Freud

Freud, Bella nasce a Londra. È pronipote di Sigmund Freud. Studia in Italia e fa pratica da Caraceni. Scopre la moda attraverso Vivienne Westwood. Esordisce nel 1990 firmando la sua prima collezione; nel ’93 fa sfilare i suoi abiti alla London Fashion Week. Per le sue collezioni si ispira all’Inghilterra e al suo passato. Infatti, dice: “Si può prendere una silhouette vittoriana e giocare con le sue forme senza nasconderne le origini, così che rimanga sexy”. Il suo stile è elegantemente stravagante e semplice. Definisce le sue creazioni “irriverenze di lusso”.
2002, luglio. La maison Balmain, dopo il divorzio con lo stilista Gilles Dufour, vorrebbe affidarle il prêt-à-porter femminile e la supervisione della linea maglieria.

Harrow School

Harrow School è una scuola di design e comunicazione che si trova fuori Londra, ad Harrow. Vi insegnano grandi nomi della moda come Vivienne Westwood o John Galliano. La sezione moda è la più famosa, esiste da 150 anni e comprende corsi di vari tipi, dalla produzione alla vendita, dalla promozione alla storia della moda. Un’infinità di stilisti famosi l’hanno usata anche come trampolino di lancio perché la scuola ha sponsor che, come Ralph Lauren e Gucci, assumono diversi neodiplomati.

Constantine

Constantine, Elaine (1965). Fotografa inglese. Inizia già da ragazzina, collaborando come free lance alla rivista Scooter Scene. Studia allo Statford College of Technology e inizia la carriera professionale come assistente di Nick Knight nel 1992 prima di diventare, l’anno seguente, free lance. Collabora a riviste internazionali di moda come Arena, The Face, Homme Plus, Vogue Italia e Usa, Details, Interview, Rolling Stone. Fra i suoi clienti Levi’s, Westwood e Wrangler. Attiva anche nel settore delle mostre fin dal 1998, espone a Parigi, New York e Tokyo e vince il Premio per il Ritratto della John Kobel Fondation.

Oscar Suleyman

Oscar Suleyman è un marchio di moda femminile creato nel 1996 da Oscar Raaijmakers e Süleyman Demir.

Emtrambi hanno studiato e si sono laureati al Fashion Institute di Arnhem (dal ’92 al ’96), in Olanda; lo stesso che ha diplomato l’altro duo più celebre della moda olandese, Viktor & Rolf.

Raajmakers ha all’attivo una collaborazione con Veronique Leroy, mentre Demir, di nascita turca e arrivato in Olanda a 15 anni, ha lavorato con Dice Hayak e Vivienne Westwood.

La collezione donna

Dopo collezioni per Bijenkorf, grande magazzino di Amsterdam, e per la boutique-galleria parigina L’Epicerie, nel ’96 danno vita alla loro prima collezione donna; gli abiti di Oscar Suleyman, fotografati da molti giornali d’avanguardia, riflettono una concezione della moda e della donna estremamente concettuale, eppure mai noiosa.

Paper cut- out Dolls

Entrambi nati negli anni ’70, dicono di lavorare “sulla costante ri-definizione dei cliché di bellezza, eleganza, femminilità, buono e cattivo gusto: ma siamo giovani, e questo può essere un problema”…

Un problema che hanno affrontato con la loro collezione più famosa, dal titolo Paper Cut-Out Dolls ispirata alle bamboline di carta su cui sovrapporre modelli ritagliati.

In passerella, tailleur neri, giubbotti in pelle e pantaloni sartoriali da cui spuntano “alette” in cotone bianco, come quelle da piegare sulle silhouette, appunto, delle bamboline di carta.

La stampa li ha applauditi.

Y.m.c.

