Dessés

Dessés. L’origine greca, la nascita e l’infanzia in Egitto influenzarono gli abiti da sera, ispirati alle vesti delle korai e a quelle delle regine egizie

Dessés. L’origine greca, la nascita e l’infanzia in Egitto influenzarono gli abiti da sera. Erano ispirati alle vesti delle korai e a quelle delle regine egizie.

Lasciati gli studi di diritto, Jean Dessés realizza la sua passione di creare modelli, prima fornendo disegni alla maison Jane, poi diventandone, per 12 anni, il creatore. È nel 1937 che Dessés si mette in proprio e il suo atelier si fa apprezzare dalle donne più in vista dell’alta società e del cinema per i tailleur, i modelli da crociera e soprattutto per gli abiti da ballo, ricchi di drappeggi in stoffe senza peso, ma spesso tempestati di perle o ricoperti di ricami. Nel ’63, si ritira in Grecia dove apre una boutique: farà tuttavia in tempo ad assimilarne la lezione un giovanissimo Valentino, ai suoi inizi a Parigi per imparare il mestiere che lo renderà celebre.

Jean Desses
Abito drappeggiato Jean Desses

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Correani

A Correani si devono i bijoux più innovativi degli anni ’70-’80. Il suo esordio avvenne nel 1973, quando disegnò accessori per Albini.

A Correani si devono a lui i bijoux più innovativi creati per il prêt-à-porter italiano e francese degli anni ’70 e ’80.

Il suo esordio avvenne nel 1973, quando disegnò accessori per Albini. Dalla fine degli anni ’70 sino alla morte (1992), collaborò con Versace, Valentino, Lagerfeld, Fendi, Chanel, Lacroix e Chloé, proponendo un’idea rivoluzionaria dell’accessorio moda. Lavorò anche in ambito teatrale, contribuendo ai costumi per Salomé di Richard Strauss, messa in scena da Bob Wilson alla Scala nella stagione ’86-87. Oggi, l’azienda Correani si avvale della creatività di Robert Bruno.

Collana Correani
Collana Correani

Caovilla

Caovilla è sinonimo di saper fare tutto italiano con una produzione di scarpe 100% Made in Italy. Celebrato è il modello di sandalo Cleo.

Caovilla Renè. Battezzato il Cellini della scarpa, questo creatore-imprenditore che opera a Stra, sulla Riviera del Brenta, ha ereditato dal padre una semplice bottega artigiana.  Vanta un sodalizio più che ventennale con Valentino e collabora con Ferré, Galliano, Lauren. Fra le sue clienti più affezionate: Caroline di Monaco, Liz Taylor, Sharon Stone, Sophia Loren, Madonna, Nancy Reagan, Brooke Shields.

Caovilla
Profilo di René Caovilla

I suoi modelli sono realizzati con materiali insoliti e preziosissimi, tecniche di lavorazione artigianale ormai in via d’estinzione. Proverbiale il sandalo-serpente: soltanto un filo tempestato di cristalli che cinge la caviglia.
Dal 2000 nel laboratorio artistico nascono esclusivamente collezioni-gioiello firmate René Caovilla, la distribuzione è controllata nei pochi e selezionati punti vendita nel mondo, per garantire l’esclusività del prodotto e l’eccellenza qualitativa. E a coronare una storia di successo è una tappa importante: l’apertura delle boutique monomarca a Milano, Roma, Venezia, Porto Cervo, Parigi, Londra, Palm Beach, Dubai e Doha. Tutti salotti di lusso nel cuore delle capitali dello shopping internazionale, arredati con opere d’arte ed elementi architettonici del Settecento veneziano.
Fra le sue clienti più affezionate: Carolina di Monaco, Sharon Stone, Sofia Lauren, Madonna, Uma Thurman, Cameron Diaz, Nicole Kidman.

La terza generazione di Caovilla giunge con l’inserimento in azienda di Edoardo, figlio di René e nipote del fondatore della griffe. A lui, la mansione di COO e creative director.

