Village

Sono molti gli stilisti che si sono ispirati a questo quartiere di New York, o meglio, alla popolazione multirazziale che vi circola giorno e notte, per innovare le loro collezioni partendo dalla strada, dalla moda spontanea. Alcuni, come Gianni Versace e Donna Karan, lo hanno riconosciuto pubblicamente, altri no. Ma è comunque qui, tra Washington Square e Bleekerstreet, che la creatività del crogiolo americano dà il meglio di sé. I giovani del Village non hanno spesso soldi per vestirsi: allora riciclano vecchi abiti e vecchie mode, inventano accostamenti e soluzione originali che poi, rielaborate e raffinate, si troveranno la stagione successiva nelle vetrine chic della Quinta o della Sesta Avenue. I commercianti hanno già da anni fiutato l’affare dell’usato e rivendono a prezzi esosi stracci d’epoca a turisti giapponesi o ai giovani pargoli della buona società newyorkese. Il tratto di Broadway, che taglia il Village, tra l’Ottava e la Ventitreesima strada, è zeppo di questo genere di magazzini vintage ed è curioso, perché proprio su questo spezzone di Broadway, alla fine dell’800, si snodava il Ladies Mile, la zona dello shopping più alla moda. Per il resto, il Village è costellato di negozietti di T-shirt e di grandi empori come quelli di Gap o di Banana Republic. Nella zona ovest, intorno a Christopher Street, si concentra la moda gay — che poi spesso viene cooptata anche dagli eterosessuali — mentre a est si possono trovare ancora locali dove il passaggio di protagonisti della cultura americana, come Allen Ginsberg e Bob Dylan, non sembra del tutto preistoria. Nel Village, comunque, si respira ancora un’atmosfera di libertà, fuori dagli schemi e in costante evoluzione, nonostante già da tempo artisti e intellettuali abbiano abbandonato il Village alla scoperta di nuove zone di New York, come Tribeca o Harlem.