Freud

Freud, Bella nasce a Londra. È pronipote di Sigmund Freud. Studia in Italia e fa pratica da Caraceni. Scopre la moda attraverso Vivienne Westwood

Freud, Bella nasce a Londra. È pronipote di Sigmund Freud. Studia in Italia e fa pratica da Caraceni. Scopre la moda attraverso Vivienne Westwood. Freud esordisce nel 1990 firmando la sua prima collezione; nel ’93 fa sfilare i suoi abiti alla London Fashion Week.

Per le sue collezioni si ispira all’Inghilterra e al suo passato. Infatti, dice: “Si può prendere una silhouette vittoriana e giocare con le sue forme senza nasconderne le origini, così che rimanga sexy”. Il suo stile è elegantemente stravagante e semplice. Definisce le sue creazioni “irriverenze di lusso”.
2002, luglio. La maison Balmain, dopo il divorzio con lo stilista Gilles Dufour, vorrebbe affidarle il prêt-à-porter femminile e la supervisione della linea maglieria.

Bella Freud x Kate Moss

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Edwardian Style

Co-ed

Tra le prime rivoluzione nella moda degli anni 2000 è la formula co-ed, ovvero la condivisione, in un unico show, delle sfilate uomo e donna.

Co-ed. Termine che identifica l’unificazione delle sfilate uomo e donna in un unico show. Tale rivoluzione ha inizio nel 2017 e nasce per esigenza di ridurre l’impatto ambientale che si manifesta prima (con l’organizzazione) e durante lo show. Tra i primi ad adottare il format, Vivienne Westwood, Belstaff, Prada, Dolce & Gabbana, Antonio Marras, Calvin Klein e Gucci

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Armani, collezione co-ed a Milano

BRACCIALINI

Braccialini. Azienda italiana produttrice di borse e coordinati in pelle e tessuto, accessori per abbigliamento e calzature. Fondata nel 1954 a Firenze.

Braccialini. Azienda italiana produttrice di borse e coordinati in pelle e tessuto, accessori per abbigliamento e calzature. Nel 1953, Carla Braccialini e il suo primo marito Roberto partono per la Liguria con un campionario minimo di articoli che spaziavano dalle borsette ai di vestiti e qualche cappellino. Una produzione semplice creata da un ristretto gruppo di donne, maestre dell’uncinetto; una realtà poco più che familiare che sin da subito intuì quanto il mercato italiano fosse pronto per la pelletteria e la sperimentazione, nel combinare assieme diversi materiali. Una pagina inedita della moda e del costume italiani che ancora oggi identifica nelle borse Braccialini, un capitolo essenziale.

Lo staff, diretto da mamma Carla, vanta la collaborazione dei tre figli. Riccardo (dall’80 nell’ambito strategico), Massimo (braccio destro creativo della madre, entrato anche lui in azienda con Riccardo) e Lorenzo (a cui è affidata la comunicazione dal 2000). Da cinquant’anni, non esiste più la netta distinzione tra borsetta “elegante ed escusiva” in pelle e borsa in paglia (che ha caratterizzaro i nostri anni Cinquanta), ma un accessorio che non è più accessorio, è un capo da indossare e abbinare al resto, in cui il mix tra pelle e paglia lo rende inconfondibilmente Braccialini.

I primi anni di Braccialini

I primi progetti furono creati in un quadrilocale di via delle Pinzochere a Firenze. Dal disegno si passava poi allo studio per applicare gli inserti in pelle, a cui si dedicava il pellettiere (esterno). Furono gli anni sessanta che videro questo doppio processo divenire uno; Carla apre il primo laboratorio in cui si poteva assistere ad ogni fase della produzione, dallo schizzo iniziale alle cuciture tra paglia e pelle. Lei stessa ammette di aver “sperimentato” il tutto e di essersi cimentata in applicazioni a base di Vinavil; furono poi i suoi stessi operari ad insegnarle come ottenere un risultato migliore con del semplice mastice.