La situazione attuale

Caovilla
Modello sandalo Cleo

Nel 2019 l’azienda festeggia i cinquant’anni del celeberrimo sandalo Cleo ispirato da un antico bracciale romano a forma di serpente, risalente al I secolo A.C. La spirale, che avvolge la caviglia, esalta la sensuale zona erogena della donna. “Il bracciale romano era un simbolo di appartenenza alla nobiltà, così ho pensato che poteva essere adattato alla caviglia e diventare così il nostro simbolo di appartenenza”. Peculiarità di questa calzatura è la sua produzione, 100% Made in Italy. Essa, infatti, viene prodotta da artigiani calzolai nel laboratorio artistico di Fiesso d’Artico. Il modello Cleo, considerato vera opera d’arte, dal 1975 è esposto al MOMA di New York.

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Conti Quirino

Conti Quirino (1951). “Stilista occulto”, come lo ha definito Natalia Aspesi. Intelligente, ambizioso, colto, pazzo per la moda, è nato nelle Marche.

Conti Quirino (1951). “Stilista occulto”, come lo ha definito Natalia Aspesi. Intelligente, ambizioso, colto, pazzo per la moda, è nato ad Amandola nelle Marche nel 1951 e da allora vive più vite, divergenti e parallele, con un costante pendolarismo tra Roma e Milano, tra la moda e lo studio, il teatro e il cinema, la religione. Ha raggiunto risultati molto alti come scenografo e costumista: un memorabile Falstaff del 1985 a Ginevra con la regia di Gigi Proietti.

Da liceale, a Roma conosce Orson Welles e lo aiuta a preparare i costumi per il suo Don Chisciotte. Mentre studia architettura (s’è laureato nel ’76 con Bruno Zevi), collabora, per i costumi, con Lattuada e con Fellini. Poi, scopre l’alta moda nell’atelier Carosa della principessa Caracciolo. Dalle giovanili frequentazioni, Conti ha tratto conoscenze e stimoli che gli hanno poi permesso di evitare gli scogli della banalità nella navigazione nell’industria della moda che lo ha chiamato a collaborare — per collezioni di prêt-à-porter di diversi livelli, per la donna, per l’uomo — con il Gft, Trussardi, Valentino, Inghirami, Mario Valentino e Krizia.

L’accettazione dei vincoli del mercato non è cosa semplice per la sua risentita sensibilità. Grazie a questo limite e alla disinvoltura culturale con cui cita fonti diversissime, da Jean Cocteau agli Amish, da Paul Bowles ai Chassidim, al neogotico, riesce a farsi riconoscere anche in situazioni di anonimato. E si trova a svolgere, a titolo gratuito, un ruolo critico di grande valore.

Campi

Fondata nel ’22 da Enrico Campi che rileva la tessitura della Verga e Campi, di cui era socio. Morto Enrico la successione viene affidata al genero.

Fondata nel 1922 da Enrico Campi che rileva la tessitura di Appiano Gentile (Co) appartenente alla Verga e Campi, di cui era socio. Morto Enrico (1941), la successione viene affidata prima al genero Luigi Guggiari e, nel 1948, al figlio Giovanni. Attorno alla metà degli anni ’50, si assiste ad una progressiva affermazione del marchio, con la massiccia diffusione di tessuti jacquard per cravatte sul mercato internazionale. In quel periodo, Giovanni concentra sotto il proprio controllo quote provenienti dagli eredi di soci e familiari. Dopo la sua morte nel ’92, la Campi confluisce progressivamente nel gruppo Ratti fino al completo assorbimento datato 1998. Fra i clienti dell’azienda Armani, Dolce & Gabbana, Ferré, Valentino per l’Italia, Calvin Klein, Donna Karan, Ralph Lauren e Saint-Laurent all’estero.