Y.m.c- you must create
Y.m.c- you must create

Y.m.c.(You must create) Marchio di moda giovane inglese. Creato nel ’96 a Londra da Fraser Moss (1966) e Jimmy Collins (1967). Nessuno dei due studia moda ma entrambi hanno esperienze di lavoro nel settore: Moss ha lavorato con French Connection e successivamente ha avviato un marchio, Komodo; Collins è stato a bottega dalla Westwood prima di aprire un suo negozio, Professor Head. Insieme creano una linea unisex e moderna, studiata per essere facilmente inglobata nel guardaroba dei loro clienti. Il nome è tratto da una frase di Raymond Loewy, il designer industriale americano: “Devi crearti un tuo proprio stile”. Nel ’99 vincono il premio British Streetstyle Designers of the Year. Il brand inaugura un flagship londinese in Conduit Street, chiuso all’inizio del secolo per fare posto a Boutique B. Altri punti vendita vengono aperti in Regent Street e a Cardiff, in Galles. Nel 2000 nasce Mini Millennium Capsule Collection con il contributo dell’artista Andy Jordan, che crea abiti facendo buchi nella stoffa e ricamandoci attorno. Y.m.c. contribuisce al T-shirt Club organizzato dal gruppo rock The Avalanches. La griffe produce una serie limitata di 100 T-shirt, il cui disegno viene pensato insieme alla stilista australiana Natalie Wood. Sono acquistabili via internet e i proventi vanno in beneficenza alla Nsspcc, un’associazione per la protezione dei bambini.

Sorbo

Sorbo, Mario (1968). Stilista italo-tedesco. Nasce a Bolzano e si trasferisce prestissimo a Düsseldorf dove consegue la maturità. Nel 1990 si diploma all’Accademia di Arte Applicata di Vienna, frequentando i corsi con De Castelbajac e Vivienne Westwood. Nel ’91 consegue il Fashion Master alla Domus Academy di Milano, gli fa da tutor Romeo Gigli. Progetta una collezione sperimentale per donna e nel ’97, a Parigi, sfila la sua prima collezione uomo, distribuita a Parigi, Londra, New York, Los Angeles e Tokyo.

Symonds

Symonds Anthony (1964). Stilista inglese. Nasce a Londra. Prima ancora di finire gli studi alla Central Saint Martin’s School, lavora con John Galliano&WrongIndexReference; e vince il premio stilista dell’anno della Graduate Fashion Week. Dopo la laurea, nel 1994, lavora per Krizia, Moschino, English Eccentrics, Vivienne Westwood&WrongIndexReference;, finché non decide di creare (nel 1998) la linea donna che porta il suo nome. Ogni collezione parte sempre dallo studio (anche tecnico) sui tessuti e anche se i modelli sembrano piuttosto semplici, dietro hanno una costruzione complessa e tecnologicamente avanzatissima.

Mido

Mido. La più importante rassegna merceologica dedicata agli occhiali. Si tiene alla Fiera di Milano nella prima metà di maggio. Da alcuni anni, è anche la vetrina del fashion design applicato agli occhiali. A cavallo tra lo status symbol e l’accessorio di moda, gli occhiali da vista e da sole sono diventati un essenziale elemento del look individuale. In ogni sua edizione, il Mido consacra nuovi marchi, generalmente provenienti direttamente dal mondo della moda, come Prada, Gattinoni e Vivienne Westwood nell’edizione ’99. L’industria italiana degli occhiali ha toccato nel ’98 un fatturato di 2400 miliardi, per il 70 per cento alimentato dall’export, e detiene il 24 per cento del mercato mondiale, seconda solo alla Germania. La mostra, giunta alla 32esima edizione, ha registrato la presenza di 1.200 aziende provenienti da tutto il mondo. Fra i settori più importanti Mido Trend, con le proposte più all’avanguardia, e Mido Tech, dedicato a tecnologia e innovazione. Due zone sono riservate ai buyer stranieri, Foreign Club e l’esclusiva Mido Club. In collaborazione con la Triennale di Milano, Mido ha promosso la mostra Gli occhiali presi sul serio. Flessione del 33,4 per cento nel numero di visitatori, in totale 25.500, dovuta ai timori per la Sars e ai ponti di Pasqua. In calo soprattutto le presenze italiane (meno 48,8 per cento), più contenuto quello dall’estero (meno 20,9). Gli espositori sono stati complessivamente 1.118.

VIVIENNE WESTWOOD

Stilista britannica, ottima imprenditrice e regina del punk dell’era moderna. Aprì la prima boutique a Londra, nel 1970.

