PIERPAOLO PICCIOLI

Indice:

  1. Le origini e il lavoro con Maria Grazia Chiuri
  2. Solista per Valentino 
  3. La metamorfosi di Valentino e le collaborazioni

LE ORIGINI E IL LAVORO CON MARIA GRAZIA CHIURI

Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli

Pierpaolo Piccioli nasce a Nettuno nel 1968, dotato di un’innata inclinazione artistica, frequenta l’Istituto Europeo di Design di Roma, pensava di fare il regista ma poi comprende che con la moda e gli abiti si possono raccontare un sacco di storie.

Diventa nel 2008 il direttore creativo di tutte le linee della Maison Valentino, insieme alla collega Maria Grazia Chiuri, con cui inizia a collaborare dal 1999 dalla casa romana di moda Fendi. I due stilisti per dieci anni lavorano a stretto contatto con Valentino Garavani, contribuendo al successo del marchio, e attualizzando e modernizzando la parte degli accessori. Debuttano con la prima Haute Couture a Parigi, dimostrando di aver interpretato perfettamente il mondo già formato di Valentino. I due designer viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, l’intento è quello di rappresentare una femminilità fuori dai canoni, sintetizzando nell’abito la sua natura effimera, ma la capacità di rimanere nella storia per la sua unicità.

Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli con Valentino

SOLISTA PER VALENTINO

SS 2017 Valentino

Nel 2016 la sua partner Maria Grazia Chiuri lascia Valentino e lui prosegue da solo la direzione della griffe.

Ogni spettacolo è travolgente, emozionale, creativo e moderno. In tutti questi anni, Valentino ha stabilito un’estetica precisa, fatta di austerità e artigianato, accessori che completano abiti dalla linea dritta e romantica.  Il romanticismo infatti è la sua più forte inspirazione, per lui è un termine passionale, forte e non delicato e che trasmette un senso di fragilità, tutto il contrario, vuole sovvertire gli stereotipi legati al romanticismo e narrare in un altro modo la potenza femminile. In tutte le sue ultime haute couture ritroviamo questo filo conduttore, linee dritte, che cancellano il punto vita e la silhouette da bambola, archetipo dell’abito romantico, si basa tutto sulle asimmetrie sottolineate da nastri di sete, rouges, drappeggi, intarsi, ricami, jaquard. Anche i colori che utilizza richiamano i quadri rinascimentali, ancora una volta dimostra di essere bravissimo a gestire la tradizione e l’inconsueto.

FW 2018 Valentino by Pierpaolo Piccioli

L’A/I 2017-2018 riprende perfettamente questo concetto, portato ad un livello superiore, Piccioli ha lasciato tutti a bocca aperta presentando abiti che sono vere e proprie opere d’arte, ogni look riprendeva performance quasi teatrali, senza un vero e proprio filo conduttore, la perfezione e l’impostazione dell’alta moda prende spunto dalla sua memoria, dai suoi studi, dalla sua traduzione, senza avere un tema accomunante Piccioli prende spunto ovviamente dal Rinascimento ma inserisce dettagli appartenenti alla mitologia, al Settecento, ai costumi di diverse opere teatrali, ne è uscito un tributo alla bellezza romantica, che ha trovato l’espressione massima in quest’ultima collezione: volume, delicatezza, colore e preziosità.

Haute Couture SS 2018 Valentino

LA METAMORFOSI DI VALENTINO E LE COLLABORAZIONI

Valentino Haute Couture by Piccioli SS 2018

Poiché la moda è cambiamento e mai una costante, anche per la maison italiana è arrivato il momento di evolversi, di mutare. Piccioli sta proprio compiendo questa metamorfosi, spesso addentrandosi in territori nuovi e inconsueti. E così prendendo spunto dalla letteratura, dall’arte e dal cinema continua con la sua narrativa, e ci riporta in mondi da lui creati, dove elementi diversi si uniscono in creazioni armoniose, originali, che prendono spunto da capi iconici e dal passato, dove gli accessori rimangono l’asso nella manica per rendere unici i look presentati. Ci presenta dei quadri dipinti perfettamente, dove ogni dettaglio rende giustizia alla bellezza totale dell’opera che manda in scena, e i richiami storici sono molteplici, tutte le sue ispirazioni riunite in ogni passerella raccontano nuove storie, quelle che Pierpaolo Piccioli desiderava raccontare sui banchi dell’università.