Castaldi Alfa

Castaldi Alfa (1926-1997). Fotografo italiano. Comincia nel 1948, dedicandosi ai reportage. Insieme a Ugo Mulas è tra i giovani che scelgono la fotografia.

Castaldi Alfa (1926-1995). Fotografo italiano. Si iscrive all’universà senza mai finirla, passando, in un percorso accidentato ma affascinante, per le facoltà di Architettura, di Lettere e di Filosofia. Pur essendo allievo di Pietro Longhi, sapeva ironizzare sulla sua solida preparazione: “La cultura serve a fare bella figura nei salotti”. Comincia nel 1948, dedicandosi ai reportage. Insieme a Ugo Mulas, suo compagno ai tavoli del bar Giamaica a Milano, punto d’incontro dei protagonisti di una fra le stagioni milanesi più creativamente e intellettualmente vitali, è tra quei giovani che scelgono la fotografia come forma di giornalismo più adatta a raccontare l’Italia della ricostruzione. All’inizio degli anni ’60, passa alla fotografia di moda, attirato dall’ampia libertà che questa forma espressiva lascia al fotografo. Collabora con Arianna,Grazia, con Vogue Italia e molte altre riviste italiane e straniere, passando con disinvoltura dal ritratto allo still-life, fino al back-stage delle sfilate.

Lavora per Lagerfeld, Valentino, Krizia. Il suo è uno stile profondamente innovativo. Caratterizzato da un accentuato rigore formale e da evidenti richiami alla più raffinata cultura del tempo di cui è contemporaneamente interprete. Le modelle sono, sotto le sue luci attente, “materia plasmabile” e si devono adattare alle situazioni meno consuete: le pose ironiche, gli allestimenti complessi, gli sfondi bianchi, la sottolineatura degli abiti come degli accessori per creare le giuste atmosfere, caratterizzano l’immagine di Alfa Castaldi degli anni ’70. Si è anche dedicato all’attività didattica. Ha operato al Superstudio di Milano in un progetto di scuola per fotografi, stilisti e operatori nel campo dell’immagine della moda.

Castaldi Alfa è morto a Milano il 17 Dicembre 1995, due giorni prima del suo compleanno.

Meisel

Steven (1954). Fotografo statunitense. Ha scoperto la modella italoamericana Linda Evangelista e la modella scozzese Stella Tennant. Dopo aver studiato all’Art and Design Institute di New York, diciassettenne inizia una lunga collaborazione come illustratore con il quotidiano di moda americano Woman’s Wear Daily, per poi passare alla fotografia. Interpreta la moda attraverso immagini estreme e d’avanguardia. Alle sue modelle fa assumere spesso atteggiamenti aggressivi. Ha firmato molte campagne pubblicitarie di Dolce & Gabbana e ha un contratto in esclusiva con la Condé Nast. Nel 2003 per la sua campagna Valentino ispirata agli anni ’70, Meisel ribadisce tutta la sua classe utilizzando l’emergente modella Natasha Vojnovic truccata in modo da ricordare Donna Jordan, musa di Newton, Toscani e soprattutto di Andy Wahrol che la rese protagonista del suo film L’Amour nel 1973.

Calendario Pirelli 2015 by Steven Meisel

Nel 2015 Meisel firma il celeberrimo Calendario Pirelli, un 12 mesi hot con protagoniste Candice Huffine e le giovanissime top come Joan Smalls, Sasha Luss, Gigi Hadid e Isabeli Fontana. Bellezze curvy da mozzare il fiato, seni prosperosi lasciati in bella vista. Quello del 2015 è forse tra i The Cal più sensuali più sensuali firmati ad oggi.

Nella sua attività da reporter di moda, continua ad affiancare griffe dalla caratura internazionale. Da sempre legato alla rivista Vogue, sceglie anche di firmare ADV per etichette come Prada, che da sempre si affida al suo estro creativo per le campagne stagionali. Nel 2020 firma A Stranger Calls, la campagna Prada Holiday 2020 che presenta la nuova borsa Cleo.