Indice

  1. Le origini
  2. La prima boutique
  3. I Sex Pistols
  4. La carriera
  5. I sei migliori stilisti al mondo
  6. Il nuovo percorso stilistico
  7. Nuove linee e boutique
  8. Mostre
  9. Il successo all’estero
  10. Vivienne Westwood ritorna sulle passerelle
  11. Il mercato asiatico
  12. La sostenibilità
  13. Situazione attuale

Le origini

Famosa stilista inglese, nata nel ’41. Ha segnato la storia del costume come “musa del punk“. Nata a Glossop, nel Derbyshire, e figlia degli operai tessili Dora e Gordon Swire, venne chiamata Vivienne Isabel in omaggio all’attrice Vivienne Leigh.

Vivienne Westwood negli anni '70
Vivienne Westwood negli anni ’70

Vivienne Westwood si formò alla Glossop Grammar School. Profetico, per la sua futura carriera, il motto dell’istituto: “Virtus, veritas, libertas”. Studiò oreficeria alla Harrow School of Art, diventò insegnante di scuola elementare e iniziò a creare i suoi gioielli. Dopo un breve matrimonio con Derek Westwood si legò al musicista Malcom McLaren, dando alla luce nel ’68 Joseph Ferdinand, oggi titolare di un negozio fetish a Soho.

La prima boutique

Nel ’70, i due aprirono il negozio Let it Rock al 430 di King’s Road. Antesignana delle contaminazioni, vendeva dischi anni ’50 e abiti ispirati a quell’epoca. Nel ’72, nello stesso negozio con la nuova insegna Too Fast to Live, Too Fast to Die, presentò la sua prima collezione dedicata ai Rockers. Tra i primi clienti celebri, Ringo Starr, per il quale la stilista inventò i costumi di scena del film That’ll Be the Day. Determinante per il suo lavoro e la sua affermazione restò tuttavia il legame con McLaren. Con lui, nel ’74 lanciò abiti di cuoio, magliette di gomma, catene e T-shirt con immagini pornografiche.

I Sex Pistols

Vivienne Westwood "Sex", negozio di Londra, '76. Scatto di Sheila Rock
“Sex”, negozio di Londra, ’76. Scatto di Sheila Rock

Palcoscenico della provocazione: la solita boutique di King’s Road, coerentemente ribattezzata Sex. Intervenne la polizia per chiudere quel covo di scandali. Ma dietro le saracinesche abbassate maturarono fermenti ancor più rivoluzionari. Vivienne e Malcom si preparavano a lanciare il gruppo Sex Pistols: icona estetico-musicale del movimento punk che aborriva l’ipocrisia dell’epoca e la combatteva, importunando i codici di comportamento dell’establishment.

Per l’occasione, il negozio cambiò ancora nome in Seditionaries: gioco di parole tra seduzione e sedizione. Come annotò Giannino Malossi nel volume Liberi Tutti (Mondadori) “I punk sapevano che gli abiti possono essere armi di sovversione, quanto i libri e i manifesti”. E Seditionaries forniva, in termini di mode e pose, il manuale dei nuovi anarchici che suonavano al Roxy di Londra, trafiggendosi le guance con le spille da balia e pettinandosi con creste minacciose. Inoltre, l’adozione di elementi tradizionali del design scozzese come il tartan fu essenziale per lo sviluppo del movimento punk.

Vivienne Westwood "God Save the Queen" T-shirt, Malcolm McClaren
“God Save the Queen” T-shirt, Malcolm McClaren

La coppia “maledetta” toccò la vetta della massima provocazione e popolarità nel ’77, quando i Sex Pistols, in omaggio al Silver Jubilee per i 25 anni di trono della regina Elisabetta II, incisero con l’etichetta Virgin, God Save the Queen. Non proprio gradevole e gradito, il brano definiva Sua Maestà “moron” (deficiente): conquistò subito le vette delle hit parade e divenne l’inno del movimento punk, ormai fenomeno mondiale.

La carriera

Dalla ribellione dei ’70 all’edonismo dei nascenti ’80, Westwood disegnò con McLaren un’altra collezione epocale, presentata a Parigi e Londra: quella dei Pirati, che lanciò il look New Romantic, segnando anche l’ingresso degli abiti di Vivienne al Victoria and Albert Museum.

Vivienne Westwood Collezione Pirate
Collezione Pirate

Forse proprio il tramonto della ribellione punk ispirò il nuovo nome World’s End per il suo negozio londinese e il trasferimento sulle passerelle francesi. Nell’82, dopo Mary Quant, fu la prima inglese ad essere accolta nel calendario dei défilé parigini. Anche le collaborazioni di “Lady Viv” cambiarono, spostandosi dalla musica all’arte.

