Torretta, Roberto

Torretta Roberto. Stilista argentino. Vive e lavora in Spagna ed entra nel mondo della moda attraverso la società Trip Diffusion di Barcellona

Roberto. Stilista argentino. Vive e lavora in Spagna dove si è trasferito da Buenos Aires nel 1972. Torretta si stabilisce a Madrid ed entra nel mondo della moda attraverso la società Trip Diffusion di Barcellona. Nel 1981 dà vita alla Snif, un’azienda produttrice di abbigliamento. Si specializza nella produzione di sportswear in cotone, ma progressivamente le sue creazioni si fanno sempre più ricche e costruite.

La prima collezione firmata Roberto Torretta che sfila in passerella (a Madrid) è quella della primavera-estate 1984. Nell’88, Torretta apre un proprio show room e le sue collezioni cominciano a essere vendute nelle migliori boutique spagnole. Nel ’96 i suoi capi sfilano per la prima volta alla Pasarela Cibeles di Madrid. Nel 2002 gli vengono assegnati due premi in omaggio alla sua brillante carriera nel mondo della moda. Si tratta dell’Alfiler de Oro, assegnato da Fermoda e dalla Pasarela Costa del Sol.

roberto torretta
roberto torretta

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Tom Tailor

Tom Tailor. Azienda di abbigliamento. Dietro il nome inglese, c’è una solida società di Amburgo con oltre trent’anni di attività.

Tom Tailor. Azienda di abbigliamento. Dietro il nome inglese, c’è una solida società di Amburgo con oltre trent’anni di attività nella produzione di sportswear, dalle camicie ai pull, dai cappotti fino ai costumi da bagno, accessori compresi.

Tom Tailor
Tom Tailor – Cappotto uomo

La società ha una struttura commerciale internazionale con una grande vocazione per l’export, soprattutto verso il Far East. Le camicie rappresentano il 33 per cento del fatturato e solo sul mercato tedesco se ne vendono circa un milione e mezzo ogni anno.

Tom Tailor
Camicia uomo Tom Tailor 

La produzione realizza linee per uomo, donna e bambino, oltre a una linea di denim per lui e per lei, accessori e eyewear.

Tom Tailor
Alexa skinny jeans blue donna

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Paper Denim & Cloth

Tuta

Tuta. Il futurismo l’ha lanciata, più che come indumento, come un valore eversivo e liberatorio da schemi prefissati e pregiudizi.

Tuta. Il futurismo l’ha lanciata, più che come indumento, come un valore eversivo e liberatorio da schemi prefissati e pregiudizi. In occasione della mostra Venti anni della Galleria del Costume 1983-2003, la tuta futurista, inventata nel 1919 dal fiorentino Thayaht con il fratello Ram, è patrimonio della collezione di Palazzo Pitti.

Era considerata da Thayaht “abito universale”, una soluzione fai-da-te, creativa ma economica, sette bottoni, una cintura, un taglio rettilineo, poche cuciture. Anche il nome le fu dato da Thayaht: il modello è a “T”, ricavato da un unico pezzo di tessuto in cotone o in tela d’Africa, utilizzato completamente senza spreco di stoffa.

tuta
Tuta futurista

Nata in nome della protesta nei confronti del gusto borghese che caratterizzava l’abbigliamento del primo dopoguerra. Ha anticipato l’analoga creazione costruttivista russa, creata quattro anni dopo, nel 1923, col nome “Varst” a opera di RodcÍnko e di sua moglie Stepanova, che videro nella tuta operaia l’abito rivoluzionario dell’uomo nuovo.

Fino a poco fa considerata kitch & cheap, al massimo tollerata come sportswear o esclusivamente entro le pareti domestiche. Oggi la tuta esce per strada, è indossata con disinvoltura, anche in occasioni eleganti, da dive e popstar del momento.

tutaMadonna la mette a una prima teatrale a Londra, con sneakers tempestate di cristalli Swarovski, ma l’ex Spice-girl Geri Halliwell, o Britney Spears e Jennifer Lopez la portano con eleganti scarpe dall’altissimo tacco a spillo.

Da Manhattan a Los Angeles, da Londra a Parigi, l’imperativo è: tutte in tuta da ginnastica.

Tuta
Tuta in cotone

La più amata è quella del marchio californiano Juicy Couture: in ciniglia, pantalone a vita bassa, blusa aderente con cappuccio. Creata con fortuna da due amiche, Gela Nash Taylor e Pamela Skaits-Levy, che nel ’96 nel loro brand Juice Couture inseriscono una serie di tute glamour e sexy. Vanno subito a ruba.