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Il calendario Pirelli sarà firmato da Steven Meisel 

Prada Holiday 2020, A stranger calls

Barbieri Gianpaolo

Barbieri Gianpaolo (1940). Fotografo italiano. Ha messo in scena un’immagine teatrale della moda, in bianco e nero e a colori.

Barbieri Gianpaolo (1940). Fotografo italiano. Ha messo in scena un’immagine teatrale della moda, in bianco e nero e a colori. Legato alle esperienze cinematografiche degli anni ’40 e ’50, le ha utilizzate per la regia delle sue foto. Per esempio, si è ispirato, per un’immagine che voleva forte di tensione, a un’angosciata Ingrid Bergman in Io ti salverò. Dopo un inizio di lavoro con il padre, esperto di tessuti della Galtrucco, e un tentativo di farsi strada nel cinema come attore e come operatore, incontra Tom Kublin, diventa suo assistente e sceglie il mestiere della fotografia. Era il 1964. Collabora con Harper’s Bazaar e, nel ’65, firma il suo primo servizio per VogueNovità.

Nel corso del tempo, ha curato campagne pubblicitarie per alcuni fra i maggiori stilisti italiani e stranieri, da Saint-Laurenta Valentino, da Albini a Versace, ad Armani. Ha pubblicato la monografia Artificiale (’82), Silent Portrait (’84), Tahiti Tattoos (’89) e, per il gioielliere Pomellato, La mappa del desiderio con testo di Antonio Tabucchi. A Palazzo Reale a Milano nel 2007 ha luogo la mostra dedicata al celebre fotografo di moda, che con le sue 140 foto a colori e in bianco e nero ripercorre la carriera dell’artista che ha ritratto le più grandi icone dello stile, tra cui Audrey Hepburn, Sophia Loren, Veruschka, Iman, Jerry Hall e Monica Bellucci.

Nel 2008 a Piazza Risorgimento, Roma, Barbieri Gianpaolo celebra la nascita della prima collezione di gioielli preziosi Morellato Gold, attraverso una serie di scatti chiamati La Vera Natura dell’Oro.

ALBINO TEODORO

Nel 2004 nasce Albino Teodoro, brand fondato dallo stilista Albino D’Amato, classe 1974, in collaborazione con Gianfranco Fenizia. Lo stile sobrio di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: rende omaggio al passato,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Indice

  1. Le origini
  2. Le prime collaborazioni
  3. La nascita del brand
  4. Lo stile del brand
  5. L’ultimo decennio
  6.  Ultime collezioni
    1. Autunno ’17 ready-to-wear
    2. Resort 2018
    3. Primavera ’18 ready-to-wear
    4. Pre-fall ’18
    5. Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Le origini

Albino D’Amato, fondatore di Albino Teodoro, nasce a Roma nel 1974. Dapprima studia architettura nella capitale e nello stesso tempo frequenta l’Accademia di Costume e di Moda. Poi, in seguito, si trasferisce a Torino per seguire i corsi di design industriale.

Albino Teodoro
Lo stilista Albino D’Amato.

Proviene da una famiglia piuttosto rigida, che sognava per lui una carriera da architetto o da ingegnere. Abitava nello stesso quartiere di Valentino Garavani. Verso i 14 anni, di ritorno da scuola, era solito lasciare alcuni disegni nella cassetta della posta del couturier. Valentino rispose, consigliandogli di fare esperienza.