Nell’83, sfilò Witches: frutto dei rapporti sempre più stretti con il graffittaro Keith Haring, a fronte della fine di ogni relazione con McLaren. Per taluni, fu “la fine” anche del genio di Vivienne.

Vivienne Westwood Collezione Witches
Collezione Witches

Nell’85, l’addio della stilista alle passerelle francesi sembrava confermarlo. Ma era ancora successo per la Crini Collection di quell’anno, con mini crinoline e zeppe altissime, calzature, secondo la stessa creatrice, “ideate per issare la bellezza femminile su un piedistallo”. Proprio di tali scarpe, ribattezzate platform, restò vittima in sfilata la top model Naomi Campbell che, inciampando nei tacchi vertiginosi, cadde rovinosamente a gambe aperte.

I sei migliori stilisti al mondo

Le fortune sempre più alterne della stilista non ne sminuirono comunque il prestigio e l’altissima considerazione nel mondo della moda. Per lei e per i suoi fashion show, sempre caratterizzati da un titolo come una pièce teatrale, tutte le top model più famose sfilavano gratuitamente. Mentre John Fairchild di Wwd, nel volume Chic Savages dell’89, inserì la Westwood come unica donna tra i sei stilisti migliori al mondo.

Tornata a sfilare a Londra nell’87 con la collezione Harris Tweed, dall’89 al ’91 la stilista salì in cattedra alla Accademia delle Arti applicate di Vienna, in qualità di docente della moda. Durante questa esperienza maturò il progetto di una collezione maschile che mostrò in anteprima nel ’90 a Firenze, nell’ambito di Pitti Uomo.

Vivienne Westwood Collezione autunno/inverno 1987
Collezione autunno/inverno 1987

La sua fama era ormai tale che la stessa regina Elisabetta, dimenticando l’affronto di God Save the Queen, nel ’92 riconobbe alla stilista l’onorificenza Order of British Empire. Ma proprio al termine di quella cerimonia in odore di armistizio, Vivienne fece volteggiare la gonna davanti agli obiettivi dei fotografi, svelando al mondo che non portava biancheria intima. “Mai”, come precisò pubblicamente, rincarando la provocazione.

Il nuovo percorso stilistico

Vivienne Westwood Collezione Pirates
Collezione Pirates

Eppure, dalla collezione Harris Tweed sembrò aver imboccato una nuova strada stilistica passatista che escludeva ogni sberleffo avanguardista, rifugiandosi nell’abito d’epoca settecentesco. Disse:

“Nel momento in cui mi sono accorta che l’establishment ha bisogno di opposizione, ho iniziato a ignorarlo, occupandomi di cose più importanti, quali la storia.”

Infatti, sulle note leziose di Vivaldi, l’ex musa del punk riportò sotto i riflettori crinoline e parrucche bianche. Questo non le impedì, comunque, di sperimentare nuove contaminazioni. Nel ’93, fu la prima firma della moda a siglare un orologio Swatch: il pop Putti con angeli barocchi al quale si affiancherà, l’anno successivo, l’Orb. Su quest’ultimo era riprodotto il logo della stilista che riassumeva la sua filosofia: un’orbita, simbolo della tradizione, contornata da un anello satellitare, emblema del tempo che scorre e delle novità che nascono sempre dal passato.

Non a caso, nel ’96, quando su invito di Nicola Trussardi, la Westwood lanciò la sua prima collezione maschile all’ex fabbrica Motta di Milano: il logo della linea, Man, era scritto a caratteri a forma di dolmen. Ciò nonostante, restò fedele “alla qualità della ricerca stilistica in opposizione alla quantità della confezione”.

Nuove linee e boutique

Al termine degli anni ’90, riorganizzò e articolò la sua produzione. Alla Gold Label, prodotta in Inghilterra con tecniche sartoriali e presentata a Parigi, si affiancò nel ’97 la Red Label, seconda linea che sfilò a Londra ma venne realizzata in Italia, insieme alla Man Label, dalla Italiana Staff International. Lo stesso anno debuttò Anglomania: streetwear maschile e femminile confezionato e distribuito dall’azienda tricolore G.t.r.