Tuta
Tuta in ciniglia Juicy Couture

Dolce & Gabbana disegnano sempre per Madonna una tuta-smoking. Sulle passerelle, la tuta è protagonista. Bianca come quella degli aviatori inizio secolo per Cerruti, modellata con curve anni ’40 per Donna Karan o blu “working class” per Yamamoto.

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Felpa

Spazio Sei

Spazio Sei. Società italiana di abbigliamento per bambini fondata a Carpi nel 1992. Spazio Sei Fashion Group controlla cinque marchi propri.

Spazio Sei. Società italiana di abbigliamento per bambini fondata a Carpi nel 1992. Spazio Sei Fashion Group controlla cinque marchi propri:  Ki6?, Parrot, Le Parrotined, Mpd e Lu-Ma. Inoltre possiede anche la licenza del comparto baby di Byblos e Ice Ice Baby di Iceberg.

spazio sei
Ki6 collection – spazio sei

I 10 anni di storia e di crescita culminano nel 2002, quando il fatturato tocca i 20,4 milioni di euro che significano un più 67 per cento rispetto all’esercizio precedente. Un altro successo è costituito dall’export, salito del 35 per cento in paesi come gli Emirati Arabi, le ex repubbliche sovietiche e l’Australia.

spazio sei

Riscontro positivo anche per gli esordi delle collezioni Ice Ice di Iceberg e per il baby sportswear chic di Ki6?, mentre anche Byblos 616, presentata nel giugno 2001, conferma i dati incoraggianti dell’anno prima. Unico neo di un anno ottimo, l’impasse sul mercato estremo orientale.

In Cina, Spazio Sei è rimasta coinvolta nella crisi della licenziataria Good Baby Group, locale colosso del settore bimbo. La linea Miss Bluemarine primavera-estate 2004 è opera della stilista Anna Molinari. Anna si rivolge agli anni ’40 del secolo scorso: marinarette a righe, calze ricamate e gonne a balze.

spazio sei

Il direttore creativo, Manuela Lugli, appassionata di disegno da quando era bambina e laureata in stilismo, disegna per Spazio Sei Fashion Group più di dieci collezioni a stagione.

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Sahzà

SahzÄ. Marca di abbigliamento femminile lanciata nel ’94 dal Gruppo Gft Womenswear Division. Nasce come risposta allo sportswear americano

Marca di abbigliamento femminile lanciata nel ’94 dal Gruppo Gft Womenswear Division. Nasce come risposta al potenziale in sviluppo del mercato stile sportswear americano. Un posizionamento di prezzo medio alto e un core target di consumo sui 25-45 anni. Le strategie di diffusione e le modalità espositive, unite a un’offerta organizzata a moduli e gruppi di consegna, rendono Sahzà un giusto marchio per forme avanzate di franchising e di vendita al dettaglio.

2001. Il marchio viene acquistato da Mariella Burani Fashion Group.

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Sergio Tacchini

Marchio fondato negli anni ’60 da Sergio Tacchini, diventato imprenditore dopo una carriera di tennista di livello internazionale.

Sergio Tacchini. Marchio fondato negli anni ’60 da Sergio Tacchini, diventato imprenditore dopo una carriera di tennista di livello internazionale. Oggi, oltre al tennis, firma abbigliamento per lo sci, il golf, il fitness, il nuoto e il tempo libero. Fattura oltre 150 milioni di euro, controlla 6 mila negozi in tutto il mondo e fa capo alla Sandys Spa, la società guidata da Alessandro Tacchini, figlio del fondatore.

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Stefanel

Stefanel. Gruppo tessile italiano. Un giro d’affari, nel 1999, di oltre 600 miliardi di lire, produttore e distributore di 11 marchi.

Stefanel. Gruppo tessile italiano. Un giro d’affari, nel 1999, di oltre 600 miliardi di lire, produttore e distributore di 11 marchi, più di 5 mila punti vendita nel mondo, 1300 dipendenti: sono queste le dimensioni della Stefanel che dall’87 è quotata in Borsa.

