AZZEDINE ALAïA

Indice:

  1. Le origini e il grande sogno
  2. Il sarto delle donne
  3. Le modelle del gigante della moda
  4. Lo scultore del corpo
  5. Il grande ritorno in passerella
  6. Per sempre Azzedine Alaïa

LE ORIGINI E IL GRANDE SOGNO

Azzedine Alaïa

Azzedine Alaïa nasce il 26 Febbraio 1940 a Tunisi. Partito a soli 17 anni con pochi soldi e tanti sogni, il giovane inizia la carriera come baby sitter. Cresciuto dalla nonna, una donna che passava ore ai fornelli. Nonostante la madre fosse sparita e il padre assente sempre al lavoro nei campi, l’infanzia in Tunisia è rimasto un bel ricordo per Azzedine. C’era il nonno che lo portava sempre al cinema, la nonna che riempiva la casa di gente, l’amata sorella Hafida che lavorava come sarta e che gli ha insegnato a tenere in mano ago e filo. La zia che si vestiva alla francese con una redingote rossa dai revers d’astrakan che rimane un punto di ispirazione nella mente di Alaïa.

Il couturier

Molteplici sono le figure femminili presenti e che hanno segnato la vita del grande designer. La rigorosa eleganza delle suore di Notre Dame de Sion a cui dona il primo disegno. Le modelle di Dior e Balmain che scopre sulle pagine delle riviste di moda nello studio di madame Pineau, levatrice del quartiere dove il giovane si guadagna qualche soldo mettendo dei pentolino d’acqua a bollire sul fuoco.

Carla Sozzani a cena dal sarto

Perché anche la cucina è un luogo speciale, ore spese con la nonna a cucinare, ma anche luogo dove crea e realizza le sue opere d’arte. Proprio lì impone la sua idea di femminilità scultorea, cucendo gli abiti addosso alle sue clienti. La sua cucina, con un piano d’acciaio e due grandi tavoli perfettamente illuminati, è stata per anni un crocevia dove cibarsi di buona cultura e idee, dove piatti culinari e capi stratosferici prendevano vita. Il suo segreto era mischiare, la sarta e il giornalista, la nobildonna e l’artista, un modo per tenere insieme tutti i suoi affetti. Un luogo aperto, dove trovi sempre un piatto caldo, perché Alaïa, ben istruito dalla nonna, metteva sempre dei coperti in più, perché non si sa mai chi può venire a trovarti inaspettatamente. Serviva tutti ed era l’ultimo a sedersi.

Alaia nella sua cucina

È proprio la nonna, di nascosto dal padre, a spingere il ragazzo pieno di talento ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti. Così Azzedine studia scultura, inizia ad interessarsi al corpo, alle sue forme, nozioni che si riveleranno preziose.  Conosce Leila Menchari, che per trent’anni disegnerà le vetrine di Hermès. Assieme sognano Parigi e decidono di raggiungerla. Affittano una chambre de bonne, pochi metri quadrati, zero soldi tante speranze di raggiungere il loro obbiettivi.

IL SARTO DELLE DONNE

Azzedine inizia a lavorare per Dior, ma l’esperienza dura appena cinque giorni. La Francia è in guerra contro gli indipendentisti algerini. e chi come lui viene da Maghreb non è affatto ben visto. Fa giusto in tempo ad incrociare Marlene Dietrich, che scende dalla sua auto, con delle gambe a dir poco perfette. Capisce che l’unica cosa che desidera realmente nella vita è vestire le donne. Conosce la marchesa di Mazan e la contessa di Blégiers, per le quali inizia a fare il baby sitter, appunto. Ma quando i bambini dormono, lui cuce gli abiti che le nobildonne indossano a cene e teatri. Inizia la sua fama, così come la sua storia d’amore con il pittore tedesco Christoph von Weyhe, che gli resterà al fianco fino all’ultimo giorno.

Atelier, 1983

Il primo atelier apre sulla rive gauche, 140 metri quadrati di rue de Bellechasse, dove macchine da cucire sono ovunque, persino in cucina e in bagno. Inizia a scomporre e ricomporre abiti di Madame Vionnet e Balenciaga.

