Chantilly

Chantilly. Pizzo di seta leggerissimo (proprio come la panna chantilly), eseguito al tombolo, di solito in seta nera con motivi a ghirlande floreali. Molto pregiato, fu creato nella città di Chantilly, a nord di Parigi, nella prima metà del ‘700. Nel tradizionale color crema, è detto anche blonde. Molto in voga durante tutto l’800, soprattutto per scialli e ombrellini da sole. Molteplici sono i ritorni di questo tipo di pizzo nei flussi e riflussi della moda.

Mussolina

Mussolina
Mussolina

Mussolina, tessuto finissimo, leggero, trasparente anche se lievemente croccante per la sua semplice armatura a tela, grazie al suo sottile filato ritorto. Originario della città irachena di Mossul, a cui deve il suo nome, può essere realizzato in cotone, lana e seta. È nella sua versione in seta che il termine francese ha poi ristretto il suo valore indicativo. La traduzione italiana di mousseline è settecentesca e il suo recupero avviene e tramonta in tempi di autarchia con il ventennio fascista e il suo ostracismo ai vocaboli stranieri. Per il tessuto di questo tipo in cotone o in lana si preferisce il termine mussola. In mussola di cotone, senza peso, erano gli abiti di Maria Antonietta quando giocava nel suo Trianon; di impalpabile mussola erano gli immancabili fazzoletti da collo (fisciù). E se la mousseline di seta dette vita agli abiti, alle gonne soprattutto, alle camicette dell’800, fu sulla mussola di lana che i sarti artisti della Belle Époque e del primo ‘900 fecero stampare le suggestioni dell’arte contemporanea e quelle dell’Oriente, per abiti e scialli. In tutte le sue versioni, la mussola è stata e continua a essere base essenziale di quell’importante e sempre fortunato accessorio che è il foulard.

Beri Ritu

BERI
Fashion Designer Ritu Beri

Beri Ritu diventata fashion-designer per caso, racconta di sé: “Laureatami all’Università di Delhi nel 1987, mi divertivo a farmi gli abiti da sola, poi ha cominciato chiedermelo qualche amico e, nel giro di poco tempo, è diventato un vero business”. Il salto era compiuto e, per acquistare sicurezza sui tagli, Ritu Beri si iscrive, nell’88, al National Institute of Fashion Technology di Delhi, affiliato al celeberrimo F.I.T. di New York. Nel ’90, per la discussione della tesi finale, crea la sua collezione Lavanya (in sanscrito vuol dire “fascino”), che poi viene venduta nei negozi di Regent Street. Oggi le sue proposte sono versatili: dalle T-shirt all’alta moda, fino alle divise olimpiche che lei ha disegnato per il team indiano di Atlanta ’96: per gli uomini blazer bianco e calzoni blue navy, per le donne un vestito ispirato ai colori della bandiera nazionale. Ma è la sua passione per i ricami, spesso dorati, ad averla caratterizzata nel mondo della moda ed è stato proprio per specializzarsi al meglio che ha fatto un soggiorno a Parigi, dove ha studiato con François Lesage. I suoi abiti, in seta, velluto, chiffon e denim, prevedono sempre un tocco sexy, che ben mescola gusti orientali e raffinatezza parigina. Nicole Kidman, indossando spesso i suoi abiti, ha portato la fama della stilista indiana nell’empireo di Hollywood.

Tyler

Mantero

Industria italiana della seta. Ha sede a Como. Viene creata da Riccardo Mantero nel 1902. Riccardo, che era emigrato in bicicletta da Novi Ligure con tutto il suo guardaroba addosso, comincia come venditore della tessitura Camozzi-Rosasco. Successivamente dell’azienda Bosisio-Camani-Cattaneo.

Parallelamente impara il mestiere di “coventer”, di “cordone ombelicale” fra i clienti e l’industria, fra la domanda e l’offerta. Diventa interprete della domanda. È colui che, facendo il giro dei clienti, ne raccoglie i desideri diversi rispetto al campionario delle grandi ditte (un colore più vivo, un disegno più piccolo) e trova i setaioli che si assumono l’ordine.

1902, si mette in proprio

Nel 1902 si mette in proprio con un deposito di “pezze” al terzo piano di via Mentana 12, aiutato dalla moglie e dalla cognata. Nel proprio Dna ha il genio del commercio.

Può già costruirsi nel 1927 una sede di rappresentanza in via Volta, dove ancora la Mantero ha i suoi uffici. Nel 1927, dopo aver comprato qualche telaio e averlo installato presso una seteria amica, riesce a varare la Fabbrica Seterie Riccardo Mantero.

