Valentino

Mario (1928-1991). Stilista di calzature e del prêt-à-porter in pelle. Ha lasciato un’impronta con l’idea di alleggerire e colorare in toni inusitati la pelle scamosciata e di lavorarla come un filato dopo averla ridotta in nastri. Sono del resto in pelle rosa le sue prime scarpe decolleté con i tacchi affusolati, quando, continuando l’attività paterna, si mette in proprio (’53), con una piccola bottega a Napoli. Un fiore in corallo orna un suo modello di sandali dell’anno dopo. Oggi, al Museo della Calzatura di Parigi queste realizzazioni sono esposte come esempio di femminilizzante rottura. Quando la sua voglia di sperimentare si applica alla pelle per bluse, giacche, pantaloni, blazer, i risultati appaiono subito prodigiosi. Disegnati da Muriel Grateau nei toni pastello, in cobalto, verde, fragola e castoro, sfilano a Milano (’77) lunghi mantelli profilati di seta a contrasto, barbari e sontuosi rivelano innovazione stilistica e slancio artigianale. La sfida successiva sarà piegare la pelle a ogni uso possibile come il tessuto. Mentre approdano da Mario Valentino fashion designer come Armani, Montana, Versace e Lagerfeld, colori soavi tingono la pelle lieve e cangiante come seta, la stampa a rilievo simula le coste del velluto o le righe del picché, trafori a mano evocano il pizzo Sangallo, la pelle tagliata sottilissima a strisce, lavorata al telaio, ospita gli effetti di trama del Galles, dello spinato, del tweed in capi all’avanguardia.