Simmetrica al moltiplicarsi delle proposte, l’apertura di boutique monomarca nel mondo: da Tokyo a Londra in Conduit Street. Immancabile, in questa strategia commerciale, l’uscita del profumo femminile, lanciato a Londra nel ’98 al quale entro il 2002 si aggiunse l’essenza maschile. Fra tante strategie marketing, la vena artistica e provocatoria di Westwood non si esauriva.

Mostre

Se nel ’96 la stilista partecipò alla mostra New Persona della Stazione Leopolda nell’ambito della Biennale della Moda di Firenze, nel ’98 tornò sulle prime pagine dei giornali perché un suo modello snidava in pedana. “Tabacco”, si giustificò lei. “Qualcosa di meno legale”, ipotizzarono i media. Sempre e comunque un gesto fra “tradizione e trasgressione”, rappresentativo di questa interprete dell’anarchia disciplinata. O della disciplina anarchica che dir si voglia.

Una mostra sugli stili più folli della moda inglese non poteva prescindere dalla produzione di Vivienne, e infatti non mancarono le creazioni della stilista londinese alla rassegna London Fashions organizzata dal Fashion Institute of Technology di New York. Dal 16 ottobre 2001 al 12 gennaio 2002 rimasero in esposizione cento modelli originali, da Mary Quant a Stella Mc Cartney, partendo dal presupposto che “Londra è l’unica città al mondo capace di creare stili di strada che poi finiscono in passerella”.

Il successo all’estero

A fine novembre 2002 la griffe fu presente alla settimana della moda di Mosca allo State Central Concert Hall “Rossia”, insieme a Emilio Pucci, Julien Mac Donald ed Emanuel Ungaro. Per il Natale 2002 venne inaugurata una collezione di abbigliamento e accessori per cani, sulle orme degli stilisti che per primi avevano pensato a soddisfare le esigenze della “clientela” a quattrozampe: Hermès, Gucci e Burberry.

Nel 2003 il marchio fece un passo indietro negli Stati Uniti e due passi avanti a Parigi e in Estremo Oriente, con la chiusura del flagship di New York nel quartiere di SoHo e l’annuncio di aperture in Asia e nella capitale francese.

Per il gruppo austriaco Wolford disegnò una linea di body con lacci, di maglie e giacche.

Vivienne Westwood Collezione autunno/inverno 2006

Collezione autunno/inverno 2006

Nel 2006 Vivienne Westwood fu nominata Dame Commander of the Excellent Order of the British Empire, uno dei più importanti riconoscimenti nel Regno Unito. Lo stesso anno, il brand si espanse significativamente nel mercato sovietico, attraverso l’apertura di numerosi negozi nelle città di Mosca, San Pietroburgo, Kiev e Baku. L’anno seguente, in onore dei 35 anni di carriera, Palazzo Reale a Milano le dedicò una mostra, presentata dal critico d’arte italiano Vittorio Sgarbi.

Vivienne Westwood ritorna sulle passerelle

Vivienne Westwood Red Label 2008
Red Label 2008

Dopo 10 anni di assenza, nel 2008, l’eccentrica Vivienne Westwood tornò sulla scena della moda londinese con la collezione Red Label autunno/inverno. Lo scopo era quello di attirare l’attenzione sui cambiamenti climatici che stavano interessando il pianeta, per spingere la moda a diventare sempre più sostenibile e accessibile.

La casa di moda decise di stringere una partnership con l’etichetta americana Lee Jeans per produrre una mini-collezione chiamata “Anglomania”. L’obiettivo era di dare un nuovo significato al denim e quindi di riuscire ad aprire il primo store americano nel cuore del quartiere dello shopping Melrose a Los Angeles. Contemporaneamente, la linea Vivienne Westwood Red Label lanciò una nuova collezione eco-friendly chiamata “CHOICE”, i cui prodotti comprendevano magliette, gonne, abiti e giacche realizzati con prodotti biologici tessuti e prodotti con tecniche sostenibili.

Vivienne Westwood Red Nose T-shirt
Red Nose T-shirt

Nel 2011 Vivienne Westwood, oramai icona della moda europea, ebbe l’onore di aprire la Shanghai Fashion Week. Nello stesso anno produsse una linea di magliette create esclusivamente per beneficenza, chiamata “Red Nose”, per il naso rosso sempre presente sulle stampe.