Valentino ADV Resort 2018

 

Alla base, comunque, resa la maestria di un marchio che dimostra l’importanza dell’artigianalità e della qualità. Per la pre fall 2018 nasce una collaborazione inaspettata, ma sicuramente vincente, quella tra il marchio Moncler e la Maison Valentino.  Tecnicità e raffinatezza che si incontrano per dar vita a capi invernali unici. Moncler Ginius presenta con la capsule firmata Pierpaolo Piccioli dell’eleganti cappe di diversi colori e misure.

Ma Piccioli alla guida di Valentino non è nuovo a questo tipo di collaborazioni, già nel 2010 era nata una capsule collection tra Valentino e Gap, il marchio americano di casual wear. La collezione era un perfetto mix tra l’eleganza di Valentino e l’urban style di Gap, dedicata a donne che amano il minimalismo e il fascino senza tempo della maison italiana, ed è stata presentata presentata a Milano per l’inaugurazione del nuovo flagship store Gap, in edizione limitata.

FW 2018 Valentino per Moncler

I riconoscimenti

Pierpaolo Piccioli nel 2018 è stato insignito del titolo designer dell’anno ai Fashion Awards indetti dai BFC- British Fashion Council. Due anni dopo, nel 2020, i Council of Fashion Designer of America, sulla piattaforma online Runway360, annuncia il riconoscimento a Piccioli come Designer dell’Anno 2020. “Interpreto questo premio come un promemoria, per tutto il lavoro straordinario che ha fatto il mio team, tutto il supporto che ho ricevuto dalla mia famiglia e per l’enorme opportunità che la vita mi ha dato, facendo quello che amo come lavoro. A volte sogno ad occhi aperti cosa farei o potrei fare se non fossi uno stilista … alla fine sono esattamente dove voglio essere”, scrive lo stilista dal suo profilo Instagram.

Roversi

Roversi Paolo (1947). Fotografo italiano. Dopo l’iniziale interesse per il reportage, apre uno studio nella sua Ravenna dove si dedica allo still-life

Roversi Paolo (1947). Fotografo italiano. Dopo l’iniziale interesse per il reportage, apre uno studio nella sua Ravenna dove si dedica allo still-life e al ritratto. Si trasferisce nel 1973 a Parigi dove incontra, con Guy Bourdin, il mondo della moda. Autore raffinato, è capace di far emergere nello stile delle sue immagini sia i richiami espliciti alla cultura della beat generation sia le atmosfere oniriche del mistero e dei ricordi d’infanzia. Per fare ciò utilizza luci molto particolari che ben si adattano alla corposità della pellicola grande formato 20×25 polaroid che è il primo a utilizzare nel campo della moda.

Roversi
Paolo Roversi

Lavora per Harper’s Bazaar, Vogue, Uomo Vogue, Arena, i-D, Interview, Marie Claire, W, Elle e realizza campagne per Christian Dior, Cerruti, Valentino, Yves Saint-Laurent, Alberta Ferretti, Givenchy, Kenzo. Fra i suoi libri, che accompagnano le rare ma preziose mostre, Nudi (1999) raccoglie una serie di corpi femminili dotati di un erotismo misterioso che si ritrova anche nel libro edito l’anno seguente da Carla Sozzani. L’introduzione a Libretto (Editions Stromboli, 2000), un piccolo volume che raccoglie immagini a colori di un fascino misterioso, ben rende lo spirito che anima Roversi: “Questo piccolo libro è nato per caso, senza una ragione. Lo si deve prendere così, come si raccoglie un sasso, come si ascolta una canzone o un uccello fischiettare in fondo al giardino”.

Roversi
Scatti di Paolo Roversi

Roversi ha fatto anche fotografie al di fuori del mondo della moda. Come per esempio per Bisazza, azienda conosciuta a livello internazionale per la produzione di mosaico vetroso. Tra il 2013 e il 2014 produsse cinque scatti, facenti parte della campagna pubblicitaria dell’azienda, caratterizzati dalla fusione fra la modella e il decoro in mosaico posto sul fondo.

Roversi ha esposto più volte a partire dal 1984 i suoi scatti nelle mostre. L’ultima nel 2017 alla galleria Carla Sozzani

Nel 2020 Paolo Roversi firma The Cal, il celebre calendario Pirelli. È il primo fotografo italiano ad avere l’onore di firmare i 12 scatti più hot e glamour dell’anno. Il fotografo si ispira alla storia romantica di Romeo e Giulietta. Dinanzi l’obiettivo di Roversi, per il progetto “Looking for Juliet”, la figlia Stella, la cantante cinese Chriss LeeClaire FoyIndya MooreMia GothEmma WatsonKristen StewartYara Shahidi e Rosaria, celebre cantante spagnola.

