Norell

Norell, Norman, pseudonimo di Norman D. Levinson (1900-1972). Stilista americano. Nella sua lunga carriera, ha collezionato una serie di primati. È stato il primo couturier statunitense a conquistare la considerazione e il rispetto dei grandi sarti parigini, il primo a ricevere il Coty Award. Nasce nell’Indiana. Negli anni ’20, studia a New York ma, contrariamente a quanto si crede, non ha mai frequentato la prestigiosa Parson’s School. Si diploma invece al Pratt Institute. Nel ’22 inizia una collaborazione con la Paramount Pictures, disegnando costumi per Gloria Swanson e Rodolfo Valentino. Dal ’28 al ’40 lavora per Hattie Garnegie, celebre design house di moda dove matura l’essenza di quello che sarà il suo stile: l’adattamento dello chic francese — allora in voga — al gusto americano. Crea costumi per la Ziegfeld Follies e per il Cotton Club, veste star come Joan Crawford, Paulette Goddard e Katharine Hepburn e, più tardi, Lauren Bacall. Nel ’41, con un socio amministratore, fonda la casa di moda Traina-Norell: un’etichetta che dal ’60, ritiratosi Traina, avrà solo il nome Norman Norell. Il suo stile aveva una precisa identità e un glamour inconfondibile: dall’abito camicia al particolare da sera, all’uso barocco di tessuti e paillettes. Il suo smoking da donna nasce dieci anni prima di quello di Yves Saint-Laurent. Ha fondato il Council of Fashion Designers of America. È stato il primo stilista americano a lanciare un proprio profumo. È considerato un’icona della moda Usa.

Nakano

Nakano, Hiromichi (1942). Stilista giapponese. Figlio di un prete scintoista, artista dalla personalità poliedrica, da Tokyo approda a Parigi con l’intento di comprare giocattoli antichi e ci rimane per lavorare come critico cinematografico. Presto comincia a sviluppare anche la sua passione per la moda e diviene famoso nel suo Paese quale stilista preferito dalle star della Tv e della musica. Nakano nel 1991 crea la prima collezione di prêt-à-porter che riflette il suo stile fantasioso, quasi giocherellone. Sfila per la prima volta a Parigi nel ’98. È uno dei fashion designer, insieme a Pierre Cardin, Yves Saint-Laurent e Fiorucci, chiamati a creare abiti per le bambole della Takara Company Ltd, un vero culto in Giappone. Nel corso della decennale collaborazione con Takara, Nagano disegna una Barbie in sette modelli che diventa un pezzo da collezione. Dopo la conclusione del contratto di licenza con Mattel, prosegue la sua collaborazione agli abiti e agli accessori per Jenny, la “cugina” orientale della bambola americana.

Cometti

Cometti, Philippe (1974). Fotografo francese. Considerato uno degli autori emergenti più interessanti per il suo stile innovativo, annovera fra i suoi clienti Emporio Armani, Hermès, Givenchy, H&M, Mila Schön, Yves Saint-Laurent. Pubblica su Dutch, Arena, Glamour, Numéro, Max Moda e sulle edizioni italiana e giapponese di Vogue.

La Falaise

La Falaise (de), Loulou. Collaboratrice e fedelissima amica di Yves Saint-Laurent, anche una sorta di musa soccorrevole nei molti momenti di “mal di vivere” dello stilista. Nativa del Sussex, un fisico androgino e un volto alla Marlene Dietrich. È figlia d’arte. Il padre, Oswald Birley, fu pittore ufficiale della corte inglese; la madre, Maxime de La Falaise fu indossatrice di Schiaparelli. Iniziò la carriera come modella di Vogue. Loulou entrò da Saint-Laurent nel 1972 per diventare via via la direttrice del settore accessori. Trent’anni dopo quel suo “primo impiego” e circa un anno dopo l’addio alla moda di Saint-Laurent nel 2002, Loulou ha aperto (febbraio 2003) una boutique in rue de Bourgogne a Parigi e ha debuttato nello stilismo con una prima collezione di abiti e gioielli.