Il mercato asiatico

L’anno seguente, dopo aver visto un aumento dei ricavi, il marchio era pronto a conquistare il mercato asiatico, in particolare quello cinese. L’eccentrica Vivienne si schierò con il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, per fargli ottenere asilo politico dall’ambasciata dell’Ecuador.

Le collezioni 2013 si ispirarono al Medioevo, più precisamente ai successi di Alessandro Magno. I punti salienti della passerella erano pezzi pesanti sovrapposti uno sull’altro, ampi mantelli con cappuccio e maglie metalliche mescolate con abiti da cortigiana, riassunti in una sorta di contemporaneità.

La sostenibilità

Vivienne Westwood Fashion Show Climate Revolution, 2013
Fashion Show Climate Revolution, 2013

La stilista punk è sempre stata anche una grande e convinta attivista: inviò un forte messaggio politico ed ecologico contro l’allevamento intensivo di animali, a sostegno dell’associazione Pigledge, il cui scopo principale è quello di proteggere i maiali.

Si schierò anche a fianco della protesta “No Brexit”: indossò una maglietta con una frase ironica che cercava di spingere i giovani a votare per non essere sottomessi dalle generazioni più anziane. Uno degli eventi più importanti degli ultimi anni si svolse alla London School of Economics, dove Vivienne Westwood tenne una conferenza su un argomento molto delicato che ha sempre cercato di sottolineare attraverso le sue collezioni, cioè la protezione dell’ambiente.

Situazione attuale

Vivienne Westwood La stilista nella campagna pubblicitaria della primavera 2017
La stilista nella campagna pubblicitaria della primavera 2017

Nel 2016, Vivienne Westwood ha nominato suo marito, al suo fianco negli ultimi 25 anni, per la linea principale del marchio, che si chiamerà Andreas Kronthaler per Vivienne Westwood. Da dicembre 2016 a febbraio 2017, a Shanghai, la Art K11 Foundation ha curato la mostra “Get a Life”, dedicata a “Woman Who Co-Created Punk”.

Ad oggi l’attivista-stilista è uno dei 10 fashion designer più pagati al mondo; vanta un capitale di 96 milioni di dollari e continua a crescere nel mercato, aprendo nuovi negozi e lanciando nuove capsule collection, come la “ready-to-buy“della linea principale.

BRACCIALINI

Azienda italiana produttrice di borse e coordinati in pelle e tessuto, accessori per abbigliamento e calzature. Nel 1953, Carla Braccialini e il suo primo marito Roberto partono per la Liguria con un campionario minimo di articoli che spaziavano dalle borsette ai di vestiti e qualche cappellino. Una produzione semplice creata da un ristretto gruppo di donne, maestre dell’uncinetto; una realtà poco più che familiare che sin da subito intuì quanto il mercato italiano fosse pronto per la pelletteria e la sperimentazione, nel combinare assieme diversi materiali. Una pagina inedita della moda e del costume italiani che ancora oggi identifica nelle borse Braccialini, un capitolo essenziale. Lo staff, diretto da mamma Carla, vanta la collaborazione dei tre figli, Riccardo (dall’80 nell’ambito strategico), Massimo (braccio destro creativo della madre, entrato anche lui in azienda con Riccardo) e Lorenzo (a cui è affidata la comunicazione dal 2000). Da cinquant’anni, non esiste più la netta distinzione tra borsetta “elegante ed escusiva” in pelle e borsa in paglia (che ha caratterizzaro i nostri anni Cinquanta), ma un accessorio che non è più accessorio, è un capo da indossare e abbinare al resto, in cui il mix tra pelle e paglia lo rende inconfondibilmente Braccialini.

I primi progetti furono creati in un quadrilocale di via delle Pinzochere a Firenze: dal disegno si passava poi allo studio per applicare gli inserti in pelle, a cui si dedicava il pellettiere (esterno). Furono gli anni sessanta che videro questo doppio processo divenire uno; Carla apre il primo laboratorio in cui si poteva assistere ad ogni fase della produzione, dallo schizzo iniziale alle cuciture tra paglia e pelle. Lei stessa ammette di aver “sperimentato” il tutto e di essersi cimentata in applicazioni a base di Vinavil; furono poi i suoi stessi operari ad insegnarle come ottenere un risultato migliore con del semplice mastice. La situazione però era destinata a cessare drammaticamente: l’alluvione del ’66 infatti non fu generosa col piccolo laboratorio ma l’irriducibile tenacia della signora Braccialini la portò a risorgere come la Fenice in meno di un anno dal disastro. La fantasia dei colori e la vivacità degli abbinamenti cromatici fecero della maison un marchio di fabbrica. Non solo. La sperimentazione era senza limiti e — dopo prove su prove — finalmente il mercato potè apprezzare i primi esemplari di cesti in vimini o castagno a cui si aggiungevano delicati pizzi e ricami direttamente sugli inserti in pelle.

