Tortu

Tortu, Christian (1954). Scenografo, decoratore, designer. In origine e in primo luogo, un fiorista che ha rivoluzionato la professione, modellandola in base alla propria creatività. Nato negli anni ’50 in Francia, nel Maine-et-Loire, da una famiglia di fiorai da generazioni, all’età di 22 anni lascia Saumor per lavorare in varie province, prima di giungere nel 1977 a Parigi. Nella capitale, apre diversi negozi, ultimo dei quali al 6 di Carrefour de l’Odeon, che in breve diventa una specie di “islet of nature” nel cuore della città. Negli anni ’80, dà nome a un marchio che dalle composizioni floreali trae spunto per candele profumate in cera naturale, incensi, saponi, linee di piatti e tazze decorate rigorosamente con motivi naturali. Il motto, tutt’oggi valido, è “XXth century will be vegetal, or not be”. Dopo l’apertura newyorkese sulla Quinta Avenue, Tortu intraprende l’attività di scenografo per l’allestimento di mostre nei musei, per le sfilate dei maggiori stilisti (Valentino, Dior, Chanel), per il Festival di Cannes. Il suo staff è composto da 13 persone, ha aperto boutique a New York, Tokyo e nel Quartiere Latino di Parigi. Giorgio Armani si è rivolto a lui per creare il corner floreale del negozio milanese di via Manzoni. Nel 2002 ha aperto una boutique di fiori, fragranze e accessori a Giacarta.

Krieger

Bob (1936 – 2020). Fotografo italiano. Nasce ad Alessandria d’Egitto da madre di origine siciliana e padre prussiano. È fin da ragazzo affascinato dal mondo dell’arte cui lo avvicina il bisnonno Giuseppe Cammarano autore dei dipinti neoclassici della Reggia di Caserta.

Bob Krieger

Pur avendo cominciato a fotografare a 11 anni (ricorda ancora la sua prima immagine, un ritratto della madre), solo nel 1962 entra in uno studio come assistente “perché ero rimasto senza soldi”. Trasferitosi nel ’67 a Milano dove tuttora vive e lavora, comincia l’attività in proprio pubblicando subito su Harper’s Bazaar e Vogue e documentando la nascita del prêt-à-porter italiano. Dal ’70 al ’75 è art-director di Bazaar Italia, poi torna a realizzare fotografie lavorando per i più grandi stilisti (Krizia,Versace, Valentino, Biki, Romeo Gigli, Bulgari) su riviste come N.Y. Times Magazine, Vogue, Esquire, Harper’s Bazaar, ma affermandosi anche in campo pubblicitario e firmando ben tre copertine di Time, tra cui, nell’82, quella dedicata a Giorgio Armani.

Pur legato alla moda, se ne allontana per realizzare ricerche personali sul nudo — con due libri molto belli Metamorfosi in bianco e nero nel ’90 e Anima nuda a colori nel ’98 — e sul ritratto con immagini di grande libertà espressiva. Negli ultimi anni, la Versiliana a Pietrasanta e Spazio Krizia a Milano gli hanno dedicato due mostre. Una mostra di suoi ritratti è stata esposta in spazi non tradizionali come l’Aeroporto Internazionale di Malpensa.

Bob muore a Santo Domingo il 7 maggio del 2020. Il fotografo si trovava sull’isola, ospite di alcuni amici. Aveva 84 anni.

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Tailleur

Tailleur. Il capo su cui non si discute, l’inossidabile coppia giacca-gonna oppure pantalone, elegante e raffinato, anche sobrio e sportivo: comunque sempre di connotazione sartoriale.

Un tempo, per la particolarità del suo taglio rigoroso, non poteva che essere eseguito da un sarto da uomo, in francese, appunto, tailleur. Si deve al grande sarto inglese John Redfern il primo tailleur realizzato nel 1885 per la principessa di Galles.