Alaïa riceve su appuntamento, code di donne di tutta Parigi, così come la Dietrich, la Garbo e Arletty, che diventa una delle sue amiche più fedeli. I suoi capi nascondo osservando il corpo della donna che gli si trova davanti. Azzedine osserva, amava le donne, si interessava a loro fino a dimenticarsi di sé stesso, ed infatti si vestiva sempre nella stessa maniera, pantaloni neri e dolcevita o camicia, preferibilmente con il collo alla coreana, neri. Non amava essere chiamato stilista, preferiva essere definito un sarto. Mentre Saint Laurent, Pierre Cardin e Guy Laroche fondavano i propri marchi, il tunisino procede per la sua via di appuntamenti e capi fatti a mano su ordinazione.

Azzedine Alaia e Carla Sozzani

Solo nel 1981 Thierry Mugler riesce a convincerlo a fare il salto. Il suo atelier è così piccolo che Azzedine deve far sfilare le modelle per strada. Conosce nel frattempo Carla Sozzani, direttrice di Vogue Italia, la “soeur italienne”, che molto influenzerà la sua vita personale e lavorativa. Nel 1979 Carla fa uscire su Vogue un pezzo speciale sul sarto e vola direttamente da lui a Parigi. Ovviamente Alaïa volle farle subito un abito, iniziando a prendere le misure, commentando la perfezione della Sozzani, che iniziò a ridere così tanto per il carisma dell’artista che subito instaura un rapporto speciale tra di loro, rapporto di amore, ammirazione e divertimento.

LE MODELLE DEL GIGANTE DELLA MODA

Azzedine Alaïa con Farida Khelfa, 1986.
Azzedine Alaïa e Farida Khelfa, 1984 by Jean-Paul Goude

Si trasferisce in rue du Parc Royal, dove inizia a fare una serie di conoscenze interessanti, come quella con Farida Khelfa, sua prima modella, collaboratrice e musa. Jean Paul Goude diventa il suo fotografo di fiducia e gli presenta l’ex fidanzata Grace Jones. Sarà proprio lei, nel 1985, ad accompagnare Alaïa all’Opéra Garnier a ritirare due Oscar della moda.

Grace Jones e Azzedine Alaia, 1977
Azzedine Alaia e Naomi Campbell
Naomi Campbell nel backstage della sfilata di Azzadine Alaia

Nel 1987 Naomi Campbell sfila per Alaïa, suo il merito per aver scoperto il talento della Venere Nera. Egli diventa il mentore della giovane modella, poco più che quindicenne, ma non solo mentore, praticamente un padre, si prende cura di lei, facendola trasferire nel suo appartamento, ore e ore di film come Donne di Geirge Cukor e filmati di Josephine Baker, le insegna il mestiere dicendole di osservare le grande dive che gli mostrava in televisione, e di apprendere da loro. Naomi appare nell’ultima collezione Haute Couture 2017-2018, bellissima in un abito lungo nero con un cappotto bianco dai motivi black. Ma Naomi non è l’unico talento che trova, a lui va il merito di aver lanciato modelle del calibro di Linda Evangelista e Inès de la Frassange.

Azzedine Alaia e Linda Evangelista
Béatrice Dalle e Azzedine Alaia by Jean Paul Goude

LO SCULTORE DEL CORPO

Azzedine si conquista la nomina di scultore del corpo, preferiva finire i suoi vestiti addosso alle clienti affinché fosse perfettamente suo, un pezzo unico solo per lei. Collabora con alcuni marchi low cost come Les 3 Suisse, La Redoute, Tati, per cui realizza l’iconica linea a quadretti, venduta a pochi franchi all’epoca e oggi in vendita per migliaia di euro nei negozi Vintage.

Azzedine Alaia, FW 1991
Azzedine Alaïa holdinge i suoi due Yorkshire terriers, Patapouf e Wabo, con la modella Frederique per le strade di Parigi 1986, by Arthur Elgort
Linda Evangelista e Azzedine Alaia, 1990

Azzedine Alaïa rimane fedele alla sua idea di moda per tutta la vita. Taglio, materia, fluidità, queste sono le sue regole, un uomo capace di passare notti insonni in preda ad un attacco creativo, di sottofondo i documentari di animali che tanto amava. Ma il sistema della moda è rigido e pretenzioso, sono gli anni dei grandi marchi, delle collezioni cadenzate con scadenze e ritmi precisi. Orgogliosamente fuori sistema Azzedine dichiara: “Sfilo quando sono pronto.” E così, spesso, le sue collezioni escono due mesi dopo le altre, senza farsi coinvolgere dai trand del momento, senza preoccuparsi di cosa va di moda e cosa no, senza guardare il lavoro dei colleghi.