Tessitura di Menaggio

Nel 1940, acquisisce la Tessitura di Menaggio, diventa industriale, mantenendo, però, una forte attitudine commerciale che da tempo ha trasmesso a uno dei suoi due figli, Beppe: nove mesi l’anno in giro per l’Italia con le valigie del campionario, come farà il primo dei suoi otto eredi, Riccardo.

Figlio Beppe moltiplica le fortune di Manero

È Beppe il moltiplicatore delle fortune imprenditoriali Mantero. Alla morte del padre, nel 1951, dà avvio a una politica d’espansione. Acquisisce la Alitess (tessuti mirati all’alta moda) e, nel 1956, una storica seteria comasca, la Cugnasca.

Gli anni ’50 sono — successe anche nel decennio ’40 con il Crespo 108 — caratterizzati dal lancio di una particolare seta: Favola, un matelassé caratterizzato da un effetto a rilievo. È soprattutto il successo di Favola a finanziare la realizzazione del nuovo stabilimento di Grandate (tessitura a cui successivamente viene aggiunta la tintostamperia) nel 1960.

fioriscono società legate al marchio Mantero

Mantero affronta un pesante investimento mentre gran parte della borghesia imprenditoriale italiana, terrorizzata dalle prime avvisaglie dell’incontro fra democristiani e socialisti per il varo del centrosinistra, porta i soldi in Svizzera. Lo stabilimento di Grandate è operativo dal 1964. Nel tempo, continuano a fiorire società legate al marchio Mantero: l’Interseta Spa per la produzione delle cravatte (1972), la Mantero of America Inc (1976) e la Mantero France (’78). Beppe muore nel novembre dell’82.

Successori di Beppe

Al timone gli succedono cinque degli otto figli: Riccardo, Federico, Cristian, Michele e Moritz. Il 27 dicembre del 1989, tutte le società della famiglia confluiscono nella Mantero S.r.l., che, l’anno dopo, ribattezzata Gruppo Tessile Serico, diventa la holding della costellazione Mantero e cede tutte le attività operative alla Mantero Seta S.r.l.

Mantero, colosso nel settore serico

Nasce così un colosso senza precedenti nel settore serico. Al principio degli anni ’90, la fotografia del Gruppo è questa: investimenti di 11 miliardi di lire, tutti autofinanziati, per rinnovo dei macchinari e tecnologie avanzate; ricavi netti di quasi 274 miliardi e mezzo; utile di 13 miliardi; “immobilizzazioni tecniche” per 85 miliardi di cui oltre 24 miliardi in soli impianti; 956 dipendenti con un aumento totale dal 1980 del 20 per cento; due stabilimenti (Grandate per la tessitura, la tintoria, la stampa, con una tavolozza quotidiana di 1500 colori e 3 mila “quadri” serigrafici, il finissaggio a Sant’Abbondio per la cravatteria jacquard tinto in filo); cinque linee di tessuti operati e stampati per cravatte; quattro linee di tessuti per il prêt-à-porter femminile di fascia medio alta; una propria collezione di foulard.

Il ‘900

Nel decennio che conclude il ‘900, i Mantero — nelle posizioni di vertice si succedono Riccardo, Cristian, Michele, Federico e Moritz: questi ultimi due sono rispettivamente presidente e amministratore delegato quando, nel 2002, il Gruppo festeggia il proprio centenario — ampliano la società verso il settore laniero e delle fibre sintetiche, azione che culmina con il varo di una joint venture con due aziende giapponesi, per la creazione e la commercializzazione di fibre in poliestere di alta qualità.

Fatturato annuo del ’95, ’96 e ’98 del Gruppo Mantero

Nel ’95, il Gruppo ha un fatturato annuo che si aggira sui 445 miliardi di lire, con il 68 per cento degli introiti che deriva dall’esportazione, un aumento dell’11,5 per cento nei confronti dell’anno precedente, il raddoppio degli utili netti. Nel ’96, il fatturato è stato di 440 miliardi, per adeguarsi successivamente al generale andamento anemico del mercato. Ma nel ’98, l’utile netto di Gruppo ha sfiorato ancora i 29 miliardi.

Da allora ai primi due anni del nuovo millennio, sono stati necessari ulteriori cambi di rotta, ulteriori decisioni strategiche di fondo per potenziare il livello di servizio offerto al cliente, per cogliere quelle opportunità che anche una crisi mette a disposizione. Ha festeggiato il suo centenario con un libro Mantero 100 anni di storia e di seta, a cura di Massimo Pacifico, testi di Guido Vergani, edito da Fos editoriale e comunicazione. A Pitti Immagine Uomo, Mantero ha annunciato di avere firmato un accordo di licenza per la produzione e distribuzione nel mondo delle cravatte di Emilio Pucci.