La situazione però era destinata a cessare drammaticamente. Infatti l’alluvione del ’66 infatti non fu generosa col piccolo laboratorio ma l’irriducibile tenacia della signora Braccialini la portò a risorgere come la Fenice in meno di un anno dal disastro. La fantasia dei colori e la vivacità degli abbinamenti cromatici fecero della maison un marchio di fabbrica. Non solo. La sperimentazione era senza limiti e — dopo prove su prove — finalmente il mercato potè apprezzare i primi esemplari di cesti in vimini o castagno a cui si aggiungevano delicati pizzi e ricami direttamente sugli inserti in pelle.

Arrivano gli anni Ottanta e Braccialini, ormai considerata la punta di diamante nelle borse, stupisce ancora e apre un genere fresco, ottimista e vivo. La chiave è la continua pulsione a sperimentare a farsi pionieri di un mercato che, allora, era molto più competitivo degli anni Sessanta. Ecco la rivoluzione estetica del mix tra nastri e passamamerie, fiorellini e intarsi, perline e merletti e la presenza in Germania, Usa e Giappone. Anche la produzione si diversifica e nel 1986 l’azienda lascia Firenze e si insedia a Pontassieve, ad una manciata di chilometri dal capoluogo toscano.

Gli anni novanta

Ad un solo anno di distanza, è con Vivienne Westwood che si concretizza un contratto di licenza per la produzione e la commercializzazione degli accessori. “Contromano”, fondata alla fine degli anni ’80, è una realtà associata che presto unisce la licenza Roccobarocco. Il tempo passa e i gusti mutano: l’intuizione di Carla quindi è il minimalismo. Questo caratterizzò la “sobrietà” degli anni Novanta: minimalismo reinterpretato “alla Braccialini”, in cui la vivacità e la spensieratezza traspaiono dalla rigidità delle nuove linee. Ed è il mercato delle giovani a cui si decide di puntare, creando la linea “Tua di Braccialini”. E’ poi la volta di “Metrocity”, la nuova linea dinamica con angoli in metallo destinata ad un pubblico urbano. Nel 1993, via della Vigna Nuova 33/a Firenze diventa l’indirizzo del primo monomarca della maison.

Nel ’97 si sigla un accordo di licenza con Mila Schön, due anni dopo, nel ’99, con Contromano Bagutta e ancora con Vivienne Westwood per la collezione calzature uomo-donna. Il 2000 si apre con l’incorporazione di Contromano e si conclude con l’accordo con Mariella Burani Fashion Group. Questo darà sin da subito ottimi frutti in previsione dell’inaugurazione di nuove boutique monomarca. Nasce quindi il polo del lusso e testimoni di questa importante alleanza sono i nuovi negozi a Milano e a Tokyo. Il fatturato si impenna e tocca l’80%. Questo anche grazie al progetto Franchising Braccialini e la costituzione di Antichi Pellettieri, a cui vengono cedute le quote della maison possedute dal Gruppo Burani.

Gli anni 2000

Nel 2002, altre inaugurazioni di monomarca: Treviso, Riccione e Shanghai, grazie ad una joint-venture a Hong Kong per una distribuzione più capillare che arriva a coprire tutto l’estremo oriente. L’anno successivo anche Milano, Montecatini Termini e Udine vantano la presenza di nuovi showroom Braccialini. Un’ulteriore spinta strategica si concretizza nel 2003: il fondo francese L Capital (gruppo LVMH) entra nel capitale di Antichi Pellettieri e casa Braccialini compie 50 anni. Un anniversario invidiabile che viene festeggiato nel migliore dei modi da una realtà nata dal nulla (o quasi). Poi nel 2004 vengono allestite nuove vetrine a Roma, Dubai, Londra, Shanghai, Hangzhou e Chongqing. Durante l’anno successivo vengono aperto negozi a Seoul, Hong Kong, Geddah, Parigi e Milano. Nello stesso anno, viene ampliata anche la sede di Pontassieve.

