Tritapepe

Pasquale (1890-1951). Sarto italiano. Appartiene da maestro alla grande scuola sartoriale abruzzese che vanta nomi come Domenico Caraceni, Ciro Giuliano, Nicola Amazzalorso, Nazzareno Fonticoli, Costante Zopito, De Fulgentiis, Di Tecco, Ferrari, Camillo Modesti, Luigi Fagnese, Dante D’Indino, Donato Pavone, Tobia Agresti, Vincenzo Di Donato, Luigi D’Alessandro. Nasce ad Atri. Dodicenne fugge da un padre troppo autoritario, arriva a Roma e trova lavoro da un sarto. La vita è grama. Per campare, fa, fuori orario, piccole riparazioni alle uniformi dei pompieri. A 17 anni, riesce ad aprire una prima sartoria a Porto d’Anzio e successivamente a Roma, dove conosce il caposarto del Secondo Piemonte Reale, un battaglione caro al cuore del re Vittorio Emanuele III. Il caposarto s’ammala e lo raccomanda come sostituto. Così, convinto repubblicano, gli capita di tagliare e cucire una divisa piccola, piccola. Capisce che è per “sciaboletta”, il re. Anni dopo, raccontò al figlio Nino, che ne ha raccolto con rigore l’eredità di mestiere: “Mi emozionai talmente da dubitare della mia fede repubblicana”. Quella divisa è perfetta e gli dà una certa notorietà fra l’aristocrazia. Gli converrebbe mettere radici a Roma. Ma una faccenda di cuore lo obbliga ad andarsene, prima a Castellammare di Pescara, poi a Pescara città dove lavora, per una clientela soprattutto romana, sino alla sua morte. Poco prima di andarsene, dice al figlio: “Nel momento in cui ti accorgerai di non sapere fare questo mestiere, comincia pure a farlo. Ti aiuterà la modestia”.