Azzedine e Naomi, 1996
Azzedine Alaia e Naomi Campbell, 1987 by Arthur Elgort

Quando Gianfranco Ferrè esce da Dior, gli viene proposto il ruolo di direttore creativo, ma rifiuta perché ciò significherebbe chiudere Azzedine Alaïa, che nel frattempo si è spostata nel Marais, tra rue de la Verrerie e rue de Moussy. Lo stesso farà dopo la defenestrazione di John Galliano nel 2011.

Le modelle di Azzedine Alaia
Azzedine Alaia e Linda-Evangelista, 1991, by Arthur Elgort

IL GRANDE RITORNO IN PASSERELLA

Piccolo di statura, grande nella moda

Tra una proposta e l’altra scorrono 15 anni difficili, ma anche di rinascita. Dal rifiuto di un mondo, al volontario esilio che pian piano lo fa sparire anche dai giornali, aggrava la situazione la straziante sofferenza per la morte di Hafida, la cara sorella. È la metà degli anni 90 e la maison per anni va avanti da sola, producendo pezzi su richiesta per una clientela ristretta e producendo la linea ready to wear, fin quando l’affettuosa amica Sozzani, lo prende e lo scuote della sua depressione. Torna così nel Luglio 2017 con la sua collezione di alta moda, dopo sei anni di assenza sulle passerelle. La figlioccia Naomi Campbell apre e chiude la sfilata.

Naomi Campbell sfila nell’ultima sfilata del gran ritorno di Azzedine Alaia, FW 2017

Torna con i suo gusto di sempre, l’uomo che ha spronato centinaia di donne ad essere fiere di sé, dei loro corpi, ripropone i modelli fascianti che gli hanno fruttato l’appellativo di “King of Cling”: tubini di maglia che trasformavano gli agili corpi delle modelle in serpenti sinuosi; i leggings neri con miniabito in tinta che divennero la sua firma, offrendo anche la base per i suoi cappotti “curvy” e le giacche avvitate di coccodrillo. I suoi abiti sono studiati per allungare le gambe, sottolineare la vita e il seno, alzare il sedere, tessuto che si adegua alle forme, le sottolinea e le valorizza, forme che sembravano bilanciare la forte spinta verso valori nuovi con pratiche di approccio all’oggetto-moda che promettono distinzione, la perfezione di armoniche asimmetrie, minimalismi carichi di energia.

Le modelle di Azzedine Alaia, tra cui Naomi Campbell, FW 2017

PER SEMPRE AZZEDINE ALAIA

Azzedine Alaïa, istintivo e maniaco della perfezione, fulminane, instancabilmente creativo, piccolo di statura ma enorme di animo, muore a Parigi all’età di 77 anni, il 17 Novembre 2017.

Non si è mai piegato alle logiche commerciali e ai ritmi frenetici dettati dalla moda, un uomo discreto, sensibile ed estremamente creativo, timido, amante e amato dalle donne, molti piangono ancora la sua morte. Il culmine del suo successo è sicuramente negli anni ’80, i suoi look piacevano tantissimo a donne che apprezzavano un’eleganza rigorosa ma che sapesse pungere, abiti certo seducenti ma dalle note emozionali molto diverse dal glamour tipico del periodo. Abiti che valorizzavano il corpo ma che non perdevano mai il contatto con un’estetica d’avanguardia votata alla sperimentazione, senza confondersi con la ricerca di s/grazia dei brutalismi estetici dei due distruttori dello stile occidentale ovvero Kawakubo e Yamamoto. I suoi abiti davano spesso l’impressione di una energica struttura che a conti fatti aveva la leggerezza che sapeva magicamente usare Issey Miyake nelle sue celebratissime architetture di tessuto.

Tatjana Patitz e Linda Spierings per Azzedine Alaïa FW 1988-89 by Peter Lindbergh

Una mostra a lui dedicata a Londra subito dopo la sua morte ne celebra l’immenso talento. Mostra curata da Mark Wilson insieme allo tesso designer, prima di lasciarci, intitolata “Azzedine Alaïa: The Couturier”. L’esposizione ripercorre la vita e il lavoro di un uomo geniale e fuori dal coro, con 60 modelli iconici.

