariano Di Vaio e Caroline Daur, la figlia d’arte Deva Cassel e l’attrice Emilia Clark.

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Campagna pubblicitaria con Cameron Dallas e Austine Mahone

Le campagne pubblicitarie

Tra i fotografi e i registi che hanno lavorato con Dolce & Gabbana per le campagne pubblicitarie si può annoverare Giampaolo Barbieri, Michel ComteFabrizio FerriSteven Klein, Steven Meisel, Mert + Marcus, Jean Baptiste Mondino Ferdinando SciannaGiampaolo SguraMario Sorrenti, Solve Sundsbo, Mario Testino Giuseppe Tornatore, e Mariano Vivanco. 

Dolce & Gabbana hanno vinto due Leadawards, il premio sulla pubblicità più importante in Germania, per le loro campagne. Lo spot più iconico certamente è quello creato per il primo profumo da donna di Dolce & Gabbana, è stato in onda in Italia per diversi anni, da una creazione del regista Giuseppe Tornatore, arrangiato da Ennio Morricone e con protagonista l’attrice Monica Bellucci.

Lo spot surrealista di 30 secondi inizia con un uomo che sbatte un polpo contro i bordi di pietra di una pozza di marea. Si alza in piedi e guarda intorno a sé, dove ci sono diverse donne occupate nelle loro vite quotidiane. Una donna (la Bellucci) indossa un vestito da bagno stile anni 50 dietro un lenzuolo bianco tenuto da due altre donne.

Dopo essersi cambiata, lancia il suo reggiseno sopra un cactus spinoso a forma di pera e cammina verso l’oceano. In seguito appare sdraiata sopra un letto ben fatto e l’uomo che la vede è in piedi fuori della sua finestra, che tiene il suo reggiseno sopra il proprio naso. La pellicola termina con l’immagine delle bottiglie di profumo di Dolce & Gabbana contro uno sfondo nero.

Nel 2003 un altro spot surrealista sul funerale siciliano pubblicizza il profumo di the Dolce & Gabbana Sicily. Giuseppe Tornatore dirige anche questo adv avendo chiari lo stile Dolce & Gabbana, le ispirazioni e i punti di partenza su cui lavorano i due stilisti.

La collaborazione con Tornatore continua nel 2020 con la campagna Devotion.

Tornatore x Dolce&Gabbana
Tornatore x Dolce&Gabbana

Lo scandalo cinese

Nel 2018, per promuovere la sfilata di Shanghai, il marchio ha proposto dei video in cui una modella asiatica cerca di mangiare cibo tipico della tradizione italiana con le bacchette. Il marchio è stat0 accusato di riproporre un’immagine stereotipata e di veicolare messaggi sessisti e razzisti. Il clima di polemiche si è poi aggravato quando l’account instagram DietPrada, ha pubblicato uno scambio di messaggi con Stefano Gabbana. Gabbana esprimeva opinioni razziste e offensive verso la Cina. La direttrice di Vogue China Angelica Cheung ha annullato la sua presenza e le agenzie Bentley e Xing Li hanno detto che non avrebbero mandato le loro modelle in passerella. L’evento è stato cancellato e l’azienda Dolce & Gabbana si è scusata, dicendo che i suoi account sono stati hackerati e che i messaggi in questione non erano autentici.

Gli spazi

Nel 2002 hanno inaugurato Lo showroom di via Goldoni. Un edificio a sette piani con funzione di boutique e spazio aziendale che ha spostato i il loro precedente showroom principale situato in Piazza Umanitaria. Nel luglio 2006 Dolce & Gabbana aprirono uno spazio dimostrativo di 450 m² denominato Lo showroom di via Broggi a Milano. La casa di moda acquistò anche il teatro Il Metropol a Milano, un cinema storico costruito negli anni 40. Fu ristrutturato e riaperto nel settembre 2005.

Showroom via Broggi
Showroom via Broggi

Nel 2003 apre un bar co-sponsorizzato che i due fondarono nel loro showroom milanese per uomo chiamato Martini Bar. Un altro Martini Bar sorge nel 2006 a Shanghai. Nel 2009 Dolce & Gabbana avevano 93 boutique e 11 outlet aziendali ed effettuavano vendite in 80 paesi. Complessivamente possedevano 251 negozi mono-marchio.

Martini Bar Dolce&Gabbana
Martini Bar Dolce&Gabbana

Nel 2006 Dolce & Gabbana aprirono Il Gold, un edificio polifunzionale con café, bar, bistrot e aree ristorante.

Le mostre

In aggiunta a sfilate sulla passerella e campagne pubblicitarie per le loro collezioni, Dolce & Gabbana utilizzano i loro spazi per ospitare mostre artistiche e fotografiche. Dolce & Gabbana utilizzano i loro spazi anche per presentare libri e mostre fotografiche dei loro vestiti, come il lancio del loro libro David Gandy nel 2011.

Per luglio 2020 era prevista la mostra Dal cuore alle mani su Dolce & Gabbana a Palazzo Reale: un viaggio alla scoperta dell’autentica bellezza italiana. incentrata sulle collezioni di Alta Moda, Alta Sartoria e Alta Gioielleria di Dolce&Gabbana. La mostra intendeva presentare la valenza espressiva della moda dei due stilisti. Un racconto poetico dei territori, dei tesori artistici, della visione cinematografica. Delle eccellenze gastronomiche e dei mestieri d’arte che impreziosiscono il tessuto del nostro paese. Mostra che annullata a causa della pandemia.

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