Tailleur ed emancipazione femminile

All’inizio, riservato a occasioni non formali, soprattutto al mattino, si afferma, semplice, senza fronzoli e sottolineato da accessori mascolini, dal gilet alla cravatta, nell’ultima decade dell’800, come espressione tipica di un desiderio di vita attiva, di un bisogno di libertà alle soglie del femminismo. È il primo passo della moda nei confronti dell’emancipazione della donna. Tuttavia il tailleur dell’epoca, se sfugge agli impedimenti dell’abbigliamento tradizionale, è tutt’altro che agevole per la donna: il sarto trasferisce nel nuovo capo le stoffe pesanti, l’intelaiatura con il crine, le spalle imbottite dell’abito maschile e solo durante la prima guerra mondiale accorcerà la gonna, raggiunta, all’altezza di un palmo sotto il ginocchio, da alti stivali.

Occorrerà attendere la rivoluzionaria intuizione di Giorgio Armani, in quegli anni ’70 del ‘900, una volta ancora segnati dal femminismo, perché il tailleur femminile possa contare su una giacca destrutturata, stoffa leggera ad armatura solida, ogni struttura assente.

il tailleur di Chanel

Notevole antesignana di ogni rottura nell’abbigliamento della donna nuova, è la rivisitazione del tailleur a opera di Chanel: i tempi di guerra non le offrono che il jersey ed è con questo tessuto a maglia, strutturata, sottile e duttile al ferro da stiro, che Coco crea il tailleur morbido, rigoroso, ma di assoluta femminile scioltezza, poi declinato, durante gli anni ’20 e oltre, nei famosi completi in tweed, la giacca recinta di galloni, i bottoni dorati.

Mai trascurato, spesso sulla cresta dell’onda, il tailleur diventa provocatorio travestimento per molte dive del passato. Marlene Dietrich ama indossare giacca e calzoni, la prima a osarli anche in pubblico, antesignana dunque di quello che diventerà l’intramontabile tailleur pantalone.

Joan Crawford, invece, predilige la sottana, concentrando l’attenzione sulla giacca (creata per lei dal costumista hollywoodiano Adrian): una bella giacca con ampie spalle imbottite allo scopo di assottigliarle i fianchi, modello copiato e stracopiato, di tipo severo, preferibilmente scuro, impreziosito da ricami di passamaneria. Il tailleur non ha tempo.

Resta di moda

Le mode passano, il tailleur resta. Si accosta al corpo come fosse un cardigan, si illumina di tinte sorbetto e strass, è sexy o rigoroso, spesso volta pagina e guarda indietro, si riappropria della silhouette anni ’30 e ’40, rilegge con occhio contemporaneo gli insegnamenti di Patou, Schiaparelli, Chanel. A volte assottiglia il busto e allunga l’orlo; diventa austero, ma anche misterioso e seducente. Androgino e riservato. Perfino intrigante, quando la gonna gioca al risparmio e diventa micro, sotto giacchette che lasciano tracce di nudo.

Gli accordi si infrangono, se ne tentano altri spiritosi, inventati: un accenno di bolero, un pantalone vagamente sci, una comoda giacca con la coulisse in vita, accompagnata a calzoni sigaretta. E, ancora, pantaloni a tubo con risvolto, uniti all’attillata giacca-marsina. Sotto, bluse lucide, pullini colorati, ma anche niente, indossati a pelle. Le vie del tailleur sono infinite. Rispetta la severità di giacca, camicia e gonna, oppure rompe gli schemi e dà vita a infinite altre combinazioni.

anni ‘80 e ‘90

Il tailleur ha consolidato una sua particolare presenza negli anni ’80 del ‘900, vera palestra di esercizio stilistico per i più celebri nomi della moda: la straordinaria allure di Saint-Laurent, la magnifica spalla di Valentino, il nitore di Mila Schon, la grazia di Krizia, l’audacia di Versace, le geometrie di Ferré hanno impresso un inconfondibile look alla giacca e operato novità di taglio alla gonna multiforme, offrendo inoltre, al tailleur nero o di prezioso colore, l’eleganza dello smoking da sera.

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Longhi Andreina.