Nel 1995 svolge uno stage presso la Fiat Torino e l’anno dopo si trasferisce a Parigi. Qui frequenta alcuni corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture. Nello stesso periodo lavora da Ungaro, con Giambattista Valli, alla linea Parallel. Questa un’esperienza fondamentale per lui. Confessa:

“Tutto il mio universo creativo è nato lì.. Il talento è una cosa che hai dentro. Anche se all’inizio non conosci le tecniche o i materiali, o non sai disegnare, se è una cosa che vuoi davvero, succede”

Le prime collaborazioni di Albino Teodoro

Sicuramente grazie alla sua preparazione eterogenea e al suo talento naturale per il disegno, lo stilista collabora con Maison prestigiose quali Emmanuel Ungaro, Giambattista ValliGuy Laroche. Ancora, Emilio Pucci e Louis Vuitton e Kenzo.
Successivamente, nel 2004, lo stilista torna in Italia. A Milano collaborerà, quindi, prima con Versace (collaborazione in effetti nata a Parigi) e poi Dolce & Gabbana e nel frattempo lavora alla sua linea personale.

Albino Teodoro
Collezione autunno 2017.

La nascita del brand

Nel 2004 Albino fonda con il designer partenopeo Gianfranco Fenizia il brand che porta il suo nome, Albino Teodoro. Più tardi, nell’autunno di quell’anno presenta, infatti, la sua prima collezione primavera/estate 2005, in una galleria d’arte in Place des Vosges.

La scelta di presentare a Parigi comunica l’impronta che i due soci hanno scelto di dare ad Albino Teodoro, una collezione che associa all’esclusiva manifattura made in Italy un’allure decisamente parigina, con forti reminiscenze Couture.

Albino Teodoro
Collezione autunno 2018

La collezione vince Who is on next? , concorso indetto da Vogue e dalla Camera della Moda, guadagnandone in visibilità. Albino Teodoro si ispira, nei colori e nelle forme, al movimento Bauhaus: primo pezzo un trench militare con fodera in evidenza. Ancora, memorabile l’abito che Albino mostra a Franca Sozzani durante le selezioni: dopo aver sfilato in nero, una versione verde militare viene indossata per la serata di gala da Linda Evangelista.

In seguito, la seconda stagione, l’autunno/inverno 2005/06, suscita l’interesse di clienti internazionali, dagli States al Giappone, passando per Hong Kong ed, ovviamente, Europa. Albino D’Amato si occupa della parte creativa, mentre Gianfranco Fenizia ne cura gli aspetti organizzativi, direttamente dallo spazio dedicato di via Gallina 11 a Milano.

Lo stile del brand

La moda sobria di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: lo stile radicale rende omaggio al passato senza nostalgia, al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Albino Teodoro
Collezione Resort 2018

Misticismo, modernità e romanticismo si combinano nei suoi abiti dove prevale il gusto per la sartorialità. Design architettonico e femminilità sono, quindi, elementi imprescindibili, così come la capacità di mescolare colori in modo creativo e sofisticato. Prima di tutto, bisogna ricordare che il modello da cui imparare, per Albino, è stato Valentino:

“Una star, oltre che un designer straordinario. Ha creato un’ideale femminile che mi ha molto ispirato.Albino D’Amato

Le creazioni Albino Teodoro sono architettoniche, femminili, cool.

L’ultimo decennio di Albino Teodoro

Nel 2007 Albino diviene consulente di Trussardi sulle collezioni Uomo e Donna. Successivamente, le collaborazioni si estendono a Karl Lagerfeld e Les Copains, brand per il quale dall’aprile 2008 è consulente stilistico. Per Les Copains, dalla P/E 2010, disegna anche scarpe, prodotte da Le Sillla.
Albino è anche Design Director della Maison Vionnet e consulente del gruppo Max Mara.

Per l’autunno/inverno 2010/11 Albino Teodoro abbandona le atmosfere eighties per tornare alle linee anni ’60, mescolate a una rigorosa ispirazione ecclesiastica“. Il nero è illuminato da sfumature cipria e camel, l’insieme è mistico e romantico.

albino

Ultime collezioni di Albino Teodoro

Autunno ’17 ready-to-wear

A febbraio 2017, un mix di immagini è stato intonacato sul moodboard di Albino D’Amato. L’austero concettualismo dei designer giapponesi si mescola ai languidi abiti di Jean Muir e ai sandali a spillo anni ’80 di Yves Saint Laurent, scattati da Guy Bourdin. Il tocco di raffinata eleganza era l’immagine di due ragazzini che si tenevano per mano, con giacche oversize troppo grandi per loro. Lo stilista dichiara:

