Visone

Pelliccia che rimarrà, nella storia del costume, come il simbolo della ripresa economica dei rombanti anni ’50, come il segno tangibile della scalata sociale, come il prezioso oggetto dei desideri di ogni donna. Dagli schermi cinematografici Hollywood invitava al sogno con Elizabeth Taylor, Venere in visone del 1960, e con Doris Day, Il visone sulla pelle del ’62. Nella realtà lo indossavano personalità e personaggi come Clara Booth Luce, ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, la regina Elisabetta II d’Inghilterra, Maria Callas, una Brigitte Bardot non ancora votata alla causa animalista, e persino, nella versione di una lunga, spagnoleggiante cappa nera, Salvador DalÕ. Era, e avrebbe continuato a essere, la pelliccia per eccellenza, dominatrice incontrastata, regina assoluta. E re dei laghi e dei fiumi è il visone, distinto nei due nomi latini di Mustela vison (americano) e Mustela lutreola (europeo), e diffuso nell’America del Nord e nel settentrione dell’Europa e dell’Asia. È dotato di pelo folto, morbido e lucente, e di cuoio elastico e resistente. Il tipo classico è a mantello bruno scuro, chiamato “standard” oppure “selvaggio”, o anche, più poeticamente e con chiaro riferimento a quello nordamericano, “dei grandi laghi”. Può essere allevato in tutti i Paesi che abbiano clima freddo, umido e siano ricchi d’acqua, perché ogni bestia ne richiede da 200 a 400 litri all’anno. Oggi la stragrande maggioranza dei visoni proviene dall’allevamento, le cui prime sperimentazioni, a opera degli americani, vengono datate intorno alla metà del 1800, mentre in Europa l’avvio fu dato dagli scandinavi all’epoca della crisi economica degli anni ’30. Sono nate così le innumerevoli mutazioni del pelo, varietà di colore rigorosamente naturali e differenti dallo standard, che vanno dal bianco al nero e per le quali ogni marchio — American Legend, Blackglama (soltanto nero), American Ultra, Canada Majestic, Nafa, Black Nafa — ha denominazioni proprie. Offrono meravigliosa materia alla creatività degli stilisti pellicciai, che negli ultimi anni, ben assecondati dalle rivoluzionarie invenzioni della conceria, hanno tinto il visone, l’hanno reso reversibile, l’hanno rasato, epilato, spuntato, nappato, scamosciato, traforato, dorsato, brinato. Docile e maestoso, ha lasciato fare, sicuro di conservare la propria regalità.