2009. Va ricordata, per il successo ottenuto in tutto il mondo, l’iniziativa che ha dato vita ad una collezione di pezzi speciali che, stagione dopo stagione, si sono affermati come dei veri e propri must e sono diventati  oggetti da collezione. Stiamo parlando delle borse limited edition, ironiche, divertenti e assolutamente uniche. Riproducono un oggetto (l’automobile, la casetta, il castello, la sveglia) o un animale (il rospo, il riccio) trasformandolo in contenitore caratterizzato da lavorazioni di altissima qualità e pelli di primissima scelta.

Harrow School

Harrow School è una scuola di design e comunicazione che si trova fuori Londra, ad Harrow. Vi insegnano grandi nomi della moda come Vivienne Westwood o John Galliano. La sezione moda è la più famosa, esiste da 150 anni e comprende corsi di vari tipi, dalla produzione alla vendita, dalla promozione alla storia della moda. Un’infinità di stilisti famosi l’hanno usata anche come trampolino di lancio perché la scuola ha sponsor che, come Ralph Lauren e Gucci, assumono diversi neodiplomati.

Constantine

Constantine, Elaine (1965). Fotografa inglese. Inizia già da ragazzina, collaborando come free lance alla rivista Scooter Scene. Studia allo Statford College of Technology e inizia la carriera professionale come assistente di Nick Knight nel 1992 prima di diventare, l’anno seguente, free lance. Collabora a riviste internazionali di moda come Arena, The Face, Homme Plus, Vogue Italia e Usa, Details, Interview, Rolling Stone. Fra i suoi clienti Levi’s, Westwood e Wrangler. Attiva anche nel settore delle mostre fin dal 1998, espone a Parigi, New York e Tokyo e vince il Premio per il Ritratto della John Kobel Fondation.

Oscar Suleyman

Oscar Suleyman è un marchio di moda femminile creato nel 1996 da Oscar Raaijmakers e Süleyman Demir.

Emtrambi hanno studiato e si sono laureati al Fashion Institute di Arnhem (dal ’92 al ’96), in Olanda; lo stesso che ha diplomato l’altro duo più celebre della moda olandese, Viktor & Rolf.

Raajmakers ha all’attivo una collaborazione con Veronique Leroy, mentre Demir, di nascita turca e arrivato in Olanda a 15 anni, ha lavorato con Dice Hayak e Vivienne Westwood.

La collezione donna

Dopo collezioni per Bijenkorf, grande magazzino di Amsterdam, e per la boutique-galleria parigina L’Epicerie, nel ’96 danno vita alla loro prima collezione donna; gli abiti di Oscar Suleyman, fotografati da molti giornali d’avanguardia, riflettono una concezione della moda e della donna estremamente concettuale, eppure mai noiosa.

Paper cut- out Dolls

Entrambi nati negli anni ’70, dicono di lavorare “sulla costante ri-definizione dei cliché di bellezza, eleganza, femminilità, buono e cattivo gusto: ma siamo giovani, e questo può essere un problema”…

Un problema che hanno affrontato con la loro collezione più famosa, dal titolo Paper Cut-Out Dolls ispirata alle bamboline di carta su cui sovrapporre modelli ritagliati.

In passerella, tailleur neri, giubbotti in pelle e pantaloni sartoriali da cui spuntano “alette” in cotone bianco, come quelle da piegare sulle silhouette, appunto, delle bamboline di carta.

La stampa li ha applauditi.

Y.m.c.

