Zooties

Lo stile zoot-suiter, riportato in auge negli anni ’80 da Kid Creole e Sugar Coated, Hernandez e Chris Sullivan con i suoi Blue Rondo, ha le sue origini nei jazz club newyorkesi come l’Onyx e il Famous Doors sul finire degli anni ’30. È uno stile riservato agli uomini quello che si può notare in questi club sulla 52esima, ribattezzata la “Swing Street” di Manhattan, ma anche al Savoy Ballroom di Harlem dove amano pavoneggiarsi i nuovi dandies neri di New York. Zoot-suiters o Zooties saranno definiti quegli elegantoni snob, da Zoot-suit che è il nome dell’abito che li distingue. Zoot è una distorsione e un raddoppio fonetico di suit/completo, a sottolineare l’esagerazione e il gusto per l’eccesso che connotano questa nuova moda. E davvero tutto è esagerato e fuori misura. A iniziare dalla giacca di due o tre taglie superiore al necessario, che a doppiopetto si avvolge intorno al busto e termina con ampissime falde sul ginocchio, per arrivare ai pantaloni che portano il punto vita all’altezza del petto come se un gilet fosse innestato su un paio di braghe dal cavallo molto basso. La scelta dei tessuti dà la preferenza a colori molto chiari, tinte pastello o scozzese a grandi quadri. Aumentano il fragore accessori di ogni tipo purché eclatanti e catene da orologio lunghe e dipinte a mano. Il principio del consumo vistoso è spinto fino al parossismo e all’eversione, data la profusione e lo spreco di materiale mentre gli Stati Uniti sono alla vigilia del coinvolgimento nel secondo conflitto mondiale. Nel 1941, l’American War Production Board, incaricato di coordinare le industrie civili in previsione di una guerra ormai imminente, impartisce norme severe per regolare la confezione degli indumenti in modo millimetrico. Paradossalmente, come spesso accade, è proprio un’interdizione a sancire la diffusione di uno stile in linea di principio troppo radicale per poter attecchire al di là di una piccola minoranza.