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Bellotti

Bellotti, Fabio (1938). Imprenditore tessile italiano. Impara il mestiere a bottega dallo zio che produceva foulard e che era diventato suo tutore alla…

Bellotti, Fabio (1938). Imprenditore tessile italiano. Impara il mestiere a bottega dallo zio che produceva foulard e che era diventato suo tutore alla morte del padre architetto. Terminati gli studi, lavora per Falconetto, Ken Scott e Mantero. Alla fine degli anni ’70 inizia la sua personale avventura nel mondo del tessuto creando la Rainbow che riscuote successo con stilisti come Lancetti, Valentino, Krizia, Albini, Armani, Lagerfeld, Chanel, Lacroix, Donna Karan e Calvin Klein. Durante gli anni ’70 e ’80, frequenta, con la moglie Daniela Morera, la ribalta new yorkese, Andy Wharol, i club underground e il giro che ruota attorno alla discoteca simbolo Studio 54 e ai suoi proprietari.

bellotti
Daniela Morera e Fabio Bellotti ad un evento di Andy Warhol nel 2017

La mondanità, gli artisti come Haring e Schnabel e i suoi viaggi da Bali al Vietnam, dall’India alla Birmania, divengono la fonte di ispirazione continua per la sua creatività. Sul finire del decennio ’90 ha ceduto l’azienda.

Tortu

Tortu, Christian (1954). Scenografo, decoratore, designer. In origine e in primo luogo, un fiorista che ha rivoluzionato la professione, modellandola in base alla propria creatività. Nato negli anni ’50 in Francia, nel Maine-et-Loire, da una famiglia di fiorai da generazioni, all’età di 22 anni lascia Saumor per lavorare in varie province, prima di giungere nel 1977 a Parigi. Nella capitale, apre diversi negozi, ultimo dei quali al 6 di Carrefour de l’Odeon, che in breve diventa una specie di “islet of nature” nel cuore della città. Negli anni ’80, dà nome a un marchio che dalle composizioni floreali trae spunto per candele profumate in cera naturale, incensi, saponi, linee di piatti e tazze decorate rigorosamente con motivi naturali. Il motto, tutt’oggi valido, è “XXth century will be vegetal, or not be”. Dopo l’apertura newyorkese sulla Quinta Avenue, Tortu intraprende l’attività di scenografo per l’allestimento di mostre nei musei, per le sfilate dei maggiori stilisti (Valentino, Dior, Chanel), per il Festival di Cannes. Il suo staff è composto da 13 persone, ha aperto boutique a New York, Tokyo e nel Quartiere Latino di Parigi. Giorgio Armani si è rivolto a lui per creare il corner floreale del negozio milanese di via Manzoni. Nel 2002 ha aperto una boutique di fiori, fragranze e accessori a Giacarta.

Krieger

Bob (1936 – 2020). Fotografo italiano. Nasce ad Alessandria d’Egitto da madre di origine siciliana e padre prussiano. È fin da ragazzo affascinato dal mondo dell’arte cui lo avvicina il bisnonno Giuseppe Cammarano autore dei dipinti neoclassici della Reggia di Caserta.

Bob Krieger

Pur avendo cominciato a fotografare a 11 anni (ricorda ancora la sua prima immagine, un ritratto della madre), solo nel 1962 entra in uno studio come assistente “perché ero rimasto senza soldi”. Trasferitosi nel ’67 a Milano dove tuttora vive e lavora, comincia l’attività in proprio pubblicando subito su Harper’s Bazaar e Vogue e documentando la nascita del prêt-à-porter italiano. Dal ’70 al ’75 è art-director di Bazaar Italia, poi torna a realizzare fotografie lavorando per i più grandi stilisti (Krizia,Versace, Valentino, Biki, Romeo Gigli, Bulgari) su riviste come N.Y. Times Magazine, Vogue, Esquire, Harper’s Bazaar, ma affermandosi anche in campo pubblicitario e firmando ben tre copertine di Time, tra cui, nell’82, quella dedicata a Giorgio Armani.

Pur legato alla moda, se ne allontana per realizzare ricerche personali sul nudo — con due libri molto belli Metamorfosi in bianco e nero nel ’90 e Anima nuda a colori nel ’98 — e sul ritratto con immagini di grande libertà espressiva. Negli ultimi anni, la Versiliana a Pietrasanta e Spazio Krizia a Milano gli hanno dedicato due mostre. Una mostra di suoi ritratti è stata esposta in spazi non tradizionali come l’Aeroporto Internazionale di Malpensa.

