Teddy Boys

Movimento giovanile britannico e moda conseguente. Nel 1950 l’edizione inglese di Vogue affermava che “c’è un nuovo formalismo, quasi edoardiano, nell’abbigliamento maschile a Londra, che ricorda il periodo precedente il 1914”. Questo era stato un periodo glorioso per l’alta società inglese, un periodo che molti indubbiamente desideravano far rivivere. Decide di farlo la gioventù snob dei quartieri alla moda londinesi. I nuovi edoardiani adottarono come abbigliamento-divisa pantaloni a tubo, colletti bianchi alti e rigidi e gilet operati. A partire dal 1954 però il loro stile viene adottato con intento provocatorio e caricaturale e rielaborato in versione economica dai giovani proletari dei sobborghi londinesi i cosiddetti Teddy Boys. E Teddy è la rielaborazione popolare dell’espressione edoardiano. I Ted vengono accusati di ogni sorta di crimini, dagli attacchi razzisti ai furti. E il loro abbigliamento si trasforma nel sinonimo dei loro atti vandalici. Portavano giacche redingote (drape-suits), colletti rialzati o abbottonati, pantaloni a tubo aderenti (drain-pipe trousers), cravatte a stringa (bootlace ties), scarpe grosse dalla suola spessa (suede shoes) e impomatavano i lunghi capelli con la brillantina pettinandoli a ciuffo con la banana (quiffs). Il movimento sparisce verso la fine degli anni ’50. Ogni tanto riappare come fenomeno di costume. Negli anni ’80 è legato al revival rockabilly in una versione un po’ fumettistica e cinematografica in stile American graffiti.