Mostra Azzedine Alaia The Couturier

Il percorso dello stilista tunisino e la forza senza tempo delle sue idee sono rappresentati nelle stanze del Design Museum di Londra e raccolte in più sezioni:  Wrapped Forms, Exploring Volume, Black Silhouette, Renaissance perspective, Timelessness,  Spanish accent e Other places other cultures.

Tra gli ospiti all’inaugurazione troviamo a Naomi Campbell e  Carla Sozzani, Suzy Menkes, Christoph von Weyhe, Manolo Blahnik, Philip Treacy, Anya Hindmarch, Farida Khelfa, Marc Newson, Charlotte Stockdale, Zandra Rhodes e Stephen Jones, che in un modo o nell’altro hanno segnato e sono stati segnati da Azzedine Alaïa.

Azzedine Alaia con le sue modelle alla sfilata SS 1986

Palazzo Clerici di Milano gli dedicherà una mostra dal 21 al 25 settembre, curata da Olivier Sillard, con opere del periodo compreso tra il 1980 al 2017.

 

BETTY CATROUX

Betty Catroux, la musa di Yves Sain Laurent, nasce il 1° gennaio 1945 a Rio de Janiero. “Pensavo a lei quando ho immaginato il completo pantalone. Tutti i codici maschili che ho applicato sulla donna” dice di lei lo stilista

Indice

  1. Betty Saint
  2. Il padre
  3. Un’adolescenza difficile
  4. Gli esordi
  5. Yves Saint Laurent
  6. La donna di Yves Saint Laurent
  7. Altre figure nella vita di Betty
  8. Più di una musa
  9. Gli ultimi anni

Betty Saint

Betty Saint, meglio conosciuta come Betty Catroux, nasce il 1° gennaio 1945 a Rio de Janiero dalla relazione tra la socialite francese Carmen Saint ed Elim O’Shaugnessy, diplomatico americano. Betty Catroux trascorse i primi quattro anni della sua vita in Brasile.

Il padre

La madre, archiviato un matrimonio lampo con un uomo del posto, decide di fare le valigie e di trasferirsi definitivamente a Parigi. Fino all’età di dodici anni Betty visse nell’incertezza di chi fosse realmente il padre. Si mise, così, a studiare i tratti somatici delle persone che frequentava la madre fino a scoprire che l’uomo che aveva creduto essere un amico della madre, era sangue del suo sangue.

Un’adolescenza difficile

Un’educazione borghese, con regole e imposizioni, ha tormentato l’adolescenza di Betty Catroux che trovò, nelle droghe, un sovvertivo per evadere da una routine che le stava stretta. Betty odia la moda. Per lei è solo un modo facile per far soldi; per rinnegare qualsiasi beneficio da borghese e vestire i panni della libertina colta. È così, che all’età di diciassette anni, inizia la sua carriera nel mondo della moda.

Gli esordi

La prima ad affidarsi alla sua immagine androgina fu proprio Coco Chanel, antesignana di una moda borghese che strizzava l’occhio al guardaroba maschile. Nel 1967 appare per la prima volta con alcuni scatti sulla rivista di moda Vogue.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty e François Catroux in uno scatto di Horst
Betty e François Catroux in uno scatto di Horst

Nel 1968, Betty Saint sposa l’arredatore francese François Catroux, nipote del generale Georges Catroux. Il giorno delle sue nozze, sfoggiò un look insolito composto da una pelliccia bianca e nera, shorts e gli immancabili stivali. La coppia ha due figli: Maxime, editore di libri, e Daphné, sposata con il conte Charles-Antoine Morand, il 15 giugno del 2002.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty e François nel giorno del loro matrimonio
Betty e François nel giorno del loro matrimonio

Yves Saint Laurent

Ma è al Regine’s che la sua vita cambia di colpo. I bagordi di una vita agiata sono condivisi con l’altra metà della sua anima. Una sera, tra fiumi di alcool e droga, due sguardi s’incrociano e diventano un’unica visione per il resto della vita.

“Yves era biondo platino, in total look in pelle nera. Ci assomigliavamo. Era così timido che dovette mandare qualcuno al mio tavolo. Poi mi chiese se avessi voluto sfilare per lui. Io dissi di no. Avevo fatto delle foto di moda all’epoca ma non era per me. Era solo un guadagno facile per andare a bere e fare casino.

