Tailleur

Il capo su cui non si discute, l’inossidabile coppia giacca-gonna oppure pantalone, elegante e raffinato, anche sobrio e sportivo: comunque sempre di connotazione sartoriale. Un tempo, per la particolarità del suo taglio rigoroso, non poteva che essere eseguito da un sarto da uomo, in francese, appunto, tailleur. Si deve al grande sarto inglese John Redfern il primo tailleur realizzato nel 1885 per la principessa di Galles. All’inizio, riservato a occasioni non formali, soprattutto al mattino, si afferma, semplice, senza fronzoli e sottolineato da accessori mascolini, dal gilet alla cravatta, nell’ultima decade dell’800, come espressione tipica di un desiderio di vita attiva, di un bisogno di libertà alle soglie del femminismo. È il primo passo della moda nei confronti dell’emancipazione della donna. Tuttavia il tailleur dell’epoca, se sfugge agli impedimenti dell’abbigliamento tradizionale, è tutt’altro che agevole per la donna: il sarto trasferisce nel nuovo capo le stoffe pesanti, l’intelaiatura con il crine, le spalle imbottite dell’abito maschile e solo durante la prima guerra mondiale accorcerà la gonna, raggiunta, all’altezza di un palmo sotto il ginocchio, da alti stivali. Occorrerà attendere la rivoluzionaria intuizione di Giorgio Armani, in quegli anni ’70 del ‘900, una volta ancora segnati dal femminismo, perché il tailleur femminile possa contare su una giacca destrutturata, stoffa leggera ad armatura solida, ogni struttura assente. Notevole antesignana di ogni rottura nell’abbigliamento della donna nuova, è la rivisitazione del tailleur a opera di Chanel: i tempi di guerra non le offrono che il jersey ed è con questo tessuto a maglia, strutturata, sottile e duttile al ferro da stiro, che Coco crea il tailleur morbido, rigoroso, ma di assoluta femminile scioltezza, poi declinato, durante gli anni ’20 e oltre, nei famosi completi in tweed, la giacca recinta di galloni, i bottoni dorati. Mai trascurato, spesso sulla cresta dell’onda, il tailleur diventa provocatorio travestimento per molte dive del passato. Marlene Dietrich ama indossare giacca e calzoni, la prima a osarli anche in pubblico, antesignana dunque di quello che diventerà l’intramontabile tailleur pantalone. Joan Crawford, invece, predilige la sottana, concentrando l’attenzione sulla giacca (creata per lei dal costumista hollywoodiano Adrian): una bella giacca con ampie spalle imbottite allo scopo di assottigliarle i fianchi, modello copiato e stracopiato, di tipo severo, preferibilmente scuro, impreziosito da ricami di passamaneria. Il tailleur non ha tempo. Le mode passano, il tailleur resta. Si accosta al corpo come fosse un cardigan, si illumina di tinte sorbetto e strass, è sexy o rigoroso, spesso volta pagina e guarda indietro, si riappropria della silhouette anni ’30 e ’40, rilegge con occhio contemporaneo gli insegnamenti di Patou, Schiaparelli, Chanel. A volte assottiglia il busto e allunga l’orlo; diventa austero, ma anche misterioso e seducente. Androgino e riservato. Perfino intrigante, quando la gonna gioca al risparmio e diventa micro, sotto giacchette che lasciano tracce di nudo. Gli accordi si infrangono, se ne tentano altri spiritosi, inventati: un accenno di bolero, un pantalone vagamente sci, una comoda giacca con la coulisse in vita, accompagnata a calzoni sigaretta. E, ancora, pantaloni a tubo con risvolto, uniti all’attillata giacca-marsina. Sotto, bluse lucide, pullini colorati, ma anche niente, indossati a pelle. Le vie del tailleur sono infinite. Rispetta la severità di giacca, camicia e gonna, oppure rompe gli schemi e dà vita a infinite altre combinazioni. Il tailleur ha consolidato una sua particolare presenza negli anni ’80 del ‘900, vera palestra di esercizio stilistico per i più celebri nomi della moda: la straordinaria allure di Saint-Laurent, la magnifica spalla di Valentino, il nitore di Mila Schon, la grazia di Krizia, l’audacia di Versace, le geometrie di Ferré hanno impresso un inconfondibile look alla giacca e operato novità di taglio alla gonna multiforme, offrendo inoltre, al tailleur nero o di prezioso colore, l’eleganza dello smoking da sera.