Brunhoff

Brunhoff, (de) Michel (1892-1958). Giornalista francese. Scoprì giovani talenti come Saint-Laurent e Bourdin, di cui pubblicò su Vogue la prima fotografia. Nel 1912, con Lucien Vogel, fonda la Gazette du Bon Ton. Nel ’20 sposa Cosetta Vogel, sorella di Lucien, e con lei fonda l’Illustration de la Mode. Pur conservando, fino al ’33, il suo posto all’Illustration, si occupa di Jardin des Modes e, nel ’29, fonda Vogue Francia, che dirigerà fino alla morte.

Boy

Boy  Billy due le sue passioni: creare gioielli fantasia e collezionare abiti haute couture e bambole. Nato a Vienna, fin da bambino respira in famiglia l’atmosfera degli abiti di lusso: inizia a collezionarli già a tredici anni e oggi possiede più di 11 mila pezzi, tra cui 2500 capi di Elsa Schiaparelli. A Parigi, in rue de la Paix, apre nel 1975 Surreal Couture e cinque anni dopo Surreal Bijoux. È il 1980 e ha solo vent’anni. Amico di artisti, attori, personaggi della moda, crea bijoux “surrealisti” per Thierry Mugler e Charles Jourdan, e ha come clienti Elisabeth Taylor e Lauren Bacall. Le sue opere sono esposte al Victoria and Albert Museum, al Museum of Art e al Musée des Arts de la Mode. Nel 1989, lancia in Europa la sua bambola mannequin, che chiama Mdvanii, e quattro anni dopo pubblica, per le edizioni Maeght, il libro Bluette. Nel 1990, una mostra itinerante (Le Grand Tra La La) porta all’estero e rende famose le sue creazioni. Possiede la più importante collezione di Barbie, la bambola che ha fatto impazzire milioni di bambine e adolescenti in tutto il mondo. Più che una bambola tradizionale, la mitica Barbie è simile a una modella, alta, slanciata e sexy. Le sue caratteristiche sono accentuate dalle acconciature, dagli accessori, ma soprattutto dal ricchissimo guardaroba, che va dai sontuosi abiti da sposa e da sera, alle pellicce, ai costumi da bagno. Da qui venne a Billy Boy l’idea di dedicarle nel 1985 una mostra al Musée des Arts Décoratifs di Parigi: 300 Barbie vestite da 61 stilisti famosi, fra cui Kenzo, Gaultier, Coveri, Mugler, Montana. L’abito da sposa è di Féraud, la pelliccia rossa di Dior, mentre Saint-Laurent le dedica ben 16 modelli delle passate collezioni. Ispirandosi a Bettina, da sempre sua musa, Billy Boy veste Barbie con un abitino nero anni ’60, molto semplice e lineare.

Pilati

Pilati Stefano
Pilati Stefano

Pilati Stefano (1965). Stilista italiano. Comincia la sua attività nel 1984 da Nino Cerruti; successivamente collabora con L’Uomo Vogue, Giorgio Armani (1993), Miu Miu, dove è assistente di Miuccia Prada. Nel 2000 entra da Yves Saint-Laurent come responsabile stilistico della linea di prêt-à-porter femminile, alla quale conferisce un carattere deciso, femminile e moderno proseguendo l’opera cominciata da Tom Ford. Nel 2004, quando Ford lascia il gruppo Ppr, Pilati viene promosso direttore creativo di Yves Saint-Laurent, e diventa responsabile di tutte le linee di abbigliamento e accessori del brand, incarico che viene riconfermato nel 2007.

Hepburn

Hepburn Audrey (1929-1993). Attrice americana. Nasce a Bruxelles. Il vero nome è Hedda van Heemstra Hepburn-Ruston. Esile, grandi occhi da cerbiatta, collo lungo, passione giovanile per la danza, inconfondibile silhouette nera sui manifesti dei cinema. La bellezza di Audrey Hepburn è a dir poco inconsueta per i canoni degli anni ’50 in cui trionfa il modello della maggiorata.