La storia di Stefanel

La storia dell’azienda comincia nel ’59, quando Carlo Stefanel (1925-1987) avvia il Maglificio Piave, a Ponte di Piave, in provincia di Treviso. Nel ’66 arrivano in azienda i figli Giuseppe e Giovanna che, alla scomparsa del padre prenderanno le redini del Gruppo: Giuseppe come presidente e amministratore delegato, Giovanna come designer delle collezioni. Alla metà degli anni ’70, il Maglificio Piave compie una prima svolta commerciale, creando il marchio Sigma e optando per la vendita al dettaglio dei suoi prodotti attraverso una propria rete di agenti. Nell’80 apre a Siena il primo negozio in franchising col nuovo marchio Stefanel. Il debutto all’estero avviene a Parigi, due anni dopo. Tra l’82 e l’84, il marchio Stefanel prende totalmente il posto dell’originario nome Maglificio Piave. Tra l’84 e l’88 l’azienda incrementa di quasi quattro volte il proprio fatturato e i propri negozi. Sul finire degli anni ’80, attraverso una serie di acquisizioni e di accordi internazionali, assume le compiute dimensioni di un grande gruppo industriale e si allarga a coprire fasce di mercato anche nello sportswear, nel jeans e nel prêt-à-porter. Dalla primavera-estate ’97, produce le linee Ck di Calvin Klein grazie a una joint venture creata nel dicembre ’95.

Stefanel
Stefanel

I marchi oggi

Oggi possiede i marchi Peter Hadley, collezioni per uomo e donna in stile anglo-bostoniano (Italia, Europa); Be e S.p.q.r. City, nati dalla collaborazione con gli stilisti francesi Marithé e Franµois Girbaud; Museum, uno stile outdoor sofisticato; New England e Rebecca Allison, specializzati nella camiceria. Ha 3 stabilimenti produttivi per la realizzazione delle collezioni del proprio marchio (Ponte di Piave, Salgareda e Bucarest in Romania), più altri 3 per gli altri marchi. Acquisisce il 95 per cento di Hallhuber, società tedesca proprietaria di 44 punti vendita in Germania, il cui fatturato nel 1999 è stato di 92 miliardi di lire. L’operazione è costata 35 miliardi di lire.

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Reporter

Reporter. Linea di abbigliamento. Trae ispirazione ideale dal film Professione: reporter di Michelangelo Antonioni, che nel 1974 lanciò Jack Nicholson

Linea di abbigliamento. Trae ispirazione ideale dal film Professione: reporter di Michelangelo Antonioni, che nel 1974 lanciò Jack Nicholson. Infatti, l’idea guida è quella di un uomo internazionale, spesso in viaggio per lavoro. Il guardaroba di riferimento spazia dallo sportswear al classico sofisticato, prestando attenzione ai tessuti selezionati e ai particolari, con la ricerca di soluzioni nuove. Specialmente per la modellatura delle spalle e per gli interni delle giacche, che sono in continua evoluzione.

Inoltre, nel ’94 il marchio è stato acquisito dal Gruppo Inghirami Company. Oggi, monomarca Reporter sono presenti in molte città d’Italia e d’Europa. Milano, Firenze, Bruxelles, Budapest con avanguardie nei massimi department store asiatici, a cominciare da Shanghai. Negli anni passati Reporter ha consolidato importanti partnership sportive.

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Potter, Clare

Clare Potter (1892-1974). Stilista americana. Attenta alle esigenze di un tipo di donna pratica e dinamica, predilige linee semplici e fluenti.

Clare Potter (1892-1974). Stilista americana. Attenta alle esigenze di un tipo di donna pratica e dinamica, predilige linee semplici e fluenti. Coglie con un certo anticipo, su altri stilisti, il passaggio da uno stile di vita al quale si addicono abiti piuttosto formali, a quello più votato al casual. Interpreta la svolta con un abbigliamento sportivo adatto anche alla città.

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Polo

Polo. Maglietta nata per lo sport, raggiunge anche gli spazi pubblici diventando un classico senza tempo. Abbigliamento sportivo che può diventare elegante.

Polo. Maglietta nata per vivere sui campi dello sport probabilmente più snob della terra. Da semplice sportswear assurge poi al ruolo di simbolo con la reinterpretazione (datata 1927) da parte di quel René Lacoste, prima tennista e poi imprenditore, che ha cambiato con un coccodrillo il modo di vestirsi sui campi di Wimbledon e del Roland Garros (dove fino ad allora si giocava in pantaloni, camicia e cravatta). Una volta uscita dai campi da gioco, la polo ha raggiunto anche spazi più pubblici, diventando (tra flussi e riflussi) un capo più di tradizione che non alla moda, un capo che contrassegna la voglia di un abbigliamento sportivo pronto anche a diventare elegante.

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