Bob muore a Santo Domingo il 7 maggio del 2020. Il fotografo si trovava sull’isola, ospite di alcuni amici. Aveva 84 anni.

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Tailleur

Tailleur. Il capo su cui non si discute, l’inossidabile coppia giacca-gonna oppure pantalone, elegante e raffinato, anche sobrio e sportivo: comunque sempre di connotazione sartoriale.

Un tempo, per la particolarità del suo taglio rigoroso, non poteva che essere eseguito da un sarto da uomo, in francese, appunto, tailleur. Si deve al grande sarto inglese John Redfern il primo tailleur realizzato nel 1885 per la principessa di Galles.

Tailleur ed emancipazione femminile

All’inizio, riservato a occasioni non formali, soprattutto al mattino, si afferma, semplice, senza fronzoli e sottolineato da accessori mascolini, dal gilet alla cravatta, nell’ultima decade dell’800, come espressione tipica di un desiderio di vita attiva, di un bisogno di libertà alle soglie del femminismo. È il primo passo della moda nei confronti dell’emancipazione della donna. Tuttavia il tailleur dell’epoca, se sfugge agli impedimenti dell’abbigliamento tradizionale, è tutt’altro che agevole per la donna: il sarto trasferisce nel nuovo capo le stoffe pesanti, l’intelaiatura con il crine, le spalle imbottite dell’abito maschile e solo durante la prima guerra mondiale accorcerà la gonna, raggiunta, all’altezza di un palmo sotto il ginocchio, da alti stivali.

Occorrerà attendere la rivoluzionaria intuizione di Giorgio Armani, in quegli anni ’70 del ‘900, una volta ancora segnati dal femminismo, perché il tailleur femminile possa contare su una giacca destrutturata, stoffa leggera ad armatura solida, ogni struttura assente.

il tailleur di Chanel

Notevole antesignana di ogni rottura nell’abbigliamento della donna nuova, è la rivisitazione del tailleur a opera di Chanel: i tempi di guerra non le offrono che il jersey ed è con questo tessuto a maglia, strutturata, sottile e duttile al ferro da stiro, che Coco crea il tailleur morbido, rigoroso, ma di assoluta femminile scioltezza, poi declinato, durante gli anni ’20 e oltre, nei famosi completi in tweed, la giacca recinta di galloni, i bottoni dorati.

Mai trascurato, spesso sulla cresta dell’onda, il tailleur diventa provocatorio travestimento per molte dive del passato. Marlene Dietrich ama indossare giacca e calzoni, la prima a osarli anche in pubblico, antesignana dunque di quello che diventerà l’intramontabile tailleur pantalone.

Joan Crawford, invece, predilige la sottana, concentrando l’attenzione sulla giacca (creata per lei dal costumista hollywoodiano Adrian): una bella giacca con ampie spalle imbottite allo scopo di assottigliarle i fianchi, modello copiato e stracopiato, di tipo severo, preferibilmente scuro, impreziosito da ricami di passamaneria. Il tailleur non ha tempo.

Resta di moda

Le mode passano, il tailleur resta. Si accosta al corpo come fosse un cardigan, si illumina di tinte sorbetto e strass, è sexy o rigoroso, spesso volta pagina e guarda indietro, si riappropria della silhouette anni ’30 e ’40, rilegge con occhio contemporaneo gli insegnamenti di Patou, Schiaparelli, Chanel. A volte assottiglia il busto e allunga l’orlo; diventa austero, ma anche misterioso e seducente. Androgino e riservato. Perfino intrigante, quando la gonna gioca al risparmio e diventa micro, sotto giacchette che lasciano tracce di nudo.

Gli accordi si infrangono, se ne tentano altri spiritosi, inventati: un accenno di bolero, un pantalone vagamente sci, una comoda giacca con la coulisse in vita, accompagnata a calzoni sigaretta. E, ancora, pantaloni a tubo con risvolto, uniti all’attillata giacca-marsina. Sotto, bluse lucide, pullini colorati, ma anche niente, indossati a pelle. Le vie del tailleur sono infinite. Rispetta la severità di giacca, camicia e gonna, oppure rompe gli schemi e dà vita a infinite altre combinazioni.

anni ‘80 e ‘90

Il tailleur ha consolidato una sua particolare presenza negli anni ’80 del ‘900, vera palestra di esercizio stilistico per i più celebri nomi della moda: la straordinaria allure di Saint-Laurent, la magnifica spalla di Valentino, il nitore di Mila Schon, la grazia di Krizia, l’audacia di Versace, le geometrie di Ferré hanno impresso un inconfondibile look alla giacca e operato novità di taglio alla gonna multiforme, offrendo inoltre, al tailleur nero o di prezioso colore, l’eleganza dello smoking da sera.