I film di Audrey Hepburn

Eppure, sin dalle sue prime apparizioni si impone come indiscutibile icona del gusto. Già il suo primo film di successo, Roman Holiday (Vacanze romane, 1953), oltre a farle guadagnare l’Oscar come migliore attrice, rende popolari le camicette bianche indossate su gonne ampie con fascia elastica in vita e il foulard annodato intorno al collo.

A Hollywood la Hepburn era arrivata da Broadway, dove era stata protagonista — scelta proprio da Colette, l’autrice — della trasposizione teatrale del romanzo Gigi.

Altri due suoi film, entrambi del ’57, Funny Face (Cenerentola a Parigi) e Arianna, lanciano altre mode, quelle dei pantaloni aderenti lunghi alla caviglia, delle calze colorate, delle tute nere attillate antesignane dei fuseau, delle ballerine ultra piatte. Poi arriva Breakfast at Tiffany’s (Colazione da Tiffany, ’60) a segnare il trionfo dei tubini neri e dei grandi occhiali da sole. Nonostante la diva si sia più volte servita da Valentino, Yves Saint-Laurent, Emilio Pucci, Ralph Lauren e André Laug per i suoi abiti, da Gucci, Hermès, Vuitton e Ferragamo per gli accessori, il nome di Audrey Hepburn è comunque strettamente legato a quello di Hubert de Givenchy. I due si conoscono sul set di Sabrina (’54) quando il regista, Billy Wilder, incarica, ma su suggerimento dell’attrice, il couturier francese di affiancare Edith Head nella realizzazione degli abiti per la protagonista. Da quel film nasce tra la diva e il couturier un sodalizio che sarebbe durato per tutta la vita. Da allora, infatti, Givenchy ha firmato la maggior parte degli abiti indossati dalla Hepburn sia sul set sia nella vita privata. A questo proposito Audrey ha dichiarato più volte: “Ho bisogno di Givenchy come le donne americane hanno bisogno dello psicoanalista”.

Pinault

Pinault Franµois (1936). Imprenditore commerciale francese e uomo d’affari. È alla testa della Ppr, Pinault-Printemps-Redoute, colosso della distribuzione che ha comprato la Sanofi, vale a dire la società proprietaria della Yves Saint-Laurent, e che, sottoscrivendo un aumento di capitale, ha bloccato la presa di possesso del Gruppo Gucci da parte della Lvmh, colosso del lusso capitanato da Bernard Arnault. Autodidatta e self made man, è uno degli uomini più ricchi di Francia.

Nasce in Bretagna, a Les Champ Geraux. Nel ’63, comincia a occuparsi di commercio del legno, settore in cui è diventato il numero uno in Europa. I guadagni gli hanno permesso, negli anni ’80 e ’90, di acquisire grandi società di distribuzione come Conforama (mobili ed elettrodomestici), Printemps (catena di grandi magazzini), Redoute (vendita per corrispondenza) e, nel ’94, la Fnac (catena di grandi librerie che vendono anche dischi e prodotti microinformatici).

L’ingresso in Gucci di Pinault

L’ingresso in Gucci, prelude al tentativo di formare un Gruppo del lusso in concorrenza con quello di Arnault. La mossa risulta vincente. &quad;Nel 2005 Pinault lascia il suo impero nelle mani del figlio quarantunenne Franµois-Henri, mantenendo però il ruolo di co-general manager. Da allora, si dedica principalmente alla sua importante collezione di arte moderna: a Venezia acquista Palazzo Grassi (2005) e i capannoni secenteschi a Punta della Dogana (2007) con l’intenzione di creare un museo d’arte contemporanea, sede permanente della sua raccolta.

Jault

Jault. Creatore di scarpe e sandali per Ines de la Fressange, Myma, Holland &Holland, Kookai, Maud Frizon. Stilista e modellista, Olivier Jault è in grado di disegnare ma anche di realizzare una scarpa dal tacco alla tomaia. Nel suo curriculum ci sono l’istituto Duperré ma soprattutto uno stage da Charles Kammer che l’ha portato prima al Bureau-de-style Pascal Mais e successivamente a disegnare calzature per Givenchy, sotto la guida di Monsieur Hubert, e anche per Yves Saint-Laurent.