“Non potevo resistere. C’è tanta tenerezza; è così dolce e innocente. Volevo catturare quella sensazione – mi ha ispirato a lavorare attorno all’idea di una decostruzione gentile”

Dopo una pausa di alcune stagioni, D’Amato torna in passerella. La collezione presenta studiatissimi capispalla, lunghi mantelli e cappe dal morbido tocco architettonico. I giochi di pieghe, di tradizione giapponese, donano al tutto estrema sensualità. Calibrate le imperfezioni: orli grezzi, rifiniture incomplete, scontri cromatici. Il punto di Flimsy d’ésprit appariva ancora più delicato sul feltro di lana; l’ovvia femminilità del pizzo era compensata da texture asciutte e maschili.

Resort 2018

Albino Teodoro ha abbinato tagli rigorosi a ricami opulenti, in un gioco di decostruzione leggera e decoro ridotto. Un raffinato cappotto da opera aveva una silhouette sottile, impreziosita da ricchi motivi floreali che sembravano stampati ma erano tessuti a jacquard. Linee semplici e pulite, come in una tunica geometrica in duchesse di satin, stampata con strisce bianche e nere. Una gonna ampia in broccato d’argento e oro era indossata con un top arricciato. Albino Teodoro ha anche provato alcuni look maschili: un parka, un cappotto e un eccentrico faille turchese e geranio.

Primavera ’18 ready-to-wear

Pre-fall 2018

Pochi mesi dopo, a gennaio 2018 Albino Teodoro predilige un approccio elegante e adulto. Il suo stile ha sempre virato verso una certa raffinatezza: le forme hanno un’inclinazione architettonica leggera e levigata da un tocco di glamour. Lo stilista è appassionato di haute couture e la raffinatezza della costruzione che ne consegue.

Albino Teodoro taglia il tessuto in un elegante tailleur a doppio petto con pantaloni aderenti. Le superfici nitide e brillanti come la duchesse satin e il gazar sono le preferite del designer. A seguire, una corta tunica in zafferano o polveroso taffetà rosa era leggermente imbottita. La stessa sensazione di praticità chic era evidente nei capospalla: ricchi broccati o lussuosi doppi cashmere e lane. Le forme erano per lo più a trapezio, mantenute lineari ed eleganti, con un tocco anni ’60. Un elegante soprabito con cappuccio in jacquard di seta trapuntato bronzo e verde sembrava semplice e funzionale quanto elegante.

Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Minimalismo e struttura: la collezione autunno/inverno 2018-2019 di Albino Teodoro stupisce per la sua evoluta semplicità. Realizza una collezione che ricorda, per impianto concettuale, gli studi in architettura. La silhouette lineare si arricchisce di tessuti pregiati come il broccato con fili ricamati oro e viola o la seta, che alleggerisce long skirt con tasche alla francese. Le paillettes e il neoprene conferiscono alla collezione un’allure moderna e glamour. Giochi di asimmetrie attestano le tecniche acquisite durante i corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture.

“Ho lavorato intorno ai miei temi di moda preferiti: la costruzione couture, la sartoria maschile, gli anni ’60, le forme femminili, la geometria, il colore. Volevo inserirli in un contesto moderno” Albino D’Amato

Il punto forte della collezione è la sartoria, del resto una delle migliori risorse di Teodoro. I cappotti sono consistenti, tagliati nitidi ed evidenziati con interessanti combinazioni di colori. E ancora un tailleur maschile a scacchi con un enorme piumino bianco. Poi, una serie di abiti a palloncino di varie lunghezze, di broccato stampato in digitale. Ibridi di calza a gambaletto alti fino al ginocchio, indossati con sandali in pelle verniciata erano un gesto concettuale fuori contesto

Collezione 2020 di Albino Teodoro

Albino Teodoro mescola i riferimenti storici con lo spirito degli anni ’90 per la Pre-Fall. Durante una recente visita a Vienna, trova in una vecchia biblioteca alcuni disegni originali di Ver Sacrum, la rivista letteraria ufficiale della Secessione viennese.