Arrivano gli anni Ottanta e Braccialini, ormai considerata la punta di diamante nelle borse, stupisce ancora e apre un genere fresco, ottimista e vivo e la chiave è la continua pulsione a sperimentare a farsi pionieri di un mercato che, allora, era molto più competitivo degli anni Sessanta: ed ecco la rivoluzione estetica del mix tra nastri e passamamerie, fiorellini e intarsi, perline e merletti e la presenza in Germania, Usa e Giappone. Anche la produzione si diversifica e nel 1986 l’azienda lascia Firenze e si insedia a Pontassieve, ad una manciata di chilometri dal capoluogo toscano. Ad un solo anno di distanza, è con Vivienne Westwood che si concretizza un contratto di licenza per la produzione e la commercializzazione degli accessori. Alla fine degli anni ’80, viene fondata “Contromano”, una realtà associata che presto unisce la licenza Roccobarocco. Il tempo passa e i gusti mutano: l’intuizione di Carla quindi è il minimalismo che caratterizzò la “sobrietà” degli anni Novanta: minimalismo sì, ma reinterpretato “alla Braccialini”, in cui la vivacità e la spensieratezza traspaiono dalla rigidità delle nuove linee. Ed è il mercato delle giovani a cui si decide di puntare, creando la linea “Tua di Braccialini”. E’ poi la volta di “Metrocity”, la nuova linea dinamica con angoli in metallo destinata ad un pubblico urbano. Nel 1993, via della Vigna Nuova 33/a Firenze diventa l’indirizzo del primo monomarca della maison.

Nel ’97 si sigla un accordo di licenza con Mila Schön; nel ’99 con Contromano Bagutta e ancora con Vivienne Westwood per la collezione calzature uomo-donna. Il 2000 si apre con l’incorporazione di Contromano e si conclude con l’accordo con Mariella Burani Fashion Group che darà sin da subito ottimi frutti in previsione dell’inaugurazione di nuove boutique monomarca: nasce quindi il polo del lusso e testimoni di questa importante alleanza sono i nuovi negozi a Milano e a Tokyo. Il fatturato si impenna e tocca l’80% grazie anche al progetto Franchising Braccialini e la costituzione di Antichi Pellettieri, a cui vengono cedute le quote della maison possedute dal Gruppo Burani. Nel 2002, altre inaugurazioni di monomarca: Treviso, Riccione e Shanghai, grazie ad una joint-venture a Hong Kong per una distribuzione più capillare che arriva a coprire tutto l’estremo oriente. L’anno successivo anche Milano, Montecatini Termini e Udine vantano la presenza di nuovi showroom Braccialini. Un’ulteriore spinta strategica si concretizza nel 2003, quando il fondo francese L Capital (gruppo LVMH) entra nel capitale di Antichi Pellettieri e casa Braccialini compie 50 anni. Un anniversario invidiabile che viene festeggiato nel migliore dei modi da una realtà nata dal nulla (o quasi). Nel 2004 vengono allestite nuove vetrine Braccialini a Roma, Dubai, Londra, Shanghai, Hangzhou e Chongqing a cui faranno eco nel 2005 quelli di Seoul, Hong Kong, Geddah, Parigi e Milano. Nello stesso anno, viene ampliata anche la sede di Pontassieve.
2009. Va ricordata, per il successo ottenuto in tutto il mondo, l’iniziativa che ha dato vita ad una collezione di pezzi speciali che, stagione dopo stagione, si sono affermati come dei veri e propri must e sono diventati dei veri e propri oggetti da collezione. Stiamo parlando delle borse limited edition, ironiche, divertenti e assolutamente uniche, che riproducono un oggetto (l’automobile, la casetta, il castello, la sveglia) o un animale (il rospo, il riccio) trasformandolo in contenitore caratterizzato da lavorazioni di altissima qualità e pelli di primissima scelta.