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Longhi Andreina.

Andreina-Longhi
Andreina-Longhi

Longhi Andreina PR e fondatrice di Attila&Co, agenzia di comunicazione integrata. Andreina Longhi inizia la sua carriera in Snia Viscosa poi nella house agency di Max Mara che lascia per fondare Attila&Co. Ha lavorato per grandi nomi del mondo della moda come Valentino, Gucci, Calvin Klein, LaPerla e Montblanc, amministratore delegato di Attila&Co e presidente del White Club.

Kennedy Onassis

Kennedy Onassis Jacquelin (1929-1994). Prima First Lady degli Stati Uniti, poi moglie del più ricco armatore greco della seconda metà del secolo. Nasce Jacqueline Lee Bouvier a East Hampton (New York). Il suo stile nitido e rigoroso ha profondamente influenzato la moda per almeno due decenni.

Sposa John Fitzgerald Kennedy nel 1953; nel ’60 il marito diventa presidente degli Stati Uniti e, dalla Casa Bianca, Jacquelin nomina Oleg Cassini suo stilista ufficiale. Nascono intramontabili tailleur bon ton con giacca a sacchetto e maniche a tre quarti. Ma spetta a Roy Halston il merito di aver creato i celebri cappellini a scatola di pillole oggi sinonimo dello stile Jackie. Uno stile immortalato dalla stampa mondiale, sulle copertine delle riviste di tutto il mondo. A tal punto che l’autorevole Wwd arriva a chiamare la First Lady “Sua Eleganza”.

Ma non c’è solo Oleg Cassini dietro a Jackie: troviamo anche il nome di Givenchy e, all’epoca del matrimonio con Onassis, arriva Valentino, il quale nel ’67 le dedica un’intera collezione e, nel ’68, realizza l’abito per le sue seconde nozze. Diventa così Kennedy Onassis Jacquelin. Nei suoi ultimi anni di vita, si affida spesso alla stilista Caroline Herrera. Legati al nome di Jacqueline anche parecchi accessori: la borsa a tracolla con classica fibbia ad H firmata Hermès, i sandali capresi confezionati a dozzine da Canfora, noto calzolaio di Capri, fino agli enormi occhiali da sole ovali e all’acconciatura cotonata.

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Tyen

Tyen (1953). Fotografo vietnamita e specialista di cosmesi. Nasce a Hanoi. Trasferitosi giovanissimo a Parigi, frequenta l’Ecole des Beaux Arts, seguendo i corsi di architettura d’interni, ma prima di terminare gli studi è chiamato da Max Factor per collaborare alla creazione dei colori dei maquillage di scena per l’Opéra. È lì che Tyen impara l’importanza della luce e l’uso del trucco. Lavorando nel teatro, ha anche l’occasione di conoscere molti fotografi, che lo introducono nel mondo dell’editoria di moda. Ha collaborato con Vogue France, Vogue America. Dall’80, è direttore creativo dei prodotti cosmetici della Maison Dior. Dall’85 si dedica maggiormente alla fotografia, firmando le campagne per Versace, Lacroix, Montana, Valentino, Ferré.

Dessés

Dessés. L’origine greca, la nascita e l’infanzia in Egitto influenzarono gli abiti da sera. Erano ispirati alle vesti delle korai e a quelle delle regine egizie. Questo stilista lasciati gli studi di diritto, realizza la sua passione di creare modelli, prima fornendo disegni alla maison Jane, poi diventandone, per 12 anni, il creatore. È nel 1937 che Dessés si mette in proprio e il suo atelier si fa apprezzare dalle donne più in vista dell’alta società e del cinema per i tailleur, i modelli da crociera e soprattutto per gli abiti da ballo, ricchi di drappeggi in stoffe senza peso, ma spesso tempestati di perle o ricoperti di ricami. Nel ’63, si ritira in Grecia dove apre una boutique: farà tuttavia in tempo ad assimilarne la lezione un giovanissimo Valentino, ai suoi inizi a Parigi per imparare il mestiere che lo renderà celebre.