Lui incarnava il perfetto bohemien lei, una borghese scandalosa. Entrambi erano la perfetta congiunzione di un universo che progrediva attraverso la lotta e la rivoluzione. Lei era una swimming girl lui, il genio dannato della moda.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty Catroux con Yves Saint Laurent e Lou Lou De La Falaise
Betty Catroux con Yves Saint Laurent e Lou Lou De La Falaise

“La prima volta che vidi Betty era al New Jimmy’s, la discoteca del Régine. Credo fosse il 1967. Indossava una gonna di plastica di Prisunic. Quel che impressionò fu il suo stile, l’androginia, il corpo, il viso, i capelli…Yves Saint Laurent

Tra scorribande alcoliche e “polvere bianca” la bella amazzone diviene la musa di Yves Saint Laurent.

La donna di Yves Saint Laurent

Il suo aspetto disinvolto, il suo corpo snello e le gambe chilometriche fecero di Betty un’icona di stile. Per il suo caro Yves non posò mai ma divenne la sua più stretta collaboratrice. Lei era l’incarnazione perfetta donna Yves Saint Laurent: forte, audace, disinvolta.

“Non mi vesto da donna. Non mi interessa affatto la moda” Betty Catroux 

Fin dagli anni ’50 è stata destinata a incarnare, con il suo corpo magro e nervoso, i capelli lunghi e diritti, le gambe chilometriche e le labbra sottili, la Donna Moderna: sicura di sé, a suo agio in pantaloni, magari rubati al suo lui o a un’altra lei. Per questo motivo Betty Catroux può essere definita l’antesignana della moda gender poiché per anni ha indossato pantaloni a sigaretta, t-shirt e blazer nero, oltre che il celebre abito smoking creato dal suo amico.

Altre figure nella vita di Betty

Nell’orbita del forte legame con Yves ruotarono altre figure fondamentali per la loro carriera. Yves Saint Laurent era un genio sempre in cerca d’ispirazioni. La sua fonte erano le donne. Per questo motivo Loulou de la Falaise e Catherine Deneuve entrarono nella stretta cerchia di contatti lavorativi dello stilista. Come anche Paloma Picasso, la donna del Sud, e Zizi Jeanmaire, la “commedienne” intellettuale.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Il trio Lulu de la Falaise, Yves e Betty
Il trio Lulu de la Falaise, Yves e Betty

“Saint Laurent disegna per donne che hanno una doppia vita. I vestiti del giorno aiutano la donna a stare in mezzo agli estranei, le permettono di andare dappertutto senza attirare un’attenzione non desiderata: grazie alla loro naturalezza un po’ mascolina, le conferiscono una certa forza, la equipaggiano per incontri che potrebbero dar luogo a conflitti. Però la sera, quando la donna può scegliere con chi stare, Yves la rende seduttrice”, dichiarò la Deneuve

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Yves, Loulou e Betty erano inseparabili
Yves, Loulou e Betty erano inseparabili

Più di una musa

“Pensavo a lei quando ho immaginato il completo pantalone. Tutti i codici maschili che ho applicato sulla donna. Se Paloma Picasso e Loulou de la Falaise ispirano la mia fantasia, Betty ispira il mio fisico rigoroso” Yves Saint Laurent

Gli ultimi anni

Tom Ford, per il suo debutto in Yves Saint Laurent, dedicò la sua prima collezione all’amazzone e musa ispiratrice del fondatore della maison. Le stesse orme furono calcate da Stefano Pilati.

La nostalgia dei tempi che furono, accompagnata dalla brama di ricompattare l’immagine forte e allusiva di Yves Saint Laurent, hanno spinto Anthony Vaccarello a digitare il numero di Betty. È stato come rispolverare dei ricordi custoditi gelosamente per far rivivere le emozioni più importanti della propria vita. Ma questa volta, Yves non c’è.

Dizionario della Moda Mame: Betty Catroux. Betty Catroux posa per YSL
Betty Catroux posa per YSL

A settantatre anni, Betty Catroux posa per la prima volta per Yves Saint Laurent per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2018-19. La bella modella posa davanti all’obbiettivo con un chiodo in pelle e blazer laminato. Indossa gli occhiali da sole, rigorosamente neri, come quelli che hanno nascosto i suoi occhi da più di cinquant’anni.