Zibellino

È la zarina delle pellicce. In zibellini era lo iassak, il tributo che le popolazioni siberiane pagavano allo zar e che finiva nella sua cassa personale, la Corte del Tesoro. Di zibellino era bordata la corona-copricapo, detta chapka di Monomaco, che era fatta di filigrana d’oro su fondo d’oro costellato di pietre preziose e di perle; lo zibellino guarniva lo sfarzoso cappotto, anch’esso adorno di gemme, che lo zar indossava nelle cerimonie solenni. Per descriverne la magnificenza, si è ricorsi a ogni sorta di aggettivo o di espressione elogiativa. Se i francesi, reputandolo di genere femminile, lo paragonano a una “mousse” vaporosa, in qualsiasi altra lingua è, prima di tutto, prezioso. Al punto che, ricordando la mitologia, si è voluto riconoscervi il vello d’oro che, vigilato da un drago, brillava nel fitto di una selva della Colchide (l’odierna Georgia) e alla cui conquista partirono Giasone e gli Argonauti. Universalmente è stato considerato, molto prima del petrolio, l’oro nero: l’oro nero della foresta. Nonostante la presenza in altre terre (Asia, Nordamerica, Europa), la sua storia è la storia stessa della Siberia: in quelle sterminate lande di migliaia di chilometri giocò il medesimo ruolo che la pepita ebbe nella febbre dell’oro scoppiata nelle più ristrette aree canadesi al confine con l’Alaska. Fu oggetto di una caccia così indiscriminata che, all’inizio del XX secolo, era scomparso da vaste regioni dell’impero russo e dovettero prendere misure di protezione prima il governo zarista, poi quello sovietico. Lo zibellino russo (Martes zibellina) ha doti di lucentezza, foltezza, sericità del pelo e tinte che variano dal dark al golden: una miriade di sfumature dal bruno a un beige chiaro, a un quasi bianco. Primo e insuperabile è il Barguzinsky, che prende il nome dalla regione di provenienza (Barguzin), vicino al lago Baikal. L’allevamento, che iniziò in Unione Sovietica nel 1931, è incentrato sui colori scuri; la natura, tramutando anomalie in virtù, riserva la sorpresa dello zibellino Royal, il cui manto presenta una punteggiatura bianca, che è causata da una mancanza di pigmentazione e regala invece uno straordinario riflesso argentato. Zibellino: prezioso oggi come ieri, quando faceva parte del Gran Tesoro degli zar o quando erano le sue pelli, non denaro, che i nobili russi portavano con sé, lasciando il loro Paese per i diletti della Costa Azzurra.