Albino traduce voluttuosi motivi botanici in una stampa grafica su carta da parati che è stata utilizzata in tutta la sua ben curata collezione. È stato proposto in un enorme motivo di rose in bianco e nero, o nei toni profondi del viola e del blu notte; oppure in una tonalità di blu porcellana esaltata dal nero profondo. Albino predilige un’estetica adulta e raffinata, ispirata ai maestri dell’Haute Couture: le forme voluminose sono esaltate dalla purezza delle linee e dall’uso di consistenti e lussuose lavorazioni. Gli abiti a trapezio sono stati mantenuti meno severi con delicati colletti increspati; le balze femminili all’orlo dei cappotti sagomati sono state tagliate con una delicata precisione. Albino disegna per un cliente colto. Nelle sue collezioni non troverete felpe, pantaloni da ginnastica o qualsiasi tipo di moda usa e getta.

Collezione primavera/estate 2021

Durante la Milano Fashion Week 2020 Albino Teodoro presenta la collezione primavera/estate 2021; un progetto che si sviluppa attraverso tonalità accese ed eleganti. Capi leggeri e strutturati, concepiti per essere indossati sia in ufficio sia nel tempo libero.

Albino Teodoro
Alcuni dei look presentati alla Fashion Week.

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Il glamour minimalista di Albino Teodoro

PIERPAOLO PICCIOLI

Indice:

  1. Le origini e il lavoro con Maria Grazia Chiuri
  2. Solista per Valentino 
  3. La metamorfosi di Valentino e le collaborazioni

LE ORIGINI E IL LAVORO CON MARIA GRAZIA CHIURI

Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli

Pierpaolo Piccioli nasce a Nettuno nel 1968, dotato di un’innata inclinazione artistica, frequenta l’Istituto Europeo di Design di Roma, pensava di fare il regista ma poi comprende che con la moda e gli abiti si possono raccontare un sacco di storie.

Diventa nel 2008 il direttore creativo di tutte le linee della Maison Valentino, insieme alla collega Maria Grazia Chiuri, con cui inizia a collaborare dal 1999 dalla casa romana di moda Fendi. I due stilisti per dieci anni lavorano a stretto contatto con Valentino Garavani, contribuendo al successo del marchio, e attualizzando e modernizzando la parte degli accessori. Debuttano con la prima Haute Couture a Parigi, dimostrando di aver interpretato perfettamente il mondo già formato di Valentino. I due designer viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, l’intento è quello di rappresentare una femminilità fuori dai canoni, sintetizzando nell’abito la sua natura effimera, ma la capacità di rimanere nella storia per la sua unicità.

Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli con Valentino

SOLISTA PER VALENTINO

SS 2017 Valentino

Nel 2016 la sua partner Maria Grazia Chiuri lascia Valentino e lui prosegue da solo la direzione della griffe.

Ogni spettacolo è travolgente, emozionale, creativo e moderno. In tutti questi anni, Valentino ha stabilito un’estetica precisa, fatta di austerità e artigianato, accessori che completano abiti dalla linea dritta e romantica.  Il romanticismo infatti è la sua più forte inspirazione, per lui è un termine passionale, forte e non delicato e che trasmette un senso di fragilità, tutto il contrario, vuole sovvertire gli stereotipi legati al romanticismo e narrare in un altro modo la potenza femminile. In tutte le sue ultime haute couture ritroviamo questo filo conduttore, linee dritte, che cancellano il punto vita e la silhouette da bambola, archetipo dell’abito romantico, si basa tutto sulle asimmetrie sottolineate da nastri di sete, rouges, drappeggi, intarsi, ricami, jaquard. Anche i colori che utilizza richiamano i quadri rinascimentali, ancora una volta dimostra di essere bravissimo a gestire la tradizione e l’inconsueto.