Y.m.c- you must create
Y.m.c- you must create

Y.m.c.(You must create) Marchio di moda giovane inglese. Creato nel ’96 a Londra da Fraser Moss (1966) e Jimmy Collins (1967). Nessuno dei due studia moda ma entrambi hanno esperienze di lavoro nel settore: Moss ha lavorato con French Connection e successivamente ha avviato un marchio, Komodo; Collins è stato a bottega dalla Westwood prima di aprire un suo negozio, Professor Head. Insieme creano una linea unisex e moderna, studiata per essere facilmente inglobata nel guardaroba dei loro clienti. Il nome è tratto da una frase di Raymond Loewy, il designer industriale americano: “Devi crearti un tuo proprio stile”. Nel ’99 vincono il premio British Streetstyle Designers of the Year. Il brand inaugura un flagship londinese in Conduit Street, chiuso all’inizio del secolo per fare posto a Boutique B. Altri punti vendita vengono aperti in Regent Street e a Cardiff, in Galles. Nel 2000 nasce Mini Millennium Capsule Collection con il contributo dell’artista Andy Jordan, che crea abiti facendo buchi nella stoffa e ricamandoci attorno. Y.m.c. contribuisce al T-shirt Club organizzato dal gruppo rock The Avalanches. La griffe produce una serie limitata di 100 T-shirt, il cui disegno viene pensato insieme alla stilista australiana Natalie Wood. Sono acquistabili via internet e i proventi vanno in beneficenza alla Nsspcc, un’associazione per la protezione dei bambini.

Sorbo

Sorbo, Mario (1968). Stilista italo-tedesco. Nasce a Bolzano e si trasferisce prestissimo a Düsseldorf dove consegue la maturità. Nel 1990 si diploma all’Accademia di Arte Applicata di Vienna, frequentando i corsi con De Castelbajac e Vivienne Westwood. Nel ’91 consegue il Fashion Master alla Domus Academy di Milano, gli fa da tutor Romeo Gigli. Progetta una collezione sperimentale per donna e nel ’97, a Parigi, sfila la sua prima collezione uomo, distribuita a Parigi, Londra, New York, Los Angeles e Tokyo.

Symonds

Symonds Anthony (1964). Stilista inglese. Nasce a Londra. Prima ancora di finire gli studi alla Central Saint Martin’s School, lavora con John Galliano&WrongIndexReference; e vince il premio stilista dell’anno della Graduate Fashion Week. Dopo la laurea, nel 1994, lavora per Krizia, Moschino, English Eccentrics, Vivienne Westwood&WrongIndexReference;, finché non decide di creare (nel 1998) la linea donna che porta il suo nome. Ogni collezione parte sempre dallo studio (anche tecnico) sui tessuti e anche se i modelli sembrano piuttosto semplici, dietro hanno una costruzione complessa e tecnologicamente avanzatissima.

Mido

Mido. La più importante rassegna merceologica dedicata agli occhiali. Si tiene alla Fiera di Milano nella prima metà di maggio. Da alcuni anni, è anche la vetrina del fashion design applicato agli occhiali. A cavallo tra lo status symbol e l’accessorio di moda, gli occhiali da vista e da sole sono diventati un essenziale elemento del look individuale. In ogni sua edizione, il Mido consacra nuovi marchi, generalmente provenienti direttamente dal mondo della moda, come Prada, Gattinoni e Vivienne Westwood nell’edizione ’99. L’industria italiana degli occhiali ha toccato nel ’98 un fatturato di 2400 miliardi, per il 70 per cento alimentato dall’export, e detiene il 24 per cento del mercato mondiale, seconda solo alla Germania. La mostra, giunta alla 32esima edizione, ha registrato la presenza di 1.200 aziende provenienti da tutto il mondo. Fra i settori più importanti Mido Trend, con le proposte più all’avanguardia, e Mido Tech, dedicato a tecnologia e innovazione. Due zone sono riservate ai buyer stranieri, Foreign Club e l’esclusiva Mido Club. In collaborazione con la Triennale di Milano, Mido ha promosso la mostra Gli occhiali presi sul serio. Flessione del 33,4 per cento nel numero di visitatori, in totale 25.500, dovuta ai timori per la Sars e ai ponti di Pasqua. In calo soprattutto le presenze italiane (meno 48,8 per cento), più contenuto quello dall’estero (meno 20,9). Gli espositori sono stati complessivamente 1.118.