Andreina-Longhi
Andreina-Longhi

Longhi Andreina PR e fondatrice di Attila&Co, agenzia di comunicazione integrata. Andreina Longhi inizia la sua carriera in Snia Viscosa poi nella house agency di Max Mara che lascia per fondare Attila&Co. Ha lavorato per grandi nomi del mondo della moda come Valentino, Gucci, Calvin Klein, LaPerla e Montblanc, amministratore delegato di Attila&Co e presidente del White Club.

Kennedy Onassis

Kennedy Onassis Jacquelin (1929-1994). Prima First Lady degli Stati Uniti, poi moglie del più ricco armatore greco della seconda metà del secolo. Nasce Jacqueline Lee Bouvier a East Hampton (New York). Il suo stile nitido e rigoroso ha profondamente influenzato la moda per almeno due decenni.

Sposa John Fitzgerald Kennedy nel 1953; nel ’60 il marito diventa presidente degli Stati Uniti e, dalla Casa Bianca, Jacquelin nomina Oleg Cassini suo stilista ufficiale. Nascono intramontabili tailleur bon ton con giacca a sacchetto e maniche a tre quarti. Ma spetta a Roy Halston il merito di aver creato i celebri cappellini a scatola di pillole oggi sinonimo dello stile Jackie. Uno stile immortalato dalla stampa mondiale, sulle copertine delle riviste di tutto il mondo. A tal punto che l’autorevole Wwd arriva a chiamare la First Lady “Sua Eleganza”.

Ma non c’è solo Oleg Cassini dietro a Jackie: troviamo anche il nome di Givenchy e, all’epoca del matrimonio con Onassis, arriva Valentino, il quale nel ’67 le dedica un’intera collezione e, nel ’68, realizza l’abito per le sue seconde nozze. Diventa così Kennedy Onassis Jacquelin. Nei suoi ultimi anni di vita, si affida spesso alla stilista Caroline Herrera. Legati al nome di Jacqueline anche parecchi accessori: la borsa a tracolla con classica fibbia ad H firmata Hermès, i sandali capresi confezionati a dozzine da Canfora, noto calzolaio di Capri, fino agli enormi occhiali da sole ovali e all’acconciatura cotonata.

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Tyen

Tyen (1953). Fotografo vietnamita e specialista di cosmesi. Nasce a Hanoi. Trasferitosi giovanissimo a Parigi, frequenta l’Ecole des Beaux Arts, seguendo i corsi di architettura d’interni, ma prima di terminare gli studi è chiamato da Max Factor per collaborare alla creazione dei colori dei maquillage di scena per l’Opéra. È lì che Tyen impara l’importanza della luce e l’uso del trucco. Lavorando nel teatro, ha anche l’occasione di conoscere molti fotografi, che lo introducono nel mondo dell’editoria di moda. Ha collaborato con Vogue France, Vogue America. Dall’80, è direttore creativo dei prodotti cosmetici della Maison Dior. Dall’85 si dedica maggiormente alla fotografia, firmando le campagne per Versace, Lacroix, Montana, Valentino, Ferré.

Dessés

Dessés. L’origine greca, la nascita e l’infanzia in Egitto influenzarono gli abiti da sera. Erano ispirati alle vesti delle korai e a quelle delle regine egizie. Questo stilista lasciati gli studi di diritto, realizza la sua passione di creare modelli, prima fornendo disegni alla maison Jane, poi diventandone, per 12 anni, il creatore. È nel 1937 che Dessés si mette in proprio e il suo atelier si fa apprezzare dalle donne più in vista dell’alta società e del cinema per i tailleur, i modelli da crociera e soprattutto per gli abiti da ballo, ricchi di drappeggi in stoffe senza peso, ma spesso tempestati di perle o ricoperti di ricami. Nel ’63, si ritira in Grecia dove apre una boutique: farà tuttavia in tempo ad assimilarne la lezione un giovanissimo Valentino, ai suoi inizi a Parigi per imparare il mestiere che lo renderà celebre.

Zouari

Zouari Alexandre (1950). Parrucchiere francese. Nato a Tunisi, lavora per dieci anni, dal ’68 al ’78, per Lorca, inventore del brushing. Apre il suo primo salone a Parigi in società con Shiseido nell’87. A questo fanno seguito quattro saloni in Giappone e un altro in Francia, nel corso degli anni ’90. Lavora per gli stilisti più famosi, da Gaultier a Mugler, da Valentino a Versace. Il suo stile è caratterizzato da pettinature molto sofisticate, con voluminosi chignon e complicati intrecci.