FW 2018 Valentino by Pierpaolo Piccioli

L’A/I 2017-2018 riprende perfettamente questo concetto, portato ad un livello superiore, Piccioli ha lasciato tutti a bocca aperta presentando abiti che sono vere e proprie opere d’arte, ogni look riprendeva performance quasi teatrali, senza un vero e proprio filo conduttore, la perfezione e l’impostazione dell’alta moda prende spunto dalla sua memoria, dai suoi studi, dalla sua traduzione, senza avere un tema accomunante Piccioli prende spunto ovviamente dal Rinascimento ma inserisce dettagli appartenenti alla mitologia, al Settecento, ai costumi di diverse opere teatrali, ne è uscito un tributo alla bellezza romantica, che ha trovato l’espressione massima in quest’ultima collezione: volume, delicatezza, colore e preziosità.

Haute Couture SS 2018 Valentino

LA METAMORFOSI DI VALENTINO E LE COLLABORAZIONI

Valentino Haute Couture by Piccioli SS 2018

Poiché la moda è cambiamento e mai una costante, anche per la maison italiana è arrivato il momento di evolversi, di mutare. Piccioli sta proprio compiendo questa metamorfosi, spesso addentrandosi in territori nuovi e inconsueti. E così prendendo spunto dalla letteratura, dall’arte e dal cinema continua con la sua narrativa, e ci riporta in mondi da lui creati, dove elementi diversi si uniscono in creazioni armoniose, originali, che prendono spunto da capi iconici e dal passato, dove gli accessori rimangono l’asso nella manica per rendere unici i look presentati. Ci presenta dei quadri dipinti perfettamente, dove ogni dettaglio rende giustizia alla bellezza totale dell’opera che manda in scena, e i richiami storici sono molteplici, tutte le sue ispirazioni riunite in ogni passerella raccontano nuove storie, quelle che Pierpaolo Piccioli desiderava raccontare sui banchi dell’università.

Valentino ADV Resort 2018

 

Alla base, comunque, resa la maestria di un marchio che dimostra l’importanza dell’artigianalità e della qualità. Per la pre fall 2018 nasce una collaborazione inaspettata, ma sicuramente vincente, quella tra il marchio Moncler e la Maison Valentino.  Tecnicità e raffinatezza che si incontrano per dar vita a capi invernali unici. Moncler Ginius presenta con la capsule firmata Pierpaolo Piccioli dell’eleganti cappe di diversi colori e misure.

Ma Piccioli alla guida di Valentino non è nuovo a questo tipo di collaborazioni, già nel 2010 era nata una capsule collection tra Valentino e Gap, il marchio americano di casual wear. La collezione era un perfetto mix tra l’eleganza di Valentino e l’urban style di Gap, dedicata a donne che amano il minimalismo e il fascino senza tempo della maison italiana, ed è stata presentata presentata a Milano per l’inaugurazione del nuovo flagship store Gap, in edizione limitata.

FW 2018 Valentino per Moncler

I riconoscimenti

Pierpaolo Piccioli nel 2018 è stato insignito del titolo designer dell’anno ai Fashion Awards indetti dai BFC- British Fashion Council. Due anni dopo, nel 2020, i Council of Fashion Designer of America, sulla piattaforma online Runway360, annuncia il riconoscimento a Piccioli come Designer dell’Anno 2020. “Interpreto questo premio come un promemoria, per tutto il lavoro straordinario che ha fatto il mio team, tutto il supporto che ho ricevuto dalla mia famiglia e per l’enorme opportunità che la vita mi ha dato, facendo quello che amo come lavoro. A volte sogno ad occhi aperti cosa farei o potrei fare se non fossi uno stilista … alla fine sono esattamente dove voglio essere”, scrive lo stilista dal suo profilo Instagram.