Storey

Storey, Helen (1959). Stilista inglese. Ha iniziato come assistente di Valentino e quindi di Lancetti a Roma. Nel 1990, crea una sua griffe, ha un punto vendita in King’s Road e si assicura come clienti alcuni importanti grandi magazzini. Nel ’92 nasce un suo nuovo marchio, Second Life, ispirato all’ecologia. Contemporaneamente lancia Real Classics, una linea casual.

VALENTINO

Valentino: l’imperatore della moda e il suo grande amore per il rosso. Leggi la storia dello stilista italiano più amato dalle star di Hollywood.

Le origini

All’anagrafe Valentino Clemente Ludovico Garavani (1932). Fin da piccolo, manifesta di possedere un’idea dello stile, dell’eleganza. È una misura che emerge nitida nel primo abito che ha creato per sua zia Rosa, proprietaria di un negozio di passamanerie a Voghera, in via Torino, dove amava trascorrere i pomeriggi giocando con le pezze.

Già da allora prediligeva il rosso: un colore che, più tardi, diventerà il suo portafortuna e il mattatore della sua tavolozza. Lo comprese quando, durante il periodo di apprendistato da Jean Dessès a Parigi, andò all’Opera di Barcellona. Qui rimase folgorato dai costumi di scena tutti rossi:

“Capii in quel momento che, dopo il bianco e il nero, non esiste colore più bello”.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il rosso Valentino.
Il rosso Valentino.

A 17 anni Valentino lascia Voghera per imparare la moda a Parigi. La velocità nello schizzare figurini gli vale subito l’assunzione da Dessès, dove lavora fino al 1955. Poi passa da Guy Laroche, dove l’apprendistato dura fino al 1957. Torna in Italia per aprire nel 1960, con l’aiuto del padre, un atelier a Roma in via Condotti. Da giovane che disegna nell’ombra per i grandi atelier, diventa padrone. Il debutto avviene proprio a Roma, in sordina. È un fiasco, neppure un abito venduto.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il giovane stilista nel suo studio.
Il giovane stilista nel suo studio.

La prima sfilata

In quegli anni conosce Giancarlo Giammetti, lo studente di architettura che sarà il suo manager, il suo amministratore, il suo uomo di comunicazione. Nel 1962, a Firenze, Valentino sfila per ultimo a Palazzo Pitti. La sala lo travolge con un boato di applausi.

Mia madre disse: “Li senti? Vogliono te, perché ce l’hai fatta, hai vinto”. Dopo nemmeno un’ora, avevano comprato l’intera collezione ed ero sommerso di ordinazioni.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La sfilata a Palazzo Pitti, 1962.
La sfilata nella Sala Bianca a Palazzo Pitti, 1962.

Da allora, i suoi successi si susseguono puntuali, stagione dopo stagione. “Gli americani impazziscono per questo italiano diventato re della moda in poco tempo”, scrive nel 1968 Woman Wear Daily, dopo un’abbagliante sfilata tutta bianca, punteggiata di mantelli, abiti appena drappeggiati.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La collezione "total white" del 1968.
La collezione “total white” del 1968.

“La creatività è difficile da spiegare, è come una forza interna, un entusiasmo che non si spegne mai e che mi trasmette la forza di lavorare sempre in modo nuovo. Guardando le cose, le persone per strada la fantasia cammina e l’idea prende corpo attraverso la matita.”

Valentino e le star di Hollywood

Il suo estro vulcanico, al servizio della donna e dell’eleganza raffinata, lascia un segno indelebile nel jet set. Farah Diba fugge dal suo impero indossando un Valentino. Liz Taylor incontra Richard Burton indossando un Valentino. Jackie Kennedy sposa Onassis in un suo abito di pizzo avorio che, per anni, le donne copieranno. È infinita la lista delle celebrità che Valentino veste: da Sofia Loren a Nancy Reagan, da Brooke Shields a Sharon Stone. Poche hanno resistito al fascino dei suoi abiti, sintesi di lusso e grazia modulati con modernità.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Jackie Kennedy in Valentino per il suo matrimonio.
Jackie Kennedy in Valentino il giorno del matrimonio con Onassis.

Ha reinventato i fiocchi trasformandoli nel simbolo della femminilità: uno dei suoi primi abiti impreziosito da questo dettaglio strappò un leggendario applauso di dieci minuti. Padrone assoluto del mestiere, della tecnica, ha trasformato questa virtù artigianale in una bussola per mantenere sempre la rotta della continuità.

Nel 1970 lancia la sua prima collezione Pret-a-Porter PE 1971, attraverso un accordo di produzione con il Gruppo Finanziario Tessile. Nel 1975, porta le sue collezioni  di prêt-à-porter AI 75-76 sulla passerella di Parigi. Il suo successo non ha mai avuto flessioni, è immune da tonfi e resurrezioni. Valentino è soprattutto fiero di aver realizzato la Fondazione Life destinata a raccogliere fondi per aiutare i bambini colpiti dall’Aids.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Elizabeth Taylor in rosso Valentino.
Elizabeth Taylor in rosso Valentino.

Una realtà che prende vita nel 1990. Lo stesso anno, lo stilista festeggia a Roma e a Milano i suoi 30 anni di attività con una mostra all’Accademia Valentino, uno spazio pensato e attrezzato per mostre ed eventi culturali.

Hdp compra l’azienda

Nel gennaio del 1998, la “Rolls Royce degli stilisti”, come lo definiscono gli americani, ha, fra le lacrime e rimanendone al vertice creativo, venduto la griffe per 500 miliardi (il fatturato annuo della maison è di 1200 miliardi) alla Hdp, la holding gestita da Maurizio Romiti. Ha detto:

“Ho visto troppi colleghi uscire dalla porta di servizio del loro atelier, per lasciar posto a nuovi creativi che hanno poi snaturato lo stile originale della maison…”

Nel 1999, subito dopo l’acquisizione  Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli assumono il ruolo di direttori creativi della linea Accessori.

Valentino è un uomo schivo, ma sa anche polemizzare con stile e ironia. Quando la giornalista americana Suzy Menkes, terrore degli stilisti, decretò nel 1990 la fine delle top model, criticando chi le sceglieva, Valentino le rispose comprando una pagina pubblicitaria sull’Herald Tribune. “Suzy, hai sbagliato tutto. Love da Valentino e dalle top model” era lo slogan ai piedi di una foto che ritraeva Claudia Schiffer, Nadya Auermann, Elle McPherson.

Valentino vive e lavora fra Roma, Capri, Londra, New York e Parigi. A un’ora dalla capitale francese ha acquistato un castello settecentesco che considera il suo rifugio. Si rifiuta di farlo fotografare. Gli obiettivi sono riusciti soltanto a inquadrare Valentino mentre, con i suoi cani carlini, passeggia nell’immenso parco. Un bosco a perdita d’occhio che lui minimizza definendolo: “Grande quel tanto che basta per percorrerlo a cavallo”.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Lo stilista e il suo castello.
Lo stilista con alle spalle il suo castello del 18° secolo.

I 40 anni di carriera

Nel 2001, Valentino, amatissimo dalle star hollywoodiane, sceglie di celebrare i suoi 40 anni di lavoro a Los Angeles. La festa, a scopo benefico (raccoglie fondi per Child Priority) è organizzata insieme a Steven Spielberg e Kate Capshaw, Tom Hanks e Rita Wilson. Durante la serata viene presentato Il libro rosso di Valentino, curato da Franca Sozzani, che contiene le immagini di 40 donne (tra le quali Ashley Judd, Ines Sastre, Isabella Rossellini, Kate Moss, Milla Jovovich) vestite “rosso Valentino” e ritratte dai fotografi più importanti del momento.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il libro rosso di Valentino.
Il libro rosso di Valentino.

Nello stesso anno, a marzo, Julia Roberts riceve il suo Oscar in “vintage” Valentino e splende di seta nera su tutti i mass media del mondo, contribuendo a lanciare quella che sarà una delle tendenze più significative della moda degli ultimi anni: il vintage.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Julia Roberts con un abito vintage alla premiazione degli Oscar 2001.
Julia Roberts in vintage Valentino alla premiazione degli Oscar 2001.

Nel febbraio 2002 rappresenta l’Italia, la storica e rara capacità del suo paese di sublimare creatività e artigianato con gusto e superiore eleganza, durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali di Salt Lake City, trasmessa in mondovisione.

Valentino entra nel Gruppo Marzotto

Nel Marzo del 2002 dopo trattative e voci di corridoio, la Hdp cede la griffe romana al Gruppo Marzotto. Il passaggio di mano avviene per un importo pari a 240 milioni di euro, comprensivo dei debiti finanziari accumulati negli ultimi anni, che al 31 dicembre 2001 ammontavano a 204,4 milioni di euro. Valentino Intimate e Valentino Sand costituiscono i primi frutti del nuovo corso. Con un accordo di licenza triennale, la comasca Albisetti rileva i diritti di produzione e distribuzione a livello mondiale delle collezioni intimo e mare uomo-donna. Le nuove linee esordiscono a Lingerie Americas, la prima manifestazione di settore organizzata negli Stati Uniti, che dal 4 al 6 agosto 2002 ospita 22 marchi italiani di underwear al Pavillion & Altman Building di New York. Le aziende invitate sono più di 125 da tutto il mondo.

Le nuove linee

Nel primo bimestre del 2003 Marzotto fa registrare un aumento dell’1,8% sul fatturato, da attribuire in gran parte al consolidamento di Valentino. A maggio Valentino, con una serie dei suoi abiti “cult”, partecipa alla mostra My favorite dress al Fashion & Textile Museum, museo londinese della moda voluto dalla stilista Zandra Rhodes nel quartiere di Bermondsey, a sud del Tamigi. Lancia gli orologi Valentino Timeless e la linea giovane REDValentino (dove RED sta per Roman Eccentric Dressing). Quest’ultima reinterpreta i suoi inconfondibili moduli atemporali come quelli dei jeans, ma anche dei suoi pezzi più classici come i corti cappotti “Jackie” o il “V Logo” del 1968, ormai parte della storia della moda.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La linea R.E.D.
La linea R.E.D.

Il successo della linea di orologi spinge il marchio a proporre, nel 2004, anche una linea di gioielleria. Il 2005 si apre con il debutto della fragranza V Valentino, creata in collaborazione con Procter & Gamble. Nel corso dell’anno, la diversificazione dell’offerta si espande a 360°. Ci sono, ad esempio, l’accordo di licenza con la spagnola Pronovias per la produzione e commercializzazione di una linea di abiti da sposa, e l’alleanza con Arnolfo di Cambio per la creazione di una linea per la casa dedicata all’Art de la Table. Intanto consistenti riorganizzazioni societarie coinvolgono Valentino S.p.A. e le sue controllate: queste manovre daranno origine al Valentino Fashion Group (VFG), che vede la luce a fine anno.

L’addio alle passerelle

A inizio 2006 Matteo Marzotto diventa presidente della Valentino S.p.A., mentre la carica di amministratore delegato va a Stefano Sassi. Dopo l’importante riassetto del gruppo culminato con l’entrata nel 2007 del fondo di Private Equity Permira, l’anno è dedicato a grandiosi festeggiamenti per i nove lustri di attività del maestro. All’Ara Pacis viene inaugurata una retrospettiva intitolata Valentino a Roma: 45 anni di stile, in concomitanza con le sfilata d’Alta Moda di luglio. Prevedibilmente, a settembre viene annunciato l’addio alle passerelle dello stilista: a ottobre sfila a Parigi la sua ultima collezione, tra standing ovation e commozione generale.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La mostra "45 anni di stile".
La mostra “45 anni di stile”.

L’erede designata è Alessandra Facchinetti, reduce da una collaborazione con Gucci e con Moncler Gamme Rouge, mentre la collezione maschile, affidata a Ferruccio Pozzoni, debutta nella Ville lumière. Valentino intanto si concede un ultimo bagno di folla con la sfilata Haute Couture di Gennaio del 2008 al Musée Rodin che coincide con la sua uscita dall’azienda. A fine 2008 viene però annunciata la fine della collaborazione tra Alessandra Facchinetti e la maison.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La collezione per l'addio alle passerelle, 2008.
La collezione per l’addio alle passerelle, 2008.

Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli direttori creativi

Sempre nel 2008 Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, già creatori della linea di accessori della griffe, assumono la direzione creativa della linea di abbigliamento. Nel 2009 si conclude anche la collaborazione con Ferruccio Pozzoni. Nel 2011 Valentino ha totalizzato un utile netto di 2,6 milioni di euro nei primi sei mesi dell’esercizio, rispetto al rosso di 7,4 milioni dello stesso periodo nel 2010.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli.
Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli.

Il 7 settembre 2011 Anna Wintour consegna a Valentino il premio Couture Council Award per l’Arte nella Moda 2011 a New York. Valentino non rinnova la liaison con Safilo e sigla un accordo di licenza internazionale con Marchon, con decorrenza dal 1 gennaio 2012, per la produzione e distribuzione di occhiali da sole e vista. Nel gennaio 2012 la maison Valentino è l’ospite speciale di Pitti Uomo 81 nella Fortezza da Basso di Firenze. Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli presentano la collezione uomo A/I 2012-13, sfilando per la prima volta.

2011-2014

Nel 2011 la Maison Valentino celebra i 50 anni di carriera e lancia l’ideazione di un nuovo Store Concept. che sarà inaugurato nel Febbraio 2012 a Milano in via Montenapoleone 20. L’innovativo store è stato pensato dall’architetto David Chipperfield insieme a Chiuri e Piccioli. La maison, da quando Chiuri e Piccioli sono alla guida della parte stilistica, ha vissuto un periodo di forte evoluzione.

Nel 2012 la Maison è la special guest di Pitti Uomo 81 con un acollezione AI 2012-2013. Nell0 stesso anno la Valentino S.p.A viene acquistata da Mayhoola for Investments S.P.C., un primario investitore del Qatar per 600 milioni di euro. A fine anno il brand lancia il “Valentino Garavani Virtual Museum” che apre una finestra sul mondo del designer che ha lasciato la direzione creativa nel 2008.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il Museo Virtuale, 2015.
Il Museo Virtuale, 2015.

Nel Giugno del 2013 si registra la prima sfilata della collezione AI 2013-14 presso l’Hotel Solomon de Rothschild e a Novembre la sfilata della collezione speciale Shanghai 2013 Haute Couture e Pret-a-Porter.

Nel 2014 viene aperto il primo Store Concept Uomo a Parigi al 273 di Rue St. Honore. E a seguire il Flagship Store di New York al 693 di Fifth Avenue al quale segue la sfilata Haute Couture alla “Sala Bianca 945” di New York.

Il gruppo del lusso ha chiuso il 2013 con un fatturato in crescita del 25% a circa 490 milioni di euro. Anche il 2015 chiude con ricavi a +48% per 986,9 milioni di euro e un ebitda quasi raddoppiato a 180,2 milioni di euro. Valentino ha comunicato con una nota ufficiale il 7 luglio 2016 la nomina di Pierpaolo Piccioli come unico direttore creativo della maison romana in seguito alla decisione di Maria Grazia Chiuri di lasciare l’azienda dopo 17 anni, di cui 8 nel ruolo di co-direttore creativo con Piccioli.

2016-2017

In Ottobre del 2016 viene presentata la prima collezione Pret-a-Porter PE 2017 sotto la direzione unica di Pierpaolo Piccioli.

Nel 2016 la licenza della seconda linea passa alla Staff International di OTB. La licenza proseguirà fino almeno alla Primavera/Estate 2018. Luxottica Group e Valentino hanno siglato un accordo di licenza delle collezioni di occhiali. Il nuovo accordo, della durata di dieci anni, è operativo da gennaio 2017.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La collezione Primavera/Estate 2017.
La